Chi è stata la prima donna al mondo a farsi assicurare le gambe?

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Quale di questi animali indossa un reggipetto?

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La bandiera della Groenlandia rappresenta un sole all’orizzonte con i colori…

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Il burro chiarificato rispetto a quello tradizionale contiene…

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Una fede istituzionalizzata diventa una cosa morta

Dal discorso del 3 Agosto 1929 tenuto a Ommen (Overijssel, Paesi Bassi) da Jiddu Krishnamurti: “Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una «fede». La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri”.

Questo interessante passo mi è stato segnalato da Karim Gorjux, un Cuneese che risiede a Klaipėda e autore de Il blog di Karim.

Geniuk

Guardando le sue opere si potrebbe pensare a Čiurlionis come a una persona profondamente cupa e mesta, ma da un’analisi anche superficiale delle sue numerose lettere emerge un quadro completamente diverso.
Non sempre l’arte delinea compiutamente la personalità del suo autore; a volte è semplicemente una valvola di sfogo, un mezzo per esorcizzare i propri demoni. È risaputo che molti comici sono in realtà persone tristi e che, per contro, personaggi seriosi e apparentemente noiosi (mi vengono in mente Franco Battiato e Ivano Fossati), nella dimensione privata sono invece dotati di un’allegria quasi contagiosa.
Čiurlionis non fa eccezione; le sue lettere, ad esempio quelle all’amico e compositore polacco Eugeniusz Morawski, tratteggiano uno spirito di profonda umanità, che non ha timore di parlare dei suoi limiti, delle sue debolezze e preoccupazioni, e che mostra spesso un lato giocoso. Come i tantissimi modi in cui Čiurlionis chiama Morawski: dallo schersozo “idiota”, al simpatico e fraterno “vitello” (o “vitellino”), o ancora al geniale dimitutivo “Geniuk”.

Appunti di un convalescente

A esclusione di qualche poesia e dei numerosi carteggi con gli amici e con la fidanzata Sofija (poi divenuta sua moglie), della produzione letteraria di Čiurlionis non è giunto a noi quasi nulla. Non è nemmeno chiaro cosa egli abbia scritto. La critica ha individuato una sola opera del 1905 e mai pubblicata. Il titolo è molto curioso e a mio avviso geniale: Appunti di un Convalescente.

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