Geniuk

Guardando le sue opere si potrebbe pensare a Čiurlionis come a una persona profondamente cupa e mesta, ma da un’analisi anche superficiale delle sue numerose lettere emerge un quadro completamente diverso.
Non sempre l’arte delinea compiutamente la personalità del suo autore; a volte è semplicemente una valvola di sfogo, un mezzo per esorcizzare i propri demoni. È risaputo che molti comici sono in realtà persone tristi e che, per contro, personaggi seriosi e apparentemente noiosi (mi vengono in mente Franco Battiato e Ivano Fossati), nella dimensione privata sono invece dotati di un’allegria quasi contagiosa.
Čiurlionis non fa eccezione; le sue lettere, ad esempio quelle all’amico e compositore polacco Eugeniusz Morawski, tratteggiano uno spirito di profonda umanità, che non ha timore di parlare dei suoi limiti, delle sue debolezze e preoccupazioni, e che mostra spesso un lato giocoso. Come i tantissimi modi in cui Čiurlionis chiama Morawski: dallo schersozo “idiota”, al simpatico e fraterno “vitello” (o “vitellino”), o ancora al geniale dimitutivo “Geniuk”.

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