Non prenotate escursioni prima di arrivare a Balestrand

A meno che non abbiate intenzione di fare un giro sulla superturistica Flåmsbana, vi consiglio di non prenotare nessuna escursione prima di arrivare a Balestrand. Una volta lì – fidatevi di quello che sto per dirvi – andate all’ufficio turistico e scegliete le vostre escursioni giorno per giorno, decidendo in base ai vostri gusti ma soprattutto in base alle condizioni meteo: se partite per qualche fiordo o ghiacciaio meglio farlo senza pioggia o rischiate di perdere almeno il 50% delle bellezze naturalistiche. L’ufficio turistico di Balestrand, secondo la tipica efficienza norvegese, saprà proporvi un ampio ventaglio di scelte e difficilmente ne resterete delusi.

Balestrand mon amour

Balestrand è il cuore del Sognefjord, il punto di partenza ideale verso Flåm e la parte orientale del fiordo più grande di Norvegia. La cittadina, che conta 1.350 abitanti, è deliziosamente semplice e silenziosa con una notevole vista sul fiordo. I primi due edifici che colpiscono l’attenzione sono il Kviknes Hotel e la St. Olafs Kirke, in legno, fatta costruire nel 1897 dall’emigrata inglese Margaret Kvikne. Se un giro al Kviknes Hotel è vivamente consigliato, per il pernotto consiglio di optare per il Balestrand Hotel, più abbordabile in termini di prezzi e assolutamente confortevole (è dove abbiamo alloggiato noi, trovandoci benissimo; a tal proposito evitate di prendere una camera con vista sul fiordo: vi costa di più senza un vantaggio effettivo; la vista del fiordo è infatti disponibile gratis praticamente da qualunque punto di Balestrand). Forse il luogo più suggestivo sono i due tumuli vichinghi che si trovano a qualche centinaio di metri dal Balestrand Hotel, dove si suppone siano ospitate le tombe del leggendario Re Bele e di sua moglie; il tumulo più grande è sormontato da una bella statua delle stesso Bele in posizione eroica, fatta erigere dal Kaiser Guglielmo II nel 1913. Balestrand è ricca di sentieri per escursionisti, molti dei quali piuttosto impegnativi; tuttavia per godere a pieno della cittadina consiglio semplicemente di percorrerla a piedi lungo le stradine che costeggiano il fiordo; le belle ville e gli scenari da favola vi creeranno un piacevolissimo effetto rigenerante, facendovi sentire in pace con il mondo e con voi stessi. Altrettanto bella la passeggiata lungo il molo nei pressi dell’acqario.

Il nostro unico rimpianto è quello di avere passato qui solo due notti (a fronte delle quattro a Bergen): una in più avrebbe rappresentato la soluzione ideale.

Raggiungere Balestrand

Balestrand si trova a circa metà del Sognefjord. Il modo più comodo per raggiungerla sono le navi della compagnia Fjord1 che realizzano il collegamento da Bergen in poco meno di quattro ore. Nella stagione estiva ci sono un paio di partenze al giorno, ma la più comoda è quella delle 8:00 del mattino (con arrivo alle 11:50) che vi consentirà di godervi Balestrand per il resto della giornata. Durante il tragitto le principali fermate intermedie sono a Lavik, Nordeide e Vik. Inutile dire che in caso di giornata soleggiata lo spettacolo del Sognefjord è semplicemente magnifico. Per il ritorno si percorre il tragitto inverso con orari simili: partenza da Balestrand alle 7:50 e arrivo a Bergen alle 11:40.

Qualche info sul Sognefjord

La nostra visita ai fiordi norvegesi si è concentrata sul Sognefjord. Si tratta del più esteso fiordo di tutta la Norvegia e il terzo nel mondo. La sua lunghezza è di ben 205 km, con una profondità massima di 1,3 km e una larghezza media di 4,5 km. Le montagne che lo circondano superano i 1.000 metri di altezza con un innalzamento man mano che si procede verso est. Se provenite da Bergen noterete quasi subito che, fortunatamente, il clima del Sognefjord è meno umido di quello cittadino e le precipitazioni sono inferiori. Tra i fiordi minori che si dipartono dal corpo principale vanno citati l’Esefjorden, il Fjærlandsfjord (anch’esso oggetto della nostra visista), il Sogndalsfjord, il Lustrafjord, l’Årdalsfjord, il Lærdalsfjord, l’Aurlandsfjord, e il Nærøyfjord, quest’ultimo entrato a far parte del patrimonio dell’UNESCO. Tra i piccoli centri lungo il fiordo è impossibile non menzionare Balestrand (la nostra base di appoggio) e Flåm (celebre per la Flåmsbana). Tra le chiese di maggior interesse si consigliano quelle di Kaupanger, Urnes e Borgund. Per tutte le altre informazioni il sito internet ufficiale  www.sognefjord.com è una vera e propria minera.

Oscar Reynert Olsen

La visita al Bergens Sjøfartsmuseum è stata anche una gradita occasione per fare la conoscenza delle opere del pittore norvegese Oscar Reynert Olsen, esposte in esibizione temporanea al terzo piano del museo (periodo 19/05/2011 – 20/08/2011). I lavori, tutti dedicati alle imbarcazioni (ma di fatto al viaggio degli uomini), sono particolarmente suggestivi ed esprimono una fortissima carica emotiva. Il direttore del Bergens Sjøfartsmuseum, Atle Thowsen, e il critico d’arte e giornalista Lars Elton, in un opuscolo preparato per la mostra, parlano in modo appropriato di “bevegelsens mystikk”, ovvero di “mistica del movimento”.

La Terri e il Giovanni

In una delle solite giornate di pioggia che caratterizza Bergen, saltato il mini-giro dei fiordi sulla nave White Lady, abbiamo deciso di fermarci al mercato del pesce per un pranzo improvvisato. Ed è lì che, per caso, ci siamo ritrovati a dividere il tavolo con la Terri e il Giovanni, conosciuti nello stesso posto il giorno prima (vedi qui). Come sempre le cose che accadono in modo non preordinato sono anche le più interessanti. È stata l’occasione (genuina e piacevolissima) per ascoltare i loro racconti e la loro avventura da camperisti in giro per il sud della Norvegia; allo stesso tempo abbiamo cercato di fornire qualche informazione utile se mai, come speriamo vivamente, dovessero scegliere di visitare Lituania ed Estonia in un prossimo futuro. Chissà, magari resteremo in contatto; nel frattempo facciamo loro i nostri migliori auguri per le nozze che celebreranno a breve.

Bergens Sjøfartsmuseum

È uno dei musei che ho trovato più interessanti. Il Museo Marittimo di Bergen (Bergens Sjøfartsmuseum) consente di seguire lo sviluppo dei sistemi di navigazione dall’antichità ai giorni nostri. La struttura è organizzata su due piani, con un terzo riservato a esposizioni temporanee. Come si può immaginare le sezioni più interessanti sono quelle dedicate al periodo antico, con reperti originali di vascelli scandinavi e alcuni modelli ricostruiti in scala. Interessanti anche le parti dedicate alle spedizioni polari di Fridtjof Nansen e Roald Amundsen, e quella relativa ai ritrovamenti provenienti dai fondali del porto di Bergen.

Johanneskirken a Botanisk Hage

La Chiesa di San Giovanni e i Giardini Botanici (appena dietro il Museo di Storia Naturale) sono altri due luoghi che meritano una breve visita. La scarsa affluenza di turisti vi permetterà di ammirarli in modo adeguato.

Godt Brød

Con un nome così c’è da auguarsi che la qualità sia davvero all’altezza. Questo è l’unico tipo di locale che vorrei citare in questa serie di post. I Godt Brød sono una interessante catena di panetterie/caffetterie biologiche; per esperienza vi dico che, come recita il nome, qui il pane è veramente buono. Panini sfornati caldi che poi si possono farcire in loco con una gran quantità di ingredienti (verdure, pesce, carne, …); ottimi anche i dolci tipici della tradizione norvegese e nordeuropea. Se ne incontrate uno fateci un salto, e ricordate che se consumate al tavolo spenderete un po’ di più rispetto alla soluzione take-away.

Akvariet i Bergen

L’acquario di Bergen (Akvariet i Bergen) è una delle attrazioni più pubblicizzate in città. Situato in fondo alla penisoletta di Nordnes può essere raggiunto a piedi, in barca o in autobus. La prima scelta è quella consigliata: vi consentirà di ammirare una zona della città molto bella e caratterizzata da eleganti ville. L’ingresso all’acquario è piuttosto costoso, ma con la Bergen Card si ha diritto a uno sconto del 25%. A orari prestabiliti vengono nutriti i pinguini e si tengono alcuni spettacoli con le foche. All’interno è presente un piccolo tunnel che permette di ammirare gli squali (ma siete avvisati, il tunnel non è minimamente all’altezza delle aspettative). Strutturato su tre diversi piani, l’acquario è ben realizzato, tuttavia se cercate un paragone con le strutture di Genova e Valencia resterete piuttosto delusi. Consigliato soprattutto a chi è in viaggio con i bambini.

Torgalmenningen e il Sjøfartsmonumentet

Torgalmenningen è il moderno quartiere pedonale di Bergen, dove si trovano i principali negozi e spazi commerciali. Una passeggiata da queste parti è senza dubbio piacevole; tra l’altro è proprio in quest’area che si trovano, a mio parere, i ristoranti con il miglior rapporto qualità-prezzo. Imperdibile il Sjøfartsmonumentet (monumento ai naviganti), assolutamente unico nel suo genere (fermatevi e ammirate con calma le dodici statue e i rielievi con i loro numerossissimi dettagli); i quattro lati sono dedicati al decimo, diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo secolo della storia norrena. Nello stesso quartiere vanno segnalati anche la Ole Bulls Plass, celebre per la fontana di pietra dedicata al grande volinista di Bergen, e il Teatro Nazionale (Den Nationale Scene).

Lille Lungegårdsvannet

È il piccolo laghetto ottagonale di Bergen al cui centro sorge una fontana con giochi d’acqua. Fino al 1926 era connesso allo Store Lungegårdsvannet. Per quanto passaggiando per la città sia quasi impossibile non imbattervisi, in realtà il Lille Lungegårdsvannet non presenta particolari spunti di interesse, se non per il fatto che attorno ad esso si trovano alcuni musei e gallerie d’arte.

Un giro sulla Fløibanen

La Fløibanen è la funicolare che dai pressi del Torget di Bergen porta in cima al Monte Fløyen (320 metri). Le partenze sono ogni 15-30 minuti (e continue nei momenti di punta) e con la Bergen Card si può usufruire di una interessante riduzione del 50% sulle tariffe. Dalla terrazza del Fløyen si gode di una vista spettacolare su tutta Bergen. Se noi l’abbiamo apprezzata in una giornata nuvolosa con una leggera pioggerellina, chissà come dev’essere sotto un cielo limpido!

Cortesia e gentilezza

Non so se in occasione dei miei tre viaggi in Norvegia ho avuto una fortuna smaccata oppure se questa (come invece credo) è semplicemente regola. In Norvegia l’intero Paese sembra impegnato in un’opera naturale di cortesia e gentilezza che lasciano di stucco il turista. E si badi che negli atteggiamenti della gente non c’è una briciola di invadenza. Con un popolo così viene subito voglia di tornare.

Cito un paio di episodi accadutici in un minimarket. Vedendo solo bottigliette d’acqua ho chiesto a una commessa se ci fossero in vendita anche bottiglie da 1 o 1,5 litri. La commessa ci ha indicato dove trovarle, ma ha aggiunto: ricordate che qui a Bergen si può bere anche l’acqua del rubinetto, che è pulita, buona e controllata. In un’altra occasione mi trovavo alla cassa per pagare due bottiglie d’acqua, una gassata e una naturale; la commessa di turno si è rivolta a me con le parole seguenti (e sempre con il sorriso sulle labbra): “avete preso due bottiglie diverse, magari non ve ne siete accorti”. Cose piccole, che però fanno un gran piacere.

La Håkonshallen

Il vero pezzo forte della Bergenhus Festning è la Håkonshallen (la Sala di Håkon, ingresso gratuito con la Bergen Card) costruita per volontà di Re Håkon Håkonsson tra il 1247 e il 1261. Nel 1261 la cosiddetta Sala di Pietra è stata utilizzata per l’incoronazione di Re Magnus Lagabøte, figlio di Håkon e coreggente. L’uso della sala è venuto meno nel tardo Medioevo a seguito della perdita dell’indipendenza norvegese. La riscoperta è avvenuta solo nel 1880-1895 con una sapiente e successiva opera di decorazione tra il 1910 e il 1916. Purtroppo i tragici fatti del 1944 hanno causato danni gravi (perdita di tutti gli interni in legno) a cui si è posto rimedio con imponenti lavori di ricostruzione partiti quasi subito. Oggi la Håkonshallen ospita manifestazioni culturali ed eventi concertistici di vario tipo, ma il suo magnetismo unico si esprime al meglio soprattutto se la si apprezza quasi spoglia, avvolta nella sua maestosa semplicità. Le sue dimensioni perimetrali sono considerevoli: 37,0 x 16,4 metri.

La Rosenkrantztårnet

Il primo edificio degno di nota presso la Bergenhus Festning è la Rosenkrantztårnet (la Torre di Rosenkrantz), così chiamata in onore di Erik Rosenkrantz, governatore di Bergen tra il 1560 e il 1568. Se si dispone della Bergen Card l’ingresso è gratuito. Più che gli interni è la torre in sé a essere di rilievo. I vari piani sono collegati da due scale a chiocciola in pietra e dalla sommità si può godere di una discreta vista sul porto di Vågen. Adibita a diversi usi (nel 1740 ha ospitato persino una polveriera), ha anch’essa subito un grave danneggiamento nell’esplosione del 1944; da lì hanno preso avvio i lavori di restauro e ricostruzione che, per quanto possibile, le hanno restituito l’aspetto originale del 16° secolo. Dei cinque piani il più ricco e interessante è l’ultimo, dove sono esposti diversi oggetti legati alla storia della torre. Tra gli altri elementi significativi vale la pena soffermarsi nella Camera di Erik Rosenkrantz.

Bergenhus Festning

Proseguendo lungo il porto di Vågen, subito dopo le tipiche casette di Bryggen, sulla vostra destra vedrete apparire la sagoma inconfondibile del Bergenhus Festning, la fortezza della città che, nel corso degli ultimi otto secoli, è stata al centro del mondo ecclesiastico, reale e militare di Bergen. Il complesso ha subito nel tempo diversi ampliamenti e rimaneggiamenti, con un’importante opera di ricostruzione dopo l’esplosione di una nave neerlandese (secondo alcuni tedesca) il 20 Aprile 1944. La fortezza è immersa in un ampio parco utilizzato per eventi culturali e si compone di numerosi edifici. Fate una passeggiata fino ai bastioni settentrionali per una discreta vista del porto e per una foto con la statua di Re Håkon VII (1872 – 1957). L’accesso al parco è gratuito e con la Bergen Card lo sono anche i due edifici più significativi: la Rosenkrantztårnet e la Håkonshallen (gratuito anche il museo della fortezza).

Oslo e Utøya, 22/07/2011. Anders Behring Breivik e lo spirito di una nazione

Trovarmi in Norvegia negli stessi giorni degli attentati messi in atto da Anders Behring Breivik non è stato tra i momenti più piacevoli della mia vita. Se tuttavia vogliamo guardare agli eventi in un’ottica più ampia e positiva posso dire che è in momenti tragici come questi che si vede, se esiste, lo spirito di una nazione. La reazione dei Norvegesi comuni di fronte alle terribili stragi del 22 Luglio 2011 mi ha fatto comprendere un aspetto del carattere di questo popolo che in contesti normali probabilmente non avrei mai potuto né saputo apprezzare.

Imparare un minimo di pronuncia norvegese non causa danni al cervello, anzi

Le premesse sono identiche a quelle esposte nel post precedente. Saper pronunciare un minimo di Norvegese non può che far bene ed essere di aiuto. Per quanto le regole grammaticali siano meno semplici di quanto si pensi, è almeno il caso di conoscere la pronuncia di alcune lettere base, soprattutto delle vocali. A beneficio di ciò riporto un breve schema volutamente semplificato:

o – quasi sempre u
u – ü
y – ü
å – ò (“o” aperta)
æ – ä
ø – ö

Dunque se ora vorrete prendere il famosissimo trenino che collega Flåm a Myrdal sapete come pronunciare correttamente quei due nomi.

Imparare un minimo di Norvegese non è un peccato mortale

Se c’è una cosa che non sopporto di molti Italiani – e purtroppo anche di molti Padani – è il loro misto di superficialità, ignoranza e ingiustificata superiorità; tre ingredienti orribili che andrebbero tenuti nascosti (meglio ancora eliminati) e che invece vengono sfacciatamente esibiti senza comprendere l’imbarazzo che generano negli altri. Se una volta certi atteggiamenti erano comuni anche ai cugini Spagnoli e Catalani, ora non è più così: per certi versi, in contesti di questo tipo, gli Spagnoli (ma anche i Greci e i Portoghesi) hanno mostrato un’evoluzione in positivo che ha del sorprendente (basta viaggiare un po’ per rendersene subito conto). A comportarsi all’italiana sono rimasti solo i Russi e qualche Polacco.

Viaggiare all’estero significa anche documentarsi un po’ sulle caratteristiche del Paese che si sta per visitare. Ecco perché è davvero sconfortante vedere orde di turisti vestiti con abiti invernali anche in pieno Luglio (siamo nella Norvegia del Sud, mica alle isole Svalbard o in Groenlandia) o incapaci di interpretare un menu al ristorante. Per non parlare della pronuncia.

Il Norvegese scritto è piuttosto semplice; una conoscenza base dell’Inglese (o del Tedesco) è sufficiente per comprendere molto più di quanto si possa immaginare; aggiungendo poi una ventina di vocaboli e un pochino di fantasia ci si sorprenderà di quanto è bello saper capire il significato di molte scritte e brochure in lingua locale.

Volete un esempio? Date un’occhiata a questa lista di termini comuni e noterete come i vocaboli davvero sconosciuti sono pochissimi:

Ja/nei (sì/no)
Tusend takk (grazie mille)
God morgen/dag/natt (buongiorno/buonanotte)
I dag (oggi)
I morgen (domani)
Inngang/utgang (entrata/uscita)
Menn/kvinner (uomini/donne, sulle porte dei bagni)
Åpen/stengt (aperto/chiuso)
Sykehus (ospedale)
Røyking forbudt (vietato fumare)
Trekk/trykk (tirare/spingere)
Stor/liten (piccolo/grande)
Varm/kald (caldo/freddo)
Ledig/opptatt (libero/occupato)
Mandag/tirsdag/onsdag/torsdag/fredag/lørdag/søndag (giorni della settimana)
Brød (pane)
Egg (uovo)
Is/iskrem (gelato)
Kake (dolce/torta)
Ost (formaggio)
Salat (insalata)
Smør (burro)
Pølse (hot dog)
Kylling (pollo)
Reinsdyr (renna)
Skinke (prosciutto)
Stek (bistecca)
Krabbe (granchio)
Laks (salmone)
Makrell (sgombro)
Reker (gamberi)
Sild (aringa)
Torsk (merluzzo)
Ål (anguilla)
Kål (cavolo)
Løk (cipolla)
Poteter (patate)
Sopp (funghi)
Tomater (pomodori)
Appelsin (succo d’arancia o arancia)
Aprikos (albicocca)
Eple (mela)
Fruktsalat (macedonia)
Sitron (limone)
Melk (latte)
Kaffe (caffè)
Vann (acqua)
Sjokolade (cioccolata)
Hvit/rød vin (vino bianco/rosso)
Øl (birra)

Con un bel vantaggio: quel poco di Norvegese che è raccomandabile e divertente imparare vi tornerà utile anche in Danimarca e Svezia, visto che le differenze linguistiche tra i tre Paesi scandinavi sono relativamente esigue.

Molto più difficili sono invece l’apprendimento e la comprensione del Norvegese parlato; cosa tuttavia trascurabile dal momento che quasi ogni Norvegese parla un buon/ottimo Inglese.

Quelle “å” non sono “a” con un cerchietto sopra

In Norvegese (come in altre lingue europee, e persino in Bolognese) sono presenti le lettere alfabetiche Å e å. Sia il Norvegese che soprattutto il Danese ammettono in alcuni casi le grafie equivalenti Aa e aa. Si noti che, a differenza di quanto erroneamente si crede e si dice, il simbolo sopra la vocale non è un cerchietto ma una piccola “o”, a ricordare la mutazione che il suono originario ha subito nel tempo. Da un punto di vista di pronuncia Å e å corrispondono infatti a Ò/ò (“o” aperta).

Lo sviluppo grafico della å è molto simile a quello di ä e ö: in origine sopra la a e la o veniva apposta una piccola “e” che, con il passare del tempo, si è stilizzata negli attuali “due puntini”.

Bryggen, l’immagine di Bergen nel mondo

Nulla identifica Bergen più del lungo mare di Bryggen (che si pronuncia brügghen e non briggen). Dopo l’incendio del 1702 le tradizionali case in legno e in pietra con i magazzini dei mercanti sono state pazientemente ricostruite in base ai progetti originali, restituendo alla città parte del reale aspetto che essa doveva avere durante il glorioso periodo della Lega Anseatica.

Intrufolatevi in tutti i vicoletti possibili e – se non potete farne a meno – visitate i negozi di souvenir. Il mio consiglio è comunque quello di non fare acqusiti inutili e di evitare i ristoranti della zona. Ne ho provato uno davvero ottimo, ma in altre parti della città si può cenare altrettanto bene a prezzi più ragionevoli.

Bryggen, in ogni caso, è un luogo dove non si può non andare. Prevedibilmente è però sovraffollato di turisti; Padani e Italiani si riconoscono subito: sono quelli che anche d’estate sono vestiti come se dovessero intraprendere una spedizione artica.

Torget. Il mercato del pesce all’aperto

Se aveste solo mezz’ora di tempo da trascorrere a Bergen (purché non di domenica) dovreste andare qui. Il mercato del pesce all’aperto è un’esperienza indimenticabile. Visitate le bancarelle, accettate gli assaggi gratuiti di almeno tre tipi diversi di salmone (vi verranno proposti direttamente in Toscano) e poi scegliete cosa mangiare: salmone, gamberi, scampi, gamberetti, granchi giganti e altre specialità locali. Il pesce vi verrà cucinato/preparato/servito all’istante; ordinate una birra (potete pagare anche con la carta di credito) e sedetevi a uno dei tanti tavoli di legno (qualunque sia la loro nazionalità vi sarà praticamente impossibile non scambiare quattro chiacchiere con i vostri vicini). L’aspetto è quello di una festosa e moderna sagra paesana, ma con una qualità del pesce eccellente. Il vostro umore salirà alle stelle e capirete di essere finiti in un posto unico.

Curiosando per il mercato potete star certi che nel giro di qualche secondo qualcuno dietro ai banchi del pesce si rivolgerà a voi nella vostra lingua. A Bergen lavorano ragazzi dai principali Paesi d’Europa e ci sono sia Padani che Italiani (i turisti da Milano e soprattutto da Roma sono moltissimi). Ognuno di loro, oltre a Toscano, Inglese e Norvegese, sa parlare almeno altre due lingue (di solito Francese e Spagnolo). La cortesia regna sovrana.

Di seguito uno stralcio di conversazione in Toscano tratta dal primo giorno a Torget:

– capetto norvegese: Italiano?
– Nautilus: no, ma ci sei andato vicino
– capetto norvegese: di dove sei?
– Nautilus: Milano, Padania
– signora di fianco a noi (Terri): ah, anche noi siamo Padani
– marito della signora (Giovanni): io sono anche secessionista
– Nautilus (pensiero non espresso): finalmente una persona normale!

Il ragazzo norvegese chiama due ragazzi padani che lavorano a Bergen da Aprile a Ottobre. Qualche chiacchiera per capire come si trovano a fare quel tipo di lavoro (contenti ma prevedibilmente insoddisfatti dei troppi giorni di pioggia), qualche battuta scherzosa, qualche assaggio di salmone, per poi ritrovarci il giorno successivo a consumare un pranzo volante ma delizioso (preparatoci da una simpatica ragazza di Ancona). E il caso ha voluto che, in quella giornata piovosa, finissimo proprio allo stesso tavolo di Terri e Giovanni.

Dove dormire a Bergen

Le soluzioni sono diverse, ma è bene dire subito che la capacità ricettiva di Bergen (per la sua bellezza, visitatissima) è relativamente limitata; ergo conviene muoversi per tempo.

Trattandosi di viaggio di nozze la nostra scelta è caduta sul Grand Hotel Terminus (in Zander Kaaes Gate 6). Si tratta di una struttura ampia e capiente situata a ridosso della stazione ferroviaria (ma attenzione, non sentirete alcun rumore: la stazione di Bergen è moderna, piccola, ordinata e soprattutto silenziosa). Per andare in centro a piedi ci vogliono 15 minuti di orologio ad andatura rilassata (abbiamo misurato noi stessi). La colazione è ottima e smisuratamente abbondante.

Si tenga presente che in Scandinavia gli hotel offrono quasi sempre riduzioni del 10%-25% durante i weekend e che pagando anticipatamente via internet si ha diritto a tariffe ulteriormente agevolate.

Bergen Card

Le city card sono esperienze collaudate e ormai diffuse in molte città, specialmente nell’Europa centro-settentrionale (si pensi a Copenhagen o a Tallinn). In base alla mia personale esperienza la Bergen Card è una tra le migliori. Si può acqusitare all’ufficio turistico (ma anche in altri posti, per esempio in alcuni hotel) ed è valida 24 o 48 ore. Allo stato attuale il costo per la soluzione 48h è di 260 corone (circa 33-34 euro).

All’inizio sarete ingolositi dal fatto che tutti i mezzi di trasporto cittadini sono gratuiti, ma queste agevolazioni rischiano di restare inutilizzate: a Bergen ci si muove a piedi e le distanze sono molto brevi, persino per andare all’acquario (forse l’unico caso in cui vorrete usare i mezzi pubblici se siete un po’ pigri o stanchi). In realtà i punti forti della Bergen Card sono tre: accesso gratuito a tutti i musei (e sono tanti), sconti per l’acquario e la funivia Fløibanen, sconti per le escursioni locali con la nave White Lady.

Esistono anche sconti del 10% in alcuni ristoranti e caffè, ma evitate di contarci troppo: non sono i luoghi migliori in cui andare.

Voci precedenti più vecchie