La scoperta di Nettuno: una “cosa” a tre

Il 23 Settembre 1846 è la data ufficiale della scoperta del pianeta Nettuno, l’ultimo del sistema solare (dopo il declassamento di Plutone a pianeta nano). L’evento è oggi associato alle figure di Urbain Le Verrier (un Francese), John Couch Adams (un Inglese della Cornovaglia) e Johann Gottfried Galle (un Tedesco). Chi volesse dilettarsi con i temi del gossip scientifico sappia che In Rete è disponibile una notevole mole di informazioni circa la grande controversia che in quegli anni ha visto Francia e Inghilterra contendersi la paternità della scoperta. In questa sede vogliamo invece sottolineare un fatto a nostro avviso più interessante, ovvero il ruolo che la matematica ha avuto in tutto ciò. Va infatti detto che Nettuno è stato il primo pianeta del nostro sistema solare a esser stato prima previsto e poi osservato (l’osservazione si deve appunto a Galle). Da una parte le tavole sull’orbita di Urano pubblicate dall’astronomo francese Alexis Bouvard, dall’altra le leggi di Newton (di nuovo Francia e Inghilterra). Il mancato accordo tra teoria matematica e osservazione astronomica è stato il “la” che ha permesso a Le Verrier e Adams (diciamo pure in modo indipendente l’uno dall’altro per non far torto a nessuno) di intuire la presenza di un corpo perturbante. Questo corpo celeste che perturbava l’orbita di Urano si è poi rivelato essere Nettuno.

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