Test clinici dimostrano che…

Avete presente quelle pubblicità che per promuovere un dato prodotto ricorrono alla frase riportata nel titolo? Se ci fate caso sono quasi tutte riconducibili ad aziende che operano nell’ambito della cosmesi: creme, saponi, lozioni contro la caduta dei capelli, ecc.
È interessante notare che, a seconda del livello di cultura scientifica di un individuo, la locuzione “test clinici dimostrano che…” è interpretata in modo diametralmente opposto (con rari casi di “vie di mezzo”). Chi ha un basso livello di conoscenze scientifiche vede in quella frase un autorevole elemento di garanzia a supporto della validità del prodotto; dall’altra parte, chi ha studiato un minimo di statistica, sa benissimo di trovarsi di fronte a una probabile fregatura.

Perché? Un prodotto che funziona lo fa in base a un meccanismo di causa-effetto; se ho la febbre e prendo un’aspirina (causa) la mia temperatura corporea si abbassa (effetto); o almeno questo è quanto succede a una quota significativamente elevata di popolazione (è medicina e non matematica: dunque esiste sempre un certo numero di individui su cui il prodotto non funziona o funziona poco, ma nel caso dell’aspirina queste deviazioni statistiche sono estremamente esigue). In buona sostanza possiamo dire che l’aspirina funziona. E infatti (ma tu guarda!) nessuno si sogna di dire “test clinici dimostrano che l’aspirina funziona”.
Quando invece si tirano in ballo i test clinici si sta dicendo che il meccanismo di azione di un prodotto è poco noto, e dunque utilizzo un metodo numerico (il test clinico) per stabilire una correlazione tra la sua somministrazione e i benefici che ne derivano. Ma correlazione e causalità non sono affatto la stessa cosa. Va inoltre detto – e questo è l’aspetto più importante – che nella conduzione di un test è quasi sempre possibile scegliere il campione (in termini di dimensione e composizione) in modo tale da ottenere risultati positivi a piacere. Spiego questa cosa con un esempio un po’ estremo; supponiamo di voler dimostrare che gli animali domestici che cadono dal secondo piano senza riportare conseguenze mortali sono una percentuale meno bassa di quanto si potrebbe immaginare; se costruisco un campione utilizzando 100 cani è probabile che quasi tutti muoiano, ma se utilizzo 100 gatti è quasi certo che non ne morirà nessuno. Dunque, giocando sulla quota di gatti all’interno del campione posso dimostrare ciò che voglio. Nel caso dei test clinici, lo avrete già intuito, i gatti corrispondono a persone su cui l’effetto del prodotto cosmetico o del farmaco è evidentemente più efficace (un conto è testare una lozione anticaduta su chi è appena stempiato, un conto è farlo su chi è completamente calvo).

In sintesi, in una pubblicità, il ricorso al supporto del test clinico ha un duplice effetto ingannevole: dar l’idea di una solidità scientifica che non esiste, e far credere che risultati positivi ottenuti su una quota ristretta di popolazione possano essere generalizzati a tutti.

Naturalmente va detto che i test clinici sono uno strumento molto utile, ma ciò dipende dall’impiego che se ne fa. La correlazione – come si dice con linguaggio logico-matematico – è una condizione necessaria ma non sufficiente alla causalità. Significa che (1) se ho correlazione tra due fenomeni questi potrebbero essere legati da una relazione causa-effetto oppure no, (2) se non c’è correlazione ho la certezza che non vi sarà alcuna relazione causa-effetto. I test, dunque, sono utili in fase preliminare per tentare di individuare una correlazione che ci si augura possa poi condurre a causalità.

Infine, sul concetto dei “test clinici dimostrano che…” riporto alcune frasi scherzose trovate in Rete:

Test clinici dimostrano che non ho voglia di fare un cazzo
Test clinici dimostrano che ti devi fare i cazzi tuoi
Test clinici dimostrano che oggi è lunedì
Test clinici dimostrano che d’estate fa caldo

1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Gio Ve
    Lug 14, 2012 @ 10:00:55

    Le lozioni contro la caduta dei capelli, poi, vengono solitamente pubblicizzate in autunno. Ovvero quando, per motivi di normale evoluzione del nostro corpo, la stagione porta ad un ricambio delle cellule e dei capelli più rapidamente del solito. In questo caso, la promozione punta sul panico anche di chi si ritrova nel pettine molti più capelli del solito, ma non ha problemi di incipiente calvizie. “Prova il prodotto e vedrai che funziona!” Infatti a dicembre-gennaio i capelli smettono di cadere 🙂
    Oltre ai da te citati “test clinici”, a me fanno sorridere anche altri luoghi comuni del genere “9 dentisti su 10 lo consigliano”, riferito ad un noto dentifricio.
    In questo caso la mia reazione emotiva è una delle seguenti:
    1) Fatemi sentire il parere del dentista dissenziente, che magari riesce a convincermi 🙂
    oppure
    2) Come possono i dentisti consigliare un dentifricio che funziona? Se così fosse nessuno andrebbe più dai dentisti 🙂

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