La frittata non è rovesciabile

A dirlo è stato Berlusconi, in un contesto estremamente specifico. Bene, ora lasciamo stare l’autore (e con lui le circostanze), e concentriamoci invece sugli aspetti linguistici e sui loro effetti.
Cosa posso dire e cosa volete che vi dica? Trovo che quest’espressione sia molto efficace ed esteticamente ben riuscita. Perché, in fondo, non fa altro che riprendere un concetto che tutti conoscono da sempre (quello del “rigirare la frittata”) e lo presenta in una veste totalmente nuova, che – a ben guardare – è frutto di variazioni minime, ma azzeccate: un complemento oggetto (la frittata) che diventa soggetto, e un verbo appena appena diverso (da rigirare a rovesciare) che si muta in aggettivo. Voi ci sareste riusciti?

Ninna-nanna (lopšinė)

Aa aa pupą
Kas tą pupą supa?
Supa tėtis ir mama
Ir katytė murzina

Aa aa pupą
Kas tą pupą supa?
Supa mama, tėvelis
Ir vyresnis brolelis

Tai kiškelis beuodegis
Šitą pupą supa

Come sempre, nella traduzione (la mia, che segue) si perde gran parte della bellezza e della musicalità originali. Ma se non la riportassi quasi nessuno capirebbe nulla.

Aa aa fagiolino
Chi culla questo fagiolino?
Lo cullano il papà e la mamma
E la gattina sporca

Aa aa fagiolino
Chi culla questo fagiolino?
Lo cullano la mamma, il papà
E il fratellino più grande

Il coniglietto senza coda
Culla questo fagiolino

Terraforming, earthshaping, terraformazione, terraformare

Come spesso accade, negli ambiti specialistiti (in particolare quelli scientifici) l’Inglese tende a coniare i suoi termini basandosi ancora sul Latino. E così, dopo il recente rinnovato interesse per il pianeta Marte, oggi ci ritroviamo a parlare di “terraforming” e non di “earthshaping”. E praticamente tutte le altre lingue si sono accodate, con variazioni minime (talvolta nulle) rispetto al neologismo inglese (che nemmeno tanto nuovo è).

Nel momento in cui si opera una traduzione nella nostra lingua trovo però che “terraformazione” e “terraformare” siano vocaboli ben poco eufonici.

Dinosauri d’Islanda

È vero che in Islanda non ci sono tracce di dinosauri perché questi sarebbero morti di freddo?

Niente di più falso. La verità è che l’Islanda è geologicamente così giovane (si ritiene si sia formata circa 20 milioni di anni fa) da avere iniziato il suo processo di emersione dall’Atlantico ben 45 milioni di anni dopo l’estinzione degli ultimi dinosauri.

Parti lateranensi

Come spesso accade Il Manifesto confeziona titoli geniali.

Argento vivo e mercurio

Qui da noi di una persona molto vivace si dice che ha l’argento vivo addosso; in Lituania si dice invece che è come il mercurio (kaip gyvsidabris).

Kaliningrad si avvicina all’Europa

Lo scorso 23 Agosto 2012 sul sito East Journal è apparso un interessante articolo di Davide Denti dal titolo Russia: Kaliningrad verso l’Europa. Libera circolazione nella Prussia orientale. L’invito è quello di leggere con attenzione.

Il mio auspicio è che nella regione di Kaliningrad possa presto innestarsi un processo di secessione dalla Russia, pur sapendo che l’importanza strategica dell’area renderà la cosa di attuazione estremamente difficile.

Corpo vivo, corpo morto

Una cosa curiosa (e sopratutto poco nota) è il fatto che anticamente (per capirci prima degli ultimi 25-28 secoli) in molte lingue non esisteva una parola specifica per indicare il corpo. O meglio, una parola di questo tipo esisteva, ma solo per riferirsi al cadavere, cioè al “corpo morto”: il concetto di “corpo vivo”, dunque, è stato elaborato sorprendentemente tardi. Non è un caso che in Inglese cadavere si dica ancora oggi corpse.

Il linguaggio è una tecnologia

“Il linguaggio è una tecnologia, e come tale può essere usato o abusato”.

[Piergiorgio Odifreddi]

Caschetto vichingo

Quest’anno ho notato che alcune donne lituane tra i 30 e i 35 anni esibivano un preoccupante caschetto scandinavo. Per caschetto scandinavo non intendo qui il ricercato taglio di capelli di alcune signore svedesi, norvegesi e danesi sulla mezza età, ma un qualcosa che fa pensare all’epoca vichinga vera e propria, quella che ha caratterizzato certe parti d’Europa tra tredici e dieci secoli fa. Della serie… mi metto una scodella in testa e mi taglio io stessa i capelli. Speriamo che sia solo un caso (e non una moda come per il mullet dei bambini di cui ho parlato qui).

Il Lituano medio in vacanza al mare in Lituania. A tavola

La stagione estiva sulla costa baltica della Lituania, specie da Klaipėda in su, è l’occasione giusta per osservare la poco variegata lituo-umanità al ristorante. In posti come Palanga e Šventoji sembra di essere all’interno di un vero e proprio documentario girato in presa diretta.

L’abbigliamento è la prima cosa che salta all’occhio. Salvo qualche ragazza e signora proveniente da Vilnius, Kaunas e pochi altri posti, il resto dell’universo femminile non conosce il concetto di abbinamento e di gusto (né la loro combinazione). Ma c’è di peggio: gli uomini. Il completo tipico è il seguente: canottiera, pantaloncini corti (di un colore che generalmente non c’entra nulla con la sopra-menzionata canotta) e ciabatte o crocs (ebbene sì, in Lituania sono ancora di moda le crocs… da almeno cinque anni). L’uomo che ha passato i quaranta esibisce quasi sempre una bella pancetta (le donne anche, e non sono in stato interessante), mentre tra i giovani qualcuno se ne va in giro con la tamarrissima sigaretta infilata dietro l’orecchio. Il taglio di capelli maschile è quanto di più standardizzato si possa immaginare: i parrucchieri (che in realtà – lo dico per esperienza diretta – sono bravi e molto professionali) sembrano doversi limitare a tagliare con lo stampino; tutti portano i capelli corti allo stesso modo e sono rare personalizzazioni con orecchini e piercing (e quando ci sono lasciamo stare). L’idroscalo di Milano, in confronto, sembra una passerella di moda.

In un ristorante, di solito, si approfitta della situazione per gustare il cibo fino in fondo e con relativa lentezza, ma sembra che i Lituani non possano fare a meno di trangugiare tutto ciò che hanno nel piatto come se dovessero solo sopravvivere. Nella stagione estiva molti locali hanno ampi spazi all’aperto, con tavoloni in legno molto comodi e ben distanziati tra loro (avete presente Milano dove si sta spesso come sardine? Fortunatamente qui è tutto l’opposto); una volta che vi siete seduti assicuratevi che la superficie sia stata pulita (non sempre accade). Se vi capiterà di trovarvi nei luoghi che ho citato sopra provate a osservare come i Lituani stanno a tavola; a volte non sanno nemmeno tenere le posate correttamente (che alcuni “impugnano” come fanno i bambini piccoli) e di solito stanno piuttosto larghi con i gomiti. Alcuni hanno addirittura la brutta abitudine di mangiare con una mano sola e appoggiare il gomito dell’altro braccio sul tavolo, utilizzando la mano di quest’ultimo per sorreggere il mento (raccapricciante!); spesso, poi, si vedono persone intente a sbadigliare senza coprirsi la bocca (mia moglie, però, mi dice che questo cattivo vezzo purtroppo sta cominciando a prendere piede anche da noi).

Il conto. Quando arriva il conto e si è in almeno due persone comincia la girandola della contabilità per capire quanto ha speso ognuno. Manca del tutto la flessibilità mentale del dividere in parti più o meno uguali o di fare arrotondamenti, o – ancor peggio – il concetto del “oggi pago io, domani tu”. Se non si hanno i soldi esatti per pagare la propria parte si fa un conteggio dei crediti/debiti da saldare la volta successiva.

Due gli importanti elementi positivi da segnalare. In un ristorante lituano pieno di gente e affollato di bambini raramente sentirete il fastidioso baccano che si può udire alle nostre latitudini (la cosa vale anche nei supermercati e in tutti i luoghi pubblici); almeno per me, la silenziosità di certi luoghi è un fattore importantissimo (se sentite qualcuno parlare a voce alta è molto probabile che si tratti di Italiani o Russi). In secondo luogo, quando si va al bagno a fare pipì, in Lituania c’è ancora quella vecchia, cara, bella e sana abitudine di lavarsi sempre (sempre!) le mani (cosa che da noi, specialmente gli uomini, non fanno quasi mai).

Il servizio. Molte guide turistiche sono particolarmente feroci nei confronti del servizio dei ristoranti lituani, di solito descritto come lento e non professionale. In base alla mia esperienza ormai decennale posso dire tranquillamente che si tratta di esagerazioni (citerò alcune frasi in un prossimo post). È vero che in molti ristoranti i camerieri sono degli studenti, ma ci sono numerose eccezioni. Il servizio è solitamente rapido, ma un po’ sbrigativo; una parte non piccola degli introiti di un cameriere (o cameriera) dipende dalle mance (di solito si lascia il 5% del conto), quindi sapete come regolarvi di conseguenza. Chi serve ai tavoli cerca di non dare confidenza e di non perdersi in discorsi inutili, ma basta fare qualche domanda e riceverete una risposta competente (questo è semplicemente il modo con cui i camerieri intendono la professionalità del loro lavoro, ed è bene saperlo). Per capire se il locale in cui mi trovo è di buona qualità, prima ancora di assaggiare il cibo, di solito mi baso su due elementi: verifico che quando vengono portati i piatti (o – ancor prima – i menù) siano servite prima le donne e – cosa più importante – che tutte le portate (almeno quando si è in due persone) vengano servite in tavola contemporaneamente; quest’ultimo è forse l’aspetto più deludente del servizio (ne approfitto per dire che tutti i ristoranti citati nei miei post sulla Lituania si caratterizzano per standard decisamente sopra la media, sia in termini di cibo che di qualità del servizio).

Un ultimo appunto va mosso ai tovagliolini; sono sempre troppo piccoli e andrebbero bene solo per i pasticcini da servire con il caffé (e infatti tutti i microtovagliolini che troverete sono quelli di marche come Lavazza, Pellini, ecc.).

Lituania 2012 in pillole

Rispetto al 2011: meno turisti tedeschi e dell’Europa occidentale/settentrionale, più Russi, ma sopratutto più Bielorussi*.

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* una nostra amica che dirige una boutique di abbigliamento intimo a Vilnius ci ha confermato che la capitale lituana quest’anno è invasa da turisti bielorussi pieni di soldi che emigrano temporaneamente in Lituania perché a Minsk non c’è nulla da comprare

Io odio… il bagno scandinavo!

Quando poi ti dicono che rappresenta una soluzione più igienica (ma igienica per chi?!) li ammazzerei tutti! Il bagno scandinavo è una schifezza primitiva e scientificamente anti-igienica!

Ulrika Kestere, la fotografa che vive in Svezia ma che è nata in Lituania (o in Lettonia?)

Bello questo post apparso su Il Post di ieri 27 Agosto 2012. Si parla di Ulrika Kestere, una fotografa svedese che ha davvero molto da dire (klik qui per il suo sito e qui per il suo blog). Secondo la redazione che fa capo a quel paraculato di Luca Sofri Ulrika sarebbe nata in Lituania, ma – incuriosito dalla cosa (e sopratutto dal nome) – non mi ci è voluto molto per scoprire che la Kestere in realtà è nata in Lettonia (che – fino a prova contraria – non è lo stesso stato baltico).

Campeggio

Non odio il campeggio in senso assoluto, ma lo odio laddove a esso sono disponibili alternative più plausibili. Credo che, ad esclusione dei poli e di alcune vette montuose veramente impervie, il campeggio stia a una vacanza normale come un sandwich preparato alla Mr Bean (vedi qui) stia a un sandwich normale.

Il microbirrificio di Ramūnas Čižas

Complici le indicazioni contenute nella mia preziosa guida Lonely Planet su Estonia, Lituania e Lettonia, sono almeno sei anni che ho in mente di visitare il microbirrificio di Ramūnas Čižas, in quel di Dusetos (vedi qui). Quest’anno, finalmente, è stata la volta buona. Peccato che, al nostro arrivo, il birrificio fosse chiuso. La figlia del proprietario ci ha detto che suo padre era in ferie e che non era possibile visitare i locali di produzione. Abbiamo allora optato per l’acquisto di due litri dell’unica variante prodotta: un risultato pessimo. Seppur non sussistono ragioni per tornare da quelle parti cito almeno il sito internet, qualora qualcuno fosse interessato a una visita: www.cizoalus.lt*.

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* il giudizio sulla qualità/stile di una birra rimane un fatto prettamente individuale; nel caso specifico, in base al mio giudizio di amatore, la birra in questione ricorda alcuni tentativi di produzione casalinga malriusciti che vanno sottto il nome tecnico di “birre sedute”. Va da sé che… turista avvisato…

L’ufficio turistico di Palūšė

Buona parte di quanto abbiamo visitato quest’anno in Lituania si trova nel comprensorio del Parco Nazionale dell’Aukštaitija (Aukštaitijos Nacionalinis Parkas). Per chi fosse interessato a un approfondimento rimando all’ufficio turistico di Palūšė. Qui troverete un buon numero di opuscoli illustrativi in Inglese, Tedesco e Russo e personale in grado di parlare un discreto Inglese e un ottimo Russo.

Senovinės bitininkystės muziejus (Attention, bees! No noise please!)

Lo Senovinės bitininkystės muziejus (museo dell’apicoltura antica) credo sia davvero unico nel suo genere. Raggiungerlo è di per sé già un’impresa, dal momento che da Ginučiai è necessario percorrere cinque chilometri su una strada sterrata (e piuttosto dissestata). La fondazione di questa struttura risale al 1984 e si deve alla volontà di Bronius Kazla. Il museo ospita numerose sculture in legno, tutte realizzate da Teofilis Patiejūnas; alcune esse sono arnie perfettamente funzionanti. Per chi fosse interessato, il museo è aperto dal 1 Maggio al 15 Ottobre.

Simpatica la cartellonistica utilizzata: “Dėmesio, bitės! Netriukšmauti!” che nella traduzione inglese diventa “Attention, bees! No noise please!”.

Tra i bambini lituani quest’anno impazza la moda del mullet

Tra Aprile e Giugno di quest’anno mi sono ritrovato a leggere di mullet nell’articolo Una minorenne in America/1: Premessa (blog Nine Hours of  Separation di Silvia Pareschi) e a parlarne io stesso nei commenti di un mio post (Chi vespa mangia le mele, chi non vespa più e mangia le pere). Mi aspettavo che questo tipo di acconciatura (se così la si può chiamare) fosse ormai morto e sepolto e che – al massimo – se ne potesse parlare solo in termini di lontani ricordi (roba che – ti dici – per fortuna non tornerà mai più, come l’Unione Sovietica o il Fascismo). E invece, sbarcati in Lituania a inizio Agosto per le tradizionali ferie estive, mia moglie e io ci siamo imbattuti in uno spettacolo che fino a solo dodici mesi fa sarebbe stato inimmaginabile: almeno il 20% dei bambini lituani di età compresa tra i 5 e gli 8 anni quest’anno va esibendo un allegro campionario di micromullet. Il mullet sui bambini non tocca le vette kitsch che caratterizza gli adulti, ma – sia chiaro – resta pur sempre qualcosa di sommamente deprecabile.

Rozzezza lituana

A volte i Lituani sanno essere di una rozzezza inarrivabile. In questo post citerò tre episodi che ci sono capitati quest’anno.

Il primo si è verificato a Palanga. Nell’appartamento in cui soggiornavamo abbiamo letto della possibilità di poter usufruire del servizio di lavaggio vestiti per una cifra davvero modica. La Indrė ha così deciso di approfittarne. Due giorni dopo aver consegnato i capi di abbigliamento, non ricevendo alcun riscontro, mia moglie si è recata dalla proprietaria per chiedere informazioni. Di seguito la trascrizione del dialogo.

Indrė:
buongiorno, volevo chiedere se i vestiti che ho dato da lavare sono già pronti

proprietaria:
öööõõõööö*! sono due giorni che sono pronti! li ho messi là a stendere! (e indica uno stendino in fondo al giardino)

Come se noi sapessimo dove sarebbero stati stesi i vestiti una volta pronti!

Il secondo episodio ci è capitato a Strigailiškis, mentre cercavamo il ristorante Romnesa (vedi qui). Di seguito il dialogo tra la Indrė e l’uomo a cui abbiamo chiesto informazioni.

Indrė:
buongiorno, volevo chiedere se sa dirmi dove si trova il ristorante Romnesa

uomo:
ecco! (e indica con la mano di andare a sinistra)

Indrė:
dobbiamo girare a sinistra e poi lo vediamo?

uomo:
ecco ecco! (e con la mano fa lo stesso gesto di prima)

Indrė:
(sta per dire qualcosa dopo un attimo di silenzio e perplessità, ma viene interrotta)

uomo:
ecco, là, è dove preparano lo šakotis!

Come se noi sapessimo dove preparano lo šakotis!

Infine il terzo episodio si è verificato una quarantina di minuti più tardi, proprio al ristorante Romnesa. Mentre consumavamo il nostro pranzo una coppia di ragazzi (sui 17-18 anni) si è seduta a un tavolo vicino al nostro. Lei, molto carina, vestiva degli hot pants grigio chiaro (a quell’età di solito si ha un lato B tale da non rendere la cosa un azzardo), ben abbinati a una magliettina a strisce rosa e bianche; le scarpe erano semplici e aperte, come richiede la stagione estiva. Lui, altrettanto carino, vestiva invece una canottiera nera (la canotta è amatissima dal Lituano maschio) su cui portava una camicia aperta con quadrettatura stile Pearl Jam 1990 e colori che facevano a pugni sia con la canotta che con i pantaloncini corti, che sopratutto con le scarpe da ginnastica ultramoderne dal design molto invernale. Dopo trenta secondi la cameriera (gentilissima) giunge al loro tavolo. Ecco il dialogo tradotto da mia moglie.

cameriera:
avete già scelto?

ragazza:
per me un gelato alla frutta e una coca cola

cameriera:
(attende che il ragazzo la degni di uno sguardo e faccia il suo ordine)

ragazza:
(rivolta al ragazzo, vedendo che questi non dà cenni di vita) tu non bevi niente?

ragazzo:
(ad alta voce, con tono seccato e in presenza della cameriera) no, se voglio bere qualcosa vado in bagno e bevo dal rubinetto!

Questi tre episodi meritano un distinguo. Nel primo di essi la risposta della donna (tra l’altro di una certa età) potrebbe apparire molto rozza, ma è necessario sapere che la popolazione di Palanga (e in realtà di tutta la Samogizia) è nota per toni secchi di questo tipo. Non si tratta di cattiveria: è che nell’ovest della Lituania la gente ha modi sbrigativi e spigolosi. Difficile parlare di maleducazione perché non c’è alcun intento di offendere, né sopratutto si ha la consapevolezza dell’impatto che certi atteggiamenti possono avere sull’interlocutore. A comportarsi così è la stragrande maggioranza dei Samogiziani, che a loro modo sono comunque persone squisite. I due episodi successivi, invece, rappresentano casi di vera e propria maleducazione in quanto relativi a una zona geografica (quella a nord di Vilnius) dove la maggior parte dei Lituani presta molta più attenzione alle forme (e dunque a deviare da questo standard è solo una minoranza).

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* ho usato questa combinazione di vocali per esprimere un suono molto particolare, in tutto e per tutto simile a quello che potete udire in questo sketch (Le Donne delle Pulizie) dei Fichi d’India (il suono è quello ripetutamente emesso dal comico con la parrucca rossa)

Ginučių vandens malūnas

Come ho già detto in questo post recente, quest’anno il mulino ad acqua di Ginučiai si trova in stato di restauro (grazie a un finanziamento UE) e sarà di nuovo aperto al pubblico a partire dal 2013. Mia moglie e io lo abbiamo visitato quattro anni fa e probabilmente tornerò a parlarne l’anno prossimo. Nel frattempo rilevo con piacere che la strada sterrata che permetteva di raggiungerlo è stata interamente asfaltata. In questa occasione voglio invece riportare la simpatica introduzione che si trova nella versione inglese dell’opuscolo informativo in distribuzione presso l’ufficio turistico di Palūšė.

“If you go to Ginučiai, make a short stop at the water-mill. You will be impressed by the magic sound of the running crystal stream. Do not try to resist – jump in. If you find yourself too tired after this, you can stay for the night in a restored mill building*. And maybe the devil, which lives there, will visit you at night”.

Quello che mi piace di questa presentazione è il riferimento al diavolo in una chiave del tutto positiva.

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* presso il mulino è possibile soggiornare in appartamenti con cucinotto assimilabili a camere doppie; la capienza massima della struttura è di dieci persone

Trainiškio ąžuolas (la quercia di Trainiškis)

Se doveste trovarvi a percorrere la strada che da Gaveikėnai porta a Ginučiai (vedi qui) potreste trovare interessante una breve sosta nel villaggio di Trainiškis (nei pressi del Lago Baluošis). Un cartello in legno scuro posto sulla destra (la scritta si confonde con lo sfondo, tanto da risultare quasi invisibile) vi indicherà la presenza della quercia di Trainiškis, un esemplare di 6 metri di diametro e 23 di altezza che si stima possa avere circa 800 anni. La quercia si trova dietro il prato di alcune villette private. L’esemplare versa purtroppo in cattive condizioni e il malandato tronco è quasi interamente cavo.

Consigliato a chi non ha mai visto nulla del genere; gli altri, invece, possono tranquillamente passare oltre senza fermarsi.

Spazio aereo cecoslovacco, AD 2012

“Attualmente stiamo sorvolando la Polonia; tra qualche minuto raggiungeremo lo spazio aereo cecoslovacco per poi entrare per un breve tratto in territorio austriaco”. Questa frase potrebbe far pensare a un’epoca precedente il 1993, e invece è stata pronunciata oggi, 28 Agosto 2012, da tal Sasha (non sono sicuro della grafia del nome), primo assistente del volo WizzAir che da Vilnius mi ha riportato a Orio al Serio. La frase è stata riferita con un inatteso e marcatissimo accento laziale. Da notare che lo stesso Sasha, un paio di minuti prima, nel dare comunicazione in Inglese della nostra rotta, aveva correttamente detto “soon we’ll be flying over Czech Republic”.

Gaveikėnų vandens malūnas

Il mulino ad acqua di Gaveikėnai è uno dei sei situati nella zona dei laghi ad ovest di Ignalina (il più interessante è quello di Ginučiai, attualmente in ristrutturazione e nuovamente visitabile dal 2013). Si trova in discreto stato di conservazione anche se privo della vecchia ruota in legno. Raggiungerlo non è facile in quanto non vi sono indicazioni che lo segnalano. Da Ignalina prendete la strada 114 per Palūšė; dopo un chilometro, poco prima del villaggio di Strigailiškis, girate a destra verso Ginučiai. Dopo qualche minuto svoltate a sinistra ed entrate nell’abitato di Gaveikėnai (poco più di una manciata di case e villette in legno). Una volta sul posto è consigliabile chiedere; il mulino si trova in fondo a una stradina asfaltata molto stretta che termina in una proprietà privata con tanto di laghetto (i proprietari abitano una residenza contigua al mulino stesso).

Visita non essenziale: la zona ha ben altro da offrire.

Lungo la 179 da Dūkštas a Dusetos

È una strada che ho percorso per la prima volta solo quest’anno. Dei 45 km complessivi la prima parte (fino a Degučiai) si caratterizza per i notevoli paesaggi lacustri; il percorso è ben asfaltato, sufficientemente largo e poco trafficato; se siete fortunati (come è capitato a noi) potrete incrociare qualche cerbiatto in attraversamento, dunque è consigliabile mantenere una velocità moderata rispettando i limiti. Il secondo tratto è invece su una strada molto più stretta e asfaltata solo nella striscia centrale; la bellezza di questi ultimi 17 km risiede nei continui saliscendi che ricordano molto certe zone verdeggianti della Boemia occidentale (anche in questo caso è d’obbligo una certa prudenza per ragioni di scarsa visibilità, specialmente nei tratti in salita). Se non sussistono motivi di emergenza, evitate di fermarvi sia a Dūkštas che a Dusetos, non ne vale la pena e sopratutto non c’è nulla da vedere.

Per mia moglie e per me (mia figlia dormiva angelicamente) è stata una bella e inattesa esperienza di guida “off the beaten track” che ci è parso giusto condividere con i lettori.

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