I dittonghi vocalici del Lituano

In Lituano esistono nove dittonghi vocalici:

1) ai (kaimas = campagna)
2) au (laukti = aspettare)
3) ei (veidas = volto)
4) ui (puikiai = perfettamente)

5) ie (piešti = disegnare)
6) uo (puošti = decorare)

7) eu
8) oi
9) ou

I primi quattro sono da considerarsi dittonghi a tutti gli effetti (o “propri”); il quinto e il sesto, invece, sono detti dittonghi “impropri” in quanto (almeno secondo alcuni studiosi) appaiono più simili a delle vocali lunghe che a un aggregato di due diversi fonemi (la situazione è identica anche in Toscano; si pensi alle parole “biella” e “nuoto”)*; infine gli ultimi tre dittonghi sono molto rari e si riscontrano esclusivamente nei prestiti stranieri (per esempio: eukaliptas, boikotas, klounas).
In generale i dittonghi possono essere sia accentati che non, e nel caso in cui lo siano l’accento può cadere sulla prima o sulla seconda vocale (va detto che, tecnicamente, si tratta di accenti di natura diversa).

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* sono poco addentro a considerazioni di questo tipo che, tra l’altro, mi sembrano enormemente complicate; quel che mi pare di poter dire, da profano, è che i movimenti della bocca per passare dalla prima alla seconda vocale sono – nel caso di “ai”, “au”, “ei”, “ui” – molto più definiti di quelli realtivi ai dittonghi “ie” e “uo” (in questo secondo caso parlerei, sempre da profano, di “transizione” morbida o quasi continua), ma se ragioniamo in termini di suoni puri, anche gli ultimi due dittonghi mi sembrano a tutti gli effetti come la giustapposizione di vocali foneticamente ben distinte tra loro

Fottuto gallo!

Nel post Lo zoo di Indrė di questa mattina ho fatto riferimento al termine “gaidys” (gallo). Memore di quel che mi era capitato un po’ di tempo fa con l’estone “kukk” (qui), ho tentato un esperimento simile inserendo “gaidys” nel Traduttore di Google, ma il risultato non è cambiato: date un occhio qui.

Cannella e canfora… parenti stretti

Non l’avrei mai immaginato: ho scoperto poco fa (consultando – pensate voi – un volume sulla storia della matematica araba) che cannella e canfora sono parenti stretti: esse derivano infatti dalla stessa specie di piante, le cinnamomum. Una terza parente è la cassia, una spezia chiamata anche cannella cinese*. Inutile dire che chi volesse approfondire può trovare in Rete informazioni in abbondanza.

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* in Inglese è attestata sia la forma tecnica “cassia” che quella colloquiale “Chinese cinnamon”; canfora si dice invece “canphor”, dunque senza alcun legame con il termine “cinnamon”, esattamente come accade in Toscano

Lo zoo di Indrė

Dopo lo zoo di Ann (bestie estoni) ecco un campionario di bestie lituane; anche in questo caso si tratta di un libretto per bambini (acquistato da mia moglie per nostra figlia*).

lapė (volpe)
vilkas (lupo)
šuo (cane)
katė (gatto)
karvė (mucca)
arklys (cavallo)
briedis (alce)
meška (orso)
kiaulė (maiale)
avis (pecora)
višta (gallina)
gaidys (gallo)
varlė (rana)
gandras (cicogna)
gyvatė (serpente)
driežas (lucertola)
ožys (capra)
ežys (riccio)
varna (corvo)
pelė (topo)
voverė (scoiattolo)
kiškis (coniglio)
drugelis (farfalla)
sraigė (lumaca)

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* per ora più utile a me 🙂 🙂 🙂

La pallina da golf trapanata

Cosa succede se foriamo con un trapano una pallina da golf? Consideriamo una pallina di raggio R. Il foro (cilindrico con asse passante per il centro della sfera) abbia raggio r e profondità 2L. Sia infine h l’altezza delle due calotte sferiche (il materiale rimosso dal trapano ha un volume pari alla somma di un cilindro e di due calotte sferiche).

La semplice geometria del problema ci permette di esprimere r e h in funzione di R e L mediante le due relazioni seguenti:

(1) r² = R² – L² (*)
(2) h = RL

Il volume di una calotta sferica di altezza h per una sfera di raggio R è dato dalla formula seguente:

V(cal) = πh²(Rh/3)

Sostituendo ad h il valore indicato in (2) si ottiene:

V(cal) = π(R – L)²(R – h/3) = (π/3)(2R³ + L³ – 3R²L)

Il volume del cilindro è dato da:

V(cil) = 2πr²L

Sostituendo ad r² il valore indicato in (1) possiamo scrivere:

V(cil) = 2π(R²L – L³)

Per lo scopo che ci proponiamo in questa sede la formula sopra si può scrivere in modo leggermente più complicato come segue (il perché di questa notazione sarà chiaro tra breve):

V(cil) = (2π/3)(3R²L – 3L³)

Calcoliamo ora il volume del foro:

V(for) = 2V(cal) + V(cil) =
= (2π/3)(2R³ + L³ – 3R²L) + (2π/3)(3R²L – 3L³) =
= (2π/3)(2R³ + L³ – 3R²L + 3R²L – 3L³) =
= (2π/3)(2R³ – 2L³) = (4π/3)(R³ – L³) =
= (4π/3)R³ – (4π/3)L³

Quest’ultima formula rivela un fatto sorprendente: il volume del foro di profondità 2L è equivalente alla differenza dei volumi di due sfere, una di raggio R e l’altra di raggio L.

Se, come ultimo passo, calcoliamo il volume residuo della sfera dopo avervi praticato il foro scopriamo che esso è uguale a:

V(rim) = V(sfe) – V(for) =
(4π/3)R³ – ((4π/3)R³ – (4π/3)L³) = (4π/3)L³

Ovvero il volume residuo è quello di una sfera il cui raggio è la metà della profondità del foro!

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* applicazione banale del Teorema di Pitagora

Wellcome Image Awards

Su un sito così oggi ci ho perso un paio d’ore, ottimamente spese. E voi?

Te gle? Glu glu!

Ce l’hai? Ce l’ho ce l’ho! Se il Milanese si scrivesse come si parla questa sarebbe la grafia corretta. E quella che segue sarebbe la coniugazione di “avercelo/a” (eliminando le parentesi si hanno le forme abbreviate colloquiali).

[mi] g(hé)lù
[ti] té glé
[lü/lé] g(hé)là
[nüm] g(hé)lèmm
[viàltér] g(hé)lì
[lur] g(hé)lànn

Si nota l’uso del doppio pronome personale alla seconda persona singolare (alla maniera delle parlate dialettali toscane).

Nota: ho utilizzato la doppia “m” e “n” per la prima e terza persona plurale per indicare la consonante su cui cade l’accento (non nocessariamente gli accenti cadono solo sulle vocali).

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