Purea, purè, puré, pürè, püré

Questa sera mangerò pollo e puré, e per mia fortuna la preparazione è affidata a mia moglie (io invece starò qui ancora un po’ a sorseggiare un bianco di Custoza appena estratto dal frigorifero).
Puré, già, ma come si scrive? E come si pronuncia? Io ho sempre detto “puré” (con la “e” chiusa) e così l’ho sempre scritto. Secondo le regole della lingua toscana (che in questo caso non ho alcuna intenzione di seguire) la grafia corretta è invece “purè” (con la “e” aperta). Ogni tanto mi viene da mutare la “u” in “ü”, ma più che un francesismo questo è l’effetto del Milanese, la prima lingua che ho sentito e la prima che ho imparato a livello orale. In ogni caso, sia che lo si pronunci “puré”, “purè”, “püré” o “pürè”, esso è generalmente considerato un vocabolo maschile. Anche se non possiamo dimenticare quell’esigua minoranza che, per rifarsi all’originale francese (dove “purée” è un sostantivo femminile), tende a impiegare un (per me) poco eufonico “purea”.

Ką darai, daryk gerai!

Proverbio lituano che significa “quello che fai, fallo bene!”. La pronuncia è la seguente: ka darèi, darik ghèrèi (le sottolineature indicano gli accenti).

SMiShing

L’edizione odierna del TG5 delle 13:00 ha dedicato un breve servizio al fenomeno dello SMiShing, termine nato dall’unione di SMS e phishing. Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco di partire da questa pagina di Wikipedia. Ho l’impressione che, come per il phishing, questo neologismo, per fortuna, ci disturberà molto poco.

Moola, moolah

Slang dell’American English per “money”. Ormai quasi totalmente fuori uso. Scoperto grazie all’ottimo sito Word Dynamo.

La Guggia

La Guggia [güügia] (ago) è il soprannome milanese dato al monumento Ago, Filo e Nodo (Claes Oldenburg e Coosje Van Bruggen) che si trova in Piazza Cadorna. Un vocabolo che ho sempre adorato sin dalla mia prima infanzia.

Io wizard, tu žynys

Cercando l’origine del termine “wizard” sull’Online Etymology Dictionary ho scoperto un’inattesa connessione con la lingua lituana. Al di là dell’errata grafia il sito inglese riconduce “wizard” al verbo “žinoti” (conoscere, sapere) e sopratutto ai suoi derivati “žynyste” e “žynys”. Il primo è un termine piuttosto raro e vetusto, e può tradursi con “stregoneria”, “magia”; il secondo, più utilizzato, equivale a “stregone, sciamano, guaritore”. Controllando sulla versione lituana di Wikipedia, “žynys” viene interpretato come “oracolo”, che tuttavia – stando a quanto riferisce mia moglie – è piuttosto fuorviante. L’oracolo rimanda infatti all’epoca della Grecia classica, mentre uno “žynys” è una figura molto simile a uno stregone sciamanico, un vecchio saggio che, oltre a predire il futuro, cura i malati con le erbe e parla con i morti.

Ho bisogno di te

Mia moglie sta prendendo una (preoccupante?) piega umoristica. Ieri sera l’ho chiamata per chiederle di tradurmi un brano in Lituano tratto da Wikipedia; ecco il nostro micro-dialogo:

Nautilus:
Indrė, ho bisogno di te

Indrė:
Va bene, ti faccio un infuso

Dies ILVA

Dopo il titolo di ieri (qui) il quotidiano Pubblico oggi rimane in tema di Latino maccheronico, ma fa un po’ meglio.

Gidons Krēmers (Gidon Kremer)

Gidons Krēmers (la grafia è spesso semplificata in Gidon Kremer) è uno dei più grandi violinisti del mondo. Il musicista lettone in questi giorni sta girando la Padania per tre concerti dislocati tra Siena, Treviso e Venezia (anticipati da una data in Italia, a Teramo). Per l’occasione è accompagnato dalla violoncellista lituana Giedrė Dirvanauskaitė e dalla pianista georgiana Khatia Buniatishvili. Per un approfondimento rimando al sito ufficiale dell’artista.

Il kobra non è un corsaro, se lo mangi fa malo

Mia figlia a volte sbuffa come un cobra. Oggi ho deciso di farle sentire il brano omonimo (ma con la “k”) inciso dalla Rettore nell’ormai lontanissimo 1980 (quando io avevo solo dieci anni e purtroppo non avevo ancora scoperto né Iron Maiden, né AC/DC, né Kiss). Risultato: si è messa a ridere e a ballare (per quanto possa ballare una bambina di dieci mesi e dieci giorni).
La cosa curiosa però è che, cercando in Rete il testo della canzone, ho scoperto un caso di “mondegreen” del tutto inatteso: quello che io pensavo essere un verso misterioso come “il kobra è un corsaro, se lo mangi fa malo” in realtà è sempre stato un più banale, ma altrettanto bizzarro “il kobra col sale, se lo mangi fa male”. Come si dice in questi casi: meglio tardi che mai!

Sull’argomento “mondegreen” vedi il post Bar cavalla dello scorso 11 Novembre 2012 (con riferimenti specifici a Wikipedia e al blog di Silvia Pareschi).

Rigor Montis

Titolo scelto dal quotidiano Pubblico come apertura dell’edizione odierna. Peccato che i giornalisti non si siano accorti che il gioco di parole sia stato utilizzato da Beppe Grillo già alcuni mesi fa.

Bell’acciaio

Gioco di parole, tutt’altro che scontato, scelto dal Manifesto per l’apertura di oggi (il riferimento è ovviamente a Bella Ciao).

Gas lacrimogeno… in Inglese

“Tear gas” (anche nelle grafie “tear-gas” e “teargas”) o, con terminologia tecnica, “lachrymatory agent”/”lachrymator”.

Polliroeu (pollivendolo)

Il “polliroeu” [pulirö], ossia il pollivendolo, era una figura mitica della mia infanzia (purtroppo oggi quasi totalmente scomparsa).

Erano tre anatre di Mestre…

Erano tre anatre di Mestre, camminavano impettite, sicure come arbitre, forse un po’ sinistre, ma raggianti, felici, orgogliose come ministre. Avevano una macchia strana, a mo’ di scultura rupestre, là in basso, tra il ventre e il bassoventre, immagine inquietante, a tratti extraterrestre. Da anni ventitré lavoravano per il circo equestre. La prima, Gina, era nata lacustre; la seconda, Pina, detta Redegonda, fantasticava oltre e si dipingeva alpestre; mentre la terza, Lina, di lor la più illustre, si spacciava addirittura per campestre. Ma tutte, tutte proprio, erano pazze per lo stesso masculo, un esemplar di cavapietre, tipo schivo, metà palustre, metà silvestre, ma a dire il vero semplice, terrestre, tecnicamente rustico, praticamente pedestre.

Un amore bilustre

Così si può descrivere in termini sentimentali la relazione tra me e mia moglie.

Oggi ho scoperto gli aggettivi “bilustre”, “trilustre” e “quadrilustre” a indicare un periodo della durata rispettivamente di dieci, quindici e venti anni (a essi si affianca poi il più generico “multilustre”).

Chiave inglese… in Milanese

Quando da piccolo aiutavo mio nonno nel suo lavoro di idraulico (“trombee” [trumbéé]) ed elettricista (“letricista” [létricista]) spesso mi chiedeva di passargli qualche chiave inglese, che in Milanese sono chiamate “mener” [mènér] (al singolare “menera” [mènéra]).

Qual è l’etimologia di grembiule?

Domanda che mi sono posto questa mattina. Purtroppo non sono riuscito a trovare alcuna informazione utile. Ergo chiedo il prezioso aiuto del pubblico 🙂

Grazie al contributo di urbanjungle76 sono riuscito a risalire all’origine del termine: esso deriva proprio da grembo.

Tanzània o Tanzanìa?

Il Toscano ammette entrambe le pronunce, ma nonostante ciò molti ritengono corretta solo la seconda.

Bislungo, biscorto, bislargo, bi(s)stretto, bistondo

Per quanto usato di rado credo che tutti, almeno una volta, abbiano sentito nominare o abbiano incontrato l’aggettivo “bislungo“. Verrebbe da chiedersi se per caso esistano anche il suo contrario “biscorto” o i vocaboli “bislargo” e “bis(s)tretto”. Tuttavia la risposta a questa domanda è negativa. Ma, sorpresa delle sorprese (almeno per me), esiste “bistondo“!

Sia in “bislungo” che in “bistondo” il prefisso “bis” assume una connotazione negativa (la stessa propria del verbo “bistrattare”).

Streppadent (strappadenti) e triagatt (tritagatti)

Due simpatiche espressioni milanesi con cui si è soliti indicare rispettivamente un dentista e un salumiere non propriamente di fiducia: streppadent [strèpadént] e triagatt [triagat].

Tipologie di lavoro… in Milanese

Il “lavoraa de coo” [laurà dé kuu] è il lavoro intellettuale o di concetto (detto appunto “di testa”), il “lavoraa de brasc” [laurà dé braš] è il lavoro fisico (“di braccia”). E poi, per il lavori fatti male c’è un eloquente e inequivocabile “lavoraa faa/fai cont el cuu” [laurà faa/fai kunt él küü].

Spondilite vitrea

Versione milanese della spondilite anchilosante; il fantasioso termine tecnico è un adattamento al Toscano utilizzato per descrivere chi ha poca voglia di lavorare. Il detto milanese originale è “(a)vegh la cannetta de veder” [(a)végh la canèta dé védér], modo decisamente pittoresco per indicare una schiena così fragile (appunto di vetro) da non poter essere piegata. È evidente qui il riferimento a un lavoro concepito unicamente come fisico, in cui è necessario curvare la schiena.

Conoscere Julia Fullerton-Batten

Una fotografa bravissima che non mi piace per nulla. Ottima scusa per parlarne in questa sede.

Risorto, rimorto

Mai avrei immaginato che nella nostra lingua fossero compresi anche i termini rimorto e rimorire.

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