L’Estonia, nei disegni dei suoi bambini

Un presidente di un Paese che vuole sapere come quel Paese è visto dai bambini che in esso ci sono nati e ci vivono… ecco questo potrebbe essere il mio presidente. Questo articolo dà conto della bellissima iniziativa voluta da Toomas Hendrik Ilves. Soffermatevi sui disegni: raccontano tutto.

19 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Alice
    Feb 26, 2014 @ 18:54:19

    A vederli così, tutti insieme, son davvero notevoli. Alcuni son proprio fatti bene, se non per la tecnica, per l’espressività e la fantasia. E quanti spazi aperti e natura, in Estonia 🙂

  2. Nautilus
    Feb 26, 2014 @ 19:12:27

    @ Alice

    Sì, alcuni sono sorprendenti.

    Non ti sarà sfuggita la presenza, in molti lavori, della bandiera estone. La cosa mi ha fatto riflettere perché provando a mettermi nei panni di un bambino vorrei capire quanto ci sia di naturale in un attaccamento così forte a cose prettamente non da fanciulli. Forse i bambini si limitando a riportare nei loro disegni quello che li circonda, e in effetti le bandiere nelle manifestazioni estoni sono un po’ ovunque (tra l’altro si tratta di colori bellissimi).

    Come avrai capito dal mio blog io sono un secessionista (vero, mica come quelli finti della Lega Nord), ma non provo quasi nessun sentimento nazionalistico, e in ogni caso nulla di simile a quanto si può trovare in Estonia (o anche in Lituania). E questo mi fa sempre riflettere. Certo, capisco uno Stato così piccolo con le sue vicende storiche traumatiche e tristi.

  3. Alice
    Feb 27, 2014 @ 10:34:10

    Ma qui da noi in generale questo legame ai simboli dello Stato non è molto forte, credo. Le bandiere italiane, anniversario dei 150 anni e Mondiali di calcio a parte, quando la vedi? Io di rado 🙂
    In realtà trovo ancora più particolari i disegni degli abiti o delle fantasietradizionali (vedi il disegno di Agnete Markus, per esempio). Noi abbiamo qualcosa del genere?

  4. Nautilus
    Feb 27, 2014 @ 11:21:12

    @ Alice

    Sì hai ragione. L’unico luogo dove i simboli sono forti è il Veneto. Ma non nei confronti dello Stato italiano (“dime can, ma no ‘Talian” si legge ancora su molti muri), bensì verso la Serenissima, che ha avuto una gloriosa storia millenaria. E poi il Leone di San Marco è un simbolo bellissimo.

    In generale io non amo gli atteggiamenti nazionalistici. I tricolori si vedono poco, e per fortuna: sono davvero brutti (mio parere che non ha nulla di politico). Molto meglio bandiere come quelle di Norvegia, Islanda e Nepal.

    I disegni con riferimenti al folklore sono molto interessanti e probabilmente sono stati fatti da bambini provenienti da piccole località. Quella di Agnete Markus è tra i lavori che mi sono piaciuti di meno, ma capisco cosa vuoi dire. Certo che noi abbiamo qualcosa del genere, per esempio in tutta l’area alpina. Poi ci sono cose del genere anche in Abruzzo.

    A me sono piaciuti moltissimo i disegni di Ksenja Randver, Marijoola Uuspalu (il più bello) e Sigrid Kinguste. Che ne pensi?

  5. Gio Ve
    Feb 27, 2014 @ 19:46:39

    @ Nautilus & Alice

    Riguardo alla densità o alla rarefazione nell’esposizione delle bandiere bisogna tenere presente diversi fattori. La bandiera, al giorno d’oggi, può essere usata come pittogramma per comunicare desiderio di autonomia (il Veneto, giustamente citato), oppure per sottolineare quel traguardo già ottenuto (Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia, soprattutto “Friuli”), oppure per dolersi di una presunta diaspora (i famosi Quattro Mori della Sardegna, forse più visibili nel “continente” che nella Sardegna stessa). Tale fenomeno avviene anche altrove: Corsica, Bretagna e Catalogna (tra i desiderosi), o Baviera (tra i soddisfatti).
    Il nostro tricolore non ha e non avrà mai un’esplosione di successo per le seguenti ragioni: è una bandiera non tradizionale (vorrei ricordare che è stato copiato da quello francese e non ha una storia secolare di gloria, come le bandiere di Turchia, Gran Bretagna, Austria o Spagna) ed è un vessillo in un certo qual modo collegato alla politica, dalla quale la gente si scolla sempre più. Il drappo verde-bianco-rosso è ormai sempre più appannaggio esclusivo dei palazzi istituzionali, delle caserme, dei tribunali e delle scuole, dove, tuttavia, resta nella penombra perché il cerimoniale di stato ha disposto che sia abbinato sempre alla bandiera dell’Unione Europea ed ancora più “stemperato” da ulteriori aggiunte (bandiere di regioni e province in tali sedi, bandiere di altre nazioni, nelle sedi di uffici statali, quando si ricevono visite ufficiali, ecc.). Per non parlare poi del tricolore accompagnato da molte più bandiere in luoghi turistici (terme, alberghi, centri commerciali, concessionari di auto, benzinai, campeggi ecc.), dove rientra nella mera decorazione.
    Nel caso di eventi sportivi, mi pare che l’uso del tricolore italiano stia andando sempre più rarofacendosi: chi ha buona memoria (e sufficiente età, ovviamente) non può che essere d’accordo sul fatto che l’esposizione delle bandiere ai tempi del campionato mondiale di calcio vinto nel 1982 fu almeno tre volte superiore rispetto a quello vinto nel 2006.
    Fuori dal nostro Paese, le bandiere locali trovano maggiore densità espositiva negli Stati più piccoli (Svizzera, Slovenia o Danimarca), sia per ragioni di identità, che per lanciare messaggi subliminali ai vicini più potenti (“Non vi passi per la mente di attaccarci, perché troverete pane per i vostri denti”).
    L’Estonia è appunto uno di questi Stati minori.
    Nella carrellata di disegni indicataci da Nautilus (grazie!), secondo me mancano comunque quelli fatti dai bambini di madrelingua russa. Vi rivelo una curiosità. quando i Russi che vivono in Estonia devono esporre la bandiera, di solito la capovolgono. Invece di far vedere la sequenza delle bande orizzontali azzurro-nero-bianco, essi le fanno vedere con il bianco in alto, il nero sempre nel mezzo e l’azzurro in basso. In questo modo pare che ricordi un po’ la bandiera della Russia, con il bianco in alto ed il più scuro degli altri due colori nel mezzo. Ecco, mi mancano elementi per capire se tale uso venga poi tramandato dai Russi ai figli 🙂

  6. Alice
    Feb 28, 2014 @ 01:45:17

    @lituo I miei preferiti sono quelli di Alois Andreas Põdra (forse anche per il commento: “clearly thinks that the countryside and a proper winter is something to be proud of” ha contribuito alla mia scelta), Greta Ruga, Ines Themas, Carmen Lee Kuurma e Iraida Ljamtseva. Concordo anche io sul fatto che quello di Marijoola Uuspalu sia splendido, e… no, la smetto. In realtà mi viene da elencarli quasi tutti, anche perché la varietà è incredibile, nei tratti e nei soggetti.

    @ Gio Ve, che strano l’uso della bandiera da parte dei russi in Estonia! Mi hai ricordato comunque il figlio russo di un amico che si è trasferito qui all’età di sei anni. Ecco, nei suoi disegni la bandiera russa c’era sempre e ne riconosceva ovunque i colori. Era la madre ad averlo fatto appassionare, e la cosa mi colpì molto, ché di fatto non ricordo d’aver mai visto fare la stessa cosa a un genitore italiano.

  7. Nautilus
    Feb 28, 2014 @ 11:02:56

    @ Gio Ve

    Disamina interessante, puntuale e molto condivisibile.

    Tra i motivi per i quali una bandiera come quella italiana non può avere successo io ci metterei anche i seguenti: (1) struttura a tre bande, che reputo davvero banale, (2) combinazione dei colori: verde, bianco e rosso a mio parere non sono un buon mix, tanto che la sola presenza del blu al posto del verde rende la bandiera francese molto più gradevole di quella italiana, (3) intensità/vividezza dei colori: la bandiera ungherese, per esempio, ha gli stessi colori ma più vivi, (4) orientamento delle bande (ritengo che le bande orizzontali abbiano un effetto superiore), (5) dimensioni (proporzioni troppo lontane dalla sezione aurea, ma su questo ci farò un post a breve).

    Dal lato di un indipendentista come me, poi, c’è un utilizzo strumentale del tricolore fatto dalle istituzioni italiane e dai suoi rappresentanti che ritengo insopportabile. Mi sto riferimento alla bandiera usata come simbolo del dogma dell’unità e dell’indivisibilità dello Stato. Cose che, proprio in quanto dogmatiche, ritengo prive di significato.

    Curiosamente non hai citato la Scozia, che proprio quest’anno terrà il suo referendum per l’indipendenza. Qui c’è un tema interessante che affronterò in un prossimo post. Il tema è il seguente: dovesse la Scozia diventare indipendente cosa succederà alla Union Jack e alle altre bandiere che lo contengono?

  8. Nautilus
    Feb 28, 2014 @ 11:16:00

    @ Gio Ve

    Io sono abbastanza certo che nei prossimi vent’anni il nazionalismo estone andrà diminuendo, cosa che leggo ovviamente in chiave positiva.

    Il nazionalismo estone (ma, in misura minore, anche quello lettone e lituano) ha tra le sue giustificazioni la necessità di apparire visibili agli occhi del mondo, cosa che a sua volta dipende dalle dimensioni territoriali e demografiche ridottissime, e da una storia di indipendenza ancora recente (e da altri fattori).

    Oggi, però, l’Estonia è il Paese d’Europa a cui tutti (quelli che sono sufficientemente svegli) guardano. Non è azzardato dire che è il Paese più avanzato del continente. L’Estonia è oggi quello che la Svezia è stata tra gli anni ’60 e ’80 e la Finlandia negli anni ’90 del secolo scorso. Anzi, a mio modesto parere, l’Estonia sta facendo ancora meglio, fondamentalmente perché ha una struttura decisionale snella e una visione strategica, due componenti basilari per fare la differenza.
    Tanto che se io fossi italiano e per puro caso ricoprissi il ruolo che oggi ha Renzi mi riterrei in una botte di ferro. Renzi non ha da far altro che copiare il compito dal migliore della classe e non ha praticamente nulla da inventare. Guida sì nella nebbia, ma davanti ha i fari di chi lo precede, e sa – sopratutto – che la macchina davanti a lui è da tempo sulla strada giusta.

    Ma l’Estonia potrebbe fare anche meglio. Non se ne parla, ma a Tallinn stanno ragionando anche in termini di moda e agroalimentare, e da molto tempo si è cominciato a puntare sul turismo. Il primo passo sarà fare quello che ha già fatto la Danimarca (è lì che ha sede il più rinomato ristorante del mondo, per quanto possano valere certe classifiche); il secondo (più difficile e di medio-lungo periodo) sarà quello di rendere certe eccellenze (come direbbe Formigoni) cultura diffusa. Ma io vedo nell’Estonia le condizioni di una nuova forma di Rinascimento europeo.

  9. Nautilus
    Feb 28, 2014 @ 11:18:41

    @ Gio Ve

    Grazie per la chicca sulla bandiera estone e i Russi, che non conoscevo (chiederò a mia moglie se capita qualcosa di simile anche in Lituania). Ci ho pensato su un po’ e mi sono detto che io non lo farei mai. L’idea di usare la bandiera italiana come segno della mia non italianità mi fa addirittura inorridire 🙂 e poi temo che se invertissi i colori non se ne accorgerebbe quasi nessuno 🙂

  10. Nautilus
    Feb 28, 2014 @ 11:20:56

    @ Alice

    Tutti i disegni che hai citato piacciono molto anche a me, ma ho avuto l’impressione, magari errata, che fossero stati eterodiretti da un adulto. C’è in effetti in quella collezione una frattura tra disegni tipicamente infantili e disegni molto ben fatti, forse troppo.
    Mi sta venendo l’idea di scrivere al presidente per proporgli di esporre le opere migliori al KuMu, magari a Maggio, così quando sono lì vado a vederle anch’io 🙂

  11. Nautilus
    Feb 28, 2014 @ 11:22:08

    @ Gio Ve + Alice

    Grazie a entrambi per i contributi: non avrei mai immaginato il seguito che questo post ha avuto 🙂

  12. Gio Ve
    Mar 01, 2014 @ 13:00:15

    @Nautilus (feb 28, 2014 @ 11:02:56)

    Non ho citato la Scozia perché, personalmente, lo ritengo un finto problema. Gli Scozzesi hanno già le banconote con la dicitura “Bank of Scotland”, una identità territoriale addirittura sovraesposta (non dimentichiamo che gli Scozzezi sono meno di cinquemilioniemezzo) a causa della tirchieria, delle gonne e del whisky. Inoltre hanno già il privilegio di presentarsi separatamente nei campionati internazionali di calcio, di rugby ecc.
    Pur confessando di non conoscere a fondo le faccende scozzesi, mi pare poi che l’erede dell’antica Caledonia sia una terra più depressa della media dell’intera Gran Bretagna. Sul piano economico è poi deficitaria ed i problemi di questo tipo alla fine glieli risolve sempre il portafoglio di Londra.
    Non credo che la Scozia diverrà indipendente, perché alla fine prevarrà lo spirito profondo che spinge per esempio i Siciliani a non chiedere l’indipendenza (“Noi possiamo andare dove vogliamo, mentre gli altri già non vengono qui”). In ogni caso, la Union Jack non cambierà in conseguenza di una eventuale secessione della Scozia. Tieni presente un particolare che forse non conosci: l’Irlanda del Nord (simboleggiata nella Union Jack dalla croce di Sant’Andrea rossa, che prima dell’indipendenza dell’Irlanda-Eire rappresentava l’intera Irlanda) nel 1972 ha rinunciato ad una sua bandiera, mentre nel 1959 era nata la bandiera del Galles. Ecco, questi “meno uno” e “più uno” già non hanno influito sul vessillo del Regno Unito.
    Più ampiamente, mi vengono alla mente altri due esempi di bandiere che non sono state modificate in conseguenza di riduzioni territoriali successive alle loro nascite. Vedi Cipro (la sagoma dell’isola è riportata per intero, nonostante il nord faccia vita separata già dal 1974), oppure la Germania, con il nero che rappresenta la Prussia, nonostante tutta la Prussia ormai non sia più tedesca dal 1945 (per completezza, il rosso rappresenta la Hansa ed il giallo-oro il ricordo dell’estinto Sacro Romano Impero Germanico).

    Riferimenti utili: http://en.wikipedia.org/wiki/Flag_of_Northern_Ireland e http://en.wikipedia.org/wiki/Flag_of_Wales

  13. Gio Ve
    Mar 01, 2014 @ 13:20:50

    @Nautilus (feb 28, 2014 @ 11:16:00)

    Il nazionalismo, per “colpa” (si fa per dire) della globalizzazione e dei social networks, è un fenomeno che col tempo è destinato ad essere fortemente ridimensionato ovunque. Il nazionalismo stesso rappresenta una parentesi storica, inventata ed usata dalla massoneria, per demolire gli antichi secolari stati transnazionali (Austria-Ungheria, Impero Russo ed Impero Ottomano, dove da secoli persone di lingue differenti vivevano insieme nelle stesse città da molti secoli) e lasciare in piedi solo gli Stati Uniti d’America, ma non mi dilungo oltre in questa direzione.
    Tornando all’Estonia, guarda che nella sostanza le cose stanno già cambiando. Il fatto stesso di aver rinunciato alla propria moneta è un notevolissimo passo avanti per quelli là. Anche i rapporti umani sono in evoluzione. Birgit – la nipote di Pille – è felicemente fidanzata e convivente con un un ragazzo di lingua russa, cosa inaudita fino a 15 anni fa, con la benedizione di tutti i familiari di entrambi.
    Le tue osservazioni e le tue intuizioni sull’Estonia sono corrette. Aggiungo anche un’idea mia: uno status fiscale privilegiato (con l’istituzione anche di bordelli e di case da gioco) a Narva e nell’Ida-Virumaa, porterebbe valanghe di nuovi soldi dall’estero (Russia, Finlandia e Germania).
    Il dubbio sul tutto, però, mi rimarrà fino a quando non inizierà l’inversione di tendenza demografica. Se le culle restano vuote e se i cervelli migliori continueranno ad emigrare, ogni sogno svanirà in una landa desolata.

  14. Gio Ve
    Mar 01, 2014 @ 13:33:13

    @Alice (feb 28, 2014 @ 01:45:17)

    Gli Estoni, poi, non potrebbero “offendere” in modo reciproco la bandiera russa, in quanto se capovolta diventerebbe quella della Serbia priva dello stemma (http://en.wikipedia.org/wiki/Pan-Slavic_colors)
    🙂
    L’atto di capovolgere le bandiere orizzontali comunque non è un fatto insolito. Negli USA per esempio molte comunità nativo-americane usano issare la bandiera sottosopra (per intenderci, con il riquadro blu che contiene le stelle in basso a sinistra, invece di in alto a sinistra) quando vogliono vogliono manifestare dissenso politico o per dimostrare dissenso per qualche nuova legge a loro sgradita.
    Spesso, da sempre, inoltre mi è capitato e mi capita di vedere qua e là la bandiera tedesca sottosopra (col giallo in alto), anche in occasioni ufficiali. In questo caso, però, il motivo pare che sia semplicemente l’ignoranza della persona che l’ha issata 🙂

  15. Nautilus
    Mar 01, 2014 @ 16:14:49

    @ Gio Ve

    Intanto ti devo una risposta: la Indrė mi ha confermato che in Lituania la pratica dell’inversione della bandiera non esiste. Curiosamente noi non conosciamo e non frequentiamo lituani russofoni, tuttavia ogni estate – quando siamo al mare a Palanga – ci imbattiamo sempre in qualche Moscovita o Sanpietroburghese. Che in effetti, proprio come i Napoletani, sono molto simpatici. Per i primi dieci minuti.

  16. Gio Ve
    Mar 01, 2014 @ 21:42:14

    Intervengo ancora perché, rileggendo alcuni miei interventi precedenti, noto diversi refusi ed alcune ripetizioni.
    Giedo scusa.
    Non per giustificarmi, ma solo per spiegare, si sappia che li avevo scritti in situazioni precarie e tutti di getto, senza avere l’opportunità di rileggerli bene.

  17. Nautilus
    Mar 01, 2014 @ 22:41:32

    @ Gio Ve

    Il senso di quello che volevi dire è chiarissimo, dunque non ti preoccupare per i refusi 🙂

  18. Roberto Rossi
    Mar 02, 2014 @ 12:43:46

    Che interessante sequela di considerazioni!
    Le bandiere sono comunque segno identificativo degli stati più estesi (USA, Russia, Brasile) usato per rimarcare il possesso degli angoli più remoti dei loro possedimenti e perfino sulla luna. Proprio negli stati più estesi l’insegnamento ai bambini a disegnare le bandiere assume un aspetto di vero e proprio indottrinamento.

  19. Alice
    Mar 03, 2014 @ 14:19:22

    Il discorso sui nativi dovrò approfondirlo, grazie come al solito Gio Ve, interessantissimi interventi! 🙂

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