Igors Vatoļins prova a costruire il movimento dei russofoni che si sentono europei

Segnalo questo importante articolo di Paolo Pantaleo apparso oggi su East Journal. L’idea di Igors Vatoļins è più che condivisibile e fa ben sperare, ma la strada sarà impervia.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Gio Ve
    Mag 22, 2014 @ 16:44:00

    Forse la strada potrebbe diventare meno “impervia” del previsto. Tanto per cominciare i Kaliningradesi ormai aspettano l’occasione buona per fare sempre più di testa loro. Per continuare, i ragionamenti di Paolo Pantaleo sono corroborati da un sondaggio già effettuato da postimees.ee in Estonia nello scorso mese di marzo, dove è emerso (anche con una certa sorpresa…) che quasi tre quarti dei cittadini estoni di lingua russa se avessero dovuto scegliere hic et nunc come stava accadendo in Crimea, avrebbero optato per Tallinn e non per Mosca.
    La guerriglia di posizione nell’Ucraina orientale, le questioni non risolte nel Caucaso (occupazione di due aree della Georgia e movimento secessionista ceceno mai sopito) ed il recentissimo accordo del gas tra Mosca e Pechino, sono come un’improvvisa onda anomala che fanno ripiegare l’incendio russo (in termini di popolarità, prestigio, credibilità internazionale e simpatia) decisamente verso oriente, dopo che negli ultimi vent’anni in Europa in molti (ma non io) si erano illusi che la Russia era cambiata e stava percorrendo la strada giusta per suonare nella nostra orchestra.
    I Russi che vivono fuori dal territorio della “Grande Madre” (tanto quelli che effettuarono un trasferimento post-1991, quanto gli altri che già vi si trovavano per ragioni storiche precedenti), lontani dalle voci deliranti del Cremlino e capaci di intendere e di volere, sanno bene dove si sta meglio.
    Le inondazioni di pochi giorni fa in Bosnia-Erzegovina ed in Serbia – sembra paradossale e grottesco, ma è così – hanno giocato anch’esse contro la Russia. Negli ultimi due mesi in Serbia era divampata la fiammella non spenta del “panslavismo”; tanto nei mass media, quanto nei social networks ho assistito ad un’atmosfera simile alla corsa agli armamenti: odio verso il Cossovo, recrudescenza dei rancori contro la Croazia, culto quasi a livello religioso verso Putin e Lavrov, pollice verso per i “corrotti Ucraini”, tifo per Assad ed altri discorsi pazzeschi del generei. Poi arriva l’acquazzone ed i primi aiuti arrivano non da Mosca (presa in contropiede perché affaccendata in altre faccende), ma da Bucarest. Ed allora vedi che il quadrante balcanico, per fortuna, in questo giro tornerà per un po’ ad essere calmo, perché anche ai più cretini è arrivata in faccia la torta della verità.
    Ed il sogno stesso del panslavismo diventa utopia proprio adesso: dopo aver perso l’amicizia dei fratelli Polacchi, Cechi e Slovacchi nel ventesimo secolo, ora i Russi possono andare orgogliosi di essersi fatti dei nuovi nemici: gli Ucraini (che pochi non sono). Inoltre, le vicende attuali favoriscono il consolidamento in Europa di Bulgari, Sloveni e Croati, che oramai non hanno più dubbi. Gli unici Slavi amici dei Russi sono rimasti solo i Bielorussi.

  2. Nautilus
    Mag 22, 2014 @ 17:49:35

    @ Gio Ve

    La speranza che le cose vadano per il verso giusto ce l’ho anch’io. Da questo punto di vista la garanzia più forte è proprio la zona di Kaliningrad. Ci siamo detti più volte che la Russia difficilmente rinuncerà a quello sbocco sul Baltico, troppo strategico, troppo importante, ma quello che la Russia non può fare è obbligare gli abitanti di quella regione a sentirsi Russi, secondo il mito della Grande Madre Russia (una cosa che a me fa sempre pensare a certi tipi parassiti unicellulari). Ho letto di alcuni sondaggi fatti a Narva secondo i quali la maggioranza degli abitanti della città e della contea non è favorevole a una possibile (ma improbabile) espansione di Putin verso ovest. Gli abitanti di Narva, però, hanno il vantaggio di vedere con i loro occhi quanto dall’altra parte del fiume le condizioni di vita sono peggiori di quelle estoni.

    Io sono tra quelli che si erano illusi in un cambiamento della Russia, ma in questi mesi ho avuto modo di ricredermi abbondantemente.

    Quest’estate sarò come al solito a Palanga e sono certo che incontrerò qualche turista russo, come capita ormai tutti gli anni. Di sicuro mi lancerò in qualche conversazione per capire un punto diverso dal mio. Ci sono anche i turisti Bielorussi, ma con loro i rapporti sono più difficili, sopratutto perché non parlano uno straccio di Inglese e io non ho nessuna intenzione di far sì che mia moglie si sforzi a parlare una lingua che non ha mai amato. Non credo, invece, che quest’anno avrò ancora voglia di sconfinare in Latgallia, probabilmente farò il solito salto mordi e fuggi in Lettonia lungo la costa ovest, giusto per portare mia figlia a vedere un paio di riserve naturalistiche poco oltre il confine. Ma da quella parte è Lettonia vera e di Russi ce ne sono pochissimi.

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