Gli Indoeuropei hanno preceduto le popolazioni di lingua ugrofinnica di Finlandia ed Estonia?

La cosa viene sostenuta in una tesi di dottorato* di cui si parla in questo post. Il metodo di indagine mi pare piuttosto debole e le conclusioni alquanto ardite, ma lascio giudicare ai lettori.

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* Bidrag till Fennoskandiens språkliga förhistoria i tid och rum di Mikko Heikkilä del dipartimento di lingue moderne dell’università di Helsinki

8 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Gio Ve
    Ago 30, 2014 @ 14:10:58

    Premettendo che ho già espresso altrove, in questo sito, un mio pensiero al riguardo, aggiungo solo che questa boutade finlandese bene si accompagna all’altra di alcuni anni fa, che ipotizzava il Baltico come scenario dello svolgimento delle vicende narrate sull’Odissea, con dettagli e richiami precisi su ciascuno dei luoghi visitati da Ulisse 🙂

  2. Nautilus
    Ago 31, 2014 @ 09:29:00

    @ Gio Ve

    Non definirei quella di Felice Vinci una boutade, ma una teoria che necessita di verifiche, e in ogni caso una ricerca condotta con rigore e metodo scientifico.

    Riporto di seguito quanto già espresso altrove sul tema: “[…] Quello che mi piace dell’autore è proprio il fatto che è un ingegnere nucleare, ovvero una persona che, per formazione accademica e per attività professionale, ha a cuore il “metodo” (nel senso nobile, scientifico e galileiano del termine). Credo che le sue ipotesi siano di grande fascino, ma come ogni teoria necessita di fatti che la comprovino. D’altra parte è lo stesso Vinci a sollecitare la necessità di riscontri di natura archeologica. […] alcuni passaggi delle opere omeriche appaiono decisamente alieni rispetto al contesto mediterraneo (giusto per citarne un paio: la neve che cade sul mare “brumoso” o condizioni di luminosità estiva serale/notturna tipica di latitudini elevate) e sembrano invece più adatte e consone a uno scenario baltico. In ogni caso credo che di fronte alla esposizione di una teoria scientifica l’atteggiamento corretto sia quello dell’attesa e non del tifo calcistico, dove con il termine ‘attesa’ intendo il tempo e le prove necessarie per produrre una validazione o una confutazione delle ipotesi proposte […].”

    Una cosa importante è sottolineare che in ambito scientifico potrebbe anche accadere (raro ma possibile) che, pur con un metodo sbagliato, si arrivi a un risultato corretto, un po’ quando a scuola ci è capitato di fornire la soluzione esatta di un’equazione sbagliando alcuni passaggi risolutivi.

  3. Gio Ve
    Ago 31, 2014 @ 10:23:35

    @ Nautilus

    Le tesi di Felice Vinci non possono essere convincenti e sono state facilmente demolite per diversi motivi, tra i quali:

    1 – Sulle coste del Baltico nell’epoca sostenuta da Vinci dagli scavi risultano culture di tipo neolitico, che usavano vasellame ceramico e non oggetti in bronzo. L’età del bronzo scandinava cominciò in epoca successiva.

    2 – Secondo Vinci, i popoli scandinavi portarono con sé i toponimi già in uso nella terra di origine, e li riattribuirono, nel Mediterraneo, nello stesso ordine geografico nel quale si trovavano le località originarie. E tutto questo al preciso scopo di farli “combaciare” coi loro poemi epici. Non è conosciuto un altro caso in tutta la storia delle migrazioni nel quale una popolazione si sia comportata in questo modo (nonostante siano noti alcuni casi di toponimi importati da un continente ad un altro, come nel caso dei migranti europei che colonizzarono i territori americani e dell’Oceania, ma senza badare all’ordine).

    3 – I poemi omerici hanno subito delle variazioni, probabilmente profonde, negli otto o nove secoli in cui sono stati trasmessi oralmente. Numerose formule, tipiche della tradizione orale, sono state identificate come formatesi nel periodo della trascrizione in forma scritta, mescolate con altre che rappresenterebbero una fase di epoca precedente. Non è dunque possibile ascrivere l’attuale testo dei poemi omerici ad un periodo storico preciso.

    4 – I toponimi omerici sono confrontati con i toponimi baltici attuali o di epoca medievale, partendo dal presupposto (invero poco probabile), che essi non abbiano subito modificazioni nel periodo di trasmissione orale del testo. Inoltre le affinità riscontrate si basano nella maggior parte dei casi su una semplice assonanza, senza una reale corrispondenza con i meccanismi fonologici delle lingue coinvolte. Ad esempio, se una parola come “Troia” fosse stata assorbita in finlandese, essa avrebbe dovuto dare *Roija e non Toija. Il finlandese è una lingua che non ammette gli accumuli consonantici nella prima sillaba della parola ma, nell’adattare alle proprie peculiarità le parole straniere assorbite, tende a conservare piuttosto la consonante liquida [r], a scapito delle occlusive (ad esempio, la parola tedesca strand “spiaggia”, in finlandese ha dato ranta).

    5 – Alcune delle località descritte nei poemi omerici, ed in particolare quelle più lontane dal mondo greco, come in molte altre opere letterarie, non rappresenterebbero fedeli resoconti della realtà, ma invenzioni di fantasia. Tuttavia, anche partendo dal presupposto che i luoghi dei poemi omerici corrispondano tutti ad un luogo reale, sono stati fatti studi che mostrano come vi siano in realtà somiglianze molto precise e sistematiche tra il mondo descritto dall’Odissea ed il Mar Mediterraneo, non solo per ciò che riguarda la conformazione dei luoghi, ma persino nel tipo e nella direzione dei venti. Insomma, gli errori, come quello di collocare Itaca come l’isola più occidentale del suo arcipelago, non sarebbero presenti in modo massiccio, come ritenuto da Vinci, ma sarebbero un numero limitato e quasi sempre in qualche modo spiegabili.

    Bibliografia:
    Lia De Finis, Vittorio Citti, Luigi Belloni “Odisseo dal Mediterraneo all’Europa” (seminario di studio 20 febbraio – 20 marzo 2001), Trento 2002, pag. 88. ISBN 9789025611668;
    Peter Loptson “Nordicum-Mediterraneum”, Icelandic E-Journal of Nordic and Mediterranean Studies, 5,1;
    Jean Cuisenier “L’avventura di Ulisse”, Sellerio, 2010. ISBN 9788838923944.
    In televisione:
    RaiDue, “Voyager”, condotto da Roberto Giacobbo il 23 novembre 2008.

    Tra le varie deviazioni sull’ambientazione delle vicende omeriche, ti segnalo la più recente “Troy in England e Where Troy once stood” di Iman Jacob Wilkens, acquisibile dal sito dello scrittore http://www.troy-in-england.com/

  4. Nautilus
    Ago 31, 2014 @ 19:14:47

    @ Gio Ve

    L’ambientazione baltica dei poemi omerici ha una spettacolare coerenza dal punto di vista geografico, climatico, orografico e persino culinario, coerenza che si perde irrimediabilmente spostando le vicende omeriche nel bacino del Mediterraneo. Possibile che si tratti soltanto di coincidenze? A mio parere è possibile, ma altamente improbabile.

    Le argomentazioni sopra sono ormai note, ma nel corso degli anni vanno aumentando, nel mondo scientifico e accademico, i sostenitori della teoria vinciana, tanto più che è in atto una forte critica verso l’archeologia preistorica classica. A mio parere le cose cambieranno con le future scoperte archeologiche nell’area nordica, area che è oggetto di attenzioni molto inferiori a quelle medio-orientali.

    Anche se non ne scrivo sul blog seguo gli sviluppi dei lavori di Felice Vinci da anni. Ad affascinarmi sono il metodo e il rigore, applicati in un ambito dove non si dispongono certo di strumenti e dati solidi come invece avviene in campi come matematica, fisica, biologia, ecc.

    Invito i lettori alla lettura di questa intervista del 12 Luglio 2014 in cui Vinci fa il punto delle sue teorie, delle critiche e degli sviluppi archeologici recenti in area nordica.

  5. Nautilus
    Ago 31, 2014 @ 19:22:10

    @ Gio Ve

    Conosco il lavoro di Iman Jacob Wilkens. Come nel caso di Vinci si afferma l’impossibilità dell’ambientazione mediterranea delle vicende omeriche, solo che a cambiare è il “setting”. Tutto, però, converge a favore di un’origine nordica dell’epica preistorica.

    Quello che noto è che l’archeologia preistorica si avvia a gran velocità verso una crisi dei fondamenti, un po’ come è avvenuto per matematica, logica, fisica, musica e arte all’inizio del 1900.

  6. urbanjungle76
    Set 10, 2014 @ 10:21:30

    Ciao Nautilus! Manco da molto nel blog (ma leggo sempre con interesse, avevo smarrito la password di wordpress). E’ un argomento interessante, ma credo che questa ricerca non tenga conto di una disciplina che può essere di aiuto: la genetica. I popoli baltici hanno una purezza genetica tra le maggiori riscontrabili in Europa, il che fa presupporre scarsi contatti con altre popolazioni. Questo mal si concilia con saghe “marinare” in cui il contatto con altri popoli è frequente se non comune. Studi su resti umani, sia di greci, che più avanti di romani, hanno dimostrato una grande varietà genetica, con geni di provenienza africana (a volte anche subsahariana come nel caso dei romani) e asiatica. Non credo che le popolazioni baltiche fossero particolarmente “marinare” (tant’è che la maggior parte di resti di imbarcazioni risalenti a prima della nascita di Cristo erano per la navigazione di acque interne). Tra l’altro mi sembrerebbe ragionevole pensare che le civiltà mediterranee trovino le loro radici nel mesolitico, quando nell’area tra mar nero e mesopotamia è nata l’agricoltura (tra il 20.000 e 10.000 AC). In quel periodo il baltico era inabitabile per via dell’ultima glaciazione.

  7. Nautilus
    Set 10, 2014 @ 19:15:42

    @ urbanjungle76

    Grazie per essere riapparso 🙂

    Ti riferivi alla genetica con riferimento alle tesi di Mikko Heikkilä o a quelle di Felice Vinci?

  8. urbanjungle76
    Set 11, 2014 @ 09:14:54

    Nautilus, mi riferisco alle tesi di Vinci, per le quali anche tu esprimi delle più che sensate perplessità. Argomento affascinante, comunque, quello della ricerca di una protociviltà sconosciuta

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