Nix pix

Un modo un po’ alternativo di dire “no”. Pare piaccia molto agli Svedesi.

Tutte le parole di due lettere

Se escludiamo latinismi, forestierismi, sigle, acronimi, nomi propri, toponimi, troncamenti, usi antichi, letterari e regionali, abbreviazioni, simboli chimici, termini scientifici, ecc., quello che segue dovrebbe essere l’elenco di tutte le parole di due lettere presenti nella nostra lingua.

aa, ad, ae, ah, ai, al
ba, be, bè, bi, bu
ce, ci, cu
da, dà, di, do
ed, eh, ex
fa, fu
gi
ha, he, hi, ho
ih, il, in, io
la, le, li, lì, lo
ma, me, mi
ne, né, ni, no
od, oè, oh
pi
qu
re
sa, se, sé, si, sì, so, su
te, tè, ti, tu
uà, uè, uh, un
va, ve, vi

A questo punto potremmo anche fare un gioco: qual è la frase più lunga di senso compiuto che si può costruire usando i termini sopra non più di una volta?

Per esempio, si potrebbe dire (10 parole):

oh, vi va un tè su da me? ma sì!

Ma sicuramente i miei lettori saranno in grado di fare meglio!

La collezione di Enn Kunila a Roma

I nostri vicini italiani che condividono la passione per l’Estonia e per l’arte estone possono prepararsi a un appuntamento di rara caratura. Il 30 Gennaio 2015, dopodomani, aprirà a Roma* la mostra “Nordic Colours. Estonian art 1910-1945”. 45 dipinti di 19 artisti provenienti dalla collezione di Enn Kunila, una delle più preziose di tutta l’area baltica. Tutto quel che c’è da sapere è scritto qui.

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* Salone Centrale del Complesso del Vittoriano (Ala Brasini, via san Pietro in Carcere)

Ah, eh, ih, oh, uh

Tutte e cinque queste interiezioni esistono e sono regolarmente attestate nei dizionari.

Cubi di LeGo

Ieri pomeriggio mia figlia stava giocando con il LeGo. Messi da parte un certo numero di cubetti unitari ha poi costruito due cubi colorati di dimensioni differenti. Poco dopo è giunto a casa nostra Giulio, un amichetto dell’asilo. Giulio ha immediatamente smontato i due cubi originari, poi – con gli stessi pezzi – ha pazientemente assemblato un cubo più grande.

Si dica perché questa storia non ha senso.

Egils Rozenbergs

Egils Rozenbergs potrebbe essere definito un artista “tessile”. Purtroppo in un Paese tecnologicamente avanzato come la Lettonia c’è anche chi, nell’ambito dell’arte e della cultura, non si è ancora dotato di un proprio sito internet. Peccato. Nell’attesa non mi resta che consigliarvi di fare qualche ricerca con Google Images.

Uncomfortable photographs of sunbathers sleeping comfortably on a beach

Un titolo del genere (a mio avviso stupendo) non poteva certo lasciarmi indifferente e anzi mi fornisce l’occasione, a distanza di più di due anni e mezzo, per riparlare di Tadas Černiauskas*. Quest articolo apparso qualche giorno fa su PetaPixel ci dà conto del nuovo progetto “Comfort Zone” del fotografo lituano. Date un’occhiata.

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* si veda il post “Tadas Černiauskas’s Blow Job, Tadao Cern e quegli ignoranti di Repubblica” del 17 Maggio 2012

Jurgis ir Drakonas e la pizza lituonapoletana

Jurgis ir Drakonas (Giorgio e il Drago) potrebbe essere il nome nuovo della pizza lituana. Se non sapete nulla del più mediterraneo dei tre Paesi baltici è probabile che l’espressione “pizza lituana” vi suoni come un perfetto ossimoro culturale-culinario; se invece siete stati a Vilnius, a Kaunas o a Palanga almeno una volta sapete già che non è affatto così.

In Lituania la pizza è un cibo così diffuso che lo si potrebbe persino considerare un piatto nazionale. Naturalmente non è sempre stato così; le cose sono cambiate negli ultimi quattro o cinque lustri, con il crollo dell’Unione Sovietica. Quello che invece è cambiato poco è il livello delle pizze: pessimo.
Se si esclude qualche vera pizzeria napoletana (i Napoletani – si sa – sono ovunque, probabilmente anche alle Svalbard) e qualche recente tentativo di introdurre ingredienti seri da parte di alcune catene di pizzerie (su tutte Čili Pica), si fa davvero fatica a chiamare pizza quello cui ci si trova davanti.
Ma non ditelo ai Lituani: sono così gnucchi, nazionalisti e permalosi che, prima, si offenderanno, poi vi diranno che non è vero che la loro pizza non è buona, semplicemente è un tipo “diverso” di pizza, una pizza “alla lituana” (che, tanto per capirci, non resistono a non “arricchire” con l’immancabile ketchup). Sotto sotto, tuttavia, molti Lituani, specie quelli che hanno viaggiato qui da noi o in Italia, sanno benissimo come stanno le cose, solo che faticano ad ammetterlo.

Resta il fatto che questi Baltici del sud adorano la pizza; e a questo punto qualcuno ha pensato bene di fare un “reset” culturale portando a Vilnius (per incominciare) la vera pizza napoletana. Se però pensate che questo qualcuno sia un imprenditore napoletano vi sbagliate. L’idea è venuta al britannico Tom Nicholson (originario di Ipswich, Suffolk), il che la dice lunga sullo stato di crisi in cui versa l’Italia.

Gli stranieri, questo è il messaggio di fondo che qui si intende trasmettere, hanno avviato quel salto di consapevolezza che fino a qualche anno fa pareva impensabile. Ora che qualcuno ha cominciato a fare propri i valori del gusto, del mangiare e del bere bene (e sano) la rivoluzione ha preso il via per davvero. Nella prima fase, quella attuale, si tratta solo di copiare (e naturalmente si copia da chi sa fare, in questo caso dai Napoletani). Quella successiva (in realtà parzialmente già iniziata, ma solo a livelli molto alti) sarà la vera svolta: la fase della produzione autonoma.
Si può star certi che in un paio di decenni valori che oggi sono quasi esclusivamente nostri o degli Italiani permeeranno sempre più profondamente l’intera cultura europa. La cosa, vista nel suo complesso, non può che essere un bene (come lo è in genere un trasferimento di cultura). Sarà poi da vedere se a ciò si accompagneranno anche quei fondamentali meccanismi di tutela delle tipicità che sono ancora lontanissimi dalle corde degli altri Paesi europei.

Per tornare a Tom Nicholson l’idea di base è semplicissima: usare ingredienti di prima qualità, seguire il metodo di preparazione tradizionale e cuocere le pizze in veri forni a legna (quelli della padanissima Marana Forni di Chievo).
Per il momento i ristoranti Jurgis ir Drakonas sono solo due, entrambi aperti lo scorso anno a Vilnius ed entrambi dati in forte ascesa.

Ecco quanto dichiarato da Nicholson in un’intervista recente: “I was confident pizza needed shaking up in Lithuania. I studied traditional methods and applied them as honestly as possible. Pizza in Lithuania had seemed to have drifted so far from the original dish, I simply re-aligned it. In 2015 we have plans for at least 3 more pizzerias. Customers can’t seem to get enough of what we do. We’ve noticed that even in the short time since we started other pizzerias have woken up and are trying to improve their product. I just hope that even in some small way I can help improve pizza here in Lithuania”.

A inizio Maggio sarò a Vilnius; saggerò queste pizze di persona e naturalmente non mancherò di riferirvi.

Più corrotto è lo Stato…

“Più corrotto è lo Stato più numerose saranno le leggi”.

[Tacito]

Il record di Joosep Mooses

Durante la maratona di Tallinn della scorsa estate (14 Settembre 2014, per gli Estoni già autunno) Joosep Mooses è giunto sul traguardo in 3 ore, 14 minuti e 57 secondi. Il tragitto è stato percorso facendo rimbalzare per tutto il tempo un pallone da basket. Negli scorsi giorni l’impresa è stata certificata dagli appositi organismi come nuovo Guinness Record. Il record precedente (3 ore, 23 minuti e 42 secondi) era stato stabilito nel 2010 dallo Statunitense Mart Ott.

Gioco moscio

Acclamato da critica e lettori l’esordio “Il Gioco” dello scrittore svedese Anders De La Motte (2010, titolo originale “[geim]”, traduzione di Elisabetta Duina) è stata una delle peggiori letture che mi sia capitata di fare negli ultimi anni nel prolifico ambito dei polizieschi e gialli scandinavi.
Nonostante le apparenze la trama non mi è parsa per nulla originale e la narrazione è ben lungi dall’essere avvincente. Finale prevedibile ed eccessivo. Il romanzo non riesce mai ad aprirsi avvitandosi e accartocciandosi su sé stesso. Insufficiente la caratterizzazione dei personaggi. Fate come preferite, ma io vi consiglierei di passare oltre.

Sipario chimico

Il sonno che sopraggiunge per effetto di farmaci ipnoinducenti. Letto poco fa in un romanzo svedese.

Tutto ciò che non sopporto di mia suocera

Se siete appena capitati su questa pagina accertatevi che i punti sotto descritti non siano meno di una cinquantina. In caso contrario significa che mi avete colto in piena fase preparatoria. I contenuti di questo post sono infatti talmente vasti che per il completamento mi sono necessari giorni, settimane o forse addirittura mesi. Questo post, inoltre, è di tipo “aperto”, è cioè probabile che nuovi elementi andranno aggiungendosi nel tempo.
I fatti qui riportati sono elencati senza alcun tipo di ordine o priorità e, sebbene in forma un po’ romanzata, sono tutti rigorosamente veri.
Questo scritto potrebbe apparire un atto irriguardoso nei confronti di mia moglie. In realtà l’aspetto umoristico va preso per quello che è: nient’altro che una salutare valvola di sfogo… altrimenti l’autore dovrebbe prendere in considerazione l’omicidio. Sto scherzando (sto scherzando?).

01 la voce
Mia suocera ha la peggior voce che abbia mai sentito. Non che sia colpa sua, ma intanto è così. Sorprendentemente le cose migliorano quando dal parlato passa al canto, cosa che però accade raramente.

02 i battiscopa
Quando mia suocera fa la sua comparsa, i battiscopa di casa mia – se potessero – si schioderebbero dalle pareti per teletrasportarsi in un appartamento di un altro Paese e di un’altra epoca. Probabilmente mia suocera crede che se i battiscopa hanno questo nome è perché debbano essere colpiti con scope e spazzoloni.

03 luci, parte 1
Normalmente quando si esce da una stanza si spegne la luce; qualche volta ci si dimentica.
Normalmente quando mia suocera esce da una stanza non spegne la luce; qualche volta si ricorda.

04 coltelli in lavastoviglie
Da quando mia figlia ha cominciato a muoversi autonomamente per casa, mia moglie e io abbiamo preso l’abitudine di caricare il cestello delle posate della lavastoviglie mettendo i coltelli con la punta all’ingiù e le lame rivolte verso l’interno. La cosa è stata detta anche a mia suocera, che tuttavia continua a inserire le posate a caso. Con “a caso” intendo dire che alcune di esse vengono infilate persino in senso orizzontale.

05 bicchieri in cucina
Siete in una cucina che non conoscete, cercate i bicchieri. Alcuni (quelli di basso valore e destinati ai pasti quotidiani) sono nel pensile A, altri (impiegati per le occasioni un po’ più formali) sono nel cassettone B. Viene il momento di svuotare la lavastoviglie e di riporre i bicchieri al loro posto, cosa fate? È ragionevole supporre che applichiate la regola “lo rimetto dove l’ho preso”. Certamente le prime volte può capitare di confondersi e di sbagliare, ma nessun problema. Mia suocera, invece, per qualche ragione recondita, insiste nel mettere tutti i bicchieri sempre nel pensile A.

06 porte
Cosa si fa quando si cucina? Si tengono chiuse le porte che separano la zona notte dalla zona giorno per evitare che gli odori di cibo si diffondano dove non dovrebbero, giusto? Ma questa è una delle tante cose che proprio non le entrano in zucca.

07 cassetti
Un dei suoi punti di eccellenza è quello di non chiudere mai completamente i cassetti. La parola fondamentale, qui, è l’avverbio “completamente”. Di solito i cassetti o si chiudono o si dimenticano aperti. Lei, invece, ne lascia almeno uno sempre aperto di quei 2/3 centimetri che danno al tutto un insopportabile senso di incompiutezza.

08 tappeti
In casa mia non c’è tappeto in cui mia suocera non inciampi. Così gli angoli si ripiegano all’insù, lei non li sistema e puntualmente ci inciampa di nuovo. In un ciclo che somiglia da vicino al leggendario moto perpetuo.

09 ombrelli
L’unico posto dove non è il caso di appoggiare un ombrello bagnato e sporco è contro una parete interna nell’ingresso di un appartamento (al limite lo si lascia subito fuori). E secondo voi mia suocera dove lo appoggia? Nei suoi geni deve esserci una sequenza di codice che la porta a causare il maggior danno possibile ai muri di casa. Un argomento su cui avrò modo di tornare più avanti altre volte.

10 il bicchiere sulla tavola
Qual è la posizione in cui si tiene il bicchiere sulla tavola? Guardando dall’alto e mettendoci nella posizione del commensale possiamo dire che il bicchiere è situato a circa 3-5 cm a “nord” del piatto. Mia suocera invece lo posiziona circa 15-20 cm a “est/sudest”, di solito pericolosamente vicino al bordo del tavolo. Ma perché?

11 le posate di servizio
Alcuni piatti comuni (tipicamente salumi e formaggi oppure il burro) vengono messi in tavola con una posata di servizio (quella con cui, appunto, tutti si servono per evitare di usare la propria). Si può star certi che per i primi tre quarti del pasto tale posata verrà bellamente ignorata da mia suocera che, ci fosse bisogno di specificarlo, userà la propria (di gran lunga già “ciucciata” e “riciucciata”). Nell’ultimo quarto d’ora accade però l’impensabile: all’improvviso la posata di servizio verrà fatta propria dalla suocera e immancabilmente finirà nel suo piatto come posata extra.

12 per terra
Si rende conto che qualcosa non ci sta in tavola? Lo appoggia per terra. Qui a Milano di solito è solo il cartone della pizza, a Vilnius più o meno qualsiasi cosa (bottiglie vuote, bicchieri, …). Quel che succede a Vilnius però non mi riguarda e inoltre i tavoli sono più bassi.

13 luci, parte 2
Tipico comando luci a tre interruttori. Qualunque sia, delle tre, la luce che vuole accendere la accenderà quasi sempre al terzo tentativo, anche dopo due o tre settimane che è qui.

14 entrare in auto
Il sedile posteriore destro della mia auto è occupato dal seggiolino di mia figlia. Una persona normale ricorderebbe questa posizione (sbagliando magari la prima volta). Una persona totalmente priva di memoria sbaglierebbe il 50% delle volte. Mia suocera tenta di salire dalla parte sbagliata il 90% delle volte.

15 pane, olio e aceto balsamico
Pane, olio e aceto balsamico è una specie di bruschetta molto basica. Come prepararla? Si adagia una fetta di pane sul piatto e poi ci si versano sopra un po’ d’olio e d’aceto. Mia suocera compie queste identiche operazioni tenendo la bruschetta a mezz’aria (e con l’olio che conseguentemente cola giù).

16 uscire dall’auto
La chiusura della portiera? Un optional.

17 tappi, parte 1
Almeno una volta nella vita è capitato a tutti di avvitare male il tappo di un barattolo. A mia suocera capita sempre.

18 pile di piatti
Meno cose mia suocera fa in casa e meglio è. Ogni tanto, tuttavia, non riesco a fermarla in tempo e così può capitare che ad esempio raccolga piatti e posate a fine pasto e che li porti in cucina. Come si impilano le stoviglie? Lo sanno tutti: un piatto sopra l’altro con le posate in cima alla pila. Mia suocera no, lei le posate le infila tra un piatto e l’altro creando una colonna che è quanto più instabile si possa immaginare.

19 raccolta differenziata
In fatto di raccolta indifferenziata non c’è poi molto da sapere: gli scomparti principali in ciascuna delle nostre case sono cinque: carta e cartone, umido, indifferenziato, plastica e metallo, vetro. Ha più difficoltà mia suocera ad applicare questi concetti elementari che mia figlia di tre anni a comprendere teoria delle stringhe e cromodinamica quantistica.

20 lo stridio delle posate
Avete presente quel fastidiosissimo rumore che si ottiene quando le posate sfregano sul fondo di un piatto? Ebbene, nella sua totale incapacità di maneggiare correttamente una forchetta, mia suocera è un generatore naturale di tali suoni. Come li ottiene? In estrema sintesi invertendo la normale concavità con cui si tengono le posate.

21 luci, parte 3
Mia suocera si sveglia alle 4:00 del mattino e fino alle 8:00/8:30 se ne sta in camera sua a leggere. Visto che viene sempre d’inverno le luci sono inevitabilmente accese per tutto il tempo. Così, giusto per pesare un po’ sulla mia bolletta energetica.

22 la posizione a tavola
Sedia troppo distanziata (culo indietro) e mano sinistra sotto il tavolo (tranne quando deve usare il coltello). Praticamente è inguardabile. Ogni tanto passa addirittura alla “modalità riposo”: gomito destro appoggiato al tavolo a sorreggere la testa inclinata di lato. Doppiamente inguardabile.

23 il taglio della pizza
Il taglio della pizza è facile: la forchetta nella mano sinistra sta ferma e blocca, il coltello nella mano destra si muove e taglia. Questo lo fa anche mia suocera, che tuttavia nel contempo esegue sia una torsione alternata del busto che un piegamento altrettanto alternato verso destra e sinistra. Alto numero di contorsionismo.

24 luci, parte 4
Due volte su tre si addormenta con la luce accesa. E io pago.

25 la bollitura dell’acqua
L’acqua si fa bollire con il coperchio, per fare prima e per risparmiare gas. Lo sanno tutti, ma mia suocera non ha ancora afferrato bene il concetto (l’uso del coperchio rimane casuale). E poi, se siamo fuori e le chiediamo per telefono di scaldare l’acqua, significa che una volta raggiunta la bollitura se noi non siamo ancora rientrati il fuoco va spento o almeno posizionato sul minimo, non che si lascia la fiamma al massimo e si fa evaporare il liquido. Infine, l’acqua per la pasta deve essere in quantità adeguata: meno di metà pentola “non” è la quantità adeguata.

26 l’accensione dei fornelli
Mia suocera è l’unica persona che conosco che, quando accende un fornello, si piega di lato tra i 60 e gli 80 gradi per verificare la presenza della fiamma. Potrebbe prima accendere la fiamma e poi metterci sopra la pentola, ma ormai non credo più nella possibilità di questo sviluppo evolutivo nel corso della sua vita terrena. Peccato che Darwin sia morto: avrebbe potuto avviare un nuovo campo di studi.

27 interruzioni
Sono nel pieno di una conversazione con mia moglie e mia suocera si infila a parlare con sua figlia come se nulla fosse; non dice nemmeno scusa, ma la cosa grave è che non si accorge di interrompere una conversazione già in atto.

28 il caricamento della lavastoviglie
Se si lanciano 20 monete alcune volte uscirà testa, altre croce; la probabilità di ottenere 20 croci o 20 teste è estremamente bassa; la probabilità, poi, che – in una serie di lanci consecutivi – escano sempre 20 teste o sempre 20 croci è remotissima. Immaginate ora che testa equivalga a caricare correttamente in lavastoviglie un piatto, un bicchiere, una posata, una pentola, ecc.; ebbene, mia suocera riesce a inserire tutto (ma proprio tutto) in posizione sempre errata. Sistema i piatti dove andrebbero i bicchieri e i bicchieri dove andrebbero i piatti; mette i piatti di dimensione standard in posizione orizzontale anziché verticale, i mestoli invece di adagiarli in orizzontale nella parte superiore li infila in verticale nel cestello delle posate e così finisce per bloccare le pale rotanti; e ho già detto dei coltelli al punto 04.

29 caricabatterie
Un caricabatterie inserito nella presa di corrente con il filo che penzola a terra e senza che il telefono sia collegato allo stesso è una situazione di potenziale pericolo. Ma mia suocera non lo capisce.

30 le tazze da infuso
Se non riempie le tazze con infuso bollente fino a mezzo millimetro dal bordo non è contenta.

31 sì grazie, no grazie
Quando si accetta o si rifiuta qualcosa, in particolare del cibo, dovrebbe essere buona norma far seguire i sì e i no con un grazie, altrimenti tutto suona molto maleducato. Se poi il no lituano (ne) è pronunciato quasi fosse un gnè (come fa mia suocera) si ha una sensazione di sgradevolezza ulteriore.

32 coltelli sul piano di lavoro della cucina
Uno dei vezzi più recenti è quello di appoggiare i coltelli da cucina in equilibrio sul manico in modo che rimangano con la lama all’insù. Viene meglio con i coltelli più grandi, che – per inciso – sono anche quelli più pericolosi. Mi domando se esista altro essere umano (umano?) che si comporta così.

33 la scelta dei bicchieri da mettere in tavola
Novità di inizio 2016. Deve mettere i bicchieri in tavola, di solito tre: uno per me, uno per mia moglie e uno per lei. Se ci sono dieci bicchieri dello stesso tipo e due spaiati cosa fa? Ovviamente mette almeno un bicchiere diverso dagli altri. Dio, se esisti, spiegami tu perché.

34 coltelli da tavola e coltelli da cucina
Mia suocera non ha la più pallida idea del fatto che se esiste una gran varietà di coltelli è perché questi hanno usi diversi. Quindi spalma il gorgonzola sul pane usando un enorme coltello da cucina (di quelli in ceramica con la punta affilatissima che si usano per il taglio delle verdure), taglia i limoni con il coltello seghettato del pane e taglia pane e verdure con il primo coltello che le capita a tiro.

35 le insalatiere nei cassettoni
A casa nostra esistono alcune insalatiere di dimensioni diverse; sono disposte nei cassettoni, la più grande sotto, le restanti l’una dentro l’altra secondo un naturalissimo schema di dimensioni decrescenti, in stile matrioska per capirci. Bene, mia suocera quando si tratta di riporre le insalatiere nel cassettone segue un suo schema causale, con il risultato di massimizzare lo spazio occupato.

36 tazze e tazzine nei pensili
Stesso metodo bizzarro descritto al punto precedente.

37 le pentole nei cassettoni
Per le pentole dovrebbero valere gli stessi criteri illustrati al punto 35, ma qui mia suocera supera sé stessa. Supponiamo che debba mettere via una padella di dimensioni medie. Apre il cassettone e vede che alcune pentole sono già impilate, dalla più grande (sotto) alla più piccola (sopra). L’oggetto più in alto è un pentolino. Cosa fa? Ci appoggia sopra la padella in posizione rovesciata, cioè con il fondo in alto. Qui siamo di fronte a un interessante aspetto antropologico: cioè mia suocera capisce che mettere la padella sopra il pentolino occuperebbe troppo spazio e darebbe instabilità alla pila, quindi elabora una soluzione alternativa che tuttavia non è quella più efficiente. La cosa interessante è che questo comportamento mostra timidi segnali di una proto-evoluzione.

Natasha Gudermane

Natasha Gudermane è una fotografa lettone trapiantata a Parigi con un forte interesse per i corpi nudi, specie quelli femminili. Qui si può trovare una panoramica delle sue opere (che, per quel che può valere, a me convincono poco).

Pärnu 18.01.2014

Pärnu 18.01.2014.

Chi ha detto “plus ça change, plus c’est la même chose”?

“Plus ça change, plus c’est la même chose”. Questa frase appartiene ormai al bagaglio culturale di tutti noi, indipendentemente dalla lingua e dalla provenienza geografica. L’abbiamo appresa da piccoli, e usata ripetutamente da grandi, tanto da ritenerla un proverbio di datazione molto lontana e di autore sconosciuto. Invece il detto non è né antico né anonimo. Ha fatto la sua prima comparsa nel Gennaio 1849 in un epigramma contenuto nel settimanale satirico “Les Guêpes” (Le Vespe). E la penna era quella del giornalista e scrittore francese Alphonse Karr.

Il messaggio nella bottiglia

Terzo lavoro della serie Sezione Q per Jussi Adler-Olsen. Dopo l’ottimo esordio “La donna in gabbia” e dopo l’altrettanto ottimo “Battuta di caccia” questo nuovo “Il messaggio nella bottiglia” (2009, titolo originale “Flaskepost fra P”, traduzione di Maria Valeria D’Avino) a mio avviso segna una battuta d’arresto nella creatività dello scrittore danese. Romanzo un po’ troppo lungo e frammentato, ma sopratutto senza gli entusiasmanti colpi di scena che avevano caratterizzato i suoi predecessori. Tornano, invece, e in abbondanza, i magistrali tratti comici del primo lavoro. Siamo in ogni caso ben sopra la media del genere.

Per le strade di Vilnius

Girando per le strade di Vilnius può capitare di vedere un po’ di tutto, anche immagini come quelle sapientemente raccolte qui. E così Vilnius è ancora più bella.

All kinda maniacs

Versione inglese del post precedente (elenco costruito con l’ausilio dello OneLook Dictionary Search).

aeromaniac
aggromaniac
alemaniac
anglomaniac
anthomaniac
antimaniac
arithmomaniac
attackomaniac
automaniac
beatlemaniac
bibliokleptomaniac
bibliomaniac
bugmaniac
calcumaniac
cantomaniac
cartomaniac
celtomaniac
charismaniac
chinamaniac
chiromaniac
chocomaniac
chronomaniac
cleptomaniac
clitoromaniac
collectamaniac
collineomaniac
craptomaniac
demonomaniac
dimaniac
diprimaniac
dispomaniac
ecomaniac
egologomaniac
eleutheromaniac
emailomaniac
enviromaniac
ergomaniac
erotomaniac
etheromaniac
ethnomaniac
exclamaniac
fistomaniac
fundamaniac
gallomaniac
gamomaniac
germanomaniac
geyseromaniac
gontermaniac
googlemaniac
grammaniac
graphomaniac
grecomaniac
guanomaniac
gymaniac
gymphomaniac
hectomaniac
hedislimaniac
himphomaniac
hornsmaniac
houdimaniac
hulkamaniac
hydromaniac
hypomaniac
iconomaniac
implomaniac
infomaniac
insomaniac
islomaniac
jerkazoidalmaniac
karmaniac
kleptomaniac
leximaniac
lickomaniac
logomaniac
losomaniac
mahalomaniac
malcolmaniac
maxmaniac
mechamaniac
megalomaniac
melomaniac
mendacimaniac
mesmeromaniac
methomaniac
metromaniac
micromaniac
milfomaniac
misomaniac
monomaniac
morphinomaniac
moviemaniac
muffomaniac
mungalomaniac
mythomaniac
narcolepticnymphomaniac
narcomaniac
necromaniac
necropyromaniac
negromaniac
niggermaniac
nomaniac
nonephomaniac
nymfoodmaniac
nymphomaniac
nympyromaniac
obamamaniac
obamaniac
oniomaniac
opiomaniac
opsomaniac
orgasmaniac
pagdemaniac
paramaniac
performaniac
philatelomaniac
phyllomaniac
pictomaniac
playmaniac
pneumaniac
pokemaniac
psychomaniac
pteridomaniac
puntamaniac
pyrokleptomaniac
pyromaniac
pyronecronymphomaniac
rafmaniac
randomaniac
rankmaniac
resumaniac
rickmaniac
romaniac
satyromaniac
shamaniac
shotgunmaniac
skeptomaniac
slymaniac
spamaniac
sublimaniac
tasmaniac
theomaniac
theriomaniac
timbromaniac
trichotillomaniac
tryptamaniac
tulipomaniac
ultramaniac
urbmaniac
wrestlemaniac
yakimaniac

Finisce per “-omane”

Le parole che terminano in “-omane” (dalla radice greca “-mane” che significa “smaniare, essere pazzo”) indicano l’accentuazione di tendenze che possono essere moderate (bibliomane), di coazione ossessiva (cleptomane) o propriamente patologiche (tossicomane). Di seguito l’elenco di quanto sono riuscito a raccogliere. I miei gentili e pazienti lettori, al solito, sono invitati a dare il loro contributo per estendere la lista.

alcolomane
andromane
anglomane
bibliomane
cleptomane
cocainomane
dacnomane
dipsomane
eroinomane
erotomane
eteromane
fennomane*
gallomane
grafomane
ippomane*
megalomane
melomane
mitomane
monomane
morfinomane
musicomane
narcomane
ninfomane
nippomane
nosomane
oppiomane
piromane
querulomane
sessuomane
tossicomane

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* segnalati dal curatore del blog Suom(I)taly Stories

Leedu raha litist euroni

Da ieri fino a fine Febbraio 2015 il Museo della Banca d’Estonia ospita in quel di Tallinn una mostra sulla storia del denaro in Lituania dal litas all’euro. Per maggiori informazioni vi rimando a questo link.

Cammello a tre gobbe schizofrenico

Pare che esista un’espressione araba (o almeno siriana) in cui si fa ricorso a un cammello a tre gobbe per definire una persona schizofrenica, ma anche chi, in senso più generale, ha un atteggiamento doppio (del tipo parlar bene di qualcun in sua presenza e poi dirne male alle spalle). Dico “pare” perché è quanto ho letto di recente in un romanzo poliziesco danese. Tuttavia su internet non ho trovato nulla in proposito. A questo punto ogni contributo da parte dei lettori è fortemente gradito.

Tutte le leggi dell’Estonia ora sono disponibili in Inglese

Doverosa segnalazione dell’omonimo post pubblicato un paio di giorni fa su Estonian Bloggers.

Spada a doppio taglio

In Inglese l’equivalente dell’espressione idiomatica “arma a doppio taglio” è “double-edged sword” o anche “two-edged sword” (i trattini sono obbligatori). Dunque gli anglofoni sono un po’ più precisi (parlano di spada e non genericamente di arma), ma per il resto le due espressioni possono ritenersi identiche.

A volte capita di imbattersi nelle forme “double-bladed sword” e “two-bladed sword” usate come varianti delle precedenti. Si tratta tuttavia di un utilizzo errato, dovuto di solito a traduttori non sufficientemente esperti.
Un’arma a doppio taglio è una spada con un’impugnatura e una lama a doppio filo tagliente; con “double/two-bladed sword”, invece, ci si riferisce a un’arma di tipo raro costituita da un’unica impugnatura da cui partono due diverse lame orientate in senso opposto: in pratica una spada doppia.

Effetti letterecci

Ho davanti a me la versione elettronica di un documento prefettizio in cui è usata la locuzione “effetti letterecci”. Cosa siano questi “effetti letterecci” ce lo spiega il vocabolario Treccani: del letto, che riguardano il letto (lenzuola, federe, coperte, ecc.). Ma allora perché non dire direttamente lenzuola, federe e coperte? Perché, come ci premette lo stesso Treccani, si tratta di un’espressione esclusivamente burocratica.

Come se non bastasse – e qui siamo al grottesco – se si cerca in Rete si noterà che l’espressione in oggetto compare molto spesso accompagnata dalla sua stessa spiegazione (per esempio nel documento che ho in consultazione si legge “effetti letterecci, composti da materasso, cuscino, lenzuola, federe e coperte”). In altri termini il linguaggio burocratico sostituisce una breve descrizione D, chiara a tutti, con una locuzione criptica X, seguita quasi sempre dalla sua interpretazione I (di solito uguale a D). Cioè scrivo X + D al posto di D, che è un po’ come andare da Milano a Pavia passando per Basilea, vale a dire non proprio quello che si definirebbe un colpo di genio.

Bene. Ricordate il detto “chi usa dieci parole laddove ne bastano nove è capace di qualunque delitto”? Con questo ho detto tutto.

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