Ēriks Ešenvalds

Ēriks Ešenvalds è uno dei migliori e più prolifici compositori di musica corale al mondo. Se vi piace il genere vi consiglio di dare un’occhiata attenta e approfondita al suo sito, tra l’altro davvero ben fatto. Mi piacerebbe scriverne di più, ma la proposta musicale è davvero distante dai miei gusti, quindi mi limito a una doverosa menzione.
Va da sé che l’attuale presidenza lettone della UE sta valorizzando i suoi artisti (si veda qui) con grande brio ed efficacia, come è giusto che sia.

99 modi per capire se sei o non sei Estone

Quei simpatici Estolondinesi di Estonian World hanno preparato un articolo (con relativa lista) intitolato “100 ways to know that you are from Estonia“. Già che c’erano ci hanno messo un bel po’ di ironia, il che – come si sa – non guasta mai.
Ecco i punti che, avendo io una certa conoscenza del Paese e dei suoi abitanti, sottoscrivo in pieno.

03.
You attended a song festival at least once either as a performer or as a spectator

05.
You are nationalistic about Skype (it was actually set up in Estonia)

07.
You declare your taxes on the internet like all modern people

10.
You spent at least one midsummer in Saaremaa or Hiiumaa, or in one of the smaller islands

14.
You have been at least once in your life at Pärnu beach

15.
There can never be too much sarcasm

16.
Buildings taller than 20 floors are sightseeing items where you bring visitors

19.
You have been to Finland

26.
You think working 35 hours per week is like being on a holiday

29.
Even if you find the music by Veljo Tormis and Arvo Pärt not exactly easy-listening, you think they are great messengers for the country

32.
When someone ask you “where is Estonia?” you quickly reply that it’s located in Northern Europe close to Finland…

34.
Sour cream tastes good with everything

37.
You have heard the phrase “Estonians are slow” at least once

42.
You don’t go on strike or protest when the government screws you

50.
Verivorst (blood sausage) tastes great (at least once a year at Christmas time)

64.
It’s been years since you’ve seen your paper passport and paper bus pass

65.
And weeks since you’ve seen cash money

66.
And you barely remember that there are other forms of payment except electronic ones

68.
You presume that all other countries also have ubiquitous internet access

70.
You feel that the University of Tartu is among the top five best/largest/oldest universities in the world, and if you’ve graduated from it, all paths in life are open for you

76.
You know the names of all three black people living in Estonia

80.
You wait for a green light at a pedestrian crossing even when there is no traffic to be seen

89.
You can speak with pride of Estonia’s tallest mountain (Mountain Suur Munamägi – 318 m)

90.
You can at times drink hot tea to hot food

94.
Every year you believe, deep in your heart, that Estonia will once again win the Eurovision Song Contest

95.
Potato to you is the same as rice to a Japanese

98.
You’re proud that Ernst Hemingway wrote that you can find at least one Estonian in every harbour in the world

I punti 34, 90 e 95 sono comuni anche a Lituani e Lettoni. Il punto che invece credo racchiuda molto del carattere estone è l’80.

Papino dov’è il tempo?

Domanda “zen” di mia figlia alle 7:30 di questa mattina.

Agendare, agendato

Mettere in agenda, messo in agenda. Udito oggi per la prima volta durante una riunione aziendale.

Marijus Aleksa

Marijus Aleksa, classe 1985, è tra i batteristi lituani più interessanti in ambito jazz e fusion con un particolare interesse per la contaminazione con altri generi come funky e hip-hop.
Aleksa ha cominciato la sua carriera di musicista al piano per poi spostarsi dietro le pelli. Ha studiato alla scuola di musica Dvarionas School di Vilnius, al Conservatorio di Vilnius e in Norvegia.
Diversi i concorsi cui ha partecipato e i premi vinti. Numerose anche le collaborazioni con gruppi* e musicisti solisti**.
Al momento è membro del giovane e promettente gruppo Riot.
Qui uno dei tanti video reperibili in Rete (molti dei quali, purtroppo, di bassa qualità) dove è possibile rendersi conto delle qualità del batterista lituano.

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* Guerilla Jazz.lt, Groovy Taxi, D’Orange, Brassbastardz, The Brazz Brothers

** Vytautas Labutis, Oleg Molokoyedov, Danielius Praspaliauskis, Eugenijus Kanevičius, Neda Malūnavičiūtė, Vladimir Chekasin, Arūnas Šlaustas, Vytautas Mikeliūnas, Jan Maksimowicz, Liudas Mockūnas, Vytis Nivinskas, Herbie Kopf

La fioritura dei ciliegi nel centro di Vilnius

Un bel video, realizzato in modo da farlo sembrare un lascito del periodo sovietico anni ’80, che mostra la splendida fioritura dei ciliegi nel centro di Vilnius. Il diplomatico nominato nel filmato è Chiune Sugihara, di cui avevo parlato in questo post del 26 Giugno 2014.

Estone di nascita, Martin di nome, Kuuskmann di cognome, fagottista di professione

Martin Kuuskmann, nato a Tallinn nel 1971 e da alcuni anni residente nei dintorni di Seattle, è probabilmente il miglior fagottista estone di tutti i tempi e uno dei migliori al mondo. Senza dubbio tra i massimi interpreti della difficile “Sequenza XII”* di Luciano Berio (che potete ascoltare qui). Il suo repertorio spazia dalla musica calssica, al jazz, alla bossa nova. Qui, per esempio, lo si può ascoltare dal vivo nell’esecuzione del famosissimo tango “Oblivion” di Astor Piazzolla.

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* nel corso di 44 anni Luciano Berio ha composto 14 sequenze, ciascuna incentrata su un diverso strumento; la Sequenza XII è dedicata al fagottista francese Pascal Gallois

Ode tautogrammatica alla birra

Baldanzosi beviamo birra blasonata boema. Brindiamo, buongustai!
(schema ba-be-bi-bl-bo-br-bu)

Assoluta-ca**o-mente

Mai sentito parlare di “tmesi”? Nella sua forma “classica” si tratta di questo (Wikipedia versione in Toscano) e questo (Wikipedia versione in Inglese). Nella sua forma contemporanea, invece, è quando una parola viene spezzata in due e interpolata da un terzo vocabolo (o gruppo di vocaboli).

Gli esempi tipici della lingua inglese, nobili e meno nobili, sono “abso-blooming-lutely”, “abso-fucking-lutely”, “abso-frigging-lutely”, “abso-damn-lutely”, “fan-bloody-tastic”, “fan-fucking-tastic “, “this is not Romeo, he’s some-other-where” (William Shakespeare, Romeo and Juliet), “Ala-fucking-bama”, “Viet-fucking-nam”, “cata-fucking-strophic”, “seventy-shitting-seven”, “legen-wait for it-dary”, “a-whole-nother”, “un-fucking-believable”, “any-bloody-body”, “god-freaking-awful”, “ri-flipping-diculous”, “what-sea-soever swallow me” (John Donne, Hymn to Christ), “how-heinous-e’er it be” (William Shakespeare, Richard II).

Correggetemi se sbaglio ma credo che in Toscano non esista nulla del genere.
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Oronimo vs oronym

In linguistica e in geografia gli “oronimi” rappresentano i nomi di montagne e catene montuose. In Inglese, invece, il termine “oronym” (che pure ha questa accezione come secondaria) si riferisce primariamente a frasi di almeno due parole che, a fronte di una diversa grafia, condividono lo stesso suono (specie se pronunciate velocemente). Gli oronym sono quindi per la frase quello che gli omofoni sono per i singoli vocaboli*. Come sempre qualche esempio aiuterà a chiarire:

ice cream / I scream
gray day / grade A
night train / night rain
a name / an aim
gray tape / great ape
new deal / nude eel
stuffy nose / stuff he knows

Talvolta si crea confusione tra oronym e mondegreen, ma si tratta di due fenomeni separati.

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* molti tendono a fare confusione tra “homofone” e “oronym”

L’equivalente dello stinky pinky

Lo “stinky pinky” è un gioco tanto diffuso nei Paesi anglofoni quanto sconosciuto qui da noi. In cosa consiste: A fornisce una breve definizione che B deve tradurre in un’espressione composta da due parole con le seguenti caratteristiche: (1) devono formare una coppia aggettivo-sostantivo*, (2) devono essere composte dallo stesso numero di sillabe, (3) devono essere in rima.
Facciamo un esempio, che è poi quello da cui ha avuto origine il nome** del gioco:

A: a smelly finger
B: stinky pinky***

Le possibilità offerte dall’Inglese sono numerosissime. Altre soluzioni, tra le tante che si possono reperire in Rete, sono le seguenti:

an artificial body of water = fake lake
a better knife = nicer slicer
a boxer who has lost weight = lighter fighter
cerebral overwork = brain strain
the chief of police = top cop
a chubby kitty = fat cat
a fast elevator = swift lift
a fat fish = stout trout
the home of a small rodent = mouse house
an impolite man = rude dude
an inactive flower = lazy daisy
a large toupee = big wig
permission to take something away = removal approval
a rabbit that makes you laugh = funny bunny
a smarter author = brighter writer
a smiling father = happy pappy
a superior pullover = better sweater
a temperate youngster = mild child

Resta ora da capire quale nome potremmo attribuire alla versione nostrana dello stinky pinky. Roba tipo “gatto matto”, “chicco ricco”, “cassa bassa”, …
Voi cosa proporreste?

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* questa regola può essere “allentata”
** il gioco è conosciuto anche come hink pink, hank pank, wordy gurdy, brain train (e molti altri)
*** mignolo

Spruce deriva da Prussia

Abete rosso in Inglese si dice “spruce”, un termine che, come con una certa sorpresa ho appurato poco fa, non è altro che una distorsione di Prussia.
La parola “spruce” è legata al nome che, in epoca medievale e tardo medievale, la Prussia aveva assunto in lingua normanna (Pruys, Pruz), in Francese (Pruce, Prusse) e in Latino (Prussia). Ma è ancora più probabile che si tratti semplicemente della corruzione di “z Prus” (che in Polacco significa “dalla Prussia”).
Tuttavia gli elementi di connessione finiscono qui: l’abete rosso, infatti, non ha alcuna origine prussiana, tanto che il nome latino usato in botanica è “picea”.

Decanticchiare

Sta a canticchiare come decantare sta a cantare.

Ti sfreghi, ergo sei tribade

Non conoscevo il termine “trìbade” che, derivato dal greco “τρίβω” (sfregare) attraverso il latino “tribas, -ădis”, è un sinonimo letterario di lesbica. Lo sfregamento è un chiaro riferimento all’azione fatta sui genitali per procurarsi piacere.

“Tabula Rasa” di Arvo Pärt votato miglior disco di musica classica estone di tutti i tempi

A stabilirlo è stato un recente sondaggio indetto dalla radio estone Klassikaraadio. Tra le prime dieci posizioni Arvo Pärt è presente addirittura con quattro album (gli altri tre sono Alina, Adam’s Lament e Te Deum).
Tabula Rasa” (si veda il link di Wikipedia) è un’opera in due parti (Ludus e Silientium) scritta nel 1977 e pubblicata nel 1984 dall’etichetta discografica tedesca ECM. Inoltre è stato il primo lavoro di Pärt concepito fuori dall’Estonia (nel 1980 il compositore ha lasciato* il suo Paese per trasferirsi a Vienna con la famiglia).

Il sondaggio di Klassikaraadio ha visto trionfare “Tabula Rasa” tra circa 2.000 titoli disponibili (solo 730 dei quali hanno ricevuto almeno un voto). La cosa interessante è che quest’opera è risultata prima anche in un sondaggio parallelo riservato agli esperti del settore musicale (compositori, musicisti e critici).

Tabula Rasa” può essere ascoltata in versione integrale a questo link.

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* Pärt è originario di Paide, luogo a me molto caro, dove è nato l’11 Settembre 1935; ha fatto ritorno in Estonia solo nel 2011 e oggi risiede a Tallinn

Expo è maschile o femminile?

La mia impressione – ma sono curioso di sapere cosa ne pensano i lettori – è che “expo” sia percepito dai più come un termine maschile. Non a caso si trova scritto molto spesso “un expo” al posto della forma corretta “un’expo”.

La voce “expo”, di chiara origine latina, è entrata nella nostra lingua poco più di un secolo fa attraverso il Francese. Come abbreviazione di “esposizione” non c’è dubbio che il genere corretto sia quello femminile.
Va anche ricordato che nel passaggio da una lingua all’altra si tende a mantenere il genere d’origine, salvo eccezioni o complicazioni che tuttavia non sono tipiche della somiglianza tra la nostra lingua e il Francese.

È possibile che si tenda a collegare “expo” a “evento”, da cui la percezione del maschile, un po’ come nel caso della “sdraio” che – pur terminando in “o” – è invece femminile perché sottintende la parola “sedia”.

L’Estonia è mai stata una colonia danese?

La domanda è realmente apparsa su Yahoo! Answers, per l’esattezza nella forma: was Estonia ever a colony of Denmark? Il termine “colonia” direi che è un po’ fuori luogo, tuttavia la storia dell’Estonia di alcuni secoli fa (si pensi al nome stesso Tallinn) è innegabilmente intrecciata a quella dell’allora potentissima Danimarca (ovviamente diversa dalla Danimarca odierna).
Per chi volesse approfondire è disponibile su Wikipedia la pagina Danish Estonia.

Tutt’affatto nientalpiù

Parole che non ci sono. Ma che per un attimo faccio vivere qui, su questo blog.

anziniente
dapperniente
innanziniente
oltreniente
sopraniente
tutt’affatto
tuttomeno
tuttopopodimeno
nientalpiù
nientora

Alphabetize non significa alfabetizzare

“Alfabetizzare”, ovvero liberare qualcuno dall’analfabetismo attraverso l’insegnamento di lettura e scrittura. Questo in Toscano. In Inglese, invece, il verbo “to alphabetize” ha un significato molto diverso: quello di “ordinare (qualcosa) in senso alfabetico”. L’equivalente del nostro “alfabetizzare” si rende con “to make (someone) literate”. C’è ora da augurarsi che nessuno si metta in testa di dotare il verbo alfabetizzare di una nuova accezione mutuandola dall’Inglese.

Impinguare vs rimpinguare

Nonostante “rimpinguare” derivi da “impinguare” il secondo è molto meno utilizzato del primo. Google gli attribuisce 36.200 risultati contro i 146.000 di “rimpinguare”.

Dicevole

Mi sono detto: se esiste l’aggettivo “disdicevole” allora deve esistere anche “dicevole”, da cui il primo è ragionevolmente tratto. E infatti è proprio così: questa voce è attestata sui principali dizionari (vedi qui). Si tratta però di un termine raro, non a caso Google riporta 17.400 occorrenze (in ogni caso più di quante ne immaginassi) contro le 164.000 di disdicevole.

Oh, una nonna!

Oggi, tornando dall’asilo, mia figlia ha avvistato mia madre alla finestra e all’improvviso ha esclamato: oh, una nonna! Gli effetti della comicità dovuti al semplice scambio tra articolo determinativo e indeterminativo.

Alla Cascina Selva di Ozzero

Lo scorso fine settimana cercavamo un agriturismo nella bassa milanese per un pranzo all’aria aperta in compagnia di alcuni amici lituopadani. Indisponibili per esaurimento posti i nostri luoghi di riferimento (la Cascina Sant’Ambrogio di Rosate e la Cascina Caremma di Besate), abbiamo optato per la Cascina Selva di Ozzero, che tuttavia si è rivelata non all’altezza delle nostre aspettative.

La struttura è un complesso agricolo di discrete dimensioni riadattato e riconvertito per puntare più sulla quantità che sulla qualità. In questa stagione all’area coperta si affianca una zona all’aperto che può ospitare diverse decine di persone in più. Prezzi bassi, cibo non cattivo ma di certo non esaltante e bevande (birre, vini) di bassa qualità. L’ambiente è indirizzato agli amanti delle grigliate e alle famiglie con bambini, ma sono gli stessi divertimenti per bambini a essere limitati: rispetto ad altre cascine del territorio ci sono infatti pochi animali e pochi giochi, inoltre le aree adibite ai più piccoli sono particolarmente polverose.

Personale gentile e servizio rapido. Ci si può andare una volta, ma non si muore dalla voglia di tornarci.

I cucchiai dopo il pranzo (šaukštai po pietų)

Mettere in tavola i cucchiai dopo il pranzo è il modo che i Lituani hanno per dire che è troppo tardi per qualcosa. Tra le espressioni in voga da quelle parti questa è una delle mie preferite.

Giraffiti

Il termine esiste per davvero e fa parte dello slang inglese sopratutto statunitense. I giraffiti sono i graffiti realizzati in posizione elevata.

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