Kristi Kangilaski

Kristi Kangilaski, giovane artista estone di Viljandi, come molti suoi colleghi non ha un sito internet*, ma almeno si è fatta un blog; meglio di niente, dunque. Le sue opere sembrano abbracciare stili molto diversi; io ho trovato interessanti sopratutto le illustrazioni di fiabe e i lavori caratterizzati da quella che sono solito definire “ancestralità baltica di fondo”.

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* sto cominciando a pensare che non avere un sito internet in Estonia, oggi, dev’essere il massimo della trasgressione

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Gio Ve
    Giu 10, 2015 @ 09:05:40

    Nel Paese dove tutto è informatizzato da 3 lustri, dove lo Stato sa tutto di tutti i suoi cittadini, dove non esistono omonimie anche includendo le persone vissute nel passato e dove ora c’è perfino la residenza virtuale, per chi svolge una qualsiasi attività forse non avere un sito equivale anche ad avere un pubblico esercizio senza insegna, senza campanello e senza vetrina.
    Ovvero, se so che sei lì dentro ti posso urlare dalla strada e tu alla fine mi aprirai la porta, ma in tutti gli altri casi più che trasgressione significa trovarsi nel limbo. 🙂

  2. Nautilus
    Giu 10, 2015 @ 09:10:32

    @ Gio Ve

    Non ho compreso la questione delle omonimie. A Tartu ho un’amica e una conoscente che hanno lo stesso nome e cognome e sono più o meno della stessa età. Loro stesse mi hanno poi detto che nella sola Tartu in realtà ci sono altre due ragazze con lo stesso nome e cognome, quindi almeno un caso di omonimia quadrupla c’è. Forse stavi ragionando in termini statistici 🙂

  3. Gio Ve
    Giu 10, 2015 @ 11:42:01

    @ Nautilus

    Mi riferivo ad una regola “non scritta” (e quindi non seguita da tutti), secondo la quale in Estonia si cercano di evitare omonimie assolute del tipo nome+cognome+luogo di nascita comuni a più persone.
    A differenza delle nostre parti, dove spesso ancora i nipoti sono omonimi dei nonni, e a differenza degli Stati Uniti, dove addirittura padri e figli sono spesso omonimi, in Estonia spesso prima di “immatricolare” un figlio ci si informa presso i registri anagrafici se risultino precedenti coincidenze, così da porvi rimedio.
    Questa differenza di fondo nasce dall’essenza stessa del popolo estone, che a differenza dei luoghi sviluppatisi da culture patriarcali (e quindi attraverso la ripetizione del nome e del cognome è come se si facesse vivere nel futuro il capofamiglia, attraverso i discendenti), l’ottica della natura, dove ogni cosa (animata o non) conserva la sua unicità pur essendo simile a tante altre, porta a cercare la singolarità di ogni nuovo nato. Insomma, per augurargli una vita “unica” e non per riflettere in lui le nostre aspettative, più o meno consciamente, di fargli già prendere in eredità i nostri gusti, la nostra professione ed il nostro modo di vivere.
    Ripeto, è una “regola non scritta” e quindi con molte eccezioni.
    Tale usanza, riferitami da Pille, è stata tema di una lunga discussione l’anno scorso anche con sua nipote (che tra l’altro, addirittura, a proposito di unicità ha il cognome anagrafico del padre, mentre il fratello ha quello della madre 🙂 ) e con il fidanzato, che mi hanno riferito che secondo loro questa tradizione continua ancora e, nei rari casi di omonime, si tratta di persone inconsapevolmente omonime, cioè appartenenti a famiglie diverse.
    Tale abitudine comporta anche una scarsa propensione alla coniazione degli alias, ovvero a decidere di farsi chiamare con un nome o un nomignolo che sia estraneo al proprio nome. Per intenderci, sono ovviamente consentiti e risultano diffusissimi i vezzeggiativi, ma nell’ipotesi remotissima di un Estone che dovesse essere fatto papa o dovesse divenire re, secondo me è poco probabile che sceglierebbe di cambiare nome.

  4. Nautilus
    Giu 10, 2015 @ 18:24:50

    @ Gio Ve

    Spiegazione molto interessante, che tra l’altro non conoscevo, e che mi ha già fatto venir voglia di approfondimenti 🙂
    Mi è piaciuta la logica sottostante e sopratutto il contenuto dell’ultimo paragrafo.

    Dato che conosci il mio vero nome potrai immaginare quanto sia stato felice per la scelta dei miei genitori, i quali – tra l’altro – hanno saputo resistere alle pressioni di mia nonna materna; la qual cosa mi rende particolarmente orgoglioso.

    Invece quando abbiamo scelto il nome di mia figlia ho imposto una sola condizione a mia moglie: niente nomi ebraici, niente nomi cristiani, niente nomi islamici, per il resto andava bene tutto. E infatti ci siamo trovati d’accordo su un nome della tradizione pagana lituana, nome per giunta poco diffuso nella stessa Lituania.

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