Uno sguardo all’ultimo EPI (English Proficiency Index)

Ultimo rapporto internazionale sulla competenza dell’Inglese nel mondo. Nulla di nuovo o di sorprendente, ma per qualcuno non abituato ai contatti internazionali alcuni risultati potrebbero apparire inattesi; come gli ottimi punteggi raggiunti da Slovenia, Polonia ed Estonia e i buoni punteggi di Portogallo e Romania. La cosidetta Italia, invece, è attestata su un livello medio che tuttavia non le impedisce di ritrovarsi nella parte bassa della classifica.

Curioso che chi si occupa di competenze linguistiche mostra invece lacune in geografia: Olanda al posto di Paesi Bassi e inserimento della Turchia in Europa.

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14 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Emanuela Cardetta
    Nov 06, 2015 @ 20:55:06

    Perché la “cosiddetta” Italia?

  2. Nautilus
    Nov 06, 2015 @ 22:02:47

    @ Emanuela Cardetta

    Su questo blog si usa la seguente convezione: l’Italia come la intendi tu è chiamata “cosidetta Italia” in quanto Stato artificiale che io non riconosco; viene invece chiamata Italia (o “Italia propriamente detta”) l’insieme delle seguenti regioni: sud Umbria (provincia di Terni), Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria.
    Con un dubbio sul sud della Puglia visto che finalmente da quelle parti sono attivi movimenti indipendentisti salentini.

    Continua a valere, per me, la celebre frase pronunciata da Metternich il 2 Agosto 1847 a Vienna: “La parola Italia è un’espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono a imprimerle”.
    E Metternich di certo sbagliava sulla lingua, che (come si fa qui) andrebbe più correttamente definita Toscano e non Italiano, dato che si è sviluppata secoli prima della nascita dell’Italia.

    Ciò detto, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi dell’ultimo EPI, anche dal punto di vista del risultato slovacco, un po’ basso, almeno in base alla mia esperienza.
    Temo che per Paesi come Slovacchia, Lituania e Lettonia abbia contato moltissimo la forte disomogeneità che esiste tra la capitale e il resto della nazione. Per esempio io credo che i punteggi di Lettonia e Lituania dovrebbero essere invertiti: ammesso che a Riga si parli Inglese meglio che a Vilnius (ma secondo me c’è un sostanziale equilibrio) posso invece testimoniare che la situazione della campagna lettone è molto peggio di quella della campagna lituana; e, tra l’altro, la Lettonia non ha nemmeno una seconda città comparabile a Kaunas (in pratica al di fuori di Riga non c’è quasi nulla e quel che c’è è ancora fortemente sovietizzato).

  3. Emanuela Cardetta
    Nov 09, 2015 @ 10:28:03

    Interessante il tuo punto di vista. Ma quindi come definisci le regioni che fanno parte della “cosiddetta Italia”, ma non di quella che tu chiami “Italia propriamente detta”?

    In base a quello che dici del sud della Puglia, intuisco che applichi il criterio linguistico per definire le nazioni, è corretto? Se è così, qual è il peso che dai agli altri fattori che compongono una nazione (storia comune, valori, tradizioni, leggi ecc)?

    Per quanto riguarda la Slovacchia, credo che i risultati dell’Epi siano abbastanza aderenti alla realtà. Come dicevi tu stesso, sicuramente la variante geografica ha un peso (est-ovest), ma ancora di più la variante anagrafica: gli slovacchi sono dei talentuosi poliglotti, ma la generazione che si è formata prima del crollo del socialismo non ha studiato l’inglese ma il russo. Mentre invece la generazione post ’89 ha una maggiore preparazione di inglese.

  4. Nautilus
    Nov 09, 2015 @ 13:05:39

    @ Emanuela Cardeatta

    Per le regioni restanti io immagino una suddivisione in Sicilia, Sardegna e X. Dire che Sicilia e Sardegna sono due nazioni a sé stanti è abbastanza facile e – tra l’altro – entrambe hanno movimenti indipendentisti di consolidata tradizione.

    Ho invece chiamato X quello che potremmo definire Padania. Il problema è che questa definizione di Padania è un po’ troppo ampia. Troppo ampia a sud perché comprende Toscana, nord Umbia (Perugia) e quasi tutte le Marche, ma anche difficile da caratterizzare lungo l’asse ovest-est. Se ci spostiamo dal Piemonte al Friuli incontriamo una gamma di variazioni che fanno venire meno l’omogeneità di fondo, con la mia “regione” (la Lombardia) spaccata in due nei pressi di Bergamo (dove ancora si sente una certa influenza del millenario dominio della Serenissima Repubblica di Venezia).

    Io sono una persona di formazione scientifica, abituata a vedere le cose in chiave prospettica e, per quanto possibile, “dal di fuori” (un po’ come se osservassi il succedersi degli eventi da un altro pianeta); ne segue che una nazione per me è definibile in senso generale come “l’insieme degli individui che si sentono parte di essa”; in questo senso Sicilia, Sardegna, Veneto, Catalogna, Scozia, Fiandre, Vallonia, Baviera, Bretagna, … sono esempi perfetti di nazioni come le intendo io. Storia, valori, tradizioni, ecc. sono elementi importanti, ma lo erano sopratutto in passato e oggi sono destinati a contare di meno, perché la storia si fa giorno per giorno e ogni giorno cambia (con sempre maggiore rapidità). La lingua è un elemento importante, ma non è il criterio da me scelto per la definizione di nazione. Se da un lato è ragionevole assumere che gli individui della nazione “A” parlino tutti la lingua “a”, non è detto che tutti i parlanti di lingua “a” debbano essere associati alla nazione “A”. Supponiamo che domani, come per incanto, nascano la nazione Veneto e la nazione Lombardia. Gli abitanti di queste due nazioni, pur parlando la stessa lingua base (il Toscano, quello chiamato da tutti Italiano), sono divisi in due nazioni diverse. La tua domanda a questo punto è: si può avere una nazione i cui abitanti condividono più di una lingua? L’esempio della Svizzera ti dice sì, quindi non esiste un no a priori a questa configurazione, ma è evidente che casi di questo tipo sono destinati a rimanere rari ed è invece più probabile che in ogni nazione, accanto alla lingua base dominante, vi siano minoranze linguistiche tutelate.

    Ciò detto quali sono gli elementi un po’ meno generici della mia definizione sopra che dovrebbero caratterizzare, oggi, una nazione? Presi tutti gli individui che si sentono nazione credo si debba considerare sopratutto la dimensione della popolazione. A mio giudizio una nazione dovrebbe avere una popolazione compresa tra i 2 e i 30 milioni di abitanti con 10 milioni cifra ideale. La questione è puramente matematica: governare un territorio piccolo è molto più facile. In questo senso in ambito matematico e fisico è prassi comune prendere un problema e suddividerlo in sotto-problemi più facilmente aggredibili, e infatti questo metodo funziona.

    La storia ci ha insegnato una cosa importante: uno dei massimi periodi recenti di splendore dell’umanità è stato il Rinascimento, caratterizzato politicamente e amministrativamente dall’età dei Comuni. Il Rinascimento non è nato a caso tra Milano, Firenze e Venezia e in alcune parti d’Europa (piccole aree di Francia, Germania, Catalogna, Paesi Bassi e cosidetto Belgio): è nato dove si sono create condizioni favorevoli, che potremmo riassumere in questi ingredienti: (1) piccoli regni, (2) in competizione tra loro, (3) con a capo un sovrano, (4) illuminato. Queste sono, a mio avviso, le quattro condizioni necessarie per far funzionare un Paese. Oggi, epoca in cui non è pensabile tornare a forme monarchiche, la condizione (3) va tradotta nei termini di una burocrazia ridotta all’osso e in una configurazione amministrativa snella, al passo con i tempi e in grado di auto-aggiornarsi, mentre la condizione (4) fa riferimento a una classe politica con una solida formazione scientifica e ovviamente laica (ma sarebbe meglio dire atea).

    Condizioni di questo tipo non esistono? Esistono eccome! L’Estonia è l’esempio più evidente, la Slovenia ne è un secondo un po’ meno conosciuto.

    Oggi non credo si debba chiedere di inventare chissà che cosa: oggi basterebbe “copiare” il meglio di quello che altri hanno già provato e sperimentato con successo.

    Dove vorrei vivere da grande? Mi piacerebbe esistesse una nazione lombarda, ma a 45 anni e con una figlia di quasi 4 credo per me sarà più facile trasferirmi in Lituania.

    In ogni caso una nazione dovrebbe essere organizzata, al suo interno, secondo una struttura federale in modo da valorizzare al massimo le differenze. Va però sottolineato che è fondamentale un’altra cosa (di solito non compresa): che le differenze vengano mantenute e incoraggiate altrimenti la ricchezza che da esse deriva si esaurisce. Anche in questo caso un esempio legato al mondo della scienza può aiutare. Ogni forma di energia ha tre presupposti: (1) una differenza tra due poli (qui polo è usato in senso lato; pensa al salto d’acqua nel caso dell’energia idrica o alla differenza di potenziale della pila), (2) un elemento di collegamento (meccanico, chimico, …) e (3) un meccanismo che non permetta al flusso di energia di esaurirsi, ovvero un qualcosa che mantenga sempre in essere la differenza tra i due poli. Lo stesso vale per quella che io amo chiamare energia culturale.

    E poi si potrebbe parlare di molte altre cose, come della relazione tra l’antico paganesimo e la moderna ecologia, ma ora devo tornare ai miei clienti e alle mie analisi matematiche e statistiche 🙂

  5. Emanuela Cardetta
    Nov 10, 2015 @ 16:30:55

    La definizione di nazione come “insieme di individui che si sentono parte di essa” però secondo me è molto relativa. Io credo che l’identità sia un concetto dinamico che vari nel tempo e nello spazio.

    Ti faccio un esempio: quando vivevo a Gioia del Colle, il paesino della Puglia in cui sono cresciuta, la mia identità era “gioiese”. Quando mi sono trasferita in Emilia Romagna, la mia identità era “pugliese”. Quando ho vissuto all’estero, la mia identità era “italiana”. E si potrebbe proseguire all’infinito. Io vedo l’identità, e quindi anche il concetto di nazione, come una calza che si allarga e si restringe, modellandosi a seconda delle circostanze.

  6. Nautilus
    Nov 10, 2015 @ 17:17:40

    @ Emanuela Cardetta

    Anch’io credo che l’identità sia un concetto dinamico che varia nel tempo e nello spazio; anzi, non lo credo affatto, ne sono certo (non per dogma, ovviamente, ma per esperienza provata). Infatti le nazioni cambiano e continueranno a cambiare.

    In questo senso è interessante notare l’aspetto di chi (a mio avviso bisognoso di cure psichiatriche) sostiene tesi del tipo “la Padania non può esistere perché non è mai esistita”. Una situazione che preclude ogni possibilità di cambiamento.

    L’identità si lega bene anche al modello “a cipolla” da te proposto, tanto carico a persone come Beppe Severgnini, e in cui mi riconosco perfettamente. Io sono Locatese, Milanese, Lombardo, Padano, Europeo, Occidentale, Umano, Terrestre.
    Quando però si tratta di trovare la giusta dimensione amministrativa non ho dubbi nel dire che sono lombardo.

    Il mio concetto di Nazione, come vedi, è molto più pratico e operativo, cioè legato a questioni estremamente concrete.

  7. Emanuela Cardetta
    Nov 10, 2015 @ 20:36:16

    Sono d’accordo con te su quasi tutto. Il quasi è il concetto di Padania. Comunque grazie per lo scambio 🙂

  8. Nautilus
    Nov 11, 2015 @ 06:51:36

    @ Emanuela Cardetta

    Questa è la parte che mi interessa capire di più, giusto per essere sicuro che sei davvero d’accordo con me su quasi tutto.

    Il concetto di Padania. Non mi è chiaro il tuo punto di vista perché per ora non lo hai esplicitato. Pensiamo alla Padania come alla Svevia, cioè una regione storica/geografica ma non amministrativa. Tu sei una Pugliese che oggi vive in Padania (e tra l’altro, tra quelle italiane, i Pugliesi rappresentano oggi la comunità meglio integrata). Potrebbe non piacerti l’idea di Padania perché ti senti italiana e ti riconosci in una nazione italiana, cosa perfettamente lecita. Il punto fondamentale è però questo: ammetti che un’altra comunità, la mia (imnagina solo me stesso), desideri costituire un altro Stato e che questo sia indipendente? Essere d’accordo con me significa riconoscere una cosa piuttosto banale, e cioè che quello all’indipendenza è un “diritto naturale inalienabile”. Negarlo è impossibile. Se pensiamo alla Padania come a un qualcosa di artificiale esiste il diritto a creare uno Stato artificiale, perché all’inizio tutto è artificiale.

    Quando si è indipendentisti lo si è a tutto campo, e vale sempre, non solo quando fa comodo. Vale, per fare due esempi recenti, anche per Kosovo e Crimea.

    Questi scambi sono ovviamente interessantissimi, anzi mi fa piacere che ti sei voluta confrontare su un terreno non sempre facile 🙂

  9. Emanuela Cardetta
    Nov 11, 2015 @ 10:11:51

    Ti spiego il motivo per cui l’idea di Padania non mi convince. La prima cosa che mi verrebbe da dire è che è un concetto ormai politicamente marcio: se all’origine avrebbe potuto avere senso dal punto di vista amministrativo, ormai si è caricato di talmente tante idiozie che comunque non potrebbe funzionare. Magari tu sarai l’eccezione, ma molti di coloro i quali sostengono il concetto di Padania non sono accomunati da molto altro oltre al disprezzo nei confronti di tutto quello che esiste da Roma in giù.

    Ma passando al lato più pratico della questione, credo che l’area che tu definisci come Padania sia totalmente eterogenea (come dicevi anche tu): i punti in comune tra un friulano e un piemontese non sono molti di più di quelli tra un lombardo e un molisano.

    Sono d’accordo sul fatto che le realtà piccole sono amministrabili più facilmente, ma credo che questo si possa fare a livello regionale con una maggiore autonomia, senza il bisogno di suddividere uno Stato in più sottostati.

  10. Nautilus
    Nov 13, 2015 @ 08:00:58

    @ Emanuela Cardetta

    Credo tu stia mischiando (non so se volutamente o inconsciamente) due piani. Da un lato c’è il tema del diritto naturale e inalienabile di un popolo a essere indipendente, su cui non mi hai ancora risposto (ma non demordo), dall’altro c’è quello delle preferenze umane.

    Se provi a guardare agli eventi umani dal di fuori noterai che, per esempio, si è passati dalla nomina divina di un capo di stato (imperatore, re, papa, …) alla sua elezione democratica (più o meno). Allo stesso tempo, prima, i matrimoni (unioni) erano spesso combinati, e i divorzi (separazioni) di fatto impossibili. Questi diritti naturali (a scegliere con chi stare e con chi non stare più) sono stati conquistati con il tempo e con il sacrificio, e non c’è stata legge o costituzione che abbia potuto impedirlo. Guardando in prospettiva è evidente (ed è nell’ordine naturale delle cose) che questi diritti di federazione e di secessione si estenderanno ai popoli. Questo si chiama progresso, nel senso più nobile e alto. L’umanità è indubbiamente migliorata. Siamo passati dall’alchimia alla scienza, abbiamo abolito la schiavitù, introdotto il suffragio universale, definito l’inconsistenza biologica del razzismo, ecc. ecc.
    Io credo tu non abbia la consuetudine di pensare alla questione dell’indipendenza in questi termini, ma ritengo che su questi concetti tu possa essere d’accordo.

    L’altro livello è invece quello delle preferenze. Non so dove tu abbia tirato fuori il concetto di “disprezzo” per tutto ciò che è da Roma in giù, perché io credo che questo sia un termine davvero alieno. Allo stesso tempo un individuo deve poter avere il diritto di dire chi gli piace e chi no. Anche questo è un concetto talmente naturale che opporvisi rischia di rendere chi esprime certe idee fuori dal mondo. Devo poter dire che il Napoletano medio e il Calabrese medio non mi piacciono, idem per il Veneto medio, e devo poter dire che invece mi piace il Romagnolo medio o chiunque altro. Un po’ come dico che mi piace il gelato al pistacchio e al cioccolato e non sopporto quello al limone e al caffè. Oggi c’è una specie di tabù buonista e politically correct per cui è diventato un mezzo crimine esprimere le proprie preferenze. Siamo al surreale e all’assurdo. Stiamo andando indietro. Il tema della Padania si inserisce in questo ambito perché i due piani di cui sto parlando in questo commento sono inevitabilmente compresenti, ma non vanno confusi, specie con cognizione di causa e strumentalmente. Vorrei essere il più chiaro possibile: se domani nasce lo Stato lombardo a me continueranno a non piacere i Napoletani medi che vivono qui o ovunque nel mondo, quindi questo non ha nulla a che vedere con la nascita della nazione lombarda. Ma se nasce questo nuovo Stato ci sono maggiori probabilità che i servizi saranno migliori, che le tasse saranno più basse, che in genere tutto funzioni meglio, perché, per quelle banali considerazioni matematiche che facevo nei giorni scorsi, amministrare dieci milioni di abitanti è più semplice che amministrarne sessanra milioni, così come un insegnante segue meglio una classe di venti alunni anziché una da cinquanta.

    L’indipendenza della Padania non è qualcosa contro gli Italiani ma contro lo Stato italiano. Fatta la Padania questa sarebbe popolata da un numero immenso di Italiani, che a Milano, a Torino e in molte zone della Lombardia e del Piemonte sono addirittura la maggioranza. Quindi la Padania non risolverebbe nessuno dei problemi per cui tu immagini qualcuno voglia crearla. E se così stanno le cose è un po’ come trovarsi nel mezzo di una dimostrazione per assurdo. Se parti dalla tesi A e giungi a una sua contraddizione significa che A è falsa. Se pensi che la Padania nasce contro gli Italiani e scopri che essa sarebbe popolata da moltissimi Italiani significa che non è questo il motivo per cui nasce la Padania.

    Un saluto affettuoso. Sai che la logica e la matematica mi appassionano, quindi mi scuso se mi lascio trasportare e finisco per scrivere commenti fiume 🙂

  11. Emanuela Cardetta
    Nov 13, 2015 @ 13:51:05

    Ti rispondo parzialmente per motivi di tempo e più tardi completo la mia risposta.

    Sulla questione dei diritti naturali inalienabili, e più nello specifico sulla questione dell’autodeterminazione, non mi sono espressa esplicitamente perché è per me implicito: sì, certamente un popolo ha il diritto di decidere in quale Stato stare o non stare. E sono totalmente a favore del progresso. Ma questo discorso si può applicare al Sud Sudan, ma non alla “cosiddetta Padania”, che per me è una regione in cui c’è una MINORANZA di persone che vorrebbero l’indipendenza. Se anche tu sei un democratico, concorderai sul fatto che una MINORANZA non abbia il diritto di decidere per tutti gli altri.

  12. Nautilus
    Nov 13, 2015 @ 15:47:00

    @ Emanuela Cardetta

    Ah, ma qui la questione è semplicissima: si fa un referendum come in Scozia e la maggioranza decide. Sarai mica contro?

  13. Emanuela Cardetta
    Nov 13, 2015 @ 16:49:21

    Non sarei contraria al referendum

  14. Nautilus
    Nov 13, 2015 @ 17:22:58

    @ Emanuela Cardetta

    Siamo d’accordo 🙂

    Invidio i Veneti che ne faranno uno tra un po’!

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