Il Mama Grill di Raudondvaris

Lungo la A14 che da Vilnius porta a Molėtai e Utena, circa 15 km a nord della capitale, si incontra (sulla destra) il villaggio di Raudondvaris (amministrativamente legato a Nemenčinė). Qui sorgono tre ristoranti; da sud a nord questi sono il mastodontico complesso HBH (lo stesso che si trova a Palanga), il Mama Grill e un piccolo ristorante armeno di cui non ricordo il nome. Tenendo conto che la qualità dello HBH non è esattamente elevata e che il ristorante armeno, con la sua atmosfera tetra e scialba e gli arredi in stile sovietico, non mi ha ispirato, ho optato per il Mama Grill. Probabilmente è stata la scelta migliore. Il menù, ovviamente incentrato su piatti di carne e pesce alla griglia, è piuttosto interessante. Il locale è carino e abbastanza moderno, il personale è gentile, preparato e parla un buon Inglese. I cibi sono buoni e la preparazione è ben curata (le portate sono servite su ampi taglieri rettangolari in stile rustico). Ancor più interessante la selezione delle birre, con alcune produzioni alla spina provenienti dalla Vallonia e dalla regione di Biržai. Se siete diretti a Dubingiai è preferibile che facciate una sosta qui (all’andata o al ritorno) piuttosto che al costoso ristorante Dubingių Žirgynas di cui ho parlato dettagliatamente in questo post recente.

Prima il taglio, poi lo shampoo

Non è la prima volta che taglio i capelli qui in Lituania e di solito mi piace cambiare parrucchiere. Una cosa che ho notato praticamente ovunque è la seguente: il taglio è eseguito a secco, al più con l’aiuto di uno spruzzino ad acqua, e lo shampoo viene effettuato dopo. Incuriosito dalla cosa, ieri ho chiesto lumi: la ragione è che, a fine operazione, alcuni dei capelli tagliati restano in testa, confusi con gli altri, quindi il lavaggio serve a rimuoverli. Questo per quanto riguarda gli uomini come me che, in questa fase della vita portano i capelli corti. Per le donne e per gli uomini coi capelli lunghi, invece, non ho idea se la procedura sia la medesima, ma suppongo di no.

Toomas Hendrik Ilves vs Trump Gabbard 2016

Il presidente dell’Estonia si conferma un gigante. Leggete qui.

Se i Britannici dicessero threelve, fourlve, fivelve, … ninelve sarebbero lituani

Nella maggior parte delle lingue europee i numeri da 11 a 19 hanno nomi che legano le unità al concetto di dieci o decina.

In Toscano, in Francese e in Catalano si usa un suffisso (-dici/-ze/-ze) per i numeri da 11 a 16 e un prefisso (dici-/dix-/di-) per quelli da 17 a 19. In Spagnolo e in Portoghese si usa un suffisso (-ce/-ze) per i numeri da 11 a 15 e un prefisso (dieci-/dez-) per i numeri da 16 a 19.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, non vi è alternanza tra suffisso e prefisso, ma si usa solo un suffisso per tutti i numeri da 11 a 19; alcune lingue di questo tipo sono Polacco (-naście), Lettone (-padsmit), Latgallico (-padsmit), Estone (-teist), Livone (-tuoistõn), Vepso (-toštküme), Finlandese e Careliano (-toista), Ingrico (-toist), Võro (-te̮·šše̮me̮tta), Votico (-tõššõmõt), Ceco (-náct), Slovacco (-násť), Albanese (-bëdhjetë), Sloveno (-najst), Croato (-naest), Rumeno (-prezece).
In Ungherese, lingua di inversioni per eccellenza, troviamo un unico prefisso: tize-.

Al di là di alcune singole peculiarità la caratteristica base di tutte le lingue citate sopra (e di altre che certamente ho omesso per dimenticanza/ignoranza) è una costruzione linguistica che ha assorbito in toto il sistema decimale. Per altre lingue, tuttavia, non è così. Tedesco, Inglese, Svedese, Norvegese (con tutte le sue numerose varianti), Danese, Faroese, Islandese, Neerlandese e molti altri idiomi minori del vasto ceppo germanico usano un suffisso che rimanda al concetto di dieci/decina per i numeri da 13 a 19, ma hanno nomi specifici per i numeri 11 e 12.

La cosa non è ovviamente casuale. In questo caso la lingua è una specie di fossile che ci dà informazioni molto chiare su ciò che è rimasto del pre-esistente sistema di numerazione a base dodici, sistema che alla fine si è inevitabilmente fuso con l’impostazione decimale prevalente.
Ma per quale motivo antichi popoli (anche e sopratutto non europei) hanno preferito una base apparentemente strana e innaturale come il 12? La ragione è più semplice di quanto si possa pensare e ha a che fare con la contabilità spiccia e quotidiana (che, tra l’altro, si è mantenuta nella divisione del giorno in ore che usiamo ancora oggi). Se infatti il sistema decimale è perfetto per operare sui grandi numeri, quello a base 12 risulta molto più pratico per gestire le operazioni (sopratutto di divisione) delle piccole quantità. 10 permette divisioni intere solo per 2 e 5, mentre 12 – appena più grande – consente di dividere per 2, 3, 4 e 6 (il doppio dei divisori). E i vantaggi sono ancor più evidenti se confrontiamo 24 con 20 e 144 con 100.

E ora veniamo agli aspetti linguistici che, per semplicità, tratterò solo in relazione ai termini inglesi eleven e twelve. Qual è l’etimologia di questi numeri? La prima parte è evidente: lì ritroviamo gli antichi nomi di one (en, ane) e two (twa), ma la seconda? Quei suffissi “leven” e “elve” sono il lascito di parole altrettanto antiche, forse ancor più: ovvero “leofan” e “elf”, da cui sarebbero poi derivati il verbo “leave” e in particolare la sua forma “left”. Suffissi che dunque non hanno nulla a che fare con il dieci, ma che servono per esprimere una relazione tra il dieci e le prime due unità. Eleven e twelve sono dunque “one/two left over after ten”.

Bene, ma ciò detto cosa c’entra il riferimento alla lingua lituana nel titolo di questo post? Al di fori del ceppo germanico il Lituano e il Samogiziano sono le sole lingue in cui viene impiegato un suffisso (-lika e -lėka) con lo stesso significato dell’inglese “left over”. Non solo, ma il Lituano e il Samogiziano hanno una particolarità davvero unica: addirittura quei suffissi sono stati estesi ai nomi dei numeri da 13 a 19 (per i nomi dei primi mille numeri in Lituano e Samogiziano si veda questo post).

Spigola, pescegatto e storione a colazione

Ve lo ricordate mio cognato Vytautas? Sì, proprio quello di cui ho parlato qualche giorno fa nel post What about spaghetti for breakfast?
Questa mattina è uscito presto. Ha una sua palestra non lontano da qui e a volte ci sono clienti che richiedono una sessione di esercizi personalizzati prima di andare in ufficio. Alle 6:30 era già fuori casa, mentre io aprivo appena appena gli occhi, per richiuderli subito dopo. Ebbene, il nostro si è ripresentato a casa verso le 10:40 con – nell’ordine – un sorriso smagliante, una nuova lampada a LED, due magliette a maniche corte, una borsa verde e una misteriosa scatola di cartone. Dopo il consueto labas rytas mi fa: “do you like fish?” Alla mia risposta affermativa è seguito un immediato e rustico “well, let’s have fish for breakfast then!”.
E così mi sono detto “ma perché no?!”, e ho mangiato la mia bella spigola affumicata, più un pezzo di storione e un assaggino di pescegatto. Il buon Vytautas ha banchettato con l’altra spigola e con un terzo abbondante di pescegatto. Il resto se lo porterà al lavoro, dopo un sonnellino che è appena iniziato e terminerà intorno alle 15:00. Il mio storione, invece, è stato saggiamente tagliato a pezzi e messo in frigo: mi basterà per un paio di giorni almeno.

Volendo questo post avrebbe anche potuto chiamarsi “Hai pescato dei draghi?”. Io e l’autrice di una cotanto creativa espressione sappiamo perché 🙂

Il Kavos Architektai di Klaipėda

Una recensione così invitante merita un seguito. Se siete a Klaipėda e (a differenza di me) amate il caffè considerate seriamente l’idea di fare un salto in questo posto.

Da 1 a 1.000 in Samogiziano

Tra parentesi le forme corrispondneti in Lituano.

1 vėins (vienas)
2 do (du)
3 trīs (trys)
4 ketorė (keturi)
5 pėnkė (penki)
6 šešė (šeši)
7 septīnė (septyni)
8 aštounė (aštuoni)
9 devīnė (devyni)

10 dešim (dešimt)
11 vėinioulėka (vienuolika)
12 dvīlėka (dvylika)
13 trīlėka (trylika)
14 ketorioulėka (keturiolika)
15 pėnkiuolėka (penkiolika)
16 šešiuolėka (šešiolika)
17 septīnioulėka (septyniolika)
18 aštouniuolėka (aštuoniolika)
19 devīniuolėka (devyniolika)

20 dvėdešim (dvidešimt)
21 dvėdešim vėins (dvidešimt vienas)
22 dvėdešim do (dvidešimt du)
23 dvėdešim trīs (dvidešimt trys)

30 trėsdešim (trisdešimt)
40 ketoresdešim (keturiasdešimt)
50 pėnkesdešim (penkiasdešimt)
60 šešdešim (šešiasdešimt)
70 septīndešim (septyniasdešimt)
80 aštoundešim (aštuoniasdešimt)
90 devīndešim (devyniasdešimt)

100 šėmts (šimtas)
200 do šėmto (du šimtai)
300 trīs šėmtā (trys šimtai)

1.000 tūkstontis (tūkstantis)

Anche se i nomi dei numeri non sono l’esempio migliore, si intravede qui una caratteristica del Samogiziano: l’inversione della “ie” lituana in “ei/ėi”, come in vėins/vienas e in vėinioulėka/vienuolika.

Niente panico

Uffa papino, lo sai che mi fai arrabbiare quando dici così! Non devi dire “non preoccuparti”, devi dire “niente panico”!

La storia del Forte VII di Kaunas, da campo di concentramento nazista a luogo per banchetti e matrimoni

L’incredibile storia di questo luogo è ben riassunta in questo lungo e approfondito articolo apparso ieri su Jewish News.

Gribu Tevi Atpakaļ

Curiosa campagna lanciata dal Latvian Institute per riportare in patria almeno una fetta di coloro (tantissimi) che in questi anni sono emigrati in altri Paesi europei (Regno Unito, Irlanda e Scandinavia in testa) in cerca di migliori condizioni lavorative. Ne ha parlato anche Paolo Pantaleo sul suo blog Baltica News in questo post di ieri.

Lettoni le donne più alte del mondo

Lo rivela uno studio recente: qui per i dettagli.

Chruščiovka, hruščovka, hruštšovka, chruszczowka, chruschtschowka, khrushchyovka

Quello riportato nel titolo non è altro che il nome – rispettivamente in Lituano, Lettone, Estone/Finlandese, Polacco, Tedesco e Inglese – di quei caratteristici palazzoni (grigi, orribili e tristi) che, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, hanno cominciato a invadere il 90% del territorio urbano dell’allora vastissima Unione Sovietica. Ecco, io qui a Vilnius vivo proprio in una chruščiovka, ma non lo sapevo. A parlarmene è stato Daniele. Domenica scorsa ci siamo incontrati per la prima volta. Daniele vive a Vilnius da circa tre anni, segue il mio blog quasi dagli esordi, è veneto (di origini toscane) e una dozzina di giorni fa ha avuto la brillante idea di contattarmi. Tempo di attendere il fine settimana perché moglie e bimba tornassero dalla casa di campagna e organizzare un incontro in centro (per l’esattezza al parco Bernardinų sodas) è stato un gioco da ragazzi. Come si dice in questi casi… i piaceri della vita!

Austėja Platūkytė, il packaging e le alghe

Leggete in questo breve articolo cosa si è inventata la giovane designer lituana Austėja Platūkytė per rivoluzionare il mondo del packaging e renderlo ecocompatibile.

La disabilità raccontata da Lana Kurasidze

Le vicende della vita non sono state tenere nei confronti di Lana Kurasidze. Quanto le è capitato – come si dice in questi casi – non lo si augurerebbe nemmeno al peggior nemico. Tuttavia il modo in cui l’ex modella lettone ha saputo affrontare la sua disabilità è davvero lodevole. Ne parla lei stessa in questo articolo dell’Independent di Dublino.

Dubingių Žirgynas, il Gatto Pesce e i dino-struzzi

Domenica scorsa siamo finalmente andati a Dubingiai, cittadina* della contea di Molėtai, situata a una cinquantina di km a nord di Vilnius. A dire il vero nell’insediamento urbano (che ha un valore storico e archeologico non secondario) non ci siamo nemmeno stati: la nostra destinazione è stata il poco distante complesso Dubingių Žirgynas**.

Costruito intorno al bellissimo maneggio circolare il Dubingių Žirgynas è una specie di ampio resort, dotato di hotel, ristorante (con più aree all’esterno e una al coperto), zona divertimenti per bambini, lettini per la tintarella, lago e mini-zoo. Si può andare a cavallo, noleggiare un pedalò, nuotare, provare l’ebbrezza di un giro in carrozza, o più semplicemente fare una lunga camminata ristoratrice; in aggiunta i più piccoli, oltre all’area giochi (con gonfiabili e molto altro) possono provare l’esperienza di cavalcare un pony.
Un luogo piacevole, che senza dubbio consiglio, dove vale la pena trascorrere tre o quattro ore, anche se – visto una volta – difficilmente si avvertirà l’esigenza di un ritorno a breve.

Una nota particolare sul ristorante. Come l’albergo è costruito attorno al maneggio, anzi, nella zona coperta è possibile ammirare le performance equestri da distanza molto ravvicinata (c’è ovviamente una vetrata di separazione). La scelta degli arredi è stata fatta con gusto, sebbene il marrone scuro dei legni incupisca eccessivamente l’ambiente. La selezione delle portate è limitata, ma i cibi sono ottimi e molto curata è anche la loro presentazione. Fin qui tutto bene. Le note negative, tuttavia, non sono poche: prezzi troppo elevati (di fatto improponibili per i locali), servizio oltremodo lento e poco professionale, e uso davvero smodato del pepe (da cui si salva il gelato, per fortuna!). La maggior parte dei piatti è legata alla cucina italiana; in genere i menù sono ben tradotti, ma con un vistosissimo strafalcione: in vita mia è la prima volta che vedo scritto “Gatto Pesce” (persino in maiuscolo e virgolettato) al posto di pesce gatto. Ho pensato a un “errore” voluto o a una cosa scherzosa e inscenata ad arte; ne ho parlato con la cameriera, per scoprire che non è così.
La cosa più caratteristica di questo posto è però un’altra: la carne di struzzo, che tra l’altro – al di là dei gusti – ha spiccate proprietà salutistiche***.

Già, gli struzzi. Va infatti aggiunto che, oltre a quanto riportato sopra, il Dubingių Žirgynas – oggi – è anche e sopratutto un gigantesco allevamento di struzzi. E se, come credo, state pensando al naturale collegamento struzzo-deserto vi sbagliate di grosso: oggi gli struzzi sono allevati in posti fino a ieri inimmaginabili; anzi, uno dei più famosi si trova addirittura a Murmansk, nell’estremo nord della Russia europea; qui d’inverno non è infrequente scendere fino a -40º C e oltre; e gli struzzi, grazie a una resistenza evolutiva che risale a 70 milioni di anni fa, sono tenuti spesso all’aperto e senza riscaldamento (si veda qui).
Ognuno di voi suppongo abbia visto uno struzzo in uno zoo. Due o tre esemplari, di solito di dimensioni medie. Ma al Dubingių Žirgynas le cose vanno ben diversamente. Girando intorno al lago in senso antiorario (come viene naturale fare) si notano i primi esemplari; le dimensioni appaiono subito enormi, ma questo è solo l’inizio. Quando si arriva al primo recinto la strada piega verso sinistra; il percorso si trova un po’ in basso rispetto ad alcune altre recinzioni che costeggiano il lato destro; sembrano vuote, tanto che non ci si fa nemmeno caso; poi, all’improvviso, eccoli che arrivano; cinque, dieci, venti, quaranta, forse sessanta struzzi giganteschi che all’unisono, muovendosi come robot, ti si avvicinano dall’alto verso il basso; è come trovarsi dentro a Jurassic Park; la pendenza, poi, conferisce al tutto una prospettiva sinistra, a tratti spaventosa; ti fa pensare che quelle creature possano saltare la staccionata da un momento all’altro, come fosse uno scherzo. Fortunatamente non è così. La tensione si allenta, l’atmosfera diviene più rilassata e a quel punto è impossibile non fare qualche foto (senza però avvicinarsi troppo).

Della nostra giornata al Dubingių Žirgynas questa è stata l’esperienza più inattesa e intensa. Gli struzzi sono oggi la specie animale più simile ai dinosauri di un tempo. Non a caso nel cretaceo il pianeta era popolato dagli ornitomimosauri, detti proprio dinosauri-struzzo, per la loro somiglianza ai più grandi pennuti odierni.

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* per la precisione poco più che un villaggio

** žirgynas significa stallone

*** ha un bassissimo contenuto di grassi, poco sodio, è ricca di omega-3, proteine, vitamine e ferro, contiene carnitina (che favorisce l’ossidazione degli acidi grassi) e creatina (sostanza che migliora il metabolismo energetico del cuore in caso di scompenso o cardiopatia ischemica)

Il Paese con più biblioteche al mondo per abitante? La Repubblica Ceca

Scoprite perché in questo articolo pubblicato ieri su Il Post. Dopo la Cechia sono in ottima posizione anche Bulgaria, Lituania e Lettonia; ma mancano i dati di alcuni Stati (e chi ha colorato la mappa ha tralasciato un po’ troppe isole).

I giardini botanici di Vilnius

Finalmente sabato scorso, approfittando di qualche ora di cielo sereno, abbiamo trovato il tempo di visitare i giardini botanici dell’università di Vilnius (Vilniaus universiteto botanikos sodas).
In realtà i giardini si compongono di due sedi separate e piuttosto distanti tra loro: quella più antica (1919) è ospitata all’interno del Parco Vingis (Vingio Parkas); quella più moderna (1974), assai più estesa, si trova ai margini della città, in Kairėnų gatvė 43, ed è lì che ci siamo recati noi. Complessivamente la superficie occupata è di 199 ettari, un’enormità.

Il luogo è molto piacevole e merita una visita di almeno un paio d’ore. Nei fine settimana estivi non potrete fare a meno di imbattervi nelle numerose coppie di sposi, sopratutto appartenenti alle minoranze russe e polacche, che scelgono questi luoghi come lo scenario ideale per arricchire il loro album fotografico o fare riprese video.
Come vuole la tradizione, in questa parte d’Europa c’è grande attenzione per i bambini; ne troverete ovunque: i giardini sono infatti sicuri, e adattissimi ai più piccoli e alle loro famiglie.

Le specie di piante e fiori qui ospitate sono molto numerose (chi desidera approfondire può scandagliare il sito ufficiale), mentre segnaletica e percorsi meriterebbero uno svecchiamento e maggiore cura, per capirci sull’esempio di quanto già avviene nel centralissimo Bernardinų sodas.

What about spaghetti for breakfast?

L’altra mattina, verso le 9:30, ho incrociato il fratello di mia moglie in cucina. Di seguito la nostra breve conversazione.

Vytautas: labas rytas*
Nautilus: labas rytas
V: what about spaghetti?
N: spaghetti? now? for breakfast?
V: of course, why not?
N: ne, ačiū!**

Non è uno scherzo, in Lituania – il paese dove (salvo casi rari e ben circostanziati) ci riferisce alla pasta con il solo generico termine “makaronai” – da almeno un decennio hanno preso piede abitudini bizzarre. Pasta a colazione. Una cosa che per loro è talmente normale che se glielo fai notare ci restano persino male e rischiano di offendersi.

Anche se fosse la miglior pasta del mondo, preparata dal miglior chef del pianeta, la pasta a colazione non ce la vedo: troppo impegnativa, e anche troppo pesante; senza contare il tempo necessario a prepararla e consumarla. Se così non fosse i dietologi, cui non difetta certo la fantasia, l’avrebbero già caldeggiata da tempo.

Il Lituani hanno questo grande pregio: amano, anzi adorano, il cibo italiano. Hanno però anche un enorme difetto: nella loro orgogliosissima cocciutaggine tendono a reinventare tutto a loro modo. Purtroppo. Capita così che, per esempio, la pizza sia diventata un vero e proprio piatto nazionale, e ironicamente negli ultimi due anni c’è voluto un Inglese, mr. Tom Nicholson (vedi qui e qui), per provare a raddrizzare il tiro e rimettere le cose a posto. Con la pasta la situazione è simile.

Cari Lituani, che in questa meravigliosa terra mi ospitate ogni estate, lasciate stare. Oppure copiate nel modo giusto e fino in fondo. L’inventiva la lasciamo agli chef stellati, vero?

Per mia fortuna i prodotti della tradizione padana sono meno diffusi, anche perché richiedono preparazioni più elaborate. Quindi per il momento è scongiurato il rischio che qualcuno mi proponga di fare colazione con risotto alla milanese, baccalà alla vicentina o bagna cauda. Il panettone ha però invaso i supermercati da almeno due lustri. Chissà che qualcuno, al posto del mascarpone, non lo guarnisca con panna acida o ketchup.

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* buongiorno

** no, grazie

La kitsch-Padania de Il Visuario Padano

Ne parla Riccardo Conti su Vogue in questo serissimo articolo di oggi.

Il piatto vuoto? Lo sposto di lato

Al ristorante.

Padania/Italia
Quando si è terminato il piatto (sia esso antipasto, primo, secondo, dolce o altro) si adagiano le posate una accanto all’altra, in genere con un’angolo compreso tra i -45º e i -90º, le punte verso il centro, il coltello a destra della forchetta e la lama rivolta verso quest’ultima; quindi si attende che il cameriere lo porti via.

Lituania
Quando si è terminato il piatto (l’unico piatto che c’è) si lasciano le posate come capita e lo si sposta a destra (a sinistra se si è mancini). In pratica tutto quello che a sud delle Alpi un buon genitore di solito ti insegna a non fare già intorno ai sei anni di vita.

Ovviamente quelli descritti sopra sono i comportamenti diffusi nella popolazione media; ci sono sempre le eccezioni in positivo e in negativo da una parte e dall’altra. Ma sono eccezioni, appunto.

La pepsicologa

– devo confessarti una cosa: sono dipendente dalla coca
– nessun problema, ti mando da una mia amica veramente brava: è pepsicologa

Rubata in Rete e riadattata.
Il meccanismo è piuttosto semplice: basta prendere una delle quasi 400 parole che comincia per “psi”, anteporvi il prefisso “pe” e, con un po’ di fantasia, costruirci sopra uno scambio di battute.

I sette fratelli dormienti (o piscianti)

“Fortunato tu che sei a Vilnius”, mi dicono gli amici e i conoscenti rimasti a Milano; “almeno approfitti di un po’ di fresco; che qui da noi c’è un caldo che non hai idea”. E in effetti non posso lamentarmi delle temperature, che oscillano gradevolmente (vento permettendo) intorno ai 20º C. Il problema, però, è che sono qui da tre settimane e – salvo le classiche eccezioni che confermano la regola – la pioggia è praticamente una costante. Mai passato un Luglio così piovoso qui in Lituania; per fortuna il tempo non mi distrae dal lavoro, ma per il resto confesso che non è bello essere sovrastato da continui nuvoloni.

Ma, a quanto pare, per i Lituani che qui sono nati e vivono le condizioni climatiche di Luglio non sono affatto strane. Anzi, in questi giorni ho addirittura scoperto che quando il meteo rovina il mese estivo per eccellenza qui si usa un’espressione tipica: “septyni broliai miegantys”, e cioè “i sette fratelli dormienti”, a volte storpiata in “septyni broliai myžantys” (i sette fratelli piscianti), che a me piace persino di più.

Questa espressione è oggi riferita alla condizione di tempo piovoso e nuvoloso che caratterizza, appunto, il meteo di Luglio. E gli stessi Lituani hanno perso il significato originario che – come si dice in questi casi – si perde tra miti e folklore molto indietro nel tempo. Chi vuole può approfondire l’argomento su questa pagina di Wikipedia (solo in Lituano).

Sorprendentemente la tradizione dei sette fratelli che dormono ricorda molto da vicino quella canadese e statunitense del Giorno della Marmotta, il cosidetto Groundhog Day. Qui non ci sono marmotte o altri animali e la data di riferimento non è il 2 Febbraio ma il 10 Luglio, tuttavia ritroviamo sotto una forma solo leggermente diversa l’ancestrale tendenza umana a cercare nei fenomeni che ci circondano (siano essi oggetti, condizioni meteorologiche o comportamenti animali) i segni di un futuro che si tenta di capire e interpretare.

La Sostanza del Male

Il libro “La Sostanza del Male” di Luca D’Andrea mi è capitato tra le mani per caso. Qualche giorno fa, 2 Luglio 2016, mi trovavo all’aeroporto di Orio al Serio in partenza per Vilnius. Avevo dato per scontato di trovare, e quindi di poter acquistare, “Il Treno per Tallinn” di Arno Saar (tra l’altro alla base di questo mio lungo post), ma le cose sono andate diversamente. Del giallo del misterioso Saar, come di buona parte del catalogo Mondadori, in quella libreria non c’era traccia. Tra le pressioni insistenti di mia figlia per fare pipì e i tempi ristrettissimi per raggiungere il gate ho avuto sì e no due minuti scarsi per trovare un buon sostituto; e così, alla fine, complice anche quel fossile in copertina, la mia scelta è frettolosamente caduta sul thriller dell’autore bolzanino.
Che “La Sostanza del Male” fosse un caso letterario di portata mondiale lo avrei invece scoperto solo qualche giorno dopo, a lettura di fatto conclusa (qui, qui e qui).

Ma anche senza imbeccate non è stato difficile comprendere che il libro che avevo portato con me in Lituania era un qualcosa di nettamente superiore alla media. E oggi, a distanza di alcuni giorni, continuo a pensare che il lavoro di D’Andrea meriti di essere letto e consigliato ad amici, conoscenti e, perché no, sconosciuti.
Il mio giudizio è tuttavia un po’ più tiepido rispetto alle recensioni che ho successivamente trovato in Rete. A colpirmi è stata sopratutto l’abilità dell’autore di descrivere e tratteggiare i numerosi personaggi, femminili e maschili, coinvolti in una narrazione non semplice e piuttosto articolata. Elementi che condiscono superbamente i primi tre quinti del lavoro. Poi ha inizio la preparazione del gran finale. E qui c’è la parte che ho gradito di meno. L’impressione, infatti, è che D’Andrea abbia voluto strafare, creando una serie di colpi di scena, di depistaggi e di continui ribaltamenti che alla fine mi sono parsi eccessivi e troppo distanti da una certa urgenza di linearità. Ma probabilmente questo non è altro che il limite, dettato da comprensibile esuberanza, di una semplice prova d’esordio*. Ho ragione di credere che tutto ciò verrà superato a partire dal prossimo romanzo (che ovviamente non mi lascerò sfuggire).

Senza dubbio un grande autore da affiancare ai grandi del genere.

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* non parliamo di esordio in senso assoluto, ma di opera prima in ambito thriller; in precedenza D’Andrea ha infatto pubblicato una trilogia fantasy per ragazzi: “Wunderkind: Una lucida moneta d’argento”, “La rosa e i tre chiodi” e “Il regno che verrà”

La Latvijas brūnā sulla nuova moneta da 2 euro

Nuova moneta da 2 euro da oggi in circolazione in Lettonia. La mucca in effigie (la Latvijas brūnā) simboleggia l’agricoltura del Paese baltico. Ne ha parlato più dettagliatamente e con dovizia di particolari Paolo Pantaleo in questo articolo del suo blog.

Wi-fi gratuito per i passeggeri che viaggiano in treno tra Vilnius e Kaunas

L’annuncio è stato dato oggi dalle ferrovie lituane Lietuvos Geležinkeliai. La tratta coperta dal servizio è di circa 100 km.

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