La pizza lituonapoletana di Jurgis ir Drakonas è davvero così buona come dicono?

Il 25 Gennaio 2015 pubblicavo su questo blog il post Jurgis ir Drakonas e la pizza lituonapoletana. In quell’occasione davo conto dell’idea di base e della filosofia di Mr. Tom Nicholson, l’imprenditore inglese da cui tutto è nato. E siccome – si dice giustamente – dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, sarebbe ingiusto non citare, almeno in questa sede, la consorte Beata Čičkauskaitė-Nicholson: giornalista, presentatrice televisiva, autrice di libri di argomento culinario con forte taglio salutistico e titolare del blog Beatos Virtuvė (la cucina di Beata), esplicativo sin dal titolo.

Ma torniamo a noi. In chiusura del mio pezzo mi riproponevo di provare le pizze di Jurgis ir Drakonas a inizio Maggio 2015. Tuttavia i miei impegni lavorativi dello scorso anno hanno ridotto la mia permanenza lavorativa a Vilnius a poco più di un mese, tra l’altro facendo saltare la prevista vacanza primaverile in Estonia e Lituania. Così niente pizza. Mi sono però rifatto in questo inizio Luglio 2016, assaggiando le pizze in oggetto per ben due volte in due soli giorni.
E dato che nel frattempo i ristoranti sono passati da due a tre la scelta è caduta sulla struttura più vicino a casa: quella presso il centro commerciale Akropolis.

La prima cosa che si nota di Jurgis ir Drakonas è che non assomiglia minimamente a un ristorante italiano. Non ci sono bandierine col tricolore e non c’è nessuno dei simboli e degli elementi tipici che facciano pensare ai nostri cugini oltrepadani. Da qui si capisce già tutto: Jurgis ir Drakonas non è pensato per attrarre turisti, ma per innalzare l’esperienza culinaria dei Lituani. Questo voleva Tom Nicholson e questo ha puntualmente fatto.

E ora veniamo alle pizze. Ci sono la napoletana, la margherita (chiamata improvvidamente “margarita”), il calzone, la marinara, la pepperoni (che andrebbe rinominata “peperoni”, con una solo “p”), la nduja (lo so, manca l’apostrofo iniziale), più altre cose che dalle nostre parti non esistono, né ci sogneremmo mai di sperimentare. E qui si nota un secondo elemento caratterizzante: Nicholson, se non in minima parte, non ha voluto creare una replica delle farciture italiane, ma si è interessato sopratutto agli ingredienti di base. E questi sono davvero quanto di più simile si possa accostare a una tipica pizza napoletana. Anzi, qui realizzano persino impasti con farina integrale (suppongo ci sia dietro lo zampino di Beata) che non sono affatto male.

In conclusione, Jurgis ir Drakonas è un posto che vale la pena provare. A proposito le pizze da me scelte sono stata la napoletana e la daugiau daržovių (più verdure), con la prima superiore alla seconda.

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