Avvongolaglia

Gioco di parole ispirato dal post precedente.

Referendum e accozzaglia di no

Vicina Italia. Referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016. Uno tra i principali argomenti televisivi di chi fa campagna per il sì è che gli esponenti della parte avversa (i sostenitori del no) non sono d’accordo su nulla all’infuori del voto contrario alla riforma. Ergo, affermano sempre i sostenitori del sì, ciò è elemento che dovrebbe far riflettere l’elettore e orientarlo a votare sì.

Come sempre i dibattiti che caratterizzano gli appuntamenti elettorali ci offrono una collezione formidabile di vizi logici. Sia da parte di chi la logica non la conosce, sia da parte di chi – ben conoscendola – la piega a fini strumentali di propaganda.

In un caso come questo smascherare l’errore è un gioco da ragazzi. I referendum spingono alla polarizzazione e l’unica cosa che conta è stare o da una parte o dall’altra relativamente al quesito in oggetto. Essere d’accordo su tutto il resto è irrilevante. Non solo, non è nemmeno richiesto che chi converge sul sì o sul no lo faccia partendo dallo stesso punto o seguendo lo stesso percorso.
Facciamo un esempio. Se viene indetto un referendum sul nucleare è possibile che il soggetto A e il soggetto B sia entrambi contrari. Il fatto che A sia favorevole all’aborto (che non è oggetto del referendum) e B sia contrario all’aborto è del tutto irrilevante. Così come è irrilevante che A è contrario al nucleare per ragioni ecologiche e B è contrario per ragioni economiche.

Il Passeggero

Steffen Jacobsen, classe 1956, è un chirurgo ortopedico danese. Nel 2008 ha esordito con il romanzo giallo “Il Passeggero” (titolo originale “Passageren”, traduzione di Eva Kampmann). Un lavoro ambientato tra Danimarca e varie parti della Norvegia (tra cui spicca il finale sull’Isola degli Orsi, la più meridionale dell’arcipelago delle Svalbard). Nonostante la presenza cospicua di termini tecnici legati al mondo della navigazione (alla fine del testo è presente addirittura un glossario) la scrittura è estremamente fluida, leggera ed equilibrata. Una buona prova a mio parere, che risulta un po’ debole per via della trama, certamente originale, ma priva di quei passaggi avvincenti che è naturale attendersi da un buon thriller.

Intervista a Kaspar Korjus

Kaspar Korjus: «Estonia has the most startups per capita and this startup culture has led to fail and fail and try again».

Dal sapore il caffè sembrava filtrato con i calzini di un vescovo

Descrizione contenuta nel romanzo d’esordio “Il Passeggero” del giallista danese Steffen Jacobsen (2008, titolo originale “Passageren”, traduzione di Eva Kampmann). La prova che i giallisti danesi, in fatto di umorismo e ironia, sono una spanna sopra il loro colleghi norvegesi e svedesi.

Masturbanizzazione

Le seghe mentali degli architetti.

GH

Giacca.

Brontolava come un druido celtico

Descrizione riferita a una donna e contenuta nel romanzo d’esordio “Il Passeggero” del giallista danese Steffen Jacobsen (2008, titolo originale “Passageren”, traduzione di Eva Kampmann).

La Fratellanza Viennese

“La Fratellanza Viennese” (2015) è il romanzo d’esordio di Ingar Johnsrud, giallista di Oslo già molto quotato in patria e apprezzato dalla critica scandinava in generale. Questo almeno è il titolo originale (Wienerbrorskapet), perché qui da noi (così come nella vicina Italia) è uscito con uno scialbo “Gli Adepti”, poco comprensibile forzatura – suppongo – da parte dell’editore.

Chi legge questo blog sa che i thriller norvegesi, assieme a quelli danesi, sono i miei preferiti. Dopo un digiuno durato l’intero periodo estivo (in cui mi sono sopratutto dedicato alla soluzione del caso Arno Saar) ho deciso di riprendere le care vecchie abitudini.
Di Ingar Johnsrud, però, non avevo sentito nulla. Questo nome è saltato fuori un po’ per caso. Un paio di settimane fa Eva Kampmann, traduttrice di alcuni romanzi di Jo Nesbø, ha lasciato un commento sul blog, così ho deciso di dare un’occhiata agli ultimi suoi lavori. Detto, fatto. Nel giro di un quarto d’ora ho ordinato quattro libri di autori scandinavi a me non noti, il primo dei quali è stato proprio Johnsrud.

Che dire di questo romanzo? Mentre ero tra pagina 20 e pagina 30 sono stato più volte sul punto di abbandonare. Johnsrud ha un modo di usare avverbi e sopratutto aggettivi che definirei fastidioso. Semplicemente troppi. A volte la presenza di una concatenazione degli stessi in un’unica frase porta a domandarsi se il loro ordine sia quello corretto. La Kampmann deve aver avuto il suo bel da fare questa volta. Sembra che lo scrittore non riesca a fare a meno di caricare le descrizioni, di qualificare gli oggetti, specialmente per quanto riguarda il loro colore. Un modo di scrivere pesante, che per fortuna va in parte attenuandosi man mano che la trama si sviluppa.
Ne “La Fratellanza Viennese” c’è tutto quello che in un thriller non vorrei trovare: il fondamentalismo religioso (qui addirittura doppio: cristiano e islamico), il nazismo, l’eugenetica, il ricorso ai flashback, l’eccessiva violenza di alcune scene (l’unica cosa che di Nesbø sarebbe stato saggio non copiare). Eppure alla fine si tratta di un buon lavoro, tra l’altro non solo opera prima, ma anche primo capitolo di una trilogia.
Siamo lontani, a mio avviso, dal capolavoro, ma senza dubbio sopra la media.
Ne vedrei bene una trasposizione cinematografica, in cui il regista dovrebbe sopratutto “togliere”, lasciando ben poco all’interpretazione. In fondo i temi che a me non piacciono, e che ho ricordato poco sopra, sono gli stessi che risultano graditi al grande pubblico; il successo è praticamente assicurato.

Ora non resta che attendere il seguito.

L’ingegnera comunale

È giusto dire ingegnera o è meglio mantenere la forma ingegnere anche nel caso di una figura professionale femminile?
Se vi siete posti una domanda come questa potreste trovare utile (e istruttiva) la lettura dell’articolo Infermiera sì, ingegnera no? pubblicato qualche anno fa dalla linguista e scrittrice Cecilia Robustelli (il sito è quello prestigioso dell’Accademia della Crusca).
Secondo la docente dell’università di Modena, e – per quel che può contare – anche secondo me, nulla impedisce il ricorso a termini quali ingegnera, sindaca, chirurga, ministra, ecc. Alcuni di questi ci sembrano probabilmente atipici, inconsueti, addirittura bizzarri o poco eufonici, altri possono farci pensare a forme caricaturali uscite direttamente da qualche commedia sexy fine anni ’70, inizio anni ’80 (quelle con Lino Banfi e Alvaro Vitali, per capirci), ma in fondo è solo una questione di abitudini.
Se oggi ci sembra strano dire ingegnera (il correttore di WordPress me lo sottolinea ancora come errore), tra qualche anno ci sembrerà strano il contrario.

Ma se non vi sono ostacoli all’uso di ingenera la sua diffusione procede ancora molto a rilento. Questo perché i primi a non farvi ricorso sono coloro che – volenti o nolenti – hanno il potere (e il privilegio) di poter influenzare le masse. Ad esempio i giornalisti.
Una traduttrice ha un poter inferiore, ma anche nel suo piccolo può dare un significativo contributo in tal senso. È quello che deve aver pensato Eva Kampmann che un termine come ingegnera lo utilizza più volte in una delle sue ultime traduzioni: il romanzo “Gli Adepti” (2015, titolo originale “Wienerbrorskapet”) del giallista norvegese Ingar Johnsrud.

Inghiaiato

Inghiaiato, ovvero ricoperto di ghiaia. Il significato del participio passato del verbo inghiaiare, qui usato con funzione di aggettivo, non è difficile da comprendere, ma sino a oggi in questo termine non mi ci ero mai imbattuto. Fa capolino più volte nel romanzo “Gli Adepti” di Ingar Johnsrud (2015, titolo originale “Wienerbrorskapet”, traduzione di Eva Kampmann).

Ten fascinating facts about Latvia

Ne parla il Telegraph in questo articolo di oggi.

Enter Sandman come non si era mai sentita

I Metallica si sono esibiti al Saturday Night Live con Jimmy Fallon e i The Roots in una versione di Enter Sandman eseguita con strumenti giocattolo! Qui il video.

Biscotti fettati

Il duale delle fette biscottate.

Ciao, vado un salto in CBA, ci vediamo per pranzo

Più o meno è quello che mi ha scritto poco fa mia moglie via Telegram. Ho così scoperto che CBA sta per Corso Buenos Aires. Sto diventando vecchio? A suo dire non si tratterebbe di un acronimo diffuso, ma di una sigla nata più o meno per caso all’interno del suo gruppo di amiche lituomilanesi.

Kas tu, pelėda ar vieversys? Sei allocco o allodola?

Siete soliti andare a letto presto la sera e alzarvi presto la mattina? Allora siete delle allodole. Al contrario, fate le ore piccole e vi alzate tardi? In questo caso siete degli allocchi. In Lituano bipartire le persone in queste due classi è una simpatica consuetudine. E così, appunto, c’è chi – come me – è vieversys (allodola) e chi – come mia moglie – è pelėda (allocco).

Facendo il prodotto cartesiano dei due insiemi di possibilità si vede subito che mancano due delle quattro casistiche complessive: chi – come mia figlia – va a letto presto e si alza tardi e chi – come Berlusconi (tanto per fare un nome) – va a letto tardi e si alza presto. Ma a quanto è dato sapere a questi due tipi umani per il momento non è associato alcun volatile.

Un ventaglio di esili zampe di gallina puntava verso gli occhi verdi

Descrizione contenuta nel romanzo “Gli Adepti” di Ingar Johnsrud (2015, titolo originale “Wienerbrorskapet”, traduzione di Eva Kampmann).

Rossetto norvegese

A un certo punto del romanzo “Gli Adepti” di Ingar Johnsrud (2015, titolo originale “Wienerbrorskapet”, traduzione di Eva Kampmann) compare il seguente passaggio: «Quello che di primo acchito sembrava rossetto era in realtà un messaggio alla testa, al cuore e al cazzo».

Papino, voglio vedere come muoriscono le persone

Mia figlia poco fa, dopo averle fatto vedere la casa dove abitava mia nonna materna.

Cercasi paleolaureati

Ogni tanto sarebbe bello vedere annunci di lavoro di questo tipo.

Beccacce d’Estonia

I Google Alerts oggi mi segnalano l’articolo Beccacce in Estonia: incontri e riflessioni, apparso su www.acaccia.com. Impossibile non riferirvene.

Voto di fiducia e sfiducia in Inglese

voto di fiducia: confidence vote
voto di sfiducia: no confidence vote

Make Metallica great again

Sin da quando è apparso, lo slogan “make America great again” ha ispirato la nascita di numerose varianti, la più interessante delle quali – da un punto di vista prettamente emotivo e personale – è “make Metallica great again”. Addirittura sono stati creati dei simpatici berretti, e in Rete è facile trovare l’immagine di James Hetfield sovrapposta a quella di Donald Trump.
Riuscirà l’appena eletto quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti (che, da buon megalomane, confonde l’America con gli USA) a far tornare grande il suo Paese? Non lo sappiamo. Ma è ragionevole supporre che il suo compito, in fondo, sarà ben più semplice di quello di far tornare grandi i Metallica, che – conciati come sono – non piacciono nemmeno a mia figlia (la quale, a cinque anni non ancora compiuti, a loro continua a preferire nonno Ozzy).

A sua immagine e dissomiglianza

Frase incontrata nel libro “Coordinate d’Oriente” (2014, Piemme) di Alessandro Perissinotto.

La Via Scarlattea

Galassia paonazza.

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