Referendum e accozzaglia di no

Vicina Italia. Referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016. Uno tra i principali argomenti televisivi di chi fa campagna per il sì è che gli esponenti della parte avversa (i sostenitori del no) non sono d’accordo su nulla all’infuori del voto contrario alla riforma. Ergo, affermano sempre i sostenitori del sì, ciò è elemento che dovrebbe far riflettere l’elettore e orientarlo a votare sì.

Come sempre i dibattiti che caratterizzano gli appuntamenti elettorali ci offrono una collezione formidabile di vizi logici. Sia da parte di chi la logica non la conosce, sia da parte di chi – ben conoscendola – la piega a fini strumentali di propaganda.

In un caso come questo smascherare l’errore è un gioco da ragazzi. I referendum spingono alla polarizzazione e l’unica cosa che conta è stare o da una parte o dall’altra relativamente al quesito in oggetto. Essere d’accordo su tutto il resto è irrilevante. Non solo, non è nemmeno richiesto che chi converge sul sì o sul no lo faccia partendo dallo stesso punto o seguendo lo stesso percorso.
Facciamo un esempio. Se viene indetto un referendum sul nucleare è possibile che il soggetto A e il soggetto B sia entrambi contrari. Il fatto che A sia favorevole all’aborto (che non è oggetto del referendum) e B sia contrario all’aborto è del tutto irrilevante. Così come è irrilevante che A è contrario al nucleare per ragioni ecologiche e B è contrario per ragioni economiche.

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