C’ho il funnel vuoto

Nel mondo delle aziende di telefonia (e non solo) esiste un certo lasso di tempo* tra l’istante in cui una pratica (un contratto) viene caricata a sistema e l’istante in cui il prodotto/servizio diviene attivo per il cliente finale.
È abbastanza comune riferirsi alle pratiche già caricate ma non ancora evase come al contenuto del “tubo”.

La parola tubo ci fa venire in mente una conduttura cilindrica cava a sezione costante, che in questo caso specifico non è però l’esempio più adatto; questo perché non tutte le pratiche in ingresso riescono poi a uscire dal cosidetto tubo; problemi di errata documentazione, problemi tecnici, verifiche del credito negative, ecc. fanno sì che tra l’ingresso e l’uscita vi sia una certa “caduta” fisiologica**.

Di fatto il tubo in questione è più simile a un imbuto. Imbuto è però un vocabolo poco attraente, tanto che non lo utilizza praticamente nessuno. In tempi recenti, tuttavia, c’è chi ha pensato bene di ripescarlo previa una riverniciatina d’Inglese. Ed ecco che si comincia a sentir parlare di “funnel”. Che a mio avviso, però, è altrettanto brutto.

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* può essere di minuti, ore, giorni, settimane e dipende dal tipo di prodotto/servizio, dalla complessità del contratto, dallo stato di saturazione dei sistemi informatici aziendali o da una combinazione delle tre casistiche precedenti

** cui potrebbe aggiungersi una quota non fisiologica nel caso, ad esempio, di un malfunzionamento dei sistemi informativi aziendali o di errore umano

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