23 giorni da solo con la lituosuocera. Antra diena – Giorno 2

Oggi ho osservato mia suocera e il suo rapporto col telefono e ho notato cose che non avevo mai notato prima.
Come telefona un normoumano? Mette il cellulare vicino all’orecchio* e si fa la sua bella conversazione. Mia suocera no, lei il telefono lo tiene in mano e aziona il vivavoce. Sempre. Mica perché è in macchina e deve guidare, che infatti mia suocera non ha nemmeno la patente e dunque non guida. Che uno che le sta vicino deve sorbirsi tutto il suo sproloquio e anche quello di chi sta dall’altra parte. D’accordo, io il Lituano lo parlo pochissimo e male, ma capire lo capisco abbastanza.

Prima d’ora non me ne ero mai accorto perché “mia-suocera-al-telefono” non faceva “ancora” parte di quello sconfinato set minimo dei di lei comportamenti che la mia mezza dozzina di sensi tiene costantemente sotto attentissimo monitoraggio.
Tuttavia verso mezzogiorno di oggi è capitata una cosa nuova e inattesa. Mia moglie era prossima all’imbarco all’aeroporto di Kaunas così mia figlia e io abbiamo chiamato la mamma per augurarle buon viaggio. Seduti sul letto abbiamo azionato il vivavoce (dovendo parlare in due) e abbiamo iniziato a conversare. Opportuna come il cagotto durante il colloquio di lavoro più importante della tua vita, ecco che arriva lei e si infila in mezzo a quello che stavamo dicendo. Ma, tempo mezzo minuto scarso, accade quello che non mi sarei mai immaginato potesse accadere: introdotto da un grezzissimo “duok man” (dammi), mi prende il telefono dalle mani e si mette a parlare lei con mia moglie.
Capito bene? Ora, riavvolgete il nastro e figuratevi la scena. Non potendo ricorrere a superpoteri, estratti di belladonna e alabarde spaziali, ho lasciato stare e me ne sono andato via. Cosa molto salutare perché mi ha fatto sbollire la rabbia con sufficiente rapidità.

Stasera, invece, mentre io raccontavo a mia figlia la storia (ovviamente inventata) di cappuccetto-camaleonte, lei si è fatta la doccia e poi è venuta da me per chiedermi se per caso avessi visto l’asciugacapelli. Ora, se vuoi sapere una cosa tanto semplice mi dici “kur yra” (dov’è) e mi mimi il gesto di asciugarti i capelli, no? Non che mi vomiti lì a mitraglia tremila parole di inutile contorno che nemmeno capisco. È una banalissima questione di efficacia della comunicazione, mica progettare la prima missione NASA su Marte, cioè è una roba che in teoria (in teoria, appunto) dovrebbe essere innata. Comunque, folgorato da un’intuizione improvvisa, le butto lì la parolina magica “fenas” (fon), allora lei mi fa una faccia di malcelata insoddisfazione e mi segue nella mia stanza per prendere l’agognato elettrodomestico. Come per dire “sì, proprio quello, ma sappi (come scoprirò mezzora dopo grazie a mia moglie) che noi Lituani veri l’asciugacapelli lo chiamiamo plaukų džiovintuvas, mica fenas come i Lituani post-sovietici di oggi”.

Però a cena abbiamo mangiato semi-bene. Mia figlia ha chiesto gli spaghetti e così ho cucinato io, che io sono più un amante del riso, ma mica stiamo lì a sottilizzare. Quel prefisso “semi” è perché li ho fatti col pesto, ma già il pesto Agnesi fa schifo da noi, figuratevi quello che viene confezionato per il mercato lituano.

Sopratutto ho lavato io i piatti, attività che ormai ho decretato incedibile. Mia suocera, infatti, è talmente sbrigativa nella pulizia delle stoviglie che certe cose preferisco farle da me, anche se lo so che è una rottura. Non è che mia suocera sia una persona sporca, anzi, tutte le sere – per fare un esempio – non solo si lava i denti in modo accurato, ma usa persino il filo interdentale – però ci sono cose in cui la fretta (e lei ha sempre questa fottutissima fretta come se vivesse in un camper parcheggiato in Piazza Affari) fa più male che bene. E se tu mi lavi i piatti di fretta va a finire che mi ci lasci sopra dei residui di sporco, o gli sbausciamenti di qualcuno (tipo la nonna Milda di 90 anni con la dentiera), o semplicemente tracce (malsane) di detersivo.

Si sopravvive. Anche perché ci sono cose che aiutano. Tipo: la birra, le buone letture (qualche sera fa ho iniziato il mio primo giallo islandese), il lavoro, le cicogne che hanno il nido su un albero qui in giardino. E ovviamente mia figlia.

512 ore alla fine. Come cantavano gli AC/DC nel lontano 1975: it’s a long way to the top (if you wanna rock ‘n’ roll).

_____
* sì, lo so, rientrano tra i normoumani anche quelli che usano l’auricolare

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Emanuela Cardetta
    Lug 16, 2017 @ 10:38:52

    Post spettacolare in generale. Verrei in Lituania appositamente per vedere le interazioni tra te e tua suocera ahahahah.

    Comunque per me la cima più alta è senza alcun dubbio la parola “sbausciamenti”. Mi piace un sacco! Mi fai qualche altro esempio di come si usa?

  2. Nautilus
    Lug 16, 2017 @ 11:26:39

    @ Emanuela Cardetta

    Lieto che ti sia piaciuto il post!

    Allora, tecnicamente sbausciare (forma toscanizzata derivante dal sostantivo Milanese baüša* [saliva], accento sulla ü) significa perdere la bava dalla bocca. Lo si usa spesso coi bambini piccoli. Per esempio, tua figlia è nel seggiolone, tu mamma sei un attimo in giro per casa, poi quando ritorni vedi che alla piccola esce un po’ di saliva e allora vai ad asciugarla e magari dici “uh, ma che sbausciamento!” oppure “uh, la mia bella sbausciona!”.
    Ma il verbo si può usare anche in modo transitivo. Per esempio quando mia figlia sta colorando i libri e si mette le matite o i pennarelli in bocca io le dico “hey Wilda [il nome vero tu lo conosci, ma qui non lo metto] togliti quella matita/pennarello dalla bocca che la/lo stai sbausciando tutta/o”. Oppure, tu che hai i cani, quando vengono a farti le feste e cominciano a leccarti ecco che ti stanno sbausciando.

    Anche se si può usare in tutti i contesti di solito sbausciare ha una valenza simpatica e positiva.

    _____
    * se riferito a una persona significa invece sbruffone, e questo è anche l’uso più tipico

  3. Nautilus
    Lug 16, 2017 @ 11:28:06

    @ Emanuela Cardetta

    Comunque il problema di questa serie di post è che – già oggi che siamo solo al terzo giorno – ho più roba da scrivere del tempo necessario a farlo!

  4. Emanuela Cardetta
    Lug 16, 2017 @ 11:35:19

    Grazie della spiegazione 🙂 Spero che troverai il tempo per continuare a scrivere i post di questa serie

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