23 giorni da solo con la lituosuocera. Ketvirta diena – Giorno 4

Cioè, io arrivo a quest’ora della sera con un grande problema. Mia suocera in un giorno ne combina talmente tante che non riesco a ricordarmi tutto quello che devo scrivere.

Allora partiamo dalla fine. Poco fa siamo andati a prendere il latte appena munto in un villaggio qui vicino, dove c’è una sciura con un foulard in testa che ha una mucca (una di numero, ma qui è lo standard).
Per gli amanti di Google Maps, da Misiūnai (dove siamo noi) ci siamo diretti a Nevieriškė.
Al ritorno, poco dopo essere entrata in auto, mia suocera ha avvistato una mosca (oh, musė!) e ha cercato di colpirla tre volte col il dorso della mano. Poi ha esclamato: ah, laukė! (ah, è fuori!). Chiaro? La mosca era sulla parte esterna del vetro. Come si fa a non ridere?
Però mia suocera è una “human tʃapamusk” (human è inglese, tʃapamusk milanese scritto in IPA). Mi sa che non avete capito bene: significa che è in grado di acchiappare le mosche con le mani. Ed è l’unica persona al mondo che ho ripetutamente visto fare una cosa del genere. Roba da circo Barnum insomma.

Invece una ventina di minuti prima che uscissimo ha chiamato mia moglie (mia moglie è il soggetto della frase, non il complemento oggetto). Mia suocera ha preso il telefono per rispondere, ha azionato il vivavoce e si è portata il cellulare all’orecchio. È andata avanti così per circa dieci minuti, poi si è resa conto della situazione è lo ha appoggiato sul tavolo. A quel punto mia figlia ha allungato la mano e gliel’ha rubato (tjè!).

A proposito, questa sera per cena ha fatto le zucchine grigliate. Che poi non ha la griglia ma le ha fatte in padella e sono venute buone lo stesso. Lei sa che io adoro l’aglio, e infatti non ce l’ha messo. Però in compenso ha messo l’olio d’oliva, che quando lo usa viene quasi voglia di chiamare il capo dello Stato e proclamare tre giorni di festa nazionale.
Comunque le zucchine erano tante e quindi ne è avanzata qualcuna. Coprirle con la pellicola trasparente o di alluminio e metterle in frigo? Ma perché mai? Lasciamole scoperte sul tavolo che tanto qui, in piena campagna, è solo il paradiso delle mosche.
Per pranzo invece ha preparato una dozzina di sumuštiniai (fette di pancarré scaldate al forno con sopra formaggio, pomodoro, prosciutto e prezzemolo, che se ti dimentichi dello strato di burro e del fatto che formaggio e prosciutto non sono proprio ciò a cui si è abituati in Padania sono anche buoni). Be’, alla fine ne è avanzato uno, ed è rimasto a prendere aria e mosche per almeno un paio d’ore.
Non muore nessuno, ovvio, ma siamo pur sempre nel 2017 e un minimo di igiene in più non guasterebbe.
Poi è solo che forse non ci stava in frigo, che se vedete il frigo di mia suocera viene fuori un altro manuale di cose da evitare accuratamente.
E ve l’ho già detto ieri che mia suocera non è una persona sporca, è che si dimentica di fare le cose, ad esempio quando in TV c’è la sua telenovela preferita. Ma questa delle telenovelas ve la racconto un’altra volta.

A pranzo invece abbiamo litigato. Adesso ha questa fissa che durante i pasti è meglio non bere e così non ha voluto far bere mia figlia. Io ero rimasto che durante i pasti è meglio bere poca acqua perché troppa diluisce i succhi gastrici e crea gonfiore, così sono andato su internet a fare qualche ricerca e alla fine ho scoperto che continuano a valere le stesse regole che mi hanno insegnato una quarantina e più di anni fa: al pasto non più di due bicchieri d’acqua, fuori pasto quanta ne vuoi.
Le ho fatto arrivare il messaggio tramite mia moglie (durante la telefonata di cui ho parlato sopra), ma morire che ammette di aver detto pirlaggini.

Invece il mio risveglio è stato come segue. Al solito ho aperto gli occhi poco prima delle 8:00, ma stamattina me ne sono rimasto a letto a controllare un po’ di mail – di lavoro e non – che tanto dormivano ancora anche mia suocera e mia figlia. E poi a Milano sono un’ora indietro e la mattina me la posso prendere più comoda.
Verso le 9:00 è arrivata mia suocera, che ha bussato, non mi ha dato nemmeno un femptosecondo* di tempo per aprir bocca, è entrata e ha aperto tende e finestre.
Ma perché? Che senso ha bussare se poi non aspetti nemmeno la risposta e fai comunque quel che vuoi? La buona educazione (anche senza “buona”: l’educazione e basta) impone che quando bussi si deve attendere una risposta dall’altra parte. Aspetti un po’ e poi bussi di nuovo, e se nessuno risponde entri. Che uno ha quattro motivi per non rispondere: (a) non c’è, (b) c’è ma dorme, (c) c’è, è sveglio, ma ha le cuffie e non sente, (d) è morto.

Ma voi come le aprite le porte? Vi ricordate quei cartoni animati che davano in TV quando eravamo piccoli, tipo Tom e Jerry e simili, dove spesso uno era davanti a una porta e l’altro l’apriva con una tale delicatezza da stampare il primo contro il muro? Ecco, nella finzione le porte compiono una rotazione di 180º, nella realtà un po’ meno, ma mia suocera le porte le apre spesso così.

Colazione. Grano saraceno come base e un’altra roba per mia figlia, ma adesso non mi ricordo il nome del cereale, che probabilmente è di importazione sudamericana, o così almeno credo.
Mia suocera si rivolge alla nonna Milda e le dice: tieni, assaggia anche questo. A parte il fatto che non ha nemmeno sentito la risposta, che magari la nonna Milda nemmeno voleva assaggiarlo quel secondo tipo di porridge, ma sentite qua.
Cosa fa una persona normale? Una persona normale prende il piatto della nonna Milda, lo avvicina al piano cottura della cucina dove c’è il porridge che cuoce, ci travasa dentro un po’ di cibo e riporge il piatto alla nonna Milda. Cosa fa una persona non normale? Una persona non normale fa l’opposto, cioè porta il pentolino con il porridge caldo fino al tavolo e il travaso lo fa lì. Col rischio di scottare qualcuno. Cosa fa invece mia suocera? Mia suocera prende un cucchiaio, lo infila nel pentolino con il porridge sudamericano (o presunto tale), lo riempie all’inverosimile, ruota su se stessa verso il tavolo e rovescia il cucchiaio nel piatto della nonna Milda. Ora, una cosa del genere la potrei fare io, che mi muovo con cautela e non mi cade tutto dalle mani. Ma io non farei mai così. Invece mia suocera sì. Risultato? Un terzo di porridge caduto sul tavolo, un altro terzo rovesciato sul braccio della nonna Milda e un ultimo terzo finito (probabilmente per sbaglio o per miracolo, fate voi) nel piatto. Rendimento dell’operazione: un miserrimo 33,3%.

Oggi però è stata anche una giornata dai risvolti positivi. Ho fatto il mio primo corso di Lituano. Un’ora con Tatjana, che è sì un nome russo ma lei è lituana per davvero. Sì lo so che Tatjana è un nome che fa un po’ pena, infatti io dentro di me la chiamo Tati, fuori di me invece non la chiamo.
Il corso è interessante. Come risvolto secondario c’è quello che imparo anche qualcosa. Quello primario è che – compreso il viaggio di andata e ritorno – mi allontano un’ora e mezza da mia suocera.

Tempo residuo: 464 ore.

_____
* un milionesimo di miliardesimo di secondo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...