23 giorni da solo con la lituosuocera. Penkta diena – Giorno 5

Che ci crediate o no oggi ero seriamente intenzionato a parlar bene di mia suocera. Poi sono successe delle cose, ma non sono cose poi così negative. Però ve le racconto perché sono divertenti.

Verso mezzogiorno siamo andati al supermercato Maxima di Švenčionys, che era finita la birra (per me) e il pane e l’acqua (per tutti), e lei ha detto che non le serviva niente, invece poi ha comprato roba per una quarantina di euro (che per ricambiare l’ospitalità ho pagato io). Comunque, come ormai sapete mia suocera ha questa forma di iperattività che le fa fare sempre tutto di fretta e poi le cadono le cose dalle mani. Bene, quando siamo usciti dal supermercato c’erano quelle porte automatiche che si aprono e chiudono da sole, però il tempo di aprirsi glielo devi dare, altrimenti ci sbatti contro con il carrello e finisce che la gente ride (e vi giuro che vedere un Lituano ridere da sobrio non è cosa che capita tutti le settimane). E infatti è proprio quello che è successo oggi.

Quando poi siamo tornati a casa ha preparato i bulviniai blynai* per mia figlia e per noi patate bollite e aringa (che di solito la fa meglio, l’aringa, ma stavolta era di fretta più di una partoriente a cui si sono appena rotte le acque). Fretta per cosa poi? Fretta perché la sua telenovela preferita era già iniziata e si era resa conto di aver perso i primi dieci minuti (si noti che questa vaccata galattica dura la bellezza di tre ore, dalle 13:30 alle 16:30).
Ora, avete presente quei film porno girati prevalentemente in California (che qui in Europa abbiamo un po’ più classe e fantasia) dove c’è un manager seduto alla scrivania del suo ufficio intento a lavorare o a telefonare e a un certo punto entra la segretaria neoassunta (sei volte su dieci è Lisa Ann) che è una strafiga in minigonna con tanto di camicetta apri-e-gusta? Quello che succede è che, dopo qualche attimo di smarrimento, il nostro dirigente rovescia con una manata tutto quello che fino a un secondo prima era poggiato sulla scrivania, ci carica sopra la bionda o la bruna di turno (in qualche caso anche tutte e due) e poi dà inizio al rito del ciulamento.
E mia suocera? Mia suocera quando appunto ha capito che la sua telenovela era già iniziata è venuta qui in sala e con la sua manata sghemba ha rovesciato tutti i libri di mia figlia che occupavano il tavolino rotondo dove di solito mangiamo. Poi ci ha piazzato su una tovaglia alla bell’e meglio e con la leggiadria di un orango in pigiama ci ha sbattuto sopra piatti e posate (i bicchieri no, perché qui durate i pasti o non si beve niente oppure si bevono vodka e brandy). La cosa è stata talmente surreale che quando l’ho raccontata a mia moglie non finiva più di ridere.

Però mia suocera sa fare un sacco di cose. Ha 76 o 77 anni (nessuno sa esattamente la sua età, nemmeno mia moglie, perché quando una volta si nasceva in campagna – e lei è nata proprio qui a Misiūnai – contava il giorno in cui ti registravano all’anagrafe, e questo non coincideva quasi mai con la data del parto**), ma fisicamente ne dimostra dieci di meno. Per tutto il resto, invece, gli anni che dimostra in meno sono venti o venticinque. Se restasse da sola in mezzo a una foresta potrebbe tirare avanti per settimane, mentre io durerei ore o al massimo un paio di giorni. Come tutti i Baltici (ci metto dentro anche Lettoni ed Estoni) ha una manualità che ti lascia a bocca aperta. Conosce i nomi di decine di piante e fiori, coltiva la terra (qui abbiamo pomodori, zucchine, cetrioli, patate, carote, cipolle, aglio, mele, fragole, bacche di ogni tipo, aneto, rosmarino, basilico, origano, ecc.), sa riconoscere i funghi e li raccoglie, sa lavare, fare piccole riparazioni, tagliare l’erba, potare il giardino, e moltissime altre cose.

Siccome oggi mi ha rotto meno del solito (questo è il migliore di questi primi cinque giorni), mi è sembrato giusto parlarne anche in termini positivi. Perché i lati positivi ci sono sempre.

-440 ore alla fine.

_____
* frittelline di patate che si accompagnano con marmellata e la solita panna acida

** l’anagrafe poteva essere anche a 20 km di distanza e l’unico modo di andarci era di andarci a piedi

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