23 giorni da solo con la lituosuocera. Dešimta diena – Giorno 10

Devo innanzitutto fare una precisazione riguardo al post di ieri. Leggendolo, una mia amica di blog (la stessa che menzionerò più avanti) ha pensato che si fosse fermata a dormire da noi tutta la ciurma multicolore* di cui avevo parlato ieri, e invece l’unico con cui ho condiviso la camera/sala è stato il fratello di mia moglie (questa amica lo ha chiamato cognato, che infatti è il termine tecnico, ma io non sono bravo con questi nomi di parentele, non li trovo intuitivi, non vanno d’accordo con la mia mente matematica, e quindi li evito).
In effetti il post è stato scritto talmente in velocità da risultare ambiguo, e dunque me ne scuso.

Ieri mia suocera mi ha detto che per pranzo ci sarebbe stato anche lo zio Miglius. Lo zio Miglius non so se è uno zio o un cugino (l’ho detto prima che non sono bravo in queste cose); c’è che è il figlio di una delle sorelle di mia suocera; in ogni caso io lo chiamo zio, e basta. Mi sta simpatico, la cosa è reciproca, e parla persino una forma rudimentale di Inglese.
Alle 16:00 il capobranco mi ha mandato a chiamarlo per dirgli che il kugelis sarebbe stato pronto in trenta minuti. Peccato che allo zio Miglius mia suocera non avesse detto niente di niente, e quindi lui ha rifiutato, sia perché aveva già pranzato, sia perché stava tagliando l’erba del prato e non voleva lasciare il lavoro a metà.
Non contenta, dopo il mio ritorno mia suocera ha deciso che in missione doveva andarci ella medesima, e così ha fatto la figura dell’insistente anche con i suoi parenti, che in realtà la conoscono bene da sempre, e comunque lo zio Miglius non è venuto lo stesso.
Poi mia suocera mi ha detto che però Miglius sarebbe venuto a cena. E infatti non è venuto nemmeno a cena.

Qui in campagna appena fa bel tempo (e in questi giorni è caldo e bello) si mangia in giardino. I pro sono che si sta all’aria aperta, i contro sono il sole battente e le mosche, di giorno, e le zanzare, di sera. Zanzare a nuvole, tra l’altro grandi il doppio di quelle che abbiamo giù nelle terre lombarde, anche se un po’ più lente e più sceme.

Io alla fine ci ho rinunciato a raccontarvi tutto quello che succede qui, che altrimenti dovrei passare la giornata intera al PC, però ci sono cose che non posso tacere.
Per esempio oggi, dopo la colazione delle 11:30 (che la domenica si dorme), lo zio Miglius ha fatto un salto qui da noi e ha portato dei crostacei che ha pescato ieri sera nel laghetto di un’altra sorella di mia suocera che vive qui vicino (che io in quel micro-lago credo di averci fatto anche il bagno qualche anno fa, ma i crostacei sul fondo mica me li ricordavo, bó). In Lituano questo crostaceo si chiama “vėžys” e in Inglese “cancer”, proprio come la malattia, invece in Toscano credo non esista nemmeno un nome comune, cioè un nome non scientifico. Ho fatto qualche ricerca in internet e sono approdato a questa striminzita pagina di Wikipedia. Però le foto che vedete lì c’entrano poco con quello che ci ha portato lo zio Miglius, che d’altra parte di specie e sottospecie di questi granchietti chissà quante ne esistono. Per farvi un’idea, invece, dovete immaginare delle piccole aragoste.
Ora, dopo che Miglius se ne è andato, la bestia alfa (mia suocera) ha voluto mostrare la bestia beta (il vėžys) a mia figlia, che in quel momento era sul letto con me che la stavo pettinando. Allora mia suocera le ha prima sventolato davanti ‘sto cadavere di vėžys e poi, spostati con la solita delicata manata i libri sul mio tavolo-comodino, lo ha appoggiato sgraziatamente di fianco agli stessi; e siccome il vėžys era reduce da un processo di bollitura, intorno a lui si è creata anche una pozza d’acqua.
Lo so, non ci credete. Però questa volta raccogliere delle prove era davvero d’obbligo, così ho fatto una foto al volo col cellulare (che potevo stare anche tranquillo visto che il granchietto è rimasto lì per oltre un’ora) e l’ho mandata a quella mia amica che ho citato all’inizio. E se lei vuole (io il suo nome non lo faccio) può anche confermare con un commento.
L’ho raccontato a mia moglie, ma mi ha detto che per lei non è così sconvolgente e che io sono cresciuto in un ambiente troppo sterile. Be’, in effetti (all’epoca della mia infanzia e anche dopo) da me c’è sempre stata la bizzarra abitudine di non appoggiare i cibi (specie certi cibi) su superfici sporche in luoghi che non siano la cucina e la sala da pranzo. Tipo, quando vado in cascina a prendere il pollo (di quei polli interi a forma di pollo) non è che poi lo metto in camera di mia figlia per farle vedere che forma ha. A mia figlia lo faccio vedere direttamente in cascina o al limite in cucina.

Comunque stasera volevo scrivere molto di più, ma poi ho litigato con mia suocera davvero di brutto. Se l’è presa con me perché dice che ho alzato la voce con lei. Io ho la voce alta, e questo non lo ha ancora capito, ma è vero che le ho risposto in modo seccato dopo l’ennesima interruzione mentre ero al telefono. Che dalle mie parti, nella terre padane, interrompere uno mentre sta parlando con qualcun altro – al telefono o non al telefono – è cosa di grande maleducazione, specie se poi lo fai senza infilarti nel discorso con delle parole o frasi di cortesia (scusa, scusate, …). E, visto che oggi mi ha interrotto svariate volte, stasera la mia risposta, mentre mia figlia e io salutavamo la mamma via Skype, non è stata tra le più accomodanti.

320 ore al termine.

_____
* chi capisce questa citazione è bravo

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Emanuela Cardetta
    Lug 24, 2017 @ 09:13:32

    Confermo! Il crostaceo era in bella mostra accanto ai libri su un letto di liquido non ben identificato

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