23 giorni da solo con la lituosuocera. Dvylikta diena – Giorno 12

Oggi mia suocera era un po’ incazzosa e parlava in modo abbastanza sgraziato con tutti, anche se con me si è contenuta. Poi verso sera si è un quasi normalizzata.

Poco fa ho fatto un po’ di conti su una cosa che adesso vi racconto. Ieri sera era avanzato del kugelis e così l’ho mangiato io (terzo giorno consecutivo di kugelis). Stavo per metterlo nel micro-onde quando mia suocera mi ha detto che a scaldarlo così non sarebbe venuto buono. Da notare che avevo mangiato lo stesso kugelis riscaldato anche la sera prima e in quell’occasione era stata lei stessa a dirmi di metterlo nel micro-onde. Chissà, magari un giorno capirò.
Comunque mia suocera ha preso una padella, ci ha buttato* dentro del burro e mi ha preparato la cena. Dato che ero in cucina e vedevo quello che stava facendo le ho chiesto con gentilezza di dimezzare il burro. E ho detto “dimezzare” per non urtare la sua archeo-sensibilità.
La quantità da lei utilizzata all’inizio era un parallelepipedo più o meno delle seguenti dimensioni: lunghezza 5 cm, larghezza 5 cm, altezza 4 cm. In pratica un volume di 100 cm3. Se la cosa non vi impressiona a sufficienza sappiate che un comune dado da cucina (di quelli che servono per fare il brodo) ha un volume di circa 11 cm3. Quindi, ragionando sempre in termini di volume, la quantità di burro usata era pari a quella di 9 dadi. Praticamente ciò che vi consiglierebbe ogni medico moderno, no?

Questa sera, poco prima di mettere a letto mia figlia, ho ricevuto un commento da Stefano che mi ha riportato il detto lituano “žuvį, vištą ir moterį reikia imti rankomis” (pesce, pollo e donne** vanno presi con le mani). Allora ho deciso di vedere che effetto faceva dirlo di fronte a mia suocera. Bene, mia suocera ovviamente non ha capito; che infatti era lì che si domandava che senso avesse la parola “žuri” (tu guardi); e nonostante le mie ripetizioni (e quelle della nonna Milda) continuava a non capire. Inutile dire che invece la nonna Milda aveva capito subito.

Uno dei primi giorni avevo accennato alla questione delle telenovelas. Può cascare il mondo ma le sue due telenovelas giornaliere mia suocera non se le perde. La prima si intitola “amžina meilė” (amore eterno***) ed è di produzione turca (a giudicare dalle facce, dagli abiti e dalle architetture credo sia girata nella parte più occidentale di Istanbul); la seconda si intitola “dvi širdys” (due cuori) ed è realizzata e ambientata in India.
Come vi ho già detto, questa roba qui va in onda dalle 13:30 alle 16:30. Tre ore di cui almeno 45/50 minuti se ne vanno in pubblicità (in Lituania la quantità di pubblicità trasmessa in TV è esorbitante se paragonata a quella che, già lamentandoci, ci tocca sorbirci giù in Padania e nelle vicine Italia, Sicilia e Sardegna). Comunque, dato che la TV si trova nella sala da pranzo, che è anche la mia camera da letto e il mio studio, io in quelle ore non posso lavorare. Non che qualcuno me lo impedisca, ma parlare con i clienti via Skype con una telenovela in sottofondo non è esattamente un comportamento professionale. Così di solito ne approfitto per fare gli esercizi della Tati e per schiacciare un pisolino.

Alle 23:00 di questa sera (che qui siamo un’ora avanti rispetto a Milano e a buona parte del resto d’Europa) ho superato la metà del tempo che mi separa dalla conclusione di questa impresa (-273 ore). Però, più che la soddisfazione prevale un senso di tristezza e scoramento. Mi sembra infatti che altri undici giorni così siano davvero pesanti da sopportare.

_____
* non è che scrivo io verbi a caso: se lo avesse appoggiato avrei scritto appoggiato

** moterį (accusativo di moteris) è al singolare, ma in Toscano suonerebbe male; in Milanese, invece, si potrebbe mantenere il singolare senza alcun problema: pes, pulaster e dona i en de ciapa cui man (pronuncia: pès, pulastér é dòna i én dé tʃapa kui man; gli accenti sono indicati dalle sottolineature)

*** letteralmente: eterno amore

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