23 giorni da solo con la lituosuocera. Penkiolikta diena – Giorno 15

Pare che, arrivati al quindicesimo giorno, tra mia suocera e me si sia instaurata una condizione di moderato equilibrio. Merito anche di mia moglie che, non so come, è riuscita a far capire a sua madre che deve parlarmi di meno; non solo più lentamente e con parole semplici, proprio di meno. Quanto di meno? Il minimo indispensabile.
Ricordo una vecchia pubblicità della compagnia telefonica per cui lavoravo prima ancora che questa diventasse una multinazionale; una coppia di fidanzati che si riconciliava dopo un litigio e il messaggio che diceva: parlando (sottointeso al telefono) si aggiusta quasi tutto. Vero, ma nella vita reale esiste anche la situazione opposta: parlando troppo si finisce quasi sempre per rovinare tutto.

E così oggi, stranamente, non ho elementi extra da segnalare. Anche perché, se mia suocera si comporta bene, la mia “rete di sensori” va in stand-by.
Già, perché mia suocera è anche una che, se osservata, combina (molti) più guai del normale. Ad esempio, ho già detto del suo modo di versare il latte nella tazzina di mia figlia prelevandolo direttamente dal vaso da due litri. Le leggi della fisica sono quelle*: lei si può ostinare quanto vuole, ma così facendo il latte si rovescerà sempre (per la cronaca, nelle ultime cinque sere è successo tutte e cinque le volte). Comunque, per tornare a quello che stavo dicendo, durante queste operazioni di travaso poniamo che – in mia assenza – la quantità di latte che finisce sul tavolo sia x; bene; se però sono presente, come minimo si passa da x a 3x. Di questo si è anche lamentata con mia moglie. Non è che però io mi diverta a osservarla per cattiveria o per farle fare più danni; è che, quando te la trovi davanti e la vedi armeggiare in qualche modo astruso, è praticamente impossibile distogliere lo sguardo o far finta di niente. Che poi, in quel tipo di situazioni uno si sente osservato anche se non lo guardi: basta la presenza.
Il trovarsi in soggezione se osservati è cosa che capita a molti, tuttavia nel caso di mia suocera l’effetto che ne deriva è molto più perturbante della media.

Tempo residuo: 200 ore.

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* sia dato un vaso cilindrico da due litri contenente del latte; immaginatevi un vaso dalle dimensioni standard, di quelli che – per esempio – si utilizzano per le conserve o per i cetrioli (di fatto stiamo parlando di un grosso barattolo). Quando si versa il latte è necessario inclinare il vaso con una certa velocità. Questa non deve essere troppo bassa, altrimenti il liquido colerebbe lungo le pareti esterne, ma nemmeno troppo alta, perché in tal caso il flusso in uscita sarebbe troppo intenso e il liquido, pur finendo nella tazzina, ne esonderebbe. Ora, più il recipiente è pieno più è facile che il liquido coli sulle pareti esterne; dunque, per evitare ciò, l’operazione va compiuta molto rapidamente; ma una maggiore velocità crea un maggior flusso e un flusso elevato dà luogo al fenomeno di esondazione descritto all’inizio. Se avete dei dubbi prendete un recipiente da due litri, riempitelo di acqua, latte, birra, vino o quel che volete fino a mezzo centimetro dall’orlo, e poi provate a travasare il contenuto in una tazza tipo mug. Sfido chiunque a versare il liquido senza rovesciarlo (e se ci riuscite voglio il filmato)

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