23 giorni da solo con la lituosuocera. Šešiolikta diena – Giorno 16

Situazione in parte simile a quella dello scorso fine settimana. È venuto di nuovo il fratello di mia moglie e di conseguenza le mie possibilità di scrittura sono tornate a farsi limitate (ne approfitto mentre si sta facendo la doccia).

Questa volta il nostro è venuto senza amici, ma in compenso verso mezzogiorno è apparsa dal nulla la zia Vanda (per chi ha seguito le “puntate” precedenti è la mamma dello zio Miglius).

La zia Vanda è una delle numerose sorelle di mia suocera. Se si escludono i primi trenta secondi di illusoria simpatia è così logorroica e insistente (una questione di famiglia, mi viene da dire) che persino la nonna Milda non la sopporta; non solo non la sopporta, ma gli scorsi anni – più volte e pubblicamente – ha espresso comprensione nei mie confronti, fregandosene bellamente di quel che avrebbe potuto pensare mia suocera.

Anche il rito del pranzo odierno è stato simile a quello dello scorso sabato, ovvero kugelis (con tacchino) consumato tra le 15:30 e le 16:00. Però per la colazione di questa mattina mia suocera si era messa in testa di fare gli spaghetti a mia figlia, che chiaramente si è rifiutata. Spaghetti che poi non sono mica quelli che avete in mente voi. Qui gli spaghetti a colazione li mangiano per davvero, solo che li fanno in modo un po’ diverso; e credo di averlo anche già raccontato lo scorso anno. Cioè, li fanno bollire in pentola (di solito in una quantità d’acqua insufficiente e per un numero di minuti che non corrisponde quasi mai a quello riportato sulla confezione) e poi terminano la cottura in padella con il solito pezzo di burro di dimensioni spropositate e infine sciogliendovi sopra del formaggio a fette.

Invece nel pomeriggio la situazione tra mia suocera e me ha di nuovo rischiato di degenerare. La nonna Milda mi aveva chiesto di accenderle la TV sul primo canale, e così ho fatto. Poi però è sopraggiunta mia suocera che ha premuto il tasto 8 del telecomando. In effetti qui il primo canale è sul tasto 8. Così ho cercato di spiegare a mia suocera che avevo inteso il primo tasto del telecomando e non il canale 1, ma il discorso che ha tirato in piedi è stato di una tale cocciutaggine che ho dovuto lasciar perdere. Non solo non capisce una mazza, ma addirittura si innervosisce e poi ti mette il muso. D’altra parte è colpa mia: inutile parlare con lei quando ha la modalità capra attiva.

La zia Vanda e suo marito Juozas sono poi tornati per cena. Patate e aringa*, che per fortuna a me piacciono molto. I due e mia suocera si sono aperti una bottiglia di vino rosso, che mi domando pescata chissà da dove. Mi sono limitato ad annusarla e secondo me era andata a male. Comunque, si trattava di (a) vino spagnolo, (b) con etichetta in cirillico, (c) contenuto alcolico di 11º (eh già qui potete farvi un’idea di quanto doveva essere scarsa la qualità), e (d) udite udite, proprio il tipo di vino che il prete della zona beve in chiesa durante il rito della comunione. Grazie al cielo avevo birra a sufficienza. Che il vino a casa mia lo bevi solo se è buono, altrimenti ne fai a meno.

177 ore al termine; i due terzi se ne sono andati.

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* l’aringa qui si prepara su un letto di cipolle e pomodori, con un po’ di aneto

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