Papino, quello è l’amico dell’imperatore?

Qui in campagna il nostro vicino è un pubblico ministero (prokuroras). Viene solo il sabato e la domenica e di solito si porta dietro un tizio a cui fa tagliare l’erba. Il tizio questa mattina ha iniziato presto e ci ha svegliato. Vedendolo, e probabilmente non ricordando più la parola procuratore, mia figlia mi ha posto la domanda che trovate nel titolo del post.

23 giorni da solo con la lituosuocera. Penkiolikta diena – Giorno 15

Pare che, arrivati al quindicesimo giorno, tra mia suocera e me si sia instaurata una condizione di moderato equilibrio. Merito anche di mia moglie che, non so come, è riuscita a far capire a sua madre che deve parlarmi di meno; non solo più lentamente e con parole semplici, proprio di meno. Quanto di meno? Il minimo indispensabile.
Ricordo una vecchia pubblicità della compagnia telefonica per cui lavoravo prima ancora che questa diventasse una multinazionale; una coppia di fidanzati che si riconciliava dopo un litigio e il messaggio che diceva: parlando (sottointeso al telefono) si aggiusta quasi tutto. Vero, ma nella vita reale esiste anche la situazione opposta: parlando troppo si finisce quasi sempre per rovinare tutto.

E così oggi, stranamente, non ho elementi extra da segnalare. Anche perché, se mia suocera si comporta bene, la mia “rete di sensori” va in stand-by.
Già, perché mia suocera è anche una che, se osservata, combina (molti) più guai del normale. Ad esempio, ho già detto del suo modo di versare il latte nella tazzina di mia figlia prelevandolo direttamente dal vaso da due litri. Le leggi della fisica sono quelle*: lei si può ostinare quanto vuole, ma così facendo il latte si rovescerà sempre (per la cronaca, nelle ultime cinque sere è successo tutte e cinque le volte). Comunque, per tornare a quello che stavo dicendo, durante queste operazioni di travaso poniamo che – in mia assenza – la quantità di latte che finisce sul tavolo sia x; bene; se però sono presente, come minimo si passa da x a 3x. Di questo si è anche lamentata con mia moglie. Non è che però io mi diverta a osservarla per cattiveria o per farle fare più danni; è che, quando te la trovi davanti e la vedi armeggiare in qualche modo astruso, è praticamente impossibile distogliere lo sguardo o far finta di niente. Che poi, in quel tipo di situazioni uno si sente osservato anche se non lo guardi: basta la presenza.
Il trovarsi in soggezione se osservati è cosa che capita a molti, tuttavia nel caso di mia suocera l’effetto che ne deriva è molto più perturbante della media.

Tempo residuo: 200 ore.

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* sia dato un vaso cilindrico da due litri contenente del latte; immaginatevi un vaso dalle dimensioni standard, di quelli che – per esempio – si utilizzano per le conserve o per i cetrioli (di fatto stiamo parlando di un grosso barattolo). Quando si versa il latte è necessario inclinare il vaso con una certa velocità. Questa non deve essere troppo bassa, altrimenti il liquido colerebbe lungo le pareti esterne, ma nemmeno troppo alta, perché in tal caso il flusso in uscita sarebbe troppo intenso e il liquido, pur finendo nella tazzina, ne esonderebbe. Ora, più il recipiente è pieno più è facile che il liquido coli sulle pareti esterne; dunque, per evitare ciò, l’operazione va compiuta molto rapidamente; ma una maggiore velocità crea un maggior flusso e un flusso elevato dà luogo al fenomeno di esondazione descritto all’inizio. Se avete dei dubbi prendete un recipiente da due litri, riempitelo di acqua, latte, birra, vino o quel che volete fino a mezzo centimetro dall’orlo, e poi provate a travasare il contenuto in una tazza tipo mug. Sfido chiunque a versare il liquido senza rovesciarlo (e se ci riuscite voglio il filmato)

23 giorni da solo con la lituosuocera. Keturiolikta diena – Giorno 14

Fine mese, il carico di lavoro oggi è molto più alto della norma tanto che è mezzanotte passata e sono ancora qui a fare analisi. Però non voglio nemmeno saltare il mio consueto appuntamento quotidiano. Quindi darò brevemente conto di quello che è successo oggi, cioè di quello che è successo extra rispetto allo “standard” (come vedete ho messo le virgolette).

Pranzo; mia suocera prepara i blynai (delle specie di crêpe). Siamo lì che mangiamo* quando a un certo punto ne prende in mano uno, ci infila dentro i pollici ungulati per praticare due buchi e poi lo piazza in faccia a mia figlia a mo’ di maschera. E i blynai, che non sono secchi, in faccia ti aderiscono per davvero. Senza parole.

Ore residue: 224.

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* i blynai di solito si mangiano spalmandoci sopra della marmellata, della panna acida o del burro, ma in teoria ci si può mettere quasi qualsiasi cosa

23 giorni da solo con la lituosuocera. Trylikta diena – Giorno 13

Oggi ero in cucina e notavo il solito mobiletto aperto; nello specifico l’antina di un pensile. Mi sono detto: brava, vai avanti così, continua a non chiudere le cose* che prima o poi ti ci stamperai contro. Trenta secondi dopo, approfittando di una delle numerose pause delle sue telenevolas, è comparsa mia suocera. Non ci crederete ma si è presa una craniata mica da ridere, cioè, non da ridere e basta, ma da rotolarsi per terra.
Come si direbbe a longitudini un po’ più occidentali di dove mi trovo: that made my day!

Utopia pensare che l’episodio possa averle insegnato qualche cosa. Tanto per fare un esempio: ogni sera versa il latte nella tazza prendendolo dal vasetto da due litri e ogni sera lo rovescia sulla tovaglia. Ma a usare un mestolo non ci arriva proprio.

Ah, stasera mia suocera ha impedito a mia figlia di mangiare gli spaghetti (tra l’altro conditi solo con olio di oliva e grana) perché a sua detta appesantiscono lo stomaco e non fanno dormire la notte.

Agony left until the end: 249 hours.

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* ante, cassetti, porte, barattoli, bottiglie

Non c’è “correlazione” tra vaccini e autismo

Ieri, mentre controllavo le notizie sul sito dell’ANSA, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo sull’assenza di “correlazione” tra vaccini e autismo. Volendone sapere di più sono finito qui. Eh già, proprio Repubblica, o meglio, quella fogna di Repubblica.
Può anche darsi che i più trovino il titolo di quel pezzo del tutto corretto e normale; d’altra parte nella cosidetta Italia il livello di conoscenze scientifiche è talmente basso che ormai non ci si stupisce più di nulla.

Leggiamo bene.
Titolo. Cassazione: “Non c’è correlazione tra vaccini e autismo, no al risarcimento”.
Sottotitolo. La decisione sul caso di un bambino il cui genitore chiedeva un risarcimento. Il ministro Lorenzin: dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia.

Ora, il fatto che tra vaccini e autismo via sia una correlazione è del tutto irrilevante. Quello che non esiste non è la correlazione, ma il nesso di causa ed effetto. E usare i due concetti come se fossero sinonimi è un errore grave. La correlazione, infatti, non implica necessariamente causalità, mentre la causalità implica correlazione, sempre.
Dunque ci può essere correlazione ma non causalità. Gli esempi per spiegare questo concetto sono numerosi e alcuni persino divertenti. Quello che ho usato più volte su questo blog è il seguente (non è mio, ma non ne ricordo l’autore). Esiste una correlazione tra l’addormentarsi vestiti e il risvegliarsi con il mal di testa, ma l’addormentarsi vestiti non causa il risveglio con il mal di testa. Sia l’addormentarsi vestiti che il risvegliarsi con il mal di testa, infatti, dipendono dal fatto che la sera prima vi siete ubriacati.

Passiamo adesso al secondo elemento: “dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia”. Sembra cioè che la decisione della Cassazione confermi e irrobustisca le tesi della scienza. Puro nonsenso. Quel che pensa la Cassazione è – anche in questo caso – del tutto irrilevante. La Cassazione potrebbe anche stabilire che tra vaccini e autismo vi è un nesso di causalità, ma si tratterebbe comunque di una falsità scientifica.

A proposito del giornalista che ha scritto l’articolo: ma perché nel titolo si usano le virgolette e nel sottotitolo no?

23 giorni da solo con la lituosuocera. Dvylikta diena – Giorno 12

Oggi mia suocera era un po’ incazzosa e parlava in modo abbastanza sgraziato con tutti, anche se con me si è contenuta. Poi verso sera si è un quasi normalizzata.

Poco fa ho fatto un po’ di conti su una cosa che adesso vi racconto. Ieri sera era avanzato del kugelis e così l’ho mangiato io (terzo giorno consecutivo di kugelis). Stavo per metterlo nel micro-onde quando mia suocera mi ha detto che a scaldarlo così non sarebbe venuto buono. Da notare che avevo mangiato lo stesso kugelis riscaldato anche la sera prima e in quell’occasione era stata lei stessa a dirmi di metterlo nel micro-onde. Chissà, magari un giorno capirò.
Comunque mia suocera ha preso una padella, ci ha buttato* dentro del burro e mi ha preparato la cena. Dato che ero in cucina e vedevo quello che stava facendo le ho chiesto con gentilezza di dimezzare il burro. E ho detto “dimezzare” per non urtare la sua archeo-sensibilità.
La quantità da lei utilizzata all’inizio era un parallelepipedo più o meno delle seguenti dimensioni: lunghezza 5 cm, larghezza 5 cm, altezza 4 cm. In pratica un volume di 100 cm3. Se la cosa non vi impressiona a sufficienza sappiate che un comune dado da cucina (di quelli che servono per fare il brodo) ha un volume di circa 11 cm3. Quindi, ragionando sempre in termini di volume, la quantità di burro usata era pari a quella di 9 dadi. Praticamente ciò che vi consiglierebbe ogni medico moderno, no?

Questa sera, poco prima di mettere a letto mia figlia, ho ricevuto un commento da Stefano che mi ha riportato il detto lituano “žuvį, vištą ir moterį reikia imti rankomis” (pesce, pollo e donne** vanno presi con le mani). Allora ho deciso di vedere che effetto faceva dirlo di fronte a mia suocera. Bene, mia suocera ovviamente non ha capito; che infatti era lì che si domandava che senso avesse la parola “žuri” (tu guardi); e nonostante le mie ripetizioni (e quelle della nonna Milda) continuava a non capire. Inutile dire che invece la nonna Milda aveva capito subito.

Uno dei primi giorni avevo accennato alla questione delle telenovelas. Può cascare il mondo ma le sue due telenovelas giornaliere mia suocera non se le perde. La prima si intitola “amžina meilė” (amore eterno***) ed è di produzione turca (a giudicare dalle facce, dagli abiti e dalle architetture credo sia girata nella parte più occidentale di Istanbul); la seconda si intitola “dvi širdys” (due cuori) ed è realizzata e ambientata in India.
Come vi ho già detto, questa roba qui va in onda dalle 13:30 alle 16:30. Tre ore di cui almeno 45/50 minuti se ne vanno in pubblicità (in Lituania la quantità di pubblicità trasmessa in TV è esorbitante se paragonata a quella che, già lamentandoci, ci tocca sorbirci giù in Padania e nelle vicine Italia, Sicilia e Sardegna). Comunque, dato che la TV si trova nella sala da pranzo, che è anche la mia camera da letto e il mio studio, io in quelle ore non posso lavorare. Non che qualcuno me lo impedisca, ma parlare con i clienti via Skype con una telenovela in sottofondo non è esattamente un comportamento professionale. Così di solito ne approfitto per fare gli esercizi della Tati e per schiacciare un pisolino.

Alle 23:00 di questa sera (che qui siamo un’ora avanti rispetto a Milano e a buona parte del resto d’Europa) ho superato la metà del tempo che mi separa dalla conclusione di questa impresa (-273 ore). Però, più che la soddisfazione prevale un senso di tristezza e scoramento. Mi sembra infatti che altri undici giorni così siano davvero pesanti da sopportare.

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* non è che scrivo io verbi a caso: se lo avesse appoggiato avrei scritto appoggiato

** moterį (accusativo di moteris) è al singolare, ma in Toscano suonerebbe male; in Milanese, invece, si potrebbe mantenere il singolare senza alcun problema: pes, pulaster e dona i en de ciapa cui man (pronuncia: pès, pulastér é dòna i én dé tʃapa kui man; gli accenti sono indicati dalle sottolineature)

*** letteralmente: eterno amore

Ad mensum digiti

Oggi mi interrogavo sull’origine dell’espressione “a menadito” e ho scoperto che essa deriva da “ad mensum digiti” (a misura di dito), che è il modo in cui i Latini indicavano una misura di precisione.

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