23 giorni da solo con la lituosuocera. Dvidešimt trečia diena – Giorno 23

Questo è il ventitreesimo giorno, quindi l’ultimo, anche se poi mia moglie qui ci arriverà solo domani sera, visto che è atterrata tre ore fa a Kaunas ed è rincasata a Vilnius da poco.

Come sapete, il sabato non ho molto tempo da dedicare a blog, perché il fratello di mia moglie è qua con me, nella mia stessa stanza, e ciò costituisce un’evidente limitazione.

I fatti di oggi sono tre.

Primo fatto. Il fratello di mia moglie si è presentato qui con un drone nuovo di zecca (un quadricottero Quanum Nova Pro). Tre settimane fa gli avevo detto che mi sarebbe piaciuto costruire un selfie-stick molto lungo per filmare le cicogne che hanno il nido nel giardino dietro casa. Lui mi ha parlato di droni e mi ha mandato anche qualcosa via Viber, un paio di link che però non ho nemmeno controllato. Così il drone se l’è comprato lui. Oggi lo ha portato qui e lo ha fatto volare per la prima volta, senza nemmeno aver ben letto il manuale di istruzioni, se non nelle parti iniziali dove si spiega come inserire la batteria. Risultato: il drone si è alzato in cielo ed è volato via a una velocità impressionante. Perso per sempre, nonostante un paio d’ore di accurate ricerche.
Sull’incapacità del fratello di mia moglie (e dei Lituani in genere) di gestire i risparmi c’è molto da raccontare. Ma lo farò un’altra volta perché oggi – come ho già detto – le condizioni ambientali non me lo consentono.

Secondo fatto. Pranzo a base del solito kugelis, oggi nella versione “minimal” senza carne di tacchino, cioè: solo patate. Se non l’avessi avvertito in tempo il fratello di mia moglie si sarebbe mangiato anche lo scarafaggio “embedded” che mia suocera aveva arrostito nel forno.

Terzo fatto. La cena. Mia suocera mi ha chiesto di preparare le bruschette e alle bruschette non si dice mai no. Così ho tagliato i pomodorini e i pomodori, vi ho aggiunto l’olio d’oliva tarocco toscano, il sale (poco) e una spolveratina di pepe nero. Mia suocera – già che c’era – ci ha voluto mettere anche il prezzemolo, che non c’entra nulla, ma un po’ di sapore – in mancanza di origano e basilico – lo dà lo stesso.
A quel punto – sempre su richiesta della suocera – sono andato a prendere il latte con mia figlia. Venti minuti dopo – quando sono tornato – la suocera, il di lei figlio e la nonna Milda mi hanno annunciato che loro avevano già mangiato, perché la fame incombeva (l’educazione di mangiare tutti insieme da queste parti non esiste). A me hanno lasciato pochissimo, che ci ho fatto saltare fuori giusto tre bruschette scarse scarse. Ma poi, quando mi hanno visto grattugiare l’aglio sul pane appena tostato, hanno strabuzzato gli occhi: “ma come, l’aglio non l’hai messo nei pomodori?”. Eh no, capre culinarie, l’aglio si grattugia sul pane caldo. Mi aveste aspettato (se non altro per la già citata educazione), lo avreste capito da soli. Dunque, ben vi sta!

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