Come riformerei la lingua toscana: c, ch, ci

È il caso della “c dolce” e della “c dura”.

La “c dolce” si ha quando “c” è seguita da “e + consonante/vocale” (es. cento/ceiba), da “i + consonante” (es. cinta) o da “i + vocale” (es. cialda/cielo/ciocca/ciucco).
In questo caso “c” può essere sostituita dal digramma “tš”. Una parola come “ciao” verrebbe dunque scritta “tšao” (non c’è bisogno della “i” in quanto non accentata), mentre “farmacia” si scriverebbe “farmatšia” (in questo frangente, molto più raro del precedente, la “i” è invece necessaria).

La “c dura” si ha quando “c” è seguita da “a”, “o” e “u” e nel digramma “ch”. Qui è sufficiente sostituirla con “k”.

Per quanto riguarda le doppie avremmo “ttš” e “kk”.

Si comprende, dunque, che – a fronte di quanto sopra – la “c” diviene un grafema inutile.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Emanuela Cardetta
    Ott 20, 2017 @ 18:44:21

    Ma povera c 😦 Non posso accettare che il mio cognome diventerebbe Kardetta

  2. Nautilus
    Ott 20, 2017 @ 19:20:57

    @ Emanuela Cardetta

    Kardetta? Stupendo infatti! 😀

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