Business plane

Lo vedi scritto una volta e pensi che “business plane” sia un errore, ma se in uno scambio di mail appare così ovunque, cioè sia nel titolo sia nel corpo, per un totale di una mezza dozzina di occorrenze allora è proprio ignoranza.

Da un giro di mail interno tra persone di vertice di un’azienda mia cliente della zona di Como.

Come riformerei la lingua toscana: il quadro d’insieme

I grafemi:

a → a
b → b
c → tš, k
d → d
e → e, ɛ
f → f
g → dž, g
h →
i → i, j
j → dž, j, ž
l → l
m → m
n → n
o → o, ø
p → p
q → k
r → r
s → s, z
t → t
u → u, w
v → v
w → v, w
x → ks
y → j
z → tz, dz

I digrammi:

ch → k
ci → tš, tši
gh → g
gi → dž, dži
gl → l̃, gl
gn → ñ, gn
sc → š, sk

I trigrammi:

gli → l̃, l̃i, gli
sci → š, ši

Tš’era una, volta vɛrsø di mɛ…

Poesia di zoppaz (che mi è piaciuta moltissimo):

Tš’era una, volta vɛrsø di mɛ, ke mi ditševa ke

tš’era una Volta, una della famil̃a dell’inventøre della pila, per intendertši, ke le rivelò ke la

tšera, una volta, si fatševa køn le api, mika køn il petroljø køme adɛssø, ma søpratuttø ke

tš’era una volta, antzi nøn era proprjø una volta, era pju simile a un arkø, ke nøn aveva

FINE

Nel mɛddzø del kammin di nostra vita…

Su suggerimento di zoppaz trascrivo l’incipit de l’Inferno di Dante.

Nel mɛddzø del kammin di nostra vita
mi ritrøvai per una sɛlva øskura,
kekè la diritta via era zmarrita.

Di seguito l’originale:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Referendum autonomisti e psichiatria

Ho detto più volte che i referendum per l’autonomia tenutisi in Lombardia e Veneto avevano poco senso;  sarebbe stato più opportuno (e utile) proporre un quesito in cui la scelta era tra autonomia e indipendenza. Sì sì, lo so, non sarebbero stati costituzionali e bla bla bla, ma – piaccia o non piaccia – quello all’indipendenza è un diritto naturale e, come tale, viene prima di qualunque costituzione.

Comunque la poca sensatezza di questi referendum consiste nel fatto che sono poco più che dei sondaggi a esito scontato. Chiedere se si è favorevoli a una maggiore autonomia è come chiedere a un lavoratore di una certa azienda se è favorevole a ricevere un aumento di stipendio. In casi come questi, dunque, è interessante concentrarsi su chi vota no, e capire se tali percentuali sono in linea con l’incidenza dei disturbi psichiatrici (chi non è favorevole a un aumento di stipendio non è proprio sano di mente). E allora vediamole le percentuali dei no: 3,9% in Lombardia e 1,9% in Veneto. Ergo direi che siamo in linea con l’incidenza delle patologie psichiatriche, anzi, siamo persino sotto media.

Netikras zuikis (falsa lepre)

In questo suo post recente Mauro, che vive in Baviera, riferiva di un polpettone di carne trita chiamato Falscher Hase (falsa lepre). Ebbene, lo stesso piatto esiste anche in Lituania ed è chiamato “netikras zuikis”, cioè appunto “falsa lepre”. Qui se ne possono ammirare alcune preparazioni.

Come riformerei la lingua toscana: z

In Toscano abbiamo un solo grafema per due suoni: la “z sorda o aspra” (calza, prezzo) e la “z sonora o dolce” (zaino, organizzare).  La soluzione che propongo è quella di utilizzare il digramma “tz” per la z sorda (kaltza, prɛttzo) e il digramma “dz” per la z sonora (dzainø, ørganiddzare).

Cosa c’entra la parola dollaro con la Boemia?

Se tutti o quasi sanno (o dovrebbero sapere) che la parola dollaro deriva da tallero, pochi sanno che quest’ultimo è legato alla regione dei Monti Metalliferi situata nella Boemia nord-occidentale. Per chi fosse interessato a un approfondimento ecco alcune fonti: OED, Focus e Wikipedia.

Ditemelo, perché se non viene nessuno sconvoco la riunione

La frase riportata nel titolo l’ho udita con le mie orecchie qualche giorno fa. Era la prima volta che mi capitava di imbattermi nel verbo “sconvocare”, e ho dato per scontato si trattasse di una strampalata invenzione recente. Pare invece che questo verbo sia in uso da un po’ e che comunque sia accettato. Resta il fatto che a mio modo di vedere (giudizio personale) è davvero brutto. Tra l’altro, se esiste “disdire” perché mai dovremmo ricorrere a “sconvocare”? Questione di simmetria?

Salvare un calcio di rigore

Tutti parlano di calcio, ma pochi potrebbero farlo in Inglese. Molte espressioni tipiche, infatti, non si prestano a una semplice traduzione letterale. È il caso di “parare un (calcio di) rigore” il cui equivalente inglese è “to save a penalty (kick)”.

Vibratore a vapore

Quale gruppo musicale ha tratto il suo nome da un vibratore a vapore?

Non farmi ridere troppo che divento panda

Frase tirata fuori da mia moglie domenica scorsa mentre eravamo a pranzo da amici. Ho così scoperto che una donna “diventa panda” quando le cola il trucco per aver pianto (di gioia o di dolore).

Come riformerei la lingua toscana: x, y

Le consonanti “x” e “y” non servono: “x” si può rendere con “ks” e “y” con “i” o “j”. Verrebbero mantenute nei termini stranieri; per quelli che invece sono entrati nella nostra lingua in modo stabile si può operare una variazione di grafia (es. da xilofono a ksilofonø, da yogurt a jogurt, ecc.). Discorso simile per “j” e “w”; da mantenere nei termini stranieri e da adattare in quelli consolidati.

Test di Bechdel e Test di Finkbeiner contro il sessismo in letteratura e nel cinema

Leggete qui (Test di Bechdel) e qui (Test di Finkbeiner) e valutate voi a che punto di idiozia siamo arrivati.

Come riformerei la lingua toscana: u, w

Post gemello di quello su i e j.

Nel Toscano odierno la “u” è utilizzata indifferentemente per la vocale, la semiconsonante e la semivocale. Propongo di rendere la semiconsonante con “w”, lasciando il grafema “u” per la vocale e la semivocale.

La “w” sarebbe così utilizzata nei dittonghi ascendenti (costituiti da una semiconsonante sempre atona seguita da una vocale atona o tonica): ua, ue, ui, uo, da rendere con “wa” (zgwardø), “we/wɛ” (sangwe, gwɛrra), “wi” (kwindi) “wo/wø” (womø, likwøre).

Ci sono anche i trittonghi, come in “bwoi”, “twoi”, “gwai” (semiconso­nante + vocale + semivocale).

In presenza di iato la “u” è tonica e dunque resta “u” (due).

Mind your [f***ing] manners

Questo video citato da Emanuela Cardetta nel suo ultimo post dovete proprio guardarlo, e magari riguardarlo più volte con attenzione per cogliere le numerosissime chicche (verbali e non verbali) che esso contiene. Leggete anche il post, davvero interessante.

Stamattina mi sono svegliato con Ambra Garavaglia

Non come pensate voi. Nel mio letto non c’era Ambra ma mia moglie, come sempre. È solo che ho deciso di iniziare la giornata all’insegna del buon umore e dunque mi sono letto un po’ di tweet arretrati di Ambra Garavaglia.

Kui hr. Kull Soome läheb (quando il signor Falco va in Finlandia)

Capita a volte che tra due lingue simili come Estone e Finlandese possa nascere qualche simpatico “incidente diplomatico”.
Mettiamo che voi siate il signor Falco (Kull in Estone) e decidiate di andare in Finlandia. Al sentire il vostro nome qualcuno potrebbe faticare a trattenere una risatina. Kull, infatti, ricorda il vocabolo finlandese “kulli”, che ha un significato equivalente a quello di cock, dick, prick in Inglese.
Un po’ imbarazzante, no? Non a caso si narra che quando un Estone in Finlandia ci si deve trasferire preferisca cambiare il suo cognome in Kotkas (aquila).

Unionisti con l’aiutino

Ieri a Barcellona si è svolta una imponente manifestazione pro Spagna. Come sempre in casi come questi i numeri dei partecipanti sono soggetti a grandissima variabilità, tra l’altro tale da rasentare il ridicolo. Gli unionisti hanno parlato di un milione di persone, gli indipendentisti di 350.000. Probabile che il numero esatto sia compreso tra i due estremi.
La stampa spagnola ha dato grande risalto alla cosa e lo stesso è stato fatto dai mezzi di informazione nostrani. Questi ultimi, tuttavia, si sono scordati (almeno con riferimento ai telegiornali) di citare un piccolo particolare: molti degli unionisti che hanno sfilato non erano affatto Catalani, ma Spagnoli arrivati in città con centinaia di pullman sapientemente organizzati. Insomma, roba da Unione Sovietica più che da Europa.
Gli unionisti si sono anche scelti un testimonial d’eccezione: il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. Come se per il fatto di essere stato insignito di quel premio il suo pensiero possa valere di più. Invece, sia ben chiaro, ha lo stesso peso di quello di un indipendentista scelto a caso.

E così, alla fine, anche lo scontro Spagna-Catalogna si è trasformato in una specie di sceneggiata napoletana. Sarebbe bastato far votare i cittadini al referendum del 1 Ottobre e lì si sarebbe potuto fare la conta. Invece oggi tutti a dire che gli unionisti di Catalogna sono la maggioranza silenziosa.
Che figuraccia. Potrebbe andare peggio a questo punto? A parte il fatto che potrebbe piovere (citazione celebre), potrebbe capitare che quanto fatto da Rajoy finisca addirittura per favorirlo alle prossime elezioni. Poi se gli Spagnoli vogliono tenersi un idiota del genere si accomodino pure.

Ecco invece come dovrebbero funzionare le cose in un mondo abitato da gente normale. In una costituzione seria un articolo come quello dell’indivisibilità dello Stato non dovrebbe nemmeno comparire perché in netto contrasto con la logica e con il diritto naturale all’autodeterminazione. La costituzione, invece, dovrebbe regolare l’eventuale richiesta di indipendenza di una parte. Come? Si dovrebbe stabilire che la forma corretta è il referendum, che a questo devono partecipare i soli abitanti del territorio che chiede la secessione (i quali saranno ragionevolmente divisi tra indipendentisti e unionisti), che in caso di vittoria degli unionisti dovranno passare almeno x anni (una cifra ragionevole, diciamo cinque) prima che il referendum possa essere ripetuto, ecc.
Purtroppo non ci troviamo in un mondo abitato da gente normale, specie in Spagna, dove hanno ancora un tizio che di professione fa il re.

Come riformerei la lingua toscana: sc, sci

Il trigramma “sci” davanti alle vocali “a”, “o”, “u” e il digramma “sc” davanti a “i” ed “e” rappresentano il fonema “ʃ”. Il modo più semplice di rendere lo stesso suono è quello di usare il grafema “š” (šalle, šoperø, prøšuttø, šimmja, šɛlta); “š” può essere seguito da “i” (šiare), ma potrebbe essere omesso in parole come “šentza” e “cøšentza”, laddove cioè la “i” è mantenuta per ragioni etimologiche e non fonetiche.

Quando il digramma “sc” è seguito da “a”, “o” e “u” esso si trasforma in “sk”.

Ci sono poi alcune parole come scervellarsi, scentrare e sciabattare che – contrariamente alla loro grafia – si pronunciano staccando la “s” e la “c”. Anche in questo caso il sistema da me proposto offre una soluzione semplice, consentendo di scrivere “stšervellarsi”, “stšentrare”, “stšabattare”.

Come riformerei la lingua toscana: s

In Toscano abbiamo un solo grafema per due suoni: la “s sorda o aspra” (sasso) e la “s sonora o dolce” (rosa).  La soluzione che propongo è molto semplice: lasciare il grafema “s” per la s sorda e introdurre il grafema “z” per la s sonora (roza).

Tratterò a parte nel prossimo post il caso del digramma “sc”.

Come riformerei la lingua toscana: q

La consonante “q” è del tutto inutile, quindi può essere eliminata. Il suono equivalente si rende con “k”.

Come riformerei la lingua toscana: o

Post gemello di quello sulla e.

In Toscano abbiamo un solo simbolo (o) per due suoni: “o” (o chiusa) e “ɔ” (o aperta). La mia idea è quella di usare due simboli: “o” per la “o aperta” al posto di “ɔ” e “ø” per la “o chiusa”.

Al solito, se vanno accentati a fine parola si usa un accento come quello che oggi è impiegato per le vocali aperte (ricordo che nella mia proposta di riforma si prevedono sette simboli per altrettante vocali, dunque la distinzione tra accento acuto e grave perde di importanza).

 

Asmenukė, l’equivalente lituano di selfie

Nel 2014 “asmenukė” è entrato a far parte dei neologismi della lingua lituana. La sua definizione ufficiale è la seguente: autoportretinė išmaniuoju telefonu padaryta nuotrauka, kuri platinama socialiniuose tinkluose (foto in forma di autoritratto scattata con uno smartphone e diffusa sui social network).

Si noti che in Lituano questo vocabolo non ha ancora subito l’evoluzione che ha già caratterizzato altre lingue (come per esempio la nostra).

Difficile fare una traduzione di “asmenukė” in Toscano. Il vocabolo che si avvicina di più è “personalina”.
Asmenukė è un sostantivo (in forma di diminutivo) della seconda declinazione (dunque femminile) che deriva da una aggettivazione di asmuo, asmens (persona, quinta declinazione, maschile).
In pratica il “giro” è il seguente: si parte da un vocabolo maschile della quinta declinazione, lo si trasforma in aggettivo, da qui lo si risostantivizza passandolo al femminile (seconda declinazione) e infine se ne fa il diminutivo.

Come riformerei la lingua toscana: gl, gn

I digrammi “gl” e “gn” hanno doppia valenza: la pronuncia di “gl” in aglio e glifo non è la stessa; allo stesso modo la pronuncia di “gn” differisce tra “gnucco” e “Wagner”. L’ambiguità può essere risolta ricorrendo a e “l̃” e “ñ” nei casi al̃ø e ñukkø, e lasciando i digrammi in glifø e Wagner.

Per l’uso di “o” e “ø” si veda oltre.

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