Referendum autonomisti e psichiatria

Ho detto più volte che i referendum per l’autonomia tenutisi in Lombardia e Veneto avevano poco senso;  sarebbe stato più opportuno (e utile) proporre un quesito in cui la scelta era tra autonomia e indipendenza. Sì sì, lo so, non sarebbero stati costituzionali e bla bla bla, ma – piaccia o non piaccia – quello all’indipendenza è un diritto naturale e, come tale, viene prima di qualunque costituzione.

Comunque la poca sensatezza di questi referendum consiste nel fatto che sono poco più che dei sondaggi a esito scontato. Chiedere se si è favorevoli a una maggiore autonomia è come chiedere a un lavoratore di una certa azienda se è favorevole a ricevere un aumento di stipendio. In casi come questi, dunque, è interessante concentrarsi su chi vota no, e capire se tali percentuali sono in linea con l’incidenza dei disturbi psichiatrici (chi non è favorevole a un aumento di stipendio non è proprio sano di mente). E allora vediamole le percentuali dei no: 3,9% in Lombardia e 1,9% in Veneto. Ergo direi che siamo in linea con l’incidenza delle patologie psichiatriche, anzi, siamo persino sotto media.

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