Summer Camp Lithuania, Day 2

Ieri mi sono dimenticato di dire che nel nuovo mobilio è entrato anche un quadro di Picasso (ovviamente una riproduzione): la maternidad del 1905, di cui la lituosuocera va particolarmente fiera. Si tratta comunque di un bel lavoro che francamente non conoscevo.

Nel citare le transizioni ho anche scordato di menzionare la prima in assoluto, che però risale ad almeno tre anni fa: quella zucchero-miele.

Dunque, cosa è successo oggi. Va da sé che cercherò di ragionare in termini differenziali, ovvero evitando di proporre cose già dette; poi è sempre possibile che alcune volte finirò per ripetermi, ma sappiate che la cosa non è intenzionale. Quindi non vi tedierò col fatto che la nostra lascia armadietti e cassetti aperti, appoggia i coltelli sul manico con la lama all’insù, inciampa in tutti i tappeti che le capitano a tiro, beve col risucchio, ecc. ecc., questo già lo sapete.

Ma turnèm a nüm. La scorsa notte ho dormito poco; anzi, poco e male, con un po’ di pensieri rivolti all’eccesso di lavoro che mi è piombato addosso in questi giorni; mi sono svegliato più volte e poi addormentato verso le 5:00 del mattino. Tre ore e mezzo più tardi mia suocera è entrata nella mia stanza e mi ha svegliato in tutta fretta bofonchiando alcune cose che non ho compreso sùbito; i suoi soliti e delicatissimi modi iperagitati mi hanno però fatto temere fosse successo qualcosa a mia figlia. Invece aveva solo trovato il topolino dentro il frigorifero. Cioè, non il frigorifero vero, ma un secondo apparecchio in disuso che viene utilizzato per riporre oggetti di vario tipo. La lituosuocera ha piazzato alla base del frigo un sacchetto blu della spazzatura leggermente socchiuso, poi ha aperto il portello convintissima di catturare il minuscolo roditore; il topino ha però saltato il sacchetto e si è volatilizzato a velocità semirelativistiche. Il mio ruolo? Nessuno. C’era quindi bisogno di interrompere i miei sogni?

Un’ora dopo, a colazione, mentre mia figlia e io mangiavamo del porridge di cereali (che qui si chiama košė) lei trangugiava la pasta col pesto avanzata dalla sera prima. Della serie: dove sono stata nel corso degli ultimi 400 anni di evoluzione dei gusti alimentari?

Pranzo. Non vi ho detto che lo scorso sabato, quando sono sbarcato qui, le ho insegnato a preparare il pinzimonio, cosa di cui si è sùbito innamorata. Quindi adesso, ogni giorno, c’è in tavola sempre qualche verdura da intingere in olio, sale e pepe. L’altra novità è che si è data alla creazione di quelli che tende a considerare degli involtini vegetali; smontiamo sùbito chissà quale idea di prelibatezza: involtini vegetali significa prendere un cetriolo, avvolgerlo in una foglia di insalata e infilarselo in bocca (ricordate sempre la storia degli ultimi 400 anni di evoluzione del gusto alimentare, non distraetevi). Ebbene, oggi a pranzo, rapita dalla sua telenovela indio-turco-pachistana o qualcosa del genere, la nostra, anziché avvolgere il cetriolo nella foglia d’insalata, lo ha avviluppato nel tovagliolino di carta. Capito il genio?

Cena. La cena (come il lavaggio dei piatti) è in carico a me, questo dovreste ricordarlo dalla scorsa estate. Questa sera avevo poco tempo e così mi sono buttato su degli spaghetti conditi con aglio, olio, pepe e formaggio. E sono stato un po’ cattivello. Perché? Perché una persona normale mangia gli spaghetti avvolgendoli attorno alla forchetta attraverso un movimento rotatorio lungo un asse verticale; cioè, per farla più semplice, mettete la forchetta con i rebbi all’ingiù nel piatto e cominciate a ruotarla in senso orario. Mia suocera no; mia suocera tira su la pasta con la forchetta, la solleva a circa 15-20 cm dal piatto e solo allora, mantenendola perfettamente orizzontale (!), comincia l’opera di rotazione. In pratica utilizza la forchetta come se fosse uno spiedino o un girarrosto. Risultato? Olio che schizza qua e là e metà della pasta che ricade nel piatto (generando una seconda ondata di spruzzi).

Bene, nessuna traccia del topo, ora di darvi la buonanotte. Ore residue: 238.

5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Mauro
    Giu 28, 2018 @ 08:36:30

  2. Nautilus
    Giu 28, 2018 @ 09:40:50

    @ Mauro

    Eccoti qui! Vedi che anche tu hai interessanti aneddoti da raccontare? Gustosi i due post.

    Ovviamente l’incapacità dei Tedeschi che descrivi è un fatto culturale; semplicemente non hanno avuto i giusti modelli di apprendimento da bambini perché anche i loro genitori non li avevano, né i loro nonni, ecc.
    Ho sempre qualche dubbio, però, quando constato il mancato sviluppo di certe capacità che mi verrebbe da considerare universali. Per esempio, le penne (che sono il mio taglio di pasta preferito), si possono mangiare anche senza essere infilzate. O meglio, si possono infilzare in modo diverso. Lo fanno tutti i bambini: infilano i rebbi dentro i fori e le mangiano così; per loro è divertente. Strano che una cosa del genere non nasca spontanea in tutti.

    Domanda, giusto per vedere se c’è anche l’altro lato della medaglia: secondo te un Tedesco pensa che ci sono cibi tipicamente tedeschi che noi non sappiamo come mangiare correttamente?
    OK, cibi tedeschi fa un po’ ridere; come ho più volte spiegato a mia moglie, basta spostarsi da est a ovest (o viceversa) nella città vecchia della piccola Albenga e c’è già più varietà culinaria di tutto il resto d’Europa.

  3. Mauro Venier
    Giu 28, 2018 @ 17:39:45

    @ Nautilus

    secondo te un Tedesco pensa che ci sono cibi tipicamente tedeschi che noi non sappiamo come mangiare correttamente?

    Non mi risulta.
    Ci sono sì cibi che i tedeschi credono tipici loro, ma che in realtà ci sono anche da noi, ma non mi risulta che esistano cibi loro che loro credano che noi non sappiamo mangiare correttamente.

  4. Nautilus
    Giu 28, 2018 @ 18:33:52

    @ Mauro Venier

    Interessante asimmetria 🙂

  5. Mauro Venier
    Giu 28, 2018 @ 18:52:35

    @ Nautilus

    Calma. Per loro non c’è asimmetria.
    Il problema è che loro (per lo meno una gran parte di loro) sono convinti di saper mangiare la pasta. E se gli fai notare i loro errori ti guardano come se tu non fossi italiano bensí alieno.

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