Il cucchiaio da portata

Su mia suocera e la sua leggendaria incapacità di usare le posate da portata devo aver parlato non poco in questi anni; eppure pochi giorni fa è riuscita a stupirmi ancora (in negativo, si capisce).
Verso la fine della scorsa settimana, prima di rientrare a Milano, abbiamo fatto un pranzo un po’ più ricco del solito, a base di aringa. Tra i contorni c’erano anche le patate bollite.
Ora immaginatevi la scena. Tavola con al centro un’insalatiera piena di patate tra le quali, in perfetta evidenza, è adagiato il relativo cucchiaio da portata. Immancabilmente mia suocera lo ignora e allunga la sua forchetta sbausciata apprestandosi a infilzare uno dei tuberi. Poi, all’improvviso, quello che nessuno si aspetta. Quando i rebbi della forchetta giungono a meno di un centimetro dalla patata prescelta mia suocera si arresta in un impensabile autofreeze, emette un piccolo grugnito di sorpresa, ritrae l’attrezzo, lo posa a bordo piatto (in modo ovviamente errato, cioè con le punte all’insù) e carica la patata sul cucchiaio da portata. Neanche il tempo di gioire e gridare (mutamente, dentro di me) al miracolo che la triste realtà è tornata ad affacciarsi con altrettanta cruda sorpresa. Mia suocera ha sì utilizzato il cucchiaio da portata, ma anziché adoperare lo stesso per riporre la pietanza nel suo piatto si è aiutata con la sopra menzionata forchetta sbausciata (in pratica con la forchetta svuotava e – non contenta – puliva il cucchiaio). E mica una volta sola, ma di continuo. Alla fine ogni speranza è andata persa. Lo sbausciamento ha solo cambiato forma.

Ultima notte a Vilnius, in hotel

Chi non mi conoscesse non troverebbe assolutamente nulla di strano nel titolo di questo post; chi invece legge il blog con una certa regolarità si starà probabilmente domandando: ma se a Vilnius hanno una casa perché mai sono andati in hotel?
In effetti quando siamo in città ci appoggiamo al nostro appartamento di Šeškinė*. Tecnicamente è di mia suocera, che infatti ci vive da metà Ottobre a metà Aprile (quando cioè non è nella casa di campagna), ma di fatto è perennemente occupato dal lituocognato, che di andarsene non ci pensa proprio**. Il lituocognato ha progressivamente aggredito tutti gli spazi vitali. Innanzitutto si è comprato un gatto*** (tre o quattro anni fa), poi è stata la volta della presa di possesso della sala, che è anche la camera da letto di mia suocera; qui lo scorso anno ha installato la sua batteria di processori con cui fare data mining finalizzato al guadagno in criptovalute (che come era ampiamente prevedibile e previsto rende sempre meno); le ventole di raffreddamento e il ventilatore aggiuntivo a piantana fanno una tale baccano che è assolutamente impossibile dormire. Come se non bastasse si è invitato a casa un amico e – da ultimo – ha reso l’aria irrespirabile grazie alla coltivazione di un paio di piantine di marijuana****. A ciò si aggiunga una casa senza cibo e sporca e infine – tutt’altro che secondario – una temperatura superiore ai 30°C.
Abbiamo resistito in queste condizioni una notte (con mia moglie costretta a dormire a casa di un’amica per mancanza di spazio); la seconda ci siamo spostati al diciannovesimo piano del Radisson Blu Hotel Lietuva. E per una volta non mi è spiaciuto spendere quel che ho speso (160***** euro per una camera tripla, che praticamente era un mini-appartamento, ovviamente con aria condizionata, vasca da bagno, box doccia tre volte più grande di quello che ho a Milano, ferro da stiro, TV satellitare con schermo gigante, ma sopratutto una vista spettacolare della città vecchia).

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* quartiere residenziale a nord del centro

** vivere ancora in casa a 38 anni, in Lituania, è come, da noi, vivere ancora in casa a 50 anni

*** io odio i gatti

**** non è ancora ben chiaro cosa intenda farci; l’unica cosa che sappiamo è che non la utilizzerà per fini ludici; conoscendo il personaggio deve essersi convinto che faccia bene per chissà quale infinità di cose

***** 159 euro + 1 euro di tassa di soggiorno (anche in Lituania esistono queste idiozie creative per spillare soldi ai turisti)

Papà, cantiamo oh oh-oh oh-oh dei Chitarrica?

Mia figlia oggi in auto mentre andavamo verso Molėtai. Traduzione: papà, cantiamo Seek And Destroy dei Metallica?

Larva di cervo lucano

L’altro ieri, scavando in giardino, mia moglie si è imbattuta in uno strano vermone. Abbiamo poi scoperto che si trattava della larva di un cervo volante.

La sodyba Saulėtekis di Ignalina

Chi volesse mangiare a Ignalina ha solo due opzioni: lo Žuvėdra e il Romnesa, con il secondo indubbiamente superiore al primo. In dieci anni lo abbiamo chiesto a destra e a manca, a dozzine di persone diverse (persino all’ufficio turistico!), ma le risposte si sono sempre e unicamente indirizzate sui due nomi ricordati sopra.
In realtà da poco tempo esiste una terza possibilità: la sodyba Saulėtekis. Esiste da un paio d’anni e si fa pubblicità da uno. Noi l’abbiamo provata oggi. Risultato? Non si mangia male, ma nemmeno bene. La conduzione è eccessivamente familiare, i piatti pochi e poco elaborati, le porzioni insufficienti. Il personale (mamma cuoca e figlia cameriera) si è rivelato molto simpatico, ma è chiaro che questo non può bastare.
Mi auguro grossi cambiamenti a breve, o a Ignalina gli unici due posti dove poter consumare un pasto decente resteranno sempre e solo lo Žuvėdra e il Romnesa.

I mangiacavallo

Oggi l’amico Daniele, con moglie e figlia, sono venuti a trovarci dalle nostre parti. Abbiamo pranzato allo Žuvėdra di Ignalina, fatto una passeggiata sul ponticello che connette le due sponde del Lago Paplovinis e poi siamo andati sulla collina di Kačėniškė (Kačėniškės piliakalnis) per goderci la vista del Lago Mergežeris (Mergežerio ežeras).
Giornata molto piacevole durante la quale ho appreso (e fatto mio) un nuovo termine: mangiacavallo; il modo davvero centrato con cui la moglie di Daniele chiama i tafani (quest’anno più numerosi e fastidiosi del solito).

Le minipizze

Tre amici – Abele, Boris e Caino – organizzano un aperitivo a base di minipizze (pizze con diametro ridotto, circa la metà rispetto alle versioni tradizionali). Abele porta 5 minipizze e Boris 3, mentre Caino porta 8 euro che poi dividerà tra i suoi due amici. Come deve avvenire la ripartizione degli 8 euro se i tre si dividono il cibo in parti eque?

Gražina di Daukšiai

Se cercate un villaggio di nome Daukšiai su una mappa della Lituania ne troverete diversi*; uno nella municipalità di Marijampolė, uno in quella di Skuodas, uno in quella di Kėdainiai, uno in quella di Joniškis e uno – quello che qui interessa a noi – dalla parti di Švenčionys, a un paio di km dalla nostra casa di campagna.

A Daukšiai vive Leona; fino a due anni fa aveva una vacca da latte, così, circa due o tre volte la settimana, andavamo da lei a comprare il latte fresco appena munto**. A un certo punto davanti alla casa di Leona è sorta quasi dal nulla una nuova abitazione; segni evidenti di tecnologia e modernità, e struttura in legno su due piani molto più ampia ed elegante delle catapecchie di cui si compone il villaggio (non questo in particolare, ma più o meno tutti). Ogni volta mia moglie e io sostavamo lì davanti; un paio di minuti al massimo durante i quali, da dentro la nostra auto, ammiravamo quella casetta da favola. La cosa è andata avanti così per un bel po’: diciamo circa tre anni.

Oggi ci siamo fatti coraggio e siamo andati in loco a parlare direttamente con i proprietari. L’idea era quella di capire quali fossero i passi necessari da compiere qualora anche noi volessimo costruire casa da queste parti (se e dove serve presentare un progetto ufficiale, quale tipo di architetto è il caso di contattare, come fare per reperire i costruttori, a quali aziende di impiantistica rivolgersi, come risolvere il problema della depurazione dell’acqua, ecc.). Così abbiamo parcheggiato nel giardino di Leona e ci siamo presentati in quello di fronte.

Ci si è fatta incontro una donna vestita in modo molto semplice, ma dal portamento cittadino e dai modi raffinati e gentili. Il sorriso di mia moglie ha immediatamente contribuito a rompere il ghiaccio, tanto che nel giro di una ventina di secondi Gražina – questo il suo nome*** – si è offerta di mostraci gli interni di casa sua (compresa sauna, sala impianti, taverna e laghetto artificiale nella parte retrostante). Casa che, vista dal di dentro, è risultata di una bellezza ben al di là della nostra immaginazione.
Al termine del nostro giro abbiamo fatto le presentazioni e la cosa ha fatto ridere sia noi che lei quando ci siamo resi conto che in realtà quella sarebbe stata l’operazione da compiere all’inizio. Gražina e mia moglie si sono scambiati i numeri di telefono e ci siamo lasciati ringraziando più volte per la gentilezza e la disponibilità.

Poi, quello che non ti aspetti. Nel pomeriggio Gražina ci ha telefonato tre volte. La prima per dirci che aveva parlato con il marito (attualmente in Lettonia) e che – compresa l’assoluta buona fede con cui eravamo capitati lì – aveva deciso, al ritorno di lui, di invitarci per un tè o un caffè. Le altre due per dirci che volevano assolutamente aiutarci a metter su casa e che avevano un po’ di nominativi da darci (architetto, e altri tipi di figure professionali di cui si sono avvalsi).
A quanto pare siamo anche stati i primi sconosciuti a cui Gražina ha permesso di entrare in casa sua.

Sia lei che il marito sono di Vilnius e, una volta andati in pensione, hanno deciso di trasferirsi a Daukšiai per tutto l’anno. Probabile che l’aver incontrato persone “normali” come noi (a differenza della media di bifolchi alcolizzati che vive da queste parti) ha fatto sorgere in loro di desiderio di comunicare e aprirsi. E la cosa è senza dubbio reciproca.

Ecco, queste sono le sorprese che a volte capitano anche qui in Lituania. E, come sempre, le cose inattese sono sempre le più belle.

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* non escludo che oltre i cinque qui citati ve ne siano altri

** qui in campagna è possibile farlo in molti villaggi, ma nella maggior parte dei casi l’igiene lascia abbondanentemente a desiderare (meglio dunque servirsi presso i supermercati della cittadina più vicina, come i Maxima di Švenčionys e Ignalina)

*** nome femminile lituano creato dal poeta polacco Adam Mickiewicz per il personaggio principale del suo poema Grażyna. Il nome deriva dall’aggettivo lituano graži che significa bella/graziosa (evidentissima l’origine latina del vocabolo)

Marco Zoppi ir Rolanda Sabaliauskaitė

Una quindicina di giorni fa, complice una giornata di pioggia in quel di Palanga, ho visto per caso in TV un frammento d’intervista a Rolanda Sabaliauskaitė. Ho così scoperto che la ragazza in questione è l’assistente (e nella vita anche compagna) di Marco Zoppi, artista delle “bolle” di fama internazionale di cui non avevo mai sentito parlare prima (che mica si può essere sempre aggiornati su tutto).

Telšē (Telšiai)

Questo è un post tardivo: avrei dovuto scriverlo una dozzina di giorni fa, quando – sulla strada da Švenčionys a Palanga (e dopo una notte a Radviliškis) – ci siamo fermati un paio d’ore a Telšiai, la capitale della Samogizia.
Erano almeno un paio d’anni che volevo visitare Telšiai e questa volta, finalmente, siamo riusciti nell’impresa. Telšiai mi è piaciuta ancor prima di mettervi piede, quando – all’ingresso della cittadina – siamo stati accolti dal cartello Telšē, scritto proprio in Samogiziano. E non è che c’era la versione ufficiale con la scritta Telšiai e Telšē riportato sotto in piccolo o tra parentesi: no, qui Telšē è la sola e unica scritta.
Nonostante i suoi poco più che 25.000 abitanti Telšiai è una delle città più antiche del Paese. Due i principali elementi di attrazione: il Lago Mastis e la piazza della cattedrale*, con le sue numerose e ironicamente fantasiose decorazioni scultoree.
Da segnalare anche la torre con l’orologio** e la gelateria-formaggeria Džiugas***, che proprio qui ha la sua sede principale.
Ma l’aspetto che più di ogni altro conquista di Telšiai è senza dubbio la sua architettura, molto vicina all’Europa continentale e solo in minima parte deformata e abbruttita dagli orrori stilistici dell’occupazione sovietica.

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* cattedrale eretta in onore di Sant’Antonio da Padova (merita una visita)

** l’orso che vi campeggia sopra è il simbolo della città e della stessa Samogizia

*** Džiugas è il nome del cavaliere che, secondo la leggenda, avrebbe fondato la città

I giardini botanici di Kretinga

Quando sono in vacanza una delle mie passioni consiste nel visitare i giardini botanici del luogo in cui mi trovo (se presenti). Non che sia particolarmente interessato alle specie vegetali ospitate, è che – semplicemente – stare lì (se si eccettua la temperatura*) mi fa stare bene.
Questo post vorrebbe essere più lungo, ma la famiglia (da un lato) e gli impegni lavorativi (dall’altro) non mi consentono di indugiare nei piaceri della scrittura.
E dunque trasformo il tutto in una breve segnalazione: quella relativa ai giardini botanici di Kretinga. Parte del museo di Kretinga (sfortunatamente chiuso per turno settimanale) i giardini sono in realtà molto piccoli (un unico ambiente strutturato su tre piani) ma estremamente ben curati e con un interessante sviluppo verticale. La cosa curiosa è che ospitano anche un ristorante immerso tra le piante**.

Se siete a Palanga una deviazione a Kretinga è a mio parere d’obbligo, specie se vi imbattete in una giornata in cui non ci sono le condizioni climatiche per darsi alla tipica vita da spiaggia.

Per info su museo e giardini botanici potete far riferimento a questo sito (quasi interamente in Lituano con una brevissima scheda in Inglese); per il ristorante vi rimando al sito ufficiale (solo in lingua lituana)

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* i 24° sono la mia soglia critica (limite molto più basso rispetto alla media di sopportazione degli umani)

** ristorante Pas Grafą (dal conte), anch’esso chiuso di lunedì

Turtina turtinga

Turtingas/turtinga è uno degli aggettivi più simpatici della lingua lituana; significa ricco/a, ma il suo suono mi rimanda alla versione milanese di torta*. Questa parola mi piace così tanto che ultimamente ne ho derivato uno degli infiniti soprannomi con cui sono solito chiamare mia figlia; in questo caso “turtina turtinga”; che ovviamente non vuol dire nulla (o, se si accetta la doppia lingua Milanese-Lituano, significa tortina ricca).

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* torta, pronunciato turta

Kretinettinga

Piccolo quartiere periferico di Kretinga.

Serp-jà-vu

Le abbondanti piogge di inizio Agosto 2016 avevano favorito, qui a Palanga, l’incontro con un serpente locale (ne ho parlato qui). L’altro giorno, mentre percorrevamo lo stesso sentiero in pineta che dal nostro appartamento in affitto conduce alla spiaggia, ricordavo l’episodio a mia figlia (che si è sùbito ricordata dell’evento); un paio di secondi dopo, mezzo metro davanti a noi, si è materializzato un cucciolo di serpente (non più di 12 cm di lunghezza) che goffamente tentava un improvvido attraversamento. Fortunatamente lo abbiamo visto in tempo per evitare di budinizzarlo.

Quella che potrebbe essere una sorpresa per il tacchino non è una sorpresa per il macellaio

In questi giorni il ministro italiano Paolo Savona, intervistato sulla possibilità di uscita dall’euro da parte della cosidetta Italia, ha espresso (sintesi mia) il seguente concetto: non lavoro a questo progetto, ma lavoro affinché si sia pronti nel caso in cui a decidere di uscire sia qualche altro Paese. E ha citato il “cigno nero”. Quella del cigno nero è una teoria proposta dal matematico Nassim Nicholas Taleb. Non ho qui il tempo di entrare nei dettagli, ma internet offre parecchio materiale al riguardo; a cominciare da questa pagina di Wikipedia. Dato che si tratta di concetti abbastanza semplici invito tutti ad approfondire l’argomento.

Il titolo è una mia traduzione volutamente sintetica; l’originale è “what may be a black swan surprise for a turkey is not a black swan surprise to its butcher”.

Il PresiNiente del Consiglio

Sarebbe piaciuto a me creare dal nulla questa battuta, invece ci ha pensato Mauro in questo post.

Notte a Radviliškis

Dipendesse da mia moglie ogni anno si andrebbe a Palanga facendo un’unica tirata. Tuttavia avendo il sottoscritto voce (residuale) in capitolo succede che ogni tanto si faccia come dico io, ovvero che si dividano i 350/400 km (a seconda che si parta da Vilnius o da Švenčionys) in due tappe. Così quest’anno ho pianificato una notte a Radviliškis, paesotto di circa 16.000 anime che, se non per il fatto di essere un importante snodo ferroviario, non ha praticamente nulla di interessante da offrire.
C’è comunque un bel parco con sculture in legno e uno stadio nuovo di zecca. Però all’inizio di quest’anno proprio qui, in un grazioso edificio, ha aperto il Central Hotel Radviliškis, così nuovo che non ha ancora un sito internet. E io volevo pernottare esattamente qui. Volevo cioè un posto decente dove poter dormire e poter lavorare per un’oretta.
Suite di due camere con tre letti, costo 60 euro. E infatti ci siamo trovati più che bene. Quello che però ci ha sorpreso è stato il ristorante; non solo abbiamo mangiato benissimo, ma per di più abbiamo speso una cifra irrisoria; 35,20 euro per tre piatti unici, tre birre medie ceche (stile porter), una birra piccola tedesca (stile lager), acqua e tre dessert.
Se siete in zona tenetene conto.

Un’ora scarsa a Panevėžys

Ieri sia io che mia moglie abbiamo messo piede per la prima volta a Panevėžys, città che da decenni è associata al concetto di mafia lituana. Non è che in un’ora si possa capire se si è o non si è in una città di mafiosi, certo è che la città è veramente brutta: è tuttora ancorata a uno stile di architettura sovietica (anche nel centro storico) e, a differenza di molti altri luoghi lituani, non sembra essersi saputa rinnovare dopo l’indipendenza del 1991. Talmente brutta che forse vale la pena farci un salto proprio per questo (come Paldiski in Estonia, per capirci).

Summer Camp Lithuania, Day 12

Colazione. A un certo punto mia figlia, risentita, si sposta dalla cucina, dove siamo riuniti, alla mia stanza. Dialogo tra me e mia suocera:

Nautilus: come mai è andata di là?
suocera: è arrabbiata con te
figlia (dalla stanza): non sono arrabbiata con il papà, sono arrabbiata con te!

Tjè!

Comunque oggi è l’ultimo giorno di tortura (domattina arriverà mia moglie e, tempo di fare le valige, partiremo per il mare), ma si è concluso nel peggiore dei modi, ovvero con una megalitigata tra me e mia suocera. Motivo? Un insieme di piccole gocce che alla fine hanno fatto traboccare il vaso. Già oggi ha cominciato a dire che ci darà della verdura del suo orto così a Palanga potremo cucinare e fare tante buone zuppine per la piccola. Ora, non c’è nulla di male a portar via qualche zucchina, qualche carota e dell’aglio, il fatto è che mia suocera ha la tendenza ad appiopparti addosso un quintale di roba; inoltre, non contenta, pretende addirittura di essere lei a ficcarti quella roba nel baule dell’auto, e questo a me non va. Non sopporto la sua invasività, la sua primitività e la sua maleducazione. Lo farà anche a fin di bene, ma a me dà terribilmente fastidio. Così come non sopporto il suo continuo bombardare mia figlia quando siamo a tavola (e ovviamente non solo a tavola); e mangia questo e mangia quello, e mangia le verdure che c’hanno le vitamine e i sali minerali, e non bere troppa acqua che ti fa male, e non guardare la pubblicità, e metti su la panna acida, e metti le bacche. Non a caso quest’anno mia figlia ha cominciato a ribellarsi e a risponderle veramente male. Poi il sangue mi va alla testa quando comincia a imboccarla, infilando una forchettata o una cucchiaiata dietro l’altra tanto che mia figlia a volte sembra un pesce palla.
A un certo punto ho persino lasciato la sala e me ne sono andato fuori in giardino, tale era l’irritazione (mi tremavano persino le mani per il nervoso).

È quasi finita, ancora una decina di ore e poi totale libertà per una settimana.

Toh, gli occhi del serpente, hai perso!

Se mia figlia mi dice una cosa del genere significa che ho appena fatto cosa?

Summer Camp Lithuania, Day 11

Anche oggi, un po’ come lo scorso lunedì, non ho quasi nulla da scrivere; nonostante ciò mia suocera si è dimostrata più pesante del solito. Ma si è anche dimostrata carina dicendo di aver regalato a me e mia moglie uno spremi-aglio (ci aspetta nella casa di Vilnius; lo ha descritto come un prodotto fabbricato in Cina con tecnologia giapponese; comunque ne ha uno identico qui in campagna e funziona divinamente).

Nel poco tempo libero ho pianificato lo spostamento al mare. Andremo a Palanga facendo una tappa intermedia a Radviliškis. Il secondo giorno dovremmo riuscire a fermarci un salto (oppure per pranzo) anche a Telšiai, il cui centro storico è stato rivalorizzato da pochissimi anni.

Zanzare padane vs zanzare lituane

Ormai, dopo quasi vent’anni, posso affermare che le zanzare lituane sono più grezze e primitive di quelle padane. Ti attaccano all’istante senza mettere in atto alcuna tattica diversiva, ma – pur essendo mediamente più grandi e più aggressive – proprio per il loro essere così dirette finiscono per essere spetasciate più facilmente.

Summer Camp Lithuania, Day 10

Questa mattina ho portato mia figlia a Šventa, presso la sede del parco regionale Sirvėta (Sirvėtos regioninis parkas); una giornata finalmente decente è stata la giusta occasione per fare qualche foto. Lì abbiamo incontrato il buon Marius Semaška, ormai praticamente un amico. Marius è il land manager del parco (se l’anglicismo “land manager” non vi piace possiamo usare il corrispettivo lituano: kraštotvarkininkas; così va meglio?). Dopo la dipartita della Tati, Marius è l’unico dei sette componenti del personale del parco con cui si riesce a parlare in Inglese. Stranamente, però, il nostro ha cominciato quasi sùbito a infilare nel suo discorso qualche parolina di Toscano, ghignandosela di gusto sotto i baffi. Nel vedere il mio stupore mi ha anticipato dicendomi che lì da loro c’era una nuova stagista italiana*, tal Sara. Sara che poco dopo si è presentata. Ragazza simpatica e coraggiosa, una Padana del Sud (è originaria di Rimini) che si è imbarcata in un’esperienza volontaria e gratuita** di otto mesi in una zona della Lituana davvero fuori mano.
Come d’abitudine ho chiesto a Marius se ci fossero delle nuove iniziative messe su nel parco. Così ho scoperto che verrà costruita una nuova strada d’accesso alla collina di Kačėniškė (Kačėniškės piliakalnis) e al Lago Mergežeris (Mergežerio ežeras). Si tratta di uno dei miei luoghi preferiti di tutta la Lituania (ne ho parlato più diffusamente qui, qualche anno fa), talvolta anche noto come “la Svizzera lituana”. La nuova via sarà pronta per l’anno prossimo; sarà accessibile anche agli autobus e sostituirà l’attuale strada sterrata molto accidentata. È prevista un’area di sosta per i veicoli e da lì si procederà a piedi (decisione molto saggia). Parte della strada è già stata aperta da alcuni archeologi, i quali hanno anche ritrovato delle armi (in particolare un oggetto a metà tra il grosso coltello e la spada) risalenti a circa mille anni fa.

Il pranzo ha invece visto una delle tipiche scene che solo mia suocera può offrire. A un certo punto mia figlia si allontana dalla tavola e si sdraia sul mio letto impossessandosi del cellulare. Le dico di mettere da parte il telefono, ma la bimba non reagisce. Così decide di intervenire quel gran genio di mia suocera, che le si avvicina di soppiatto da dietro e – con la delicatezza tipica di un ominide di qualche decina di migliaia di anni fa – le strappa l’apparecchio di mano. Peccato che il telefono fosse collegato al caricabatterie, e quest’ultimo alla presa. Il risultato è che mia suocera ha strappato tutto il possibile, arrivando per poco a sradicare la presa fissata esternamente alla parete di legno. In effetti era un po’ la nostra non ci regalava qualcosa di eclatante.

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* il precedente è stato quel Lorenzo della Val Seriana che, fatta cadere ai suoi piedi la Tati, se l’è poi portata a vivere con lui nelle Orobie

** il programma, finanziato con i fondi europei (in pratica pagato da noi Lombardi), prevede ovviamente vitto e alloggio

I due ex atleti

Due ex atleti, Achille e Baltazar, hanno la stessa velocità di camminata e di corsa. Lo scorso fine settimana, anche se in momenti diversi della giornata, hanno percorso lo stesso tragitto per andare dalla località A alla località B.
Achille ha percorso la prima metà del tragitto camminando e la seconda correndo. Baltazar ha camminato per la prima metà della durata del tragitto e ha corso la seconda metà.
Chi dei due è giunto a destinazione in meno tempo?
Nota: il problema può essere risolto in più modi diversi, persino con la semplice logica senza fare alcun calcolo.

Summer Camp Lithuania, Day 9

Un mercoledì tutto sommato tranquillo; fine della pioggia e – a metà pomeriggio – temperature in crescita fin oltre i 20º C. Ho avuto parecchio lavoro da fare e anche mia suocera è stata per buona parte della giornata nell’orto. La pausa di circa un’ora per andare al supermercato Maxima di Švenčionys, inoltre, mi ha permesso di staccare il cervello per un po’.

Nel poco tempo libero mi sono dedicato a qualche ricerca su internet. Dato che mia suocera è spesso di una goffaggine imbarazzante mi sono chiesto se esiste una relazione con l’ADHD. Così ho inserito in Google la stringa “clumsiness ADHD” ed è venuto giù mezzo universo. Cosa che d’altra parte sospettavo già.

Stasera, invece, ho assistito alla battaglia delle olive. Mia suocera ha tirato fuori dal frigo un vasetto gigante di olive verdi greche che il figliolo prediletto ha acquistato in un Lidl di Vilnius. Qui in Lituania è il momento della Lidl; presente sul mercato dall’anno scorso, la catena tedesca sta facendo la gioia della popolazione locale, in media enormemente più attenta ai prezzi che alla qualità dei prodotti alimentari (mica avevate dubbi, vero?).
Alle olive abbiamo attinto in tre: nell’ordine, mia figlia, io e la lituosuocera. Mia figlia ci ha semplicemente pucciato dentro le dita, facendo una pinzetta con l’indice e il pollice; io mi sono alzato, ho recuperato un cucchiaio, ho preso tre olive, me le sono messe nel piatto, porgendo infine la posata a mia suocera; quest’ultima, invece, ha bellamente ignorato il mio gesto e ha immerso nel contenitore di vetro la sua forchetta sbausciata e risbausciata; ma infilzare delle olive con una forchetta è già difficile quando queste sono appoggiate su un piatto, figuriamoci se galleggiano liberamente nel loro liquido. E infatti ne è nato un teatrino fantozziano che sembrava non finire più. Non c’è nulla da fare, ha la testa così dura che fratturerebbe uno strato di basalto. Forse dovrei contattare un’azienda dell’industria mineraria: finalmente sarebbe utile a qualcosa.

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