Hanno inventato il seabin… ah, be’, allora siamo a cavallo

Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare del seabin, il “cestino del mare” che ripulisce le acque dalla plastica. In un servizio andato in onda su un telegiornale nazionale hanno persino fornito il dato tecnico più importante: la quantità di plastica assorbita in un anno dal dispositivo: 500 kg. A parte il fatto che sarebbe meglio esprimere quella grandezza facendo riferimento al volume, ho fatto immediatamente una ricerca perché ho pensato a un colossale svarione del giornalista. E invece il valore è proprio quello: 1,5 kg/giorno, come riportato sul sito ufficiale stesso.

Evidentemente siamo finiti su una specie di Scherzi a Parte globale se qualcuno può davvero entusiasmarsi per una cosa del genere. E va bene che noi a Milano siamo soliti dire “pütost ke njent le mei pütost”, ma c’è comunque un limite a tutto, se non altro al senso del ridicolo.

Perché? Veniamo ai dati. Un seabin è in grado di smaltire 1,5 kg di plastica al giorno. Quanti kg di plastica al giorno si immettono nelle acque costiere della cosidetta Italia? Le fonti che ho trovato parlano di 90 tonnellate, dunque 90.000 kg. Facendo una banale divisione otteniamo 60.000. Cioè, per smaltire il normale flusso di plastica immessa giornalmente nei nostri mari avremmo bisogno di 60.000 di quei meravigliosi cestini già posizionati nei nostri porti. Quanti sono, invece, quelli installati a oggi? Ce lo dice sempre il sito ufficiale: 10 (e, al momento in cui scrivo, sono 719 quelli installati in tutto il mondo). Ci siamo capiti, vero?

Va poi detto che un conto è la plastica riversata nei mari ogni giorno, un altro (e ben diverso) è quella già accumulatasi nel tempo. Va aggiunto che il seabin può trattare solo le acque superficiali e che può essere installato solo in aree portuali e non in mare aperto. Ma, sia ben chiaro, se anche domattina, per magia, riuscissimo a eliminare la plastica nelle acque marine di tutta Europa non avremmo risolto quasi nulla, perché i problemi più grossi riguardano posti come Cina e India.

Verrebbe voglia di scrivere di più e più approfonditamente, ma il caso seabin non merita altre parole. Il problema dell’inquinamento da plastica dei mari del globo è terribilmente serio, e i problemi seri si risolvono in modo serio. Le soluzioni al momento non ci sono, e quel poco che c’è è tutt’altro che economico.

3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Mauro
    Mag 01, 2019 @ 19:14:36

    Più che a cavallo, direi a cavalluccio… marino 😉

  2. Nautilus
    Mag 01, 2019 @ 19:18:08

    @ Mauro

    Stavo per scriverlo io, poi mi sono trattenuto 🙂

  3. Mauro
    Mag 02, 2019 @ 15:08:14

    Mai trattenersi!

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