Gretinetti alla bolognese

Sin qui non mi sono mai occupato della gretina; tuttavia, ieri mi è capitato di imbattermi in questo articolo dell’amico shevathas grazie a cui sono venuto a conoscenza del progetto OltrApe. In pratica un’idea balzarra (o bizzana) partorita da dieci giovani idioti bolognesi che – forse non sapendo che per andare a Stoccolma in modo ecologico basta prendere un treno – si sono inventati questa vaccata del viaggio in apecar con marmitta catalitica per – parole loro – salvare il pianeta.
E se lo sono fatti persino finanziare, trovando gente ancora più idiota che ha speso del denaro per un progetto che non sta né in cielo né in terra.
Come fanno dieci persone (tra cui un dodicenne, due tredicenni e un quindicenne) a stare tutte quante su un apecar sapendo che questo dovrà trasportare anche degli alberi da piantumare? E infatti non ci stanno; si scopre così che l’apecar, già il giorno uno, è stato accompagnato da… “un lungo corteo composto, in ordine, da apecar, dieci vespe e la Mucca (il fuoristrada che trasporta il caravan lab e 7 dei nove partecipanti)”… Ma tu guarda! Comodo dire che vai in giro con l’apecar a salvare il mondo e poi ti porti dietro tutto ‘sto codazzo di  gente variamente motorizzata!
Come era facile prevedere il progetto non fa alcuna stima di quanta anidride carbonica verrà liberata in atmosfera durante il viaggio fino in Svezia e di quanta ne verrà compensata attraverso gli alberi che verranno piantati. E sopratutto in quanti anni si arriverà a un bilancio netto positivo, perché è chiaro che – così come è concepito – il saldo è tutto di segno opposto.
C’è un’interessante sezione del sito in cui si parla dell’inquinamento nullo [non sto scherzando] dell’apecar. Vi si leggono alcune perle:  un’azienda svedese chiamata Aspen Fuel [in realtà si chiama solo Aspen] ci ha regalato una benzina purissima [toh, esiste una benzina purissima che non inquina… pirla io che non lo sapevo], che dicono [ecco il nuovo metodo scientifico basato sui “dicono”] che non abbia idrocarburi aromatici (che non ho ancora capito cosa siano ma sono pericolosi) [ecco, capra padana, se non l’hai ancora capito forse è il caso che tu ti metta a studiare!] grazie alla quale potremo viaggiare per tutta l’Europa senza avere sensi di colpa di tipo ambientale [eh, sì, ciao, ti direbbe mia figlia in tre parole]. E Greta non ci sgrida [persino una come la gretina potrebbe prendervi a pedate nel culo per un’idea del genere]. Se continuate a non crederci ci dispiace perchè [che poi – se aveste studiato un minimo di Toscano alle elementari – sapreste che si scrive “perché”], ce la stiamo mettendo tutta! In caso contrario vi aspettiamo a Stoccolma per bere insieme un po’ di succo di renna [Stoccolma è notoriamente piena di renne da cui si ricava un famosissimo succo… siete delle bestie al cubo!].
Ma poi avete visto il percorso che si sono inventati i gretini? Lo trovate qui. Un classico esempio di ottimizzazione delle distanze, no?

Ora, ci può anche stare che il progetto in sé abbia un suo livello di inquinamento da anidride carbonica non compensabile dalla piantumazione (evidentemente solo simbolica) di alcuni alberi (una ventina se ho capito bene), ma solo a patto che le ricadute a valle di tutto ciò possano avere – in tempi relativamente rapidi – benefici reali e concreti. Lasciando stare per un momento il fatto che il vero inquinamento da abbattere è quello prodotto in Cina, quale sarà l’impatto positivo del progetto OltrApe? Ci si può solo divertire a ipotizzare dopo quanti zeri dopo la virgola si troverà la prima cifra non nulla

E quindi? Ci lasciamo andare al disfattismo più nero e non facciamo nulla? Certo che no. Innanzitutto prima di lanciarsi in bestialità come il progetto OltrApe sarebbe il caso che i giovani capissero l’importanza di acquisire una solida formazione di tipo scientifico. In secondo luogo, se un’iniziativa di sensibilizzazione la si vuole mettere in piedi (e non ho certo nulla da obiettare in tal senso) essa deve produrre un risultato netto quantificabile e misurabile.
Mi sono chiesto: cosa direi a mia figlia (che oggi ha sette anni e mezzo) se tra qualche anno dovesse subire il fascino di ipotetici neogretini? Farei quanto segue. La inviterei a consultare una mappa delle zone più inquinate d’Europa e le farei notare che, senza andare troppo lontano, il problema vero – vuoi anche per questioni orografiche che impediscono il ricambio di aria – ce lo abbiamo qui nella nostra amata Padania, sempre meno verde e sempre meno bella. Poi le direi di organizzare un tour in bicicletta che tocchi alcune città, quelle i cui sindaci si impegnino con delle ordinanze scritte e approvate a fare almeno le seguenti tre cose: bloccare il consumo di suolo per edificazione, aumentare entro un numero ragionevolmente breve di anni il rapporto tra superficie verde e superficie edificata nei loro Comuni, dedicare un’area simbolica del loro territorio, possibilmente un’area oggi in degrado e in abbandono, a ospitare un piccolo bosco (non certo di un albero, ma almeno di qualche centinaio) in onore di questa iniziativa. Poi le direi di coinvolgere qualche università scientifica (tipo il PoliMi) per dare una base scientifica e di misurabilità all’intero progetto, e ovviamente di trovarsi qualche sponsor per il finanziamento della cosa e un’adeguata (e sopratutto seria) copertura mediatica. Se poi mia figlia vorrà farsi un giro in Svezia (ammesso che nel frattempo – come è probabile – non l’avrà già fatto con mamma e papà) c’è appunto un ecologissimo treno.

Milanesagna

Secondo mia figlia: dove si parla il Milanese.

La fine delle emergenze

Se fossimo uno degli elementi costituenti di una cellula che possibilità avremmo di cogliere la complessità al di fuori di quella cellula? Che ne sa un mitocondrio di un delfino, di una quercia, della Terra, del nostro universo? Nulla.
Forse noi stiamo al mitocondrio come l’universo sta alla cellula. Forse il nostro universo non è che un piccolo grumo dentro un qualcosa che non potremo mai comprendere né immaginare.
Forse un giorno rinasceremo dall’altra parte.

Acronomicon

Consideriamo il seguente gioco: trovare parole il cui suono sia equivalente a quello di un acronimo alfabeticamente ordinato (es.: acidi = ACD).

Le regole:

1.
Valgono le corrispondenze:
a = A
bi = B
ci = C
di = D
e = E
effe = F
gi = G
acca = H
i = I
elle = L
emme = M
enne = N
o = O
pi = P
cu = Q
qu = Q
erre = R
esse = S
ti = T
u = U
vi = V
zeta = Z

2.
Gli acronimi devono essere costituiti da elementi ordinati in senso alfabetico (es.: è ammesso abiti = ABT, non è ammesso tipici = TPC)

3.
Il termine da acronomizzare può essere una qualunque parte del discorso (aggettivo, sostantivo, verbo, …)

4.
Negli acronimi si accettano solo accostamenti di vocali che danno luogo a uno iato (es.: non è ammesso bielle = BL)

5.
Non sono ammesse parole che terminano con vocale accentata

Scopo: trovare acronimi di lunghezza uguale o superiore a 4 (es.: bicipiti = BCPT).

Grappa al lardo

Ieri sera, in quel di Pakruojis (di cui parlerò nei prossimi giorni), abbiamo fatto una degustazione di cinque distillati locali. Il secondo del lotto, qualunque cosa fosse, sapeva di lardo affumicato.

 

G8 è B8

Se scrivessi “G8 è B8” per rendere il gioco di parole “Giotto è biotto” la cosa non funzionerebbe. Sia in G8 che in B8, infatti, la pronuncia del gruppo “io” è quella in cui lo stesso è in forma di iato; per rendere il caso di “io” dittongo (ascendente) dovrei invece scrivere Gjotto* è bjotto**, che è esattamente quanto da me proposto in questo articolo di due anni fa nell’ambito della mia più generale ipotesi di riforma della lingua toscana.

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* Džjottø

** bjottø

S20, A20

Se S20 un attentato entri nella lista degli A20 diritto a una promozione.

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