Ricordatevene quando toccherà a voi

I fatti li avete letti di sicuro: domenica 15 Settembre 2019 è successo questo.

Il commentatore Luciano Passirani, al termine del suo discorso di lode nei confronti del giocatore interista Romelu Lukaku, si lascia sfuggire una battuta davvero poco felice, di cui si scusa sùbito e anche in seguito. Il conduttore Alfio Musmarra interviene bloccando immediatamente Passirani in modo a mio avviso corretto. E la cosa sembra finire lì.

Si noti che Passirani è persona di 80 anni, dunque involontariamente ancorata a un mondo molto diverso da quello che conosciamo noi, per esempio di chi, come me, ha 30 anni di meno. La sua battuta, infatti, è proprio questo: un lapsus freudiano che riflette quel tipo di mondo; battuta indubbiamente infelice, ma senza intenti razzisti (non a caso è inserita nel contesto di un lungo elogio al giocatore di Anversa, e contestualizzare è sempre importante).

Poi arriva Fabio Ravezzani, il direttore generale del Gruppo Mediapason, che fa un’analisi corretta, ma commette – a mio parere – due grossi errori: il primo è quello di non nominare mai Luciano Passirani, definendolo “questa persona”, cosa che suona come un’inutile umiliazione (anche se probabilmente è stato mosso da un intento puramente protettivo); il secondo è quello di estrometterlo per sempre dalla trasmissione, il che, francamente, è un provvedimento sproporzionato.

Da qui è partita l’orda dei puri, che sui social network (ad esempio su Twitter) hanno appoggiato la decisione di Ravezzani suggerendo a Passirani, con l’eleganza che solitamente li distingue, dove infilarsi quelle dieci banane.

Costoro si ricordino bene di questo episodio perché verrà il giorno in cui potrebbe toccare anche a loro. Forse ben prima di quanto pensino. In questa folle corsa alla ricerca del più puro dei puri emergerà qualcuno che potrà fargliela pagare per cose che oggi nemmeno immaginano. Può darsi che un tweet innocente in cui parleranno di qualcuno che “fuma come un Turco” potrà portare alla chiusura di quell’account. Quando ero piccolo io un bambino figlio di neri veniva chiamato negretto, e nessuno aveva intenti offensivi o razzisti. Gli operatori ecologici si chiamavano spazzini, i non udenti sordi, i non vedenti ciechi, un sindaco donna sindaco ecc. Oggi è cambiato tutto. C’è chi di fronte alle nostre parole pretende di farsi interprete “unico e giusto” delle nostre intenzioni, e ci giudica, e decide se dobbiamo essere messi tra i buoni o i cattivi. Pensateci bene quando, come sempre, tirate fuori la parola fascismo a sproposito.

7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. shevathas
    Set 17, 2019 @ 12:48:00

    Hai perfettamente ragione; quelli che rincorrono al “bianco più bianco del bianco” non si rendono conto che alla fine rendono tutto nero, compresa una tovaglia bianchissima con un puntino di sporco.
    Seconda cosa, se chiedi di essere rigidissimo poi devi essere rigidissimo sempre e comunque altrimenti stai dando, coi fatti, ragione a chi dice: “non sei contro il razzismo ma usi il razzismo come pretesto per prendertela contro di noi.”
    Benzina, tanta benzina, per chi si lamenta del doppio standard ed invoca il razzismo B->A come giusta reazione al razzismo A->B.

  2. Nautilus
    Set 18, 2019 @ 10:08:41

    @ shevathas

    Va detta anche un’altra cosa. In casi come questi, proprio perché c’è una forte pressione mediatica, è necessario mantenere l’equilibrio, ragionare con freddezza e dimostrarsi all’altezza della situazione, cosa che Ravezzani non ha fatto. Prendere decisioni avventate solo perché si è sottoposti a pressione raramente porta a decisioni corrette (toh, prendiamo il caso Stamina, giusto per fare un esempio noto a tutti). Cedere è pericoloso, mai come ora è necessario resistere.

  3. shevathas
    Set 18, 2019 @ 17:13:21

    nel caso stamina alla fine ha funzionato la tecnica “Randi”

    https://shevathas.wordpress.com/2013/08/27/la-tecnica-randi-e-lo-sbufalamento-di-stamina/

  4. Alessandro Villa
    Set 18, 2019 @ 23:42:27

    Le crocifissioni sono rimedi peggiori dei mali.
    Però il mondo va in una direzione. Se un modo di pensare era diffuso ed innocente sessant’anni fa, non vuol dire lo sia oggi. Se alimentare il clima d’astio attraverso tribunali popolari non è vantaggioso, però si può benissimo pretendere che il sistema che seleziona i giornalisti d’opinione abbia gli anticorpi per mettere da parte queste figure del passato, lasciandole spegnere gentilmente in qualche loro sperduto angolo, e lasci che certi modi di dire e di pensare muoiano con loro.

  5. Nautilus
    Set 19, 2019 @ 09:54:51

    @ shevathas

    Non avevo mai pensato di chiamarla così, ma mi pare giusto in onore di uno come Randi. Ho letto anche il tuo pezzo, ovviamente.

  6. Nautilus
    Set 21, 2019 @ 11:28:58

    @ Alessandro Villa

    “Però il mondo va in una direzione”.

    Questo è ovvio. Potrebbe essere la direzione sbagliata, però.

    “Se un modo di pensare era diffuso ed innocente sessant’anni fa, non vuol dire lo sia oggi…”.

    Sono d’accordo solo in piccola parte. Nel caso di Passirani, come hanno riconosciuto tutti, non c’era mai stata alcuna avvisaglia di quello che poi è successo. E quello che è successo, come ho spiegato nel mio post, se contestualizzato correttamente, è molto meno grave di quel che si è voluto far credere.
    Certamente nella scelta di un ospite è bene capire se lo stesso è adeguato al tema che si vuole trattare. Se ad esempio vuoi invitare me a un dibattito di unionisti spagnoli devi aspettarti il mio sostegno agli indipendentisti catalani. Questo lo sai in anticipo. Ma ci sono cose che non puoi sapere in anticipo; magari puoi documentarti, puoi fare un’intervista preliminare, ma ben difficilmente riuscirai a sondare tutte le sfaccettature del pensiero. E ha anche ben poco senso.

    Però prendo spunto dal tuo commento per parlare di un’altra cosa cui hai in qualche modo fatto cenno. Prendiamo il caso della parola “negro”. Se vai a leggere quello che riporta il vocabolario Treccani (http://www.treccani.it/vocabolario/negro/) noterai un tono che molti (non certo io) definirebbero “sorprendentemente neutro”. Segnale, e sopratutto prova, che su questo termine oggi è in atto una mezza isteria collettiva, che in realtà riguarda – se va bene – poco più della metà della popolazione.
    Si dice a un certo punto: Nell’uso attuale, negro (corrisp. all’angloamer. nigger) è avvertito o usato con valore spreg., sicché in ogni accezione riferibile alle popolazioni di colore e alle loro culture gli si preferisce (analogam. a quanto avvenuto in Paesi in cui la questione razziale era particolarmente viva) l’agg. e sost. nero (corrispondente all’ingl. black e al fr. noir).
    Ti faccio notare quel “si preferisce”. C’è scritto “si preferisce”, mica “è assolutamente vietato”. Ed è proprio qui il punto. La società evolve, la lingua evolve. Quando sono nato io, nel 1970, probabilmente il 100% della popolazione o quasi usava “negro” in modo del tutto naturale, senza alcuna connotazione spregiativa*. Nel corso del tempo si è creata una miscela costituita da chi (A) continuava a usare negro come prima e chi (B) ha cominciato a sostituirlo con espressioni equivalenti (nero, di colore). Questa miscela è in evoluzione; A continua a scendere dall’iniziale 100% e B continua a crescere. Molto probabile che tra pochi anni si arriverà a una situazione caratterizzata da A 0% e B 100%. Questi fenomeni, giusti o sbagliati che siano, sono del tutto naturali e – cosa che bisogna mettersi bene nella zucca, perché questo è il nocciolo della questione – avvengono in un determinato arco temporale, non brevissimo e nemmeno breve (anni e più spesso decenni). Quindi che cosa c’è che non va bene? Il fatto che qualcuno in netta minoranza, pensando di essere nel giusto, vuole imporre la propria visione al resto della popolazione in tempo zero, saltando tutti i passaggi temporali della società in cui è (mal) inserito. Come la Boldrini, che vorrebbe imporre la sua rivoluzione linguistica nel giro di qualche settimana, senza capire come funzionano le società. Come se io domani mattina, visto che non c’è prova dell’esistenza di Dio, imponessi a tutti l’ateismo. Sono decine di migliaia di anni che non ci sono prove dell’esistenza di nessun dio eppure la gente è ancora qui a credere. Le transizioni sociali e linguistiche richiedono tempi lunghi: non si possono imporre. Puoi dire che Plutone non è più un pianeta nano. C’è un accordo generale tra gli astronomi al termine del quale si prende una certa decisione che comporta la riscrittura di tutti i testi scolastici (e ovviamente di quelli scientifici). Quando ero piccolo io si potevano usare “ad”, “ed”, “od” abbastanza a caso, poi i linguisti si sono riuniti e hanno deciso che si usa “ad” solo davanti alle parole che iniziano per “a” (tranne rari casi come “ad esempio”), “ed” solo davanti a parole che iniziano per “e”, “od” solo davanti a parole che cominciano per “o”; gli insegnanti ne hanno preso atto e hanno cominciato a insegnare la lingua in quel modo. Ma non è che salta su una Boldrini a caso, pensa che “sindaco”, “ministro”, … siano discriminatori se riferiti a una donna (e secondo lei bisogna dire “sindaca”, “ministra”, …) e quindi pretende che tutti nel giro di qualche settimana riformulino il loro modo di scrivere e parlare adattandolo al suo. Chi pensa questo (e oggi sono in moltissimi) ha davvero serissimi problemi di autoposizionamento nella società e farebbe bene a consultare qualche psichiatra.
    Lo ripeto: i fenomeni sociali evolvono secondo tempi lunghi e le evoluzioni sono tutt’altro che ordinate e omogenee. Le cose, mediamente, accadono in tempi più brevi in Padania che in Italia; sono più rapide nelle grandi città che in quelle piccole; e sono più rapide in pianura che in collina e montagna, ecc.
    L’altro problema serio di queste persone è che pretendono di interpretare il tuo pensiero, e quindi di importi la loro visione. Se per te la parola “negro” è offensiva e discriminatoria, non è detto che lo sia anche per me. Anzi, magari proviamo a chiederlo ai diretti interessati. Così è capitato che qualcuno abbia deciso di togliere il presepe da scuola o di evitare canti e celebrazioni natalizie pensando di offendere le minoranze musulmane. Poi andavi a chiedere ai genitori dei bambini musulmani e ti rispondevano che a loro non dava fastidio e che anzi ognuno deve mantenere le proprie tradizioni.
    Capisci che questa gente ha problemi veramente grossi e rompe le palle tutti i giorni sulle reti sociali? Ma state tranquilli!
    Non è bello autocitarsi, ma questa volta lo faccio: mia moglie è scarsamente religiosa (vagamente animista) e io sono ateo; dove va a scuola nostra figlia? In una scuola privata cattolica gestita da suore. Problemi? Zero. Portano mia figlia a messa una volta la settimana e le insegnano precetti religiosi? Sì. Problemi? Di nuovo zero; anzi, in quella scuola si fanno più ore di Inglese, di matematica e di scienza che in quelle pubbliche, e il motivo vero per cui l’abbiamo scelta è proprio quello. Non è che le dicono che la legge di gravitazione universale non vale e che la Terra è piatta. Ogni tanto le parlano anche di robe religiose; e va bene, favola più favola meno, cosa vuoi che cambi. Cerchiamo di capire cosa è veramente importante e cosa no.

    _____
    * se volevi offendere dovevi vestire il vocabolo con altre qualificazioni (tipo: sporco negro, negro di merda, ecc.)

  7. Monmartre Angeloise
    Set 23, 2019 @ 09:31:51

    Concordo con tutto quanto scritto.
    Io continuerò a chiamare i negri “negri” e non ho intenzione di cambiare, e iniziare discriminarli per il colore della pelle chiamandoli “neri”.
    I pelati continuerò a chiamarli pelati, i biondi biondi…

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