Testa di lituorapa

La lituosuocera apre un armadietto per prendere delle caramelle; le cade qualcosa e si china a terra per cercare ciò che ha perso; intanto – nel suo stile – lascia le antine aperte.
Dico a mia moglie di avvisarla del pericolo.
Mia moglie le dice di fare attenzione.
Intanto la lituosuocera è ancora chinata.
Mia moglie le dice una seconda volta di stare attenta.
Lei: sì, sì, ho capito!
Un secondo dopo (giuro: un secondo!) si alza e sbatte la testa.

Il fluoro fa male ai denti

Troppo fluoro fa male ai denti, ma nelle giuste dosi esso è fondamentale per la loro rimineralizzazione. La cosa è talmente nota che qui in Europa da molti anni abbiano una normativa specifica che definisce, in parti per milione, le quantità di fluoro da utilizzare nei dentifrici per adulti e bambini. La lituosuocera, invece, brainwashata dal lituocognato, deve essersi persa qualche passaggio fondamentale, al punto che crede convintamente che il fluoro faccia male e basta, e che quindi ci si debba lavare i denti con prodotti che ne sono privi (i quali esistono e per approfittare dei tanti creduloni new age costano giustamente molto di più). Anzi, già che c’è, il genio si lava i denti una volta sola al giorno.

I giganti

I giganti sono esistiti, erano alti sette metri, poi si sono estinti. Fresca fresca di stasera, questa è l’ultima lituominchiata della lituosuocera.

La giornata dei pirla-perché

Primo pirla-perché. Ore 12:30, dico alla lituosuocera che oggi non farò colazione. “Perché?”, mi fa. O bestia, ma come devo spiegartelo che non ha alcun senso fare colazione quando in un Paese normale è quasi ora di pranzo?

Secondo pirla-perché. Supermercato Maxima di Ignalina, pomeriggio di oggi. Tra due auto c’è un posto libero e mi ci infilo, ma l’auto di sinistra ha entrambe le portiere destre spalancate. Chiedo alla lituograssona intenta a mangiare non so che*: would you mind closing the doors? E quella: why?

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* nei supermercati lituani c’è un sacco di gente che se ne resta all’interno dell’auto, nel parcheggio (mentre il coniuge, l’amico, il parente, … sta facendo la spesa), intenta a mangiare schifezze di ogni tipo; raccapricciante

La galleria d’arte Skaptukas di Jonas Grunda

A questo Jonas Grunda avevo anche scritto una mail in mattinata, a cui però non ha risposto (che il nostro non conosca l’Inglese?). Ma visto che nel pomeriggio mi trovavo a Ignalina già per altre cose un giro alla sua galleria d’arte abbiamo provato a farlo lo stesso. In pratica questa Skaptukas (nome che sembrerebbe il singolare di skaptukai, cioè – stando a quel che riporta Wikipedia – dei coleotteri che vivono nel legno secco, in resti vegetali o animali, e possono infestare prodotti alimentari conservati ed esemplari museali) dev’essere casa sua. E la casa era anche aperta, ma con nessuno dentro. Il disordine del giardino, però, era tale che alla fine ce ne siamo andati.

Grybukai

Grybukai vuol dire funghetti. 4 km a nord di Ignalina, in corrispondenza della deviazione per Vidiškės, c’è una doppia scultura (una per lato della strada 102) che rappresenta dei funghi in legno (qui). Cose che mi hanno sempre messo una gran tristezza. Perché se ti riduci a considerare questa un’attrazione turistica vuol dire che si è messi piuttosto male, cosa che – nel caso specifico di Ignalina – non è nemmeno vera.

Non era una guida locale

Vidiškės, qualche km a nord di Ignalina. A Vidiškės c’è questa residenza privata che non siamo mai riusciti a visitare internamente perché, con una scusa o con l’altra, il proprietario è sempre a Vilnius e viene qui di rado, anche d’estate. Oggi però era una giornata nuvolosa e così abbiamo deciso di farci un giro comunque; non si sa mai. Giunti in loco notiamo una piccola folla (non più di quindici persone) radunata proprio lì davanti. “È fatta!” dico a mia figlia, “questa volta andiamo dentro”. E invece… invece il tizio era Šarūnas Birutis, un politico del partito socialdemocratico (invero piuttosto noto) che stava tenendo un comizio di una tristezza inenarrabile.

Il profumo e la puzza

La Lituania periferica in cui mi trovo offre uno spettro olfattivo umano molto più ampio di quanto ci si possa immaginare. Così càpita che una ragazza ti passi accanto, specie in questi mesi estivi, e di lei puoi quasi predire la marca di shampoo, bagnoschiuma o detergente intimo che ha usato. Allo stesso modo, ti può capitare di essere in fila alla cassa di un supermercato e sentire un improvviso, pungente e insopportabile tanfo di sudore, per poi scoprire che è il cliente che si è appena posizionato dietro di te (quando non la stessa cassiera).

Zuikos

Pochi km a sud di Ignalina c’è un villaggio dal nome curioso: Zuikos, che significa letteralmente “coniglietti”. Qui c’è una cappelletta (Zuikų koplyčia) situata all’ingresso del locale cimitero*. Il monumento, per quanto architettonicamente non rappresenti nulla di particolare, contrasta con la semplicità e la povertà delle croci che adornano le tombe, molte delle quali non sono altro che tubi di metallo, disposti uno in verticale e l’altro in orizzontale. Ma fermarsi qualche minuto a osservare certe cose è sempre utile per riconciliarsi con il senso della vita e ricordare che spesso viviamo di superfluo. La povertà di quelle croci non può che portarti a immaginare le vite delle donne e degli uomini sepolti sotto di esse.
Sempre a proposito di croci, dal 2014 Zuikos ha anch’esso la sua caratteristica croce in legno, che per ora è di colore chiaro e in ottimo stato di conservazione.

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* da notare che ci sono molti più morti che vivi, essendo questi ultimi meno di una trentina; poco elegante, invece, il cartello posto nelle vicinanze: labai prašome rūšiuoti atliekas (vi preghiamo con forza di differenziare i rifiuti)

Vendesi vocali

Sapete quelle lingue slave o balcaniche dove non si capisce bene che fine abbiano fatto le vocali? Ve lo dico io dove sono finite: sono finite tutte nella lingua lituana. Uno dei motivi che mi causa problemi di pronuncia è infatti l’elevatissimo numero di vocali. E se ci mettiamo dentro anche semivocali/semiconsonanti la cosa si complica ulteriormente.
Un esempio? L’aggettivo “nuovi” (maschile, plurale) si dice “naujieji”.

Didžiasalis

L’aerodromo di Ignalina, di cui ho parlato nel post precedente, si trova nel territorio di Didžiasalis, un villaggio considerato riserva etnografica* per il suo tipo di conservazione e disposizione.
Di fatto si tratta di un’unica strada lungo i cui lati sorgono le tipiche casette lituane in legno, con tanto di giardini curatissimi. Di posti così è in realtà pieno il Paese, solo che qui tutto è ben tenuto e ordinato**, e una visita di una manciata di minuti da queste parti è un piacere per gli occhi. Persino le caratteristiche croci in legno qui sono molto più belle che altrove**.
C’ero già stato con mia moglie oltre una decina d’anni fa e oggi ne ho approfittato per mostralo a mia figlia e fare qualche foto.

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* è indicato con apposita cartellonistica marrone

** la croce all’ingresso del villaggio la potete vedere qui; la scritta in basso recita “Dieve, laimink Motiną Žemę”, ovvero “Dio, benedici la Madre Terra”; la croce porta inoltre quattro incisioni con il simbolo del Sole delle Alpi

Ignalinos aerodromas

Un buon modo di trovare cose inattese in Lituania è quello di navigare su Google Maps. Ieri l’ho fatto e ho scoperto che a una decina di km da qui c’è addirittura un aerodromo (ovviamente non segnalato). Così oggi non ho resistito all’idea di poterlo vedere. Ci sono andato, ma purtroppo non è aperto al pubblico (sono almeno riuscito a fare qualche foto dall’esterno, oltrepassando per un centinaio di metri gli sbarramenti e i segnali di stop). Chissà, forse potrei telefonare e chiedere di visitarlo. Vediamo come mi gira uno dei prossimi giorni.

A che domanda risponde?

Quando sbaglio il caso di una declinazione la Diana (come la Tatj in passato) mi dice: devi pensare a che domanda risponde. Ed è proprio qui il problema. Se devo tradurre “sul tavolo” per me la domanda è “su che cosa?”; invece per loro è “su di cosa?”. Stanti così le cose è ovvio che a me viene l’accusativo e loro ci mettono il genitivo. Dunque, non basta sapersi porre la domanda (quello è facile), devi sopratutto capire come farla.

Al di là dell’esempio sopra, che in realtà non ho mai sbagliato, devo dire che se fino a oggi pensavo che il Lituano fosse difficile, dopo la seconda lezione con la Diana (oggetto: come declinare i numeri) lo trovo di gran lunga più difficile di quel che pensavo e immaginavo.

Sodyba Prie Beržuvio

Capirò mai le leggi lituane sulla cartellonistica stradale pubblicitaria? Probabilmente no. Sembra che facciano di tutto per mettere in difficoltà i proprietari di hotel, ristoranti e agriturismi. Quasi mai ho visto indicare i nomi delle strutture, ma a volte va anche peggio e i cartelli non ci sono proprio. Come nel caso della sodyba Prie Beržuvio, che si trova a circa 4 km da noi e non è per nulla segnalata, nemmeno in modo generico. L’ho scoperta ieri sera in modo del tutto casuale navigando pigramente su Google Maps.
In ogni caso oggi sono andato a visitarla. La proprietaria era persino in grado di parlare un Inglese accettabile, relativamente ben vestita, ma non esattamente la personificazione della simpatia. La parte più recente della struttura, quella dedicata all’accoglienza, è stata costruita due anni fa, ma nonostante ciò si è fatta la scelta (oggi a mio avviso incomprensibile) di realizzare camere con bagno condiviso; e tra l’altro si tratta di camere oltremodo spartane.
Se vogliono puntare sul turismo non hanno capito nulla. Ma forse si accontentano di organizzare feste e matrimoni*.

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* da questa parte i matrimoni durano due giorni e restare a dormire nella struttura prescelta per i festeggiamenti è la prassi; a proposito, se dovessero invitarvi a un matrimonio lituano vi consiglio di rifiutare, a meno che gli sposi siate voi, si capisce

Adžika

Ieri sera ho fatto assaggiare a mia suocera l’ajika (che qui chiamano adžika), una salsa molto piccante di origine abcaso-georgiana, che ha una consistenza simile a quella di un nostro sugo di pomodoro*. Io l’ho usata per farci la pasta, lei l’ha messa sui bulviniai blynai** al posto della panna acida.
Si trova facilmente da Maxima.

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* nella versione originale il pomodoro non si usa; nell’area baltica, in Ucraina e in Russia, invece, si usa il pomodoro per mitigare la piccantezza della ricetta tradizionale, che forse potrebbe essere sopportata solo dai Calabresi

** ieri sera ha provato a riproporceli, ma abbiamo declinato; visto che come al solito ne aveva fatti più del doppio del necessario in parte se li è pappati lei, in parte li ha donati a una vicina alcolizzata

Švenčionėliai: čia mano miestas

Recentemente il lituocognato e io ci siamo trovati d’accordo sul fatto che la qui vicina Švenčionėliai sia la città più brutta* di tutta la Lituania. Oggi ci sono passato per andare a Kaltanėnai e ho avuto modo di fermarmi per fare qualche foto all’imponente graffito “čia mano miestas Švenčionėliai” (questa è la mia città, Švenčionėliai). Talmente brutto e sovietico da diventare un bellissimo soggetto da fotografare.

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* e se non è la più brutta si contende il primato con Visaginas (famosa leggetevi voi per cosa)

Kaltinėnų parkas

Oggi ho fatto un salto a Kaltanėnai, in particolare per dare un’occhiata all’omonimo parco che sorge lungo le rive del fiume Žeimena. L’area è perfetta e attrezzatissima per fare pic-nic e grigliate. Se vi piace lo stile Idroscalo (che io invece detesto) questo è il luogo giusto per voi.

Birraccia

Il titolo non si riferisce a una birra di cattiva qualità, ma a un gioco di parole. Questa sera ho visto un tizio che girava in bici e al posto della borraccia aveva una lattina di birra.

Kur juodas puodelis?

L’altro giorno la lituosuocera non riusciva più a trovare la sua tazzina nera da tè/caffè. L’ha cercata dappertutto, finché mia figlia non l’ha trovata: era sotto la poltrona. La lituosuocera il pomeriggio guarda le sue telenovelas turche e indiane e poi, mentre è in poltrona, ha questa abitudine primitiva di appoggiare le cose sul pavimento*. Ovvio che prima o poi le perdi.

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* in questi anni l’ho vista poggiare per terra di tutto, dalle bottiglie di birra (qui in Lituania) ai cartoni della pizza (a Milano)

Kalset vunč

La moda di quest’anno della lituosuocera è quella di lasciare in giro un po’ dappertutto le sue calze sporchissime; che poi restano dove le lascia anche per 5-7 giorni.

Asfaltatura della Ceikiniai-Kančioginas

Segnalo molto volentieri la recentissima asfaltatura (meno di una settimana fa) del tratto di 6 km che collega Ceikiniai a Kančioginas*. Siamo sul bordo esterno nord nord-est del parco regionale di Sirvėtai e questo è uno dei tratti a mio avviso più belli da percorrere in auto. Il buon Marijus, che al parco ci lavora da sempre, mi ha annunciato che esiste già il progetto anche per l’asfaltatura degli 8 km tra Ceikiniai e Šventa, e probabilmente andrà in porto nel giro di un paio d’anni**.

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* immagino che ciò implicherà, a breve, la numerazione del tragitto

** l’Unione Europea mette a disposizione dei fondi e i progetti qui si fanno per davvero; se ne fanno talmente tanti che poi si impongono criteri di scelta e di priorità; ecco uno degli elementi in cui la Lituania supera di gran lunga la cosidetta Italia, specie l’Italia propriamente detta

Ritorno a Naujas Strūnaitis

La prima e unica volta che ero stato a Naujas Strūnaitis* dev’essere stata una dozzina di anni fa. Oggi ho deciso di tornarci con mia figlia. Siamo stati in visita al vecchio mulino d’acqua (conciato davvero malissimo) e all’imponente chiesa dedicata ai santi Pietro e Paolo, apprezzabile anche per la torre campanaria esterna che ospita una bellissima e massiccia campana in bronzo; infine, veloce capatina all’edificio della biblioteca (nulla di che). Rispetto alla volta precedente ho notato la strada ora asfaltata e il paesaggio molto rilassante lungo gli 8 km che collegano il villaggio a Švenčionys (paesaggio che non ricordavo così bello).

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* come è facile intuire esiste anche una Senas Strūnaitis

A che ora faccio i bulviniai blynai?

Oggi pomeriggio la lituosuocera si è offerta di preparare la cena a base di bulviniai blynai e noi abbiamo detto di sì. Ci ha solo chiesto, dopo il bagno al lago, di passare da Maxima a comprare la panna acida* (ovviamente quella con il maggior contenuto di grasso**). Bene, siamo appena tornati e lei, come se nulla fosse, ci ha chiesto (tenete conto che qui manca una manciata di minuti alle 20:00): a che ora preparo i bulviniai blynai?
Veniva voglia di risponderle: ma sì, facciamo a mezzanotte già che ci siamo.
Il Ferragosto sta istupidendo la lituosuocera più del solito.

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* che sarebbe più opportuno chiamare grasso animale allo stato liquido

** ha chiesto esplicitamente un contenuto di grassi del 30%, laddove anche in Lituania cominciano a rendersi disponibili versioni “light” con percentuali del 10%, 12% e 18%; tanto io non la mangio e probabilmente anche mia figlia farà altrettanto

Prima la pasta o prima i fagiolini?

Ore 19:40, prima di iniziare a preparare la cena.

Nautilus: ti va se faccio la pasta?
lituosuocera: sì, va, la mangio, ma solo un pochino; ho fatto i fagiolini, li mangi?
Nautilus: sì, lo sai che mi piacciono

Ore 20:15, a cena quasi pronta.

lituosuocera: mangiamo prima la pasta o prima i fagiolini?

Conto fino a dieci dentro di me per non strozzarla.

Na gerai tada

Per circa quindici anni ho creduto fosse normale l’espressione “nu gerai tada”. Ieri ho scoperto (grazie alla Diana) che è solo una versione colloquiale (di derivazione russa, e assolutamente da non usare in forma scritta) di “na gerai tada”. Una vocale, e cambia tutto.

Cosa significa? Qualcosa del tipo “dunque, bene, allora”.
Quando si usa? Quando due persone si stanno per accomiatare e non sanno come far capire che è il momento di salutarsi.

Tutte le persone che conosco, qualunque sia la loro città lituana di provenienza, dicono “nu gerai tada”.
La cosa che mi lascia l’amaro in bocca è che, da straniero, non sono in grado di capire qual è la gravità dell’errore.

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