A-petit

Questa sera siamo stati a cena all’A-petit di Vytauto gatvė 112, Palanga. In pieno centro, ma allo stesso tempo fuori dal caos di Basanavičiaus gatvė.
Cucina francese (come è evidente anche dal nome e dal gioco di parole) con molti sconfinamenti in quella belga (specie per quanto riguarda i piatti a base di cozze e per l’apprezzabile selezione di birre).
Ambiente piacevolmente informale.
Ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Personale di servizio con Inglese di livello discreto.
Senza dubbio consigliato.

Olando Kepurė, il ristobar

A meno di 2 km dalla scarpata Olando Kepurė potete fare una sosta all’omonimo ristobar (che è anche camping e casa vacanze). La selezione dei piatti è limitata, le presentazioni molto curate, i prezzi nella norma e i cibi buoni. Senza dubbio una valida alternativa ai tanti ristoranti turistici che affollano Palanga.

Olando Kepurė, la scarpata

Poche centinaia di metri a sud di Karklė, in direzione di Klaipėda, c’è uno dei luoghi più spettacolari di tutta la costa lituana: il promontorio/scarpata noto come Olando Kepurė (il Cappello dell’Olandese). Si tratta di una formazione risalente all’ultima glaciazione (12-15.000 anni fa), già presente su molte mappe del 1800, che raggiunge i 16/18 metri di altezza (e si trova a 24 metri sul livello del mare). La scarpata, ad andamento parabolico, è oggi soggetta alla fortissima azione erosiva del Mar Baltico ed è considerata in serio pericolo.
Presso il sito sono state ritrovate le ossa di un mammuth di 23.000 anni fa, oggi esposte nel museo di Karklė.
Il nome Olando Kepurė si deve quasi certamente alla presenza, in passato, di molti navigatori olandesi nell’attuale area del porto di Klaipėda, anche se le origini non sono del tutto chiare.

Qui alcune foto tratte da Google Images.

Nota: esiste un comodo parcheggio poco fuori Karklė (prezzi bassissimi) con tutte le indicazioni del caso. Da li si prosegue a piedi per 700 metri lungo un percorso a L (gli ultimi 200 metri sono su una passatoia in legno) che conduce a una piccola piattaforma di osservazione. Come potete immaginare, il luogo è particolarmente ventoso.

Lithuohorrortattoo

Fino allo scorso anno i Lituani tatuati erano una vera rarità, specie se si pensa alla gente comune, quella che si incontra in spiaggia o al supermercato. Quest’anno, invece, è cambiato tutto all’improvviso: gli uomini che esibiscono un qualche tatuaggio continuano a restare molto pochi, ma le donne sono numerosissime. Ciò che tuttavia mi ha sorpreso è stata sopratutto la natura delle decorazioni: soggetti di tipo floreale che si sviluppano in verticale, e in modo fastidiosamente simmetrico, sul retro di cosce e polpacci. Immaginatevi una ragazza con due tulipani che partono dalle caviglie e arrivano al retro-ginocchio o che dal retro-ginocchio arrivano ai glutei; una roba che fa ribrezzo solo a pensarci. Ora, io non so se questa sia una deriva tutta lituana o se si tratta di un modello importato da qualche altro Paese; magari qualcuno di passaggio è più ferrato in materia.

Il Grafo Zubovo di Bubiai

La divisione in due tappe del viaggio Švenčionys-Palanga quest’anno ci ha fatto propendere per la ricerca di qualcosa di diverso dal Central Hotel Radviliškis della scorsa estate, pur essendoci voluti mantenere comunque nella medesima zona di Šiauliai (strategicamente a metà strada tra i nostri punti di partenza e destinazione).
Abbiamo così optato per il Grafo Zubovo di Bubiai, hotel ristorante a quattro stelle con tanto di mini SPA (poi risultata non accessibile). La nostra scelta, tuttavia, si è rivelata ben poco azzeccata (faceva ovviamente parte del rischio di cambiare).
In confronto al Central Hotel Radviliškis il Grafo Zubovo risulta perdente in modo netto su almeno quattro fronti: qualità delle stanze, prima colazione, qualità del ristorante, prezzo.
Se siete in zona per motivi di necessità, dunque, vi invito a non avere alcun dubbio su dove passare la notte.

Tu kurčia?

I Samogiziani sono noti in tutta la Lituania per i loro modi particolarmente rozzi, diretti e sbrigativi, vero e proprio contraltare alle incantevoli bellezze paesaggistiche della loro terra.
Per capire ciò che intendo riporterò quanto accaduto ieri mentre passeggiavamo lungo il Lago Mastis. Senza rendersene conto mia moglie si è ritrovata a camminare sulla pista ciclabile che gira intorno al lago. Una donna di mezza età le si è avvicinata in bicicletta da dietro, ha scampanellato un paio di volte e, anziché dire qualcosa del tipo “attenzione” o “permesso”, ha urlato: sei sorda?

Sulle verdi sponde del Mastis

A Telšiai ci siamo stati per la prima volta solo lo scorso anno. La città ci è piaciuta talmente tanto che oggi, lungo il nostro percorso per raggiungere Palanga, abbiamo deciso di tornarci. Non per rivedere quanto già visto allora, ma per concederci un’ora abbondante di passeggiata lungo la sponda nordorientale dello splendido Lago Mastis.
Qui, tra le altre cose, esiste una rete di graziosi ponticelli in legno, ciascuno dei quali ospita la statuetta metallica di un piccolo orso ripreso in pose perlopiù strane e simpatiche.
Sono 47 le statue d’orso* che al momento si trovano a Telšiai, e molte sono concentrate proprio in questa zona del Lago Mastis.

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* l’orso è l’antico simbolo della Samogizia, di cui Telšiai – pur non essendo la città più grande – è considerata capitale

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