A Plungė, dieci anni dopo

Erano circa dieci anni che non mettevamo piede a Plungė (l’ultima volta nostra figlia non era ancora nata), così quest’anno abbiamo deciso di farvi una sosta per spezzare il tragitto di avvicinamento a Palanga.
La città è rimasta pressoché la stessa (per quanto alcuni cartelli indichino lavori di sistemazione e abbellimento), ma la visita alla maestosa Residenza degli Ogiński continua a valere, da sola, una sosta imperdibile di almeno un’ora (meglio due se potete). Qui un’idea di quello che vi aspetta.

Ritorno a Radviliškis

A quasi due anni esatti di distanza siamo tornati a pernottare al Central Hotel Radviliškis (ne avevo parlato qui il 9 Luglio 2018), che però questa volta ci ha un po’ deluso: il costo della camera è passato da 60 a 85 euro, mentre il ristorante è peggiorato sia in termini di qualità (anche se di poco) sia sopratutto per quanto riguarda l’ampiezza della scelta (menù ridotto e diverse portate non disponibili). Nonostante tutto questa struttura rimane ancora la miglior scelta nei dintorni di Šiauliai.

La sensazione più strana di questa estate lituana

È il fatto di poter girare liberamente senza mascherine ovunque, il poter stringere le mani e il baciare le persone durante i saluti.

La prima lituominchiata dell’estate 2020

Questa mattina, appena alzato, mia suocera mi ha chiesto se volevo dell’acqua: “nori vandens?”. “Vandens?”, ho replicato io alquanto stupito. Di solito, infatti, mi chiede quale infuso preferisco bere a colazione. Al che la nostra ha cominciato uno sbrodolamento di parole di cui non ho capito nulla, anche perché pronunciate a una velocità folle. Alla fine le ho detto di sì, più che altro per sfinimento, e dando (erroneamente) per scontato che un po’ d’acqua l’avrei bevuta volentieri. Cinque secondi più tardi mi ha portato una scodella, stranamente non piena fino all’orlo come fa di solito. Faccio per bere e… “bet yra šilta!” (ma è calda!) le faccio io, riponendola sul tavolino accanto al letto. Non l’avessi mai detto. Ha cominciato a farmi l’elenco dei benefici dell’acqua calda mattutina, sostenendo che avrei dovuto berne mezzo litro al giorno tutti i giorni. Cosa che mi sono guardato, mi guardo e mi guarderò bene dal fare, vista la totale ascientificità di queste tesi. Però non c’è dubbio: quel complottista del lituocognato ha colpito di nuovo. Il 2020 ha già la sua prima lituominchiata.

Andiamo ad infettare la lituosuocera prima di partire per il mare

Dopo un volo Milano-Vilnius in cui non pochi Lituani si sono dimostrati ligi alla regola della mascherina più o meno quanto un Napoletano, abbiamo preso la nostra Ford Focus bianca a noleggio e siamo giunti qui in campagna (previa sosta all’Arka di Švenčionys per una breve cena). Poco prima di scendere dall’auto mia moglie ha consigliato a sua madre che non era il caso di abbracciarsi e baciarsi come di solito. E ovviamente la lituosuocera ha risposto di conseguenza: ma no, baciamoci tutti.
In effetti dell’attuale coronavirus conosciamo ancora poco; per esempio non sappiamo se a contatto con la lituosuocera si fulminerebbe all’istante, e dunque se, avendo un’intuizione molecolare di ciò, se ne tiene volutamente alla larga.

Semirasate, ipertatuate

La vita da spiaggia in quel di Albenga mi ha permesso di notare, dopo un paio di settimane di permanenza, come quest’anno sia in forte aumento il numero di giovani donne con tatuaggi un po’ ovunque (e spesso di grosse dimensioni) e con i capelli rasati in modo molto irregolare, talvolta con i ciuffi restanti colorati di fucsia, verde e viola. Esattamente il tipo di donna che a me non piace per nulla, ma che ultimamente sembra andare molto. D’altra parte, come spesso accade in questi casi, il trend era già stato anticipato dal mondo del porno, in particolare dal porno spagnolo e statunitense.

Pakruojo Dvaras

Circa 40 km a est di Šiauliai, lungo la strada 150, sorge l’anonima cittadina di Pakruojis (meno di 5.000 abitanti). Nel suo territorio si trova una delle residenze più belle di tutta la Lituania: il Pakruojo Dvaras. Nel nostro viaggio di rientro da Palanga a Švenčionys quest’anno abbiamo deciso di fermarci qui per una notte. E per fortuna l’esperienza ci ha abbondantemente ripagato dalla ben poco entusiasmante sosta dell’andata in quel del Grafo Zubovo di Bubiai.
Il Pakruojo Dvaras stupisce per la bellezza dell’area e per il suo esteso parco con sculture floreali visitabili sino a tarda sera. Anche se non è necessario trattenersi per la notte (ma dormire presso il vecchio mulino, uno dei due hotel della struttura, è stato molto piacevole) questo è uno dei luoghi che certamente merita una visita, specie se avete programmato di andare alla Collina delle Croci.
Tre ore sono sufficienti per vedere le attrazioni principali, ma nel fine settimana potrebbe essere necessaria una mezza giornata visto che vengono organizzati spettacoli e combattimenti medievali.
Un paio di cose che è bene tenere a mente prima della partenza: il ristorante (Traktierius) segue i tipici orari lituani (la cucina chiude alle 20:30, talvolta persino prima); se la giornata è particolarmente calda e decidete comunque di passare la notte presso il vecchio mulino sappiate che l’albergo non dispone di aria condizionata, quindi scegliete con cura l’orientamento della stanza.

Šiauliai, la rinata

Negli ultimi 15 anni sono stato a Šiauliai quattro volte, ma quasi sempre si è trattato di un pretesto per visitare la vicina e spettacolare, per non dire unica, Kryžių Kalnas: la Collina delle Croci. La città in sé, invece, non ha mai attirato le mie simpatie e ancor meno quelle di mia moglie. Quest’anno ci siamo tornati con la medesima intenzione: mostrare la Kryžių Kalnas a nostra figlia. Poi le cose – in modo quasi casuale – hanno preso una piega un po’ diversa. Trovatici in zona intorno all’ora di pranzo, abbiamo deciso di fare una sosta in città per rifocillarci prima di proseguire il nostro itinerario. Ed è stata proprio in quell’occasione che abbiamo avuto la possibilità di ammirare una Šiauliai profondamente cambiata. Le periferie conservano ancora intatto il loro mesto e grigio aspetto sovietico, ma il centro è stato ampiamente rinnovato e rivitalizzato. Vilniaus Gatvė, in particolare, è adornata con piccole statue in stile ironico e moderno sparse un po’ ovunque, in alto come in basso, e la zona – ricca di ristoranti e caffè – trasuda brio e frizzantezza come fossimo in una cittadina universitaria posta ben più a ovest o a nord. Una vera sorpresa, insomma. Ed è nata in noi la voglia di ritornarci.

Per informazioni e approfondimenti si veda il sito del Centro Turistico.
Se non sapete dove cenare o pranzare il Leja è una delle scelte prioritarie.

Pizzata a Priekulė

Due martedì fa abbiamo ricevuto un invito per una pizzata a Priekulė (più esattamente nel villaggio di Gropiškiai), circa 23 km a sud di Klaipėda. Ora del ritrovo: 14:00. Ancor prima di partire sapevo con certezza matematica che quel giorno avrei saltato il pranzo. L’invito è giunto da un’amica-nemica* di mia moglie, tal Viktorija, appunto di Priekulė, che ormai da anni chiamo QPDV, acronimo che sta per Quella Primitiva Di Viktorija**.
Stante la tipica incapacità femminile di rispettare un appuntamento che sia uno, siamo giunti a destinazione alle 15:00, condendo il tutto con una delle scuse più banali che mia moglie potesse inventare (“il mio cellulare segnava erroneamente l’orario di Milano”).
Nonostante l’ora di ritardo, al nostro arrivo della pizza non c’era nemmeno l’ombra. Abbiamo invece trovato una serie di bambini di varia età e degli adulti che aperitizzavano attorno a un tavolo sotto un gazebo. Aperitivo alla lituana, ovviamente, con presenza contemporanea di elementi dolci e salati e il solito mischione di bevande (tra cui acqua, succhi di frutta, vino bianco e l’immancabile brandy di pessima qualità).
Verso le 16:00 QPDV ha deciso che era giunto il fatidico momento della pizza, così – aiutata da una sorella e una madre simpatiche come un’ispezione prostatica praticata da uno yeti – ha sommariamente ripulito la tavola (di lavarla con una spugnetta neanche a parlarne) e poco dopo vi ha piazzato sopra una zuppiera con il triplo della pasta per pizza necessaria a sfamare i presenti. A stretto giro sono arrivati alcuni altri piatti con del formaggio simil-mozzarella, pomodoro, peperoni, prosciuttaccio cotto ipergrasso e gli irrinunciabili würstel. QPDV ha staccato alcuni pezzi di pasta e li ha lanciati in varie zone del tavolo attorno al quale nel frattempo si erano radunati alcuni dei bambini presenti. Bambini che inizialmente hanno modellato la pasta a mani nude e più tardi l’hanno assottigliata con dei mattarelli in legno.
Notare che le mani dei bambini erano le stesse che, fino a poco prima, avevano toccato erba, terra, giocattoli di vario tipo; mani che terminavano con dita che erano state infilate nei nasi, nelle orecchie, tra le dita dei piedi e chissà dove altro.
Comunque, formate delle rudimentali pizze è poi venuto il momento della farcitura. Al termine i capolavori sono stati infilati in una specie di modernissimo e ipertecnologico barbecue a legna che QPDV si era a lungo impegnata a glorificare sui social network nei giorni precedenti. Il risultato è che il modernissimo e ipertecnologico barbecue a legna anziché cuocere le proto-pizze le ha letteralmente affumicate, rendendole di fatto immangiabili persino per i finissimi palati lituani (qualche giovanissimo Baltico in vena di eroismo ha tuttavia tentato l’assaggio). E così alle 16:30 – esattamente come previsto – mi sono ritrovato affamato come un lupo preistorico. Devo aver fatto così pena che qualcuno si è premurato di preparami al volo dei blinai fritti con carne e panna acida.

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* una cosa che caratterizza molte delle Lituane che conosco è che queste sembrano delle amicone quando si incontrano dal vivo, ma via internet non fanno altro che punzecchiarsi in continuazione

** serve per distinguerla da un’altra Viktorija, detta QLDV (ovvero Quella Lumaca Di Viktorija), una delle donne più flemmatiche che abbia mai incontrato in quasi dieci lustri

Grappa al lardo

Ieri sera, in quel di Pakruojis (di cui parlerò nei prossimi giorni), abbiamo fatto una degustazione di cinque distillati locali. Il secondo del lotto, qualunque cosa fosse, sapeva di lardo affumicato.

 

Palanga, le mode dell’estate 2019

Elenco qui di seguito, in ordine casuale, ciò che ho notato andare di moda quest’anno qui a Palanga.

1. tatuaggi ragazze
Ne ho parlato qui

2. treccine colorate
Acconciatura esibita sopratutto dalle ragazzine adolescenti (ma talvolta anche da alcune bambine); i colori in voga sono solo due: blu e rosa

3. monopattini elettrici
Li usano praticamente tutti; un buon prodotto costa intorno agli 800-900 euro, ma da queste parti prevale sopratutto la formula del noleggio a ore

4. jeans strappati
Portati sopratutto dalle ragazzine adolescenti; inguardabili, specie per via dell’enormità e della mancanza di stile negli strappi.

5. codino alto
Molti ragazzi lituani quest’anno hanno mantenuto i capelli laterali corti lasciando crescere quelli superiori, poi raccolti in un codino “alto” che raramente arriva ai 5 cm di lunghezza; anche in questo caso l’aggettivo giusto è “inguardabile” (ma è già un notevole passo avanti rispetto all’orripilante mullet germanico di qualche anno fa)

A-petit

Questa sera siamo stati a cena all’A-petit di Vytauto gatvė 112, Palanga. In pieno centro, ma allo stesso tempo fuori dal caos di Basanavičiaus gatvė.
Cucina francese (come è evidente anche dal nome e dal gioco di parole) con molti sconfinamenti in quella belga (specie per quanto riguarda i piatti a base di cozze e per l’apprezzabile selezione di birre).
Ambiente piacevolmente informale.
Ottimo il rapporto qualità/prezzo.
Personale di servizio con Inglese di livello discreto.
Senza dubbio consigliato.

Olando Kepurė, il ristobar

A meno di 2 km dalla scarpata Olando Kepurė potete fare una sosta all’omonimo ristobar (che è anche camping e casa vacanze). La selezione dei piatti è limitata, le presentazioni molto curate, i prezzi nella norma e i cibi buoni. Senza dubbio una valida alternativa ai tanti ristoranti turistici che affollano Palanga.

Olando Kepurė, la scarpata

Poche centinaia di metri a sud di Karklė, in direzione di Klaipėda, c’è uno dei luoghi più spettacolari di tutta la costa lituana: il promontorio/scarpata noto come Olando Kepurė (il Cappello dell’Olandese). Si tratta di una formazione risalente all’ultima glaciazione (12-15.000 anni fa), già presente su molte mappe del 1800, che raggiunge i 16/18 metri di altezza (e si trova a 24 metri sul livello del mare). La scarpata, ad andamento parabolico, è oggi soggetta alla fortissima azione erosiva del Mar Baltico ed è considerata in serio pericolo.
Presso il sito sono state ritrovate le ossa di un mammuth di 23.000 anni fa, oggi esposte nel museo di Karklė.
Il nome Olando Kepurė si deve quasi certamente alla presenza, in passato, di molti navigatori olandesi nell’attuale area del porto di Klaipėda, anche se le origini non sono del tutto chiare.

Qui alcune foto tratte da Google Images.

Nota: esiste un comodo parcheggio poco fuori Karklė (prezzi bassissimi) con tutte le indicazioni del caso. Da li si prosegue a piedi per 700 metri lungo un percorso a L (gli ultimi 200 metri sono su una passatoia in legno) che conduce a una piccola piattaforma di osservazione. Come potete immaginare, il luogo è particolarmente ventoso.

Lithuohorrortattoo

Fino allo scorso anno i Lituani tatuati erano una vera rarità, specie se si pensa alla gente comune, quella che si incontra in spiaggia o al supermercato. Quest’anno, invece, è cambiato tutto all’improvviso: gli uomini che esibiscono un qualche tatuaggio continuano a restare molto pochi, ma le donne sono numerosissime. Ciò che tuttavia mi ha sorpreso è stata sopratutto la natura delle decorazioni: soggetti di tipo floreale che si sviluppano in verticale, e in modo fastidiosamente simmetrico, sul retro di cosce e polpacci. Immaginatevi una ragazza con due tulipani che partono dalle caviglie e arrivano al retro-ginocchio o che dal retro-ginocchio arrivano ai glutei; una roba che fa ribrezzo solo a pensarci. Ora, io non so se questa sia una deriva tutta lituana o se si tratta di un modello importato da qualche altro Paese; magari qualcuno di passaggio è più ferrato in materia.

Il Grafo Zubovo di Bubiai

La divisione in due tappe del viaggio Švenčionys-Palanga quest’anno ci ha fatto propendere per la ricerca di qualcosa di diverso dal Central Hotel Radviliškis della scorsa estate, pur essendoci voluti mantenere comunque nella medesima zona di Šiauliai (strategicamente a metà strada tra i nostri punti di partenza e destinazione).
Abbiamo così optato per il Grafo Zubovo di Bubiai, hotel ristorante a quattro stelle con tanto di mini SPA (poi risultata non accessibile). La nostra scelta, tuttavia, si è rivelata ben poco azzeccata (faceva ovviamente parte del rischio di cambiare).
In confronto al Central Hotel Radviliškis il Grafo Zubovo risulta perdente in modo netto su almeno quattro fronti: qualità delle stanze, prima colazione, qualità del ristorante, prezzo.
Se siete in zona per motivi di necessità, dunque, vi invito a non avere alcun dubbio su dove passare la notte.

Tu kurčia?

I Samogiziani sono noti in tutta la Lituania per i loro modi particolarmente rozzi, diretti e sbrigativi, vero e proprio contraltare alle incantevoli bellezze paesaggistiche della loro terra.
Per capire ciò che intendo riporterò quanto accaduto ieri mentre passeggiavamo lungo il Lago Mastis. Senza rendersene conto mia moglie si è ritrovata a camminare sulla pista ciclabile che gira intorno al lago. Una donna di mezza età le si è avvicinata in bicicletta da dietro, ha scampanellato un paio di volte e, anziché dire qualcosa del tipo “attenzione” o “permesso”, ha urlato: sei sorda?

Sulle verdi sponde del Mastis

A Telšiai ci siamo stati per la prima volta solo lo scorso anno. La città ci è piaciuta talmente tanto che oggi, lungo il nostro percorso per raggiungere Palanga, abbiamo deciso di tornarci. Non per rivedere quanto già visto allora, ma per concederci un’ora abbondante di passeggiata lungo la sponda nordorientale dello splendido Lago Mastis.
Qui, tra le altre cose, esiste una rete di graziosi ponticelli in legno, ciascuno dei quali ospita la statuetta metallica di un piccolo orso ripreso in pose perlopiù strane e simpatiche.
Sono 47 le statue d’orso* che al momento si trovano a Telšiai, e molte sono concentrate proprio in questa zona del Lago Mastis.

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* l’orso è l’antico simbolo della Samogizia, di cui Telšiai – pur non essendo la città più grande – è considerata capitale

Lungo la 4004 da Aukštelkė a Kuršėnai

Questa mattina saremmo dovuti andare da Bubiai a Telšiai lungo le strade 215, 2111, 4605 e 160; invece nell’impostazione del navigatore qualcosa non ha funzionato a dovere e così ci siamo ritrovati a percorrere il primo tratto lungo la 4004 (e il secondo lungo la ben più canonica A11/E272).
Ogni tanto, però, capita che questi imprevisti siano una benedizione. La 4004, infatti, si è rivelata a suo modo interessante e sopratutto particolarmente piacevole (sia alla guida che alla vista).
La parte iniziale, grazie a un piccolo ponte, permette di attraversare il ramo destro del Bacino idrico di Bubiai; la seconda, quella che ritengo di maggior pregio, conduce placidamente fino alla cittadina di Kuršėnai.
I circa 24 km complessivi mi hanno riportato indietro nel tempo di almeno una quarantina d’anni, quando con mio nonno si andava per cascine nella zona sud della provincia di Milano.

Il bacino idrico di Bubiai

Nei pressi di Bubiai (a sud di Šiauliai) sorge una delle più imponenti e affascinanti opere idrografiche dell’intera Lituania. Si tratta del bacino di Bubiai (Bubių tvenkinys), talvolta detto “mare di Šiauliai” (Šiaulių jūra) o “laguna di Bubiai” (Bubių marios).

L’invaso, che ha una forma a V molto irregolare, è stato scavato tra il 1973 e il 1978, con lo scopo di fornire acqua a buon mercato (cioè più economica di quella potabile) alle numerose industrie della vicina Šiauliai.
Parallelamente si è costruita una spiaggia artificiale per gli abitanti della cittadina di Bubiai.

È interessante notare che nel giro di pochi anni la presenza del bacino ha dato un impulso tanto rapido quanto forte alle attività agricole della zona con una vera e propria trasformazione di quelli che erano poco più che semidisabitati villaggi in insediamenti di dimensioni ben maggiori (come i comuni di Raizgiai, Meškiai, Gervėnai, Jakštaičiai, Jakštaičiukai).

L’invaso ha una superficie di 418,3 ettari e ospita un volume di 21,2 milioni di m³ d’acqua. 14 m è la profondità massima, 5,1 m quella media. La costa è molto sinuosa e si sviluppa su una lunghezza di 47,1 km. 10 gli isolotti che punteggiano qua è là il bacino.

Quanto sopra è una mia traduzione dalla versione lituana di Wikipedia.

E ora veniamo alle immagini, davvero spettacolari, che potete gustare in questi tre sorvoli dronici:

Bubiai Reservoir I
Bubiai Reservoir II
Bubiai Reservoir III

Il genio dell’ombrello

Una quarantina di minuti fa mia figlia e mia suocera decidono di uscire per la classica passeggiatina serale in mezzo ai campi. Comincia a piovicchiare, così dico loro di prendere un ombrello. Mia suocera si accorge che il suo ombrello celeste è sporco, così decide di lavarlo (che già lavare un ombrello fuori in giardino mentre piove denota attitudini leonardesche…); e come lo lava? Mica solo all’esterno, anche dentro; quindi se lo mette sopra il capo e… attenzione al genio… scopre che le gocciola tutta l’acqua in testa! Ma lo vogliamo dare o non lo vogliamo dare un premio internazionale a questo ominide uscito dall’angolo più recondito di una coda di Gauss evolutiva?

Il chiappofono

Sono almeno dieci giorni che, due o tre volte al giorno, assisto alla seguente scena: mia suocera entra in casa con il telefono nella tasca posteriore dei pantaloni, si accomoda su una sedia o una poltrona, e – dimenticando lo smartphone nella tasca – vi si siede sopra; al che, con aria di sorpresa e con la sua classica psicorisatina, esclama: oh, il telefono!

Jonas il saggio

Domenica scorsa mia figlia e io stavamo facendo colazione (mia moglie era partita la sera prima) e mia suocera non smetteva di parlare. A un certo punto le è andato il porridge di traverso (cosa che – tra l’altro – le capita con una certa frequenza). Se avessi avuto un po’ di tempo in più, la mattina stessa avrei scritto un post dal titolo “il grumo di probabilità (che Dio esiste)”, poi però si è ripresa e Dio è tornato a non esistere.
La cosa interessante è che, una volta tornata dalla pre-anticamera dell’aldilà, se ne è uscita con una delle sue perle di saggezza: mio fratello Jonas dice che non bisogna mai parlare quando si mangia!
Ma va? Genio! Ma tu pensa! E il bello è che lo ha riferito con la convinzione di chi è consapevole di stare per annunciare al mondo qualcosa di epocale, cose – per capirci – tipo la scoperta della pennicillina, o dell’America, o della teoria della relatività generale.

Marius il lampo

Lunedì scorso ho fatto un salto all’ufficio turistico del Parco Regionale Sirveta a trovare Marius, uno dei pochi esemplari lituani di periferia in grado di parlare Inglese. In buona sostanza gli ho detto: caro Marius, visto che ormai ci incontriamo qui da quasi una decina d’anni e visto che questa settimana sono da solo con mia figlia e mia suocera, che ne diresti se uno di questi giorni si va a pranzo insieme tu e io? La sua risposta è stata la seguente: uhm, interessante.
Abbiamo parlato un’altra quindicina di minuti in cui – tutto esaltato – mi ha anche raccontato delle sue recenti vacanze a Bergamo (ospite del fidanzato della Tati), e poi gli ho chiesto di darmi il suo indirizzo mail così da potergli girare i miei contatti. Alla fine mi ha salutato con un: OK, torno in ufficio e aspetto la tua mail.
La mia mail è stata spedita meno di venti minuti dopo, più esattamente alle 15:13 del 1 Luglio 2019. La sua solerte risposta è arrivata “qualche attimo più tardi”: alle 13:57 del 4 Luglio: “Ciao, it is very hard for me to find some time to go for a lunch these days… I will work at weekend, on Sunday too. So…”

So what?!
E notare che questo è uno dei Lituani allegri, giovanili e simpatici…

Il cubo-tacchino ghiacciato

Stasera, dopo cena, probabilmente mia suocera voleva fare qualcosa di carino e mostrarmi cosa mia figlia e io avremmo potuto mangiare domani, visto che lei e la zia Meilė andranno a pranzo al Beržuvis di Švenčionys. (Sì certo, come se io ho bisogno dei suoi illuminati consigli da lituochef per sapere cosa cucinare). Così ha estratto dal freezer un pezzo di tacchino affumicato – praticamente un cubo di ghiaccio di 5 cm per lato – lo ha adagiato su un tagliere di plastica con la delicatezza propria di un umanoide del paleolitico e ne ha tagliate un paio di grossolane fettine che mi ha poi chiesto di assaggiare.
Ora, siamo tutti d’accordo che una cosa del genere ha una sua logica solo se si sta morendo di fame da qualche parte tra Alaska, Canada e Siberia?

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