La cosa peggiore di Piter [San Pietroburgo]

Dalla lettera del 3 Dicembre 1909 scritta a Sofija Kymantaitė da San Pietroburgo:

La cosa peggiore di Piter [San Pietroburgo] è che fa molto buio, che fa paura! Il cielo è come uno straccio vecchio, come un panno sporco.

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Ho visto un gatto che correva verso di me

Dalla lettera del 5 Dicembre 1908 scritta a Sofija Kymantaitė da San Pietroburgo:

Ogni piccola cosa mi fa una strana impressione. Ho visto un gatto che correva verso di me, sembrava cieco e miagolava con un tono basso, e invece era la mia testa in preda a qualcosa di brutto e nero.

Konstantinas poeticamente a Sofija

Dalla lettera del 19 Novembre 1908 scritta a Sofija Kymantaitė da San Pietroburgo:

Grazie a mia moglie – lei si chiama Zose e assomiglia alla primavera, al mare, al sole. […]. Vorrei mandarti con questa lettera i miei pensieri più belli, come i gabbiani risvegliati all’arrivo di Jūratė, che volano nella foschia argentata del mattino sopra il biondo Baltico. Vorrei avvolgerti con il Maggio fiorito pieno di profumi e silenzi, stendere sotto i tuoi piedi il più bel tappeto di Maharani, tessuto con una ragnatela d’oro e crisantemi bianchi come la prima neve. Vorrei che ti riposassi sopra questo tappeto, ascoltando il silenzio che fa parte dell’inno di un nuovo linguaggio. Vorrei scrivere una sinfonia con il mormorio delle onde, con la lingua segreta delle foreste millenarie, con il luccichio delle stelle, con le nostre piccole canzoni e la mia infinita nostalgia. Vorrei salire sulle vette più alte, irraggiungibili per i mortali, e creare con le stelle più belle una corona per la mia Zose – mia Moglie. Vorrei regalarti una carezza come una nuvola bianchissima addormentata, che lentamente si trascina pigramente sopra il grande oceano. Zosele mia, fiore bianco dei campi, dei Paesi sconosciuti, delle foreste lontane, regina delle isole della felicità.

E viaggio lontano, oltre gli orizzonti del mio mondo immaginario

Da una lettera dell’estate 1908 scritta a Sofija Kymantaitė da Druskininkai:

Mi alzo alle 7 e anche prima, ho tanta voglia di dipingere che non riesco mai a smettere. Lavoro per 10 ore al giorno e più. È un lavoro questo? Il tempo passa senza che io me ne accorga, e viaggio lontano, oltre gli orizzonti del mio mondo immaginario che forse ha del miracoloso, ma nel quale sto bene.

Zose, mia unica Zosele!

Così Čiurlionis era solito riferirsi alla fidanzata Sofija (poi divenuta sua moglie) nelle mumerose lettere a lei scritte. A volte la stessa frase (o una sua variante) veniva ripetuta più volte nella stessa missiva, quasi fosse una specie di mantra.

“Vivere con gli occhi sbarrati, per poter vedere solo il bello, e non svegliarsi mai, e non tornare mai in se”

Dalla lettera del 1 Settembre 1906 scritta a Bronislawa Wolman da Praga:

[…] In momenti come questi è sempre meglio dimenticare da dove vieni e dove andare, come ti chiami, e guardare con gli occhi di un neonato. Quando smette di guardare, l’uomo, tornando in se, diventa molto triste, si rammarica di aver trascorso tanto tempo senza pensare a tutto questo, triste perché si sente immensamente deluso di se stesso. Se fosse possibile vivere con gli occhi sbarrati, per poter vedere solo il bello, e non svegliarsi mai, e non tornare mai in se. Probabilmente solo il viaggio può permetterti di vivere la vita così […].

“È difficile che esista qualcuno più affamato di me di musei e gallerie”

Come ha scritto egli stesso a Bronislawa Wolman (lettera del 6 Settembre 1906, da Istebna) Čiurlionis era davvero instancabile nel visitare musei e gallerie d’arte. In molte delle sue lettere, soprattutto quelle al fratello Povilas, all’amico Eugeniusz Morawski e alla stessa Wolman, si trovano i resoconti delle città attraversate e dei relativi musei, con numerosi riferimenti ai pittori e alle opere d’arte.
Se avesse avuto denaro a sufficienza, Čiurlionis avrebbe probabilmente visitato tutti i continenti in cerca di meraviglie artistiche e naturalistiche. E invece le condizioni di povertà (di cui spesso parlava) hanno rappresentato una delle sue più grandi limitazioni.

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