Si pronuncia Mèrlin o Merlìn?

Angelina Merlin, detta Lina, era veneta (di Pozzonovo, Padova). Il suo cognome si pronuncia Merlìn, non Mèrlin.

Cosa significa Carrefour?

Se almeno una volta siete stati in un supermercato Carrefour potreste esservi chiesti che cosa voglia dire questo nome. Non vorrei deludervi ma il significato non è che la banale traduzione dal Francese di quel termine, e dunque “incrocio”, “crocevia”. E la spiegazione è altrettanto semplice: il primo supermercato di quella che è poi divenuta una catena diffusa in diversi Paesi europei è sorto vicino a un incrocio di Annecy.

A proposito, il 99,9% delle persone che conosco dice “càrefur”, con una “a” molto lunga. Ma perché?

Super Ball

Verrà mai il giorno in cui qui da noi Super Bowl verrà pronunciato Super Bowl e non Super Ball?

Jäääär (il bordo del ghiaccio)

Parola estone curiosissima. La sua grafia ostica si scioglie però quasi completamente al momento della pronuncia (qui).

How to pronounce Estonia

Mi domando a chi possa servire una cosa del genere (qui il video). Scommettiamo che è indirizzata agli Statunitensi?

Come si pronuncia WC?

In teoria si dovrebbe dire “vi” per gli acronimi toscani (o toscanizzati) che contengono una “V” e “vu” per quelli che contengono una “W”. Questo porterebbe a usare “tivì” al posto di “tivù” (o “dividì” e “viaccaesse” al posto di “divudì” e “vuaccaesse”), ma anche – cosa che solitamente sfugge – “vucì” al posto di “vicì”.
Per TV e WC la questione è di fatto chiusa: le forme scorrette introdotte proprio dagli italici giornalisti (troppo spesso cattivi maestri) sono ormai cristallizzate nella pronuncia quotidiana (sia popolare che colta) e difficilmente potranno essere scalzate. Per i nuovi acronimi, invece, c’è ancora tempo per fare bene.

Pick my skeen

In questi giorni circola per radio una pubblicità relativa ai cerotti Pic MySkin. A colpirmi è il fatto che la voce pronunci apertamente “skeen” al posto di “skin”. Sul significato gergale di “skeen” rimando a questa pagina dello Urban Dictionary.

Iella o jella?

Attualmente l’unica forma attestata è “iella” (vedi ad esempio quanto riportato qui dal vocabolario Treccani o qui dal dizionario Hoepli), ma la variante “jella” è ancora molto diffusa. Facendo una ricerca in Google (con il metodo delle virgolette) si ottiene quanto segue:

iella: 437.000
jella: 1.350.000

I valori sono a mio avviso poco indicativi dal momento che “jella”, in lingue diverse dalla nostra, risulta attestato anche come nome*.
È tuttavia probabile che “jella” fosse la grafia precedente a quella attuale. Nella nostra lingua si è ormai completamente persa la distinzione tra il suono “i” e il suono “j” ed entrambi sono oggi rappresentati (salvo rarissime eccezioni) dall’unica grafia “i”. D’altra parte guadando proprio alla pronuncia, si potrebbe distinguere tra chi predilige “iella” e chi “jella”. In base alla mia esperienza personale man mano che ci si sposta dalla Padania all’Italia si ha un netto passaggio dalla forma “iella” alla forma “jella”.

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* esiste anche il cognome Jella; da questa mappa sembrerebbe rarissimo e presente solo a Milano; lo aggiugno in ogni caso alle considerazioni che hanno animato il recente post Dove è sepolto il signor Bara?

Viurstel

Da alcuni giorni circola in radio una pubblicità della catena di supermercati EuroSpin con questa curiosa pronuncia di “würstel“. La pronuncia corretta è invece questa.

Sìlice o silìce?

Durante la formulazione di una domanda, Gery Scotti, nella puntata di The Money Drop andata in onda questa sera, ha pronunciato “silìce” al posto di “sìlice”. Si potrebbe pensare che questa sia la variante corretta o che siano entrambe ammissibili, ma non è così: l’unica forma corretta è “sìlice”. Si veda anche la corrispondente voce del vocabolario Treccani.

Caltanissetta o Caltanisetta?

Ricerche effettuate su Google inserendo i termini tra virgolette.

Caltanissetta: 15.800.000
Caltanisetta: 684.000

Io sono uno di quelli che dice Caltanisetta, con una sola “s” (per giunta sonora o dolce).

Come si pronuncia exit?

Colto da dubbio questa mattina ho ricontrollato la pronuncia della parola “exit” (che ricorre spesso in locuzioni “giornalistiche” come “exit poll” o “exit strategy”); pur senza riportare qui le convenzioni grafiche IPA ci ho trovato esattamente quello che mi aspettavo: “eksit”. Ho però notato che qui da noi si tende a dire “egzit” (dove con “z” ho indicato la “s” dolce/sonora di “rosa”). Da qui l’idea di presentare le possibili pronunce di “x”:

iks
igs
igz
ikz (rara)
ikkese (napoletana)

Se qualcuno ne conosce altre…

Münkengladbàk

Forse io sono un po’ avvantaggiato perché la fidanzata del fratello di una mia ex ragazza era proprio di Mönchengladbach, tuttavia la pronuncia udita stamattina per radio (quella riportata nel titolo) è praticamente sparata a caso (quella corretta, sia in versione femminile che maschile, la potete ascoltare qui). Quel Münkengladbàk va ascritto a un cronista sportivo di RTL 102.5 che questa mattina riferiva dei sorteggi di Europa League (dove appunto si incontreranno Lazio e Borussia Mönchengladbach).

Purea, purè, puré, pürè, püré

Questa sera mangerò pollo e puré, e per mia fortuna la preparazione è affidata a mia moglie (io invece starò qui ancora un po’ a sorseggiare un bianco di Custoza appena estratto dal frigorifero).
Puré, già, ma come si scrive? E come si pronuncia? Io ho sempre detto “puré” (con la “e” chiusa) e così l’ho sempre scritto. Secondo le regole della lingua toscana (che in questo caso non ho alcuna intenzione di seguire) la grafia corretta è invece “purè” (con la “e” aperta). Ogni tanto mi viene da mutare la “u” in “ü”, ma più che un francesismo questo è l’effetto del Milanese, la prima lingua che ho sentito e la prima che ho imparato a livello orale. In ogni caso, sia che lo si pronunci “puré”, “purè”, “püré” o “pürè”, esso è generalmente considerato un vocabolo maschile. Anche se non possiamo dimenticare quell’esigua minoranza che, per rifarsi all’originale francese (dove “purée” è un sostantivo femminile), tende a impiegare un (per me) poco eufonico “purea”.

Tanzània o Tanzanìa?

Il Toscano ammette entrambe le pronunce, ma nonostante ciò molti ritengono corretta solo la seconda.

Guarrail, guarreil, guardrail, guardreil

Guard rail (o guardrail) è uno dei termini con la pronuncia più storpiata che io conosca. D’altra parte non so quanto potrebbe funzionare una sostituzione con “guardavia” o “barriera di contenimento”.

Idrobici(cletta)

Il post precedente mi ha fatto pensare a “hydrobike”, altro termine che in Inglese non esiste (o che io non ho trovato). Dato che “hydrobike” ce l’abbiamo potremmo chiederci come dovremmo scriverlo; “hydrobike” o “idrobike”? Facendo una verifica su Google la prima forma restituisce 129.000 occorrenze, la seconda 61.300. Poi c’è anche chi scrive “hidrobike”, ma in questo caso all’errore si sommano forme correttamente attestate in lingue diverse dalla nostra, dunque l’isolamento del fenomeno è cosa più difficile (tuttavia è ragionevole pensare a una casistica minoritaria). Ma se propendiamo per “hydrobike” perché quasi tutti pronunciano “idrobaik”? Non saprei nemmeno se sono meglio questi ultimi o coloro che pronunciano “aidrobike”, omettendo la “h” iniziale*.

Varrebbe anche la pena osservare che, di fronte a “hydrobike”, un madrelingua penserebbe subito a un mezzo di locomozione e non al tipo di attività fatta con quel mezzo. Da noi prevale invece la seconda opzione (che retrotraducendo in Inglese dovrebbe rendersi con “hydrobike-riding” o “hydrocycling”). Infine in Inglese esiste anche lo “hydrocycle”**, definito come “a velocipede adapted for propulsion on the surface of water” (klik qui per la corrispondente pagina di Wikipedia).

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* tralasciando l’alfabeto fonetico internazionale “haidroubaik” mi pare la trascrizione che più si avvicina alla pronuncia reale

** attenzione al fatto che “hydrocycle” è spesso utilizzato come contrazione di “hydrologic(al) cycle”

Il codice ASCII si pronuncia asci o aski?

ASCII è l’acronimo di American Standard Code for Information Interchange (Codice Standard Statunitense per lo Scambio di Informazioni) e rappresenta uno dei sistemi di codifica dei caratteri più noti al mondo (le sue radici affondano nell’informaticamente lontanissimo 1960).
Contrariamente a quanto si pensa ASCII non si pronuncia “asci”, ma non si pronuncia nemmeno “aski” (come vorrebbe farci credere qualche italico saccente dalla scarsa dimestichezza con l’Inglese): la forma corretta è “æski”*.

Pronuncia a parte, lo sviluppo di questo sistema è stato tale da sfiorare il campo dell’arte; a riprova di ciò vi invito a consultare questa pagina di Wikipedia.

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* nella pagina inglese di Wikipedia (vedi qui) la pronuncia ASCII è resa con la forma “ass-key” (!) secondo un sistema di trascrizione ortografico detto “pronunciation respelling key

Lufthansa. Esse aspra (sorda) o dolce (sonora)?

Circola in questi giorni l’ennesima pubblicità radiofonica della compagnia aerea tedesca e immancabilmente il nome Lufthansa viene pronunciato all’italiana, vale a dire con la esse aspra (o sorda; per capirci, quella di “polso”). La pronuncia corretta, invece, è quella con la esse dolce (o sonora) di “rosa”.
A causarmi una certa sorpresa è il fatto che,  nello spot in oggetto, a una prima parte in cui le offerte dei voli sono presentate in lingua toscana e in cui Lufthansa è pronunciato con la esse aspra, segue e chiude un breve messaggio in Inglese in cui, per contro, viene usata la esse dolce. Il contrasto tra le due pronunce mi ha fatto pensare che forse questa volta è mancato qualcosa a livello di coordinamento linguistico (è ipotizzabile che la parte finale sia stata una semplice operazione di copia-e-incolla di una testo già “preconfezionato” e utilizzato altrove).

Nomi inglesi dalla pronuncia non scontata

Ho trovato – e lo condivido con i lettori – questo lungo elenco di nomi inglesi di luoghi e persone la cui pronuncia non è affatto scontata. Per esempio, solo per citare due casi che mi hanno colpito, fino a oggi ho sempre ignorato quale fosse la dizione corretta di Melbourne (in Australia) e di Terri Schiavo.

Come si pronuncia Solidarność?

La prima regola è quella di una grafia corretta; scrivere bene aiuta sempre. Sia la stampa italiana che quella padana si sono sempre divise tra coloro che pronunciano Solidàrnoš e i fautori di Solidarnòš (dove ho utilizzato “š” per indicare il suono “sc” di sciarpa). In fatto di accento hanno ragione i primi, ma entrambi sbagliano il finale di parola; “ść”, infatti, non si pronuncia “š” ma “š’c”; qui la “š” e la “c” vanno articolate in modo staccato con l’effetto sonoro di uno schiocco; il suono è molto simile alla parte iniziale della parola milanese “s’ciôpp” (fucile), dove infatti si usa la grafia “s’c” per indicare la necessità di staccare i suoni delle due consonanti; se ora fate pronunciare  “s’ciôpp” a un Napoletano molto probabilmente otterrete “š’ciôpp”, che è il suono cercato.

Robert Kubica. Il cognome si pronuncia Kùbiza o Kubìza?

La pronuncia corretta è Kubìza, ma è già un mezzo miracolo quando non si sente dire Kùbica.

Come si pronuncia Trondheim? Trondeim, Trondaim, Trundeim o Trundaim?

Nessuna della quattro. Primo: anche se in Norvegese la “o” si legge spesso “u” in questo caso rimane “o”. Secondo: il Norvegese si legge alla norvegese e non alla tedesca, dunque “ei” non diventa “ai” (si pronuncia “ei” con la “e” molto aperta” come nel caso dell’inglese “cat”). Terzo: la acca non è muta, si pronuncia (anche se nessuno lo fa). Quarto: la “d” non si pronuncia (anche se tutti lo fanno). In conclusione, senza ricorrere alla complessa grafia IPA (International Phonetic Alphabet) si dovrebbe dire Tronheim (con accento primario sulla “o” e secondario sulla “e”).

Si scrive Pavel Nedvěd, si pronuncia Pavèl Nedvièd

Credo che sulla stampa italica il nome del calciatore ceco non sia mai stato scritto correttamente. Per quanto riguarda la pronuncia ci si è sempre divisi tra Pàvel Nèdved (la maggioranza dei commentatori sportivi), Pàvel Nèdvied (i giornalisti intellettualoidi) e Pàvel Nièdved (gli alternativi); tutte e tre sono ovviamente errate.

Porsche: la “e” finale si pronuncia o no?

Il troncamento della “e” finale in molte parole tedesche (si pensi a Deutsche in Deutsche Bank) è un classico di Italiani e Padani. Si tratta però di un grave errore: quella “e” deve essere pronunciata.

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