Andrea Brabin

Ieri sera ho cominciato a guardare la serie The Valhalla Murders. Nei titoli di testa, in mezzo a tanti e prevedibili nomi islandesi, la mia attenzione è stata catturata da Andrea Brabin. Mi sono detto: toh, vuoi vedere che una volta tanto non c’è il solito nome XP tipo Esposito? Ero convinto di trovarmi di fronte a un tizio veneto o tale di origini, invece, dopo una brevissima ricerca, ho scoperto che Andrea Brabin è prima di tutto una donna (a capo dell’agenzia di modelle Eskimo) e poi è islandese a tutti gli effetti o – al limite – è di origini francesi. Tra l’altro il cognome Brabin in Veneto non esiste.

Cesvaines pils

Non sono mai stato in visita al Castello di Cesvaine, anzi, prima d’ora non ne avevo nemmeno sentito parlare, nonostante nel 2013 – in occasione della mia sosta a Madona* – ci ero passato vicinissimo.
Poco fa ho scoperto che è proprio in questo castello che sono state girate molte scene del film horror The Sonata del 2018.

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* ne avevo parlato nei post Madona che silenzio c’è stasera e Un sabato sera della Madona

Alternative math

Riprendo qui questo video segnalato da shevathas perché a mio avviso rappresenta una sintesi perfetta del tipo di società in cui stiamo già vivendo. Se invece vi fa solo ridere o sorridere temo che non abbiate ancora compreso la reale gravità della situazione.

Il cortometraggio è un lavoro di David Maddox (Ideaman Studios, Dallas), che ha curato scrittura e regia. Qui potete trovare una scheda di approfondimento.

Piccola nota linguistica: al di là della pronuncia due sono gli elementi che permettono di capire sin da subito che si tratta di un lavoro made in USA e non made in UK: il titolo del video tutto in maiuscolo (Alternative Math) e l’uso di math al posto di maths.

Get outta here

Ieri sera ho visto il film Get Out (2017) di Jordan Peele. Un horror che ha ricevuto alcuni importanti riconoscimenti e una valanga di critiche positive. Tuttavia – parliamoci chiaro – gli horror trasmessi in prima serata molto raramente sono veri horror. E infatti Get Out non fa eccezione.
Devo ammettere che l’inizio del film è stato abbastanza interessante, tanto che alcune sequenze mi hanno fatto pensare a The Shining, tuttavia il seguito si è rivelato molto più deludente del previsto, al punto che già a circa un terzo del film era già chiaro come sarebbero andate a finire le cose. Ho sperato fino all’ultimo in una sapiente operazione di depistaggio, invece niente: alla fine tutto è andato esattamente come previsto.

Gli hanno fatto un incantesimo

Per il settimo compleanno di mia figlia le abbiamo regalato alcuni DVD, tra cui La Bella e la Bestia. L’ho guardato con lei e a un certo punto mi sono reso conto che, rivolgendosi ai suoi cortigiani, nel parlare di Belle (Emma Watson), Gaston (Luke Evans) dice: “gli” hanno fatto un incantesimo. Complimenti al doppiatore Marco Manca.

WAWWA

Ieri sera RAI4 ha trasmesso il film horror We Are What We Are. A distanza di meno di un giorno ho dato un’occhiata alle varie recensioni presenti in Rete, sorprendendomi non poco per aver trovato – contro ogni attesa – giudizi prevalentemente positivi.

Ritengo che sia già fuori luogo parlare di genere horror, ma al di là di ciò il lavoro in questione mi è parso molto debole e deludente. Gli elementi di sorpresa e tensione sono quasi del tutto assenti, lo svolgimento è lento, quasi statico, spesso noioso, i personaggi mal caratterizzati, i dialoghi insufficienti. L’associazione tra cannibalismo ed estremismo religioso risulta inadeguata e il finale è talmente illogico da risultare ridicolo.

Jack lo Squartatore in lavorazione a Vilnius

In questo link tutti i dettagli della produzione tedesca diretta dal regista Sebastian Niemann.

Iniziate a Vilnius le riprese del film Pope vs Hitler

Qui i primi dettagli.

In corso in Lituania le riprese di “Dove c’è amore c’è Dio”

Dopo Anna Karenina (vedi qui e qui) e Guerra e Pace (qui), la Lituania sta ospitando le riprese di un’altra produzione tolstojana: Dove c’è amore c’è Dio. Qui si possono leggere i primi dettagli che indicano nei dintorni di Vilnius e in Rumšiškės i principali luoghi di lavorazione.

8 Reasons Lithuania is Europe’s Secret Weapon

8 Reasons Lithuania is Europe’s Secret Weapon.

Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lituania, Polonia. Ecco dove conviene girare un film oggi

Su questo blog si è parlato più volte delle produzioni, anche nostrane, realizzate in Lituania e si è fatto più di un cenno alla scena estone. Ora questo articolo mostruosamente dettagliato di Hollywood Reporter spiega perché i cinque Paesi sopra elencati sono i posti migliori dove girare un film oggi. Si spende poco e c’è grande professionalità: praticamente una miscela perfetta.

Elektroniczny morderca. Terminatore o apprendista?

Il film Terminator diretto da James Cameron è uscito nel 1984 con traduzioni pressoché invariate rispetto all’originale. Un’eccezione di rilievo è rappresentata dalla Polonia dove la pellicola è stata proposta con il titolo Elektroniczny Morderca (assassino elettronico). Ciò si è reso necessario perché in Polacco il termine “terminator” indica l’apprendista/tirocinante, un significato che è dunque molto diverso da quello espresso nel film. Il successo del lavoro di Cameron è stato però enorme anche in Polonia, al punto che per gli episodi successivi si è ritenuto inutile discostarsi dai titoli d’origine.

2015, anno molto positivo per l’industria cinematografica lituana

Rimando all’articolo “2015 was a strong year for Lithuania’s film industry“.

La notte dei morti vicventi

Film cult di genere horror informatico.

Russia, Lettonia e Lituania, i luoghi del mastodontico Guerra e Pace della BBC

Il Guerra e Pace di Lev Tolstoj prodotto dalla BBC è già considerato uno degli eventi televisivi più importanti del 2016. Le riprese, durate quasi un anno, sono state fatte a San Pietroburgo e in diversi luoghi di Lituania e Lettonia. Questo monumentale articolo del Daily Mail dà conto di tutto quel che c’è da sapere in proposito.

Novembre 2015 sarà il primo “Lithuanian month” di EuroChannel

Qui la presentazione e i dettagli dell’iniziativa che si annuncia molto ricca e interessante.

Galina Dauguvietytė

Galina Dauguvietytė è stata una delle più influenti registe lituane di tutti i tempi, ma anche attrice, doppiatrice (specie di film di animazione) e sceneggiatrice. L’artista è scomparsa ieri all’età di 89 anni.

Külaskäik

Külaskäik.

Must Alpinist in Val di Fassa

In questi giorni si stanno svolgendo in Val di Fassa le riprese del film Must Alpinist (Ghost Mountaineer in Inglese) diretto dal regista estone Urmas Eero Liiv. Il film, basato su una storia vera ambientata nella Siberia del periodo sovietico, narra le tragiche vicende di alcuni studenti estoni durante un’escursione di gruppo. Descritto come un thriller d’avventura con elementi horror sarà in distribuzione non prima del prossimo autunno. A questo link sono disponibili ulteriori informazioni.

Come recita il sottotitolo… “see oli kindlasti saatuse mingi vale käik, et me koos sellele matkale sattusime”.

Posada, Milano, Tallinn

L’articolo Il Sardinia Film Festival sulle rive del mar Baltico (pubblicato da Fabio Canessa su La Nuova Sardegna del 4 Febbraio 2015) mi ha fatto conoscere un giovane regista che, attraverso la Padania, è passato dalla Sardegna all’Estonia. Il suo nome è Giampietro Balia. La scorsa notte ho passato un paio d’ore a girovagare per il suo sito, tra l’altro di ottima realizzazione, e consiglio anche a voi di fare altrettanto (tutti i filmati sono molto brevi).

Il futuro oggi è altrove e questo altrove si chiama Tallinn. Avete presente quei politici italioti e padanioti che nei vari dibattiti televisivi ripetono il mantra “bisogna creare le condizioni per…”? Un po’ come il salumiere a cui avete chiesto due etti di bresaola che, anziché darvi quanto ordinato, dovesse dirvi “ecco, bisogna prendere questo pezzo di bresaola, posizionarlo sulla macchina affettatrice, fare tante fettine fino a quando il peso totale assommi a 200 grammi, …”. A Tallinn nessuno va in TV a dire quello che si deve fare. A Tallinn le condizioni per lavorare nelle migliori condizioni possibili le hanno semplicemente create e basta (in pochissimi anni). Da lì il processo di migrazione è partito. Oggi a migrare non è qualcuno con la valigia di cartone, ma chi sa di poter dare un contributo di eccellenza, creatività e innovazione.
È semplicemente in atto un “nuovo” Rinascimento, ma la sua culla non è più qui.

The keeper of lost causes

In questo post di qualche giorno fa ho parlato in termini molto lusinghieri del romanzo “La donna in gabbia” di Jussi Adler-Olsen (2007, titolo originale “Kvinden i buret”, traduzione di Maria Valeria D’Avino). “The keeper of lost causes” ne è la trasposizione cinematografica del 2013, affidata al regista Mikkel Nørgaard, anch’egli danese.

Guardare un film in lingua danese non è affatto facile, d’altra parte l’unica alternativa era il Russo. Per fortuna, però, ho potuto contare sui sottotitoli in Inglese.

Nonostante – come era prevedibile – il confronto con il testo sia implacabile, e al di là di un titolo davvero brutto, il film non si può definire una cattiva produzione. A Mikkel Nørgaard vanno riconosciuti il merito e l’intelligenza di non essersi limitato a condensare la materia scritta, ma di aver interpolato soluzioni che volutamente si discostano dall’originale, tra l’altro con una certa maestria.

Nonostante ciò si sarebbe potuto fare meglio. La scelta di Nikolaj Lie Kaas* per il ruolo di Carl Mørck non è delle migliori. L’attore danese non riesce a riprodurre la sagacia e la vena comica del protagonista del libro, è forzatamente burbero (al punto da risultare innaturale) e troppo giovane rispetto al personaggio originale. Discorso simile per Fares Fares, l’attore libano-svedese che interpreta l’assistente siriano Assad. Non vengono rispettate né l’altezza del personaggio né sopratutto il carattere particolarmente esuberante e positivo. Totalmente avventata, invece, la decisione di ingaggiare l’attrice Sonja Richter, che non ha nulla della fisicità di Merete Lynggaard.

Anche per mancanza di tempo il film non è in grado di descrivere la dinamica dell’interazione tra i vari personaggi, in particolare il rapporto Mørck-Assad, che invece sono il piatto forte del romanzo. I dialoghi sono inoltre troppo scarni e l’atmosfera eccessivamente cupa.

Tuttavia, come ho già detto, questo resta un film che consiglio di guardare, in particolare a chi non ha letto il libro.

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* l’attore, molto famoso in patria, è noto per aver interpretato il ruolo dell’assassino Mr. Gray in “Angeli e Demoni” di Ron Howard, adattamento dell’omonimo romanzo di Dan Brown

Nicola Piovesan intervistato da Birgit Drenkhan

Nicola Piovesan è un regista veneto specializzato in corti che, dopo un’esperienza a Helsinki, oggi vive e lavora a Tallinn (sì, anche lui!). In questo articolo viene intervistato da Birgit Drenkhan (per conto del magazine londinese Estonian World) a proposito del suo ultimo lavoro “Deus In Machina” (visibile qui, previa registrazione gratuita). Il corto, solo in apparenza banale e sconclusionato, è pieno zeppo di riferimenti illustri legati al mondo cinematografico e culturale in genere. Girato in Estonia annovera nel cast anche alcuni nomi che ai più non diranno nulla: Helen Marts, Kristi Sula, Tiina Adamson, Marin Sild, Liis Sitan, Lota Viik e Seaküla Simson.

Qualcuno poi mi deve špiegare pecché quando le donne litigano litigano di špalle

La frase pronunciata da Toni Servillo (si veda questo estratto) è inserita nel film “La Ragazza del Lago” di cui ho parlato in un precedente post. Senza dubbio simpatica, ma tipicamente italiana; una delle tante invenzioni che non rendono giustizia al romanzo “Lo sguardo di uno sconosciuto” di Karin Fossum (1996, titolo originale “Se deg ikke tilbake!”, traduzione di Pierina M Marocco) cui il film, senza riuscirci, si ispira.

La Ragazza del Lago

Nei miei ultimi post ho parlato più volte del romanzo “Lo sguardo di uno sconosciuto” di Karin Fossum (1996, titolo originale “Se deg ikke tilbake!”, traduzione di Pierina M Marocco). Nel 2007 da questo libro è stato tratto il film “La Ragazza del Lago“, opera prima del regista romano Andrea Molaioli. La pellicola ha ricevuto numerosi premi nonché una cascata di lodi da parte dei critici.

Dopo aver visto il film (questa notte) mi sono letto una cinquantina di recensioni, dalle quali ho dedotto che praticamente nessuno conosce il romanzo della Fossum.

Trasporre un testo in un film – si sa – non è cosa semplice, ma l’operazione di Andrea Molaioli è a mio avviso un vero disastro. Un po’ come aver assistito alla rappresentazione integrale dell’Aida e successivamente vederne la sua riduzione nel video-clip di tre minuti scarsi per opera di un gruppo punk o rap. Il lavoro della Fossum (la scrittrice è uno dei tre pilastri del krim norvegese*) offre talmente tanti spunti che era difficile non saperne approfittare, eppure il regista italiano è riuscito nell’impresa di rovinare tutto. Le vicende vengono ambientate in Carnia, ma il commissario Giovanni Sanzio (interpretato da Toni Servillo), nella sua esibita extra-friulanità (ed extra-padanità), è completamente fuori luogo rispetto al contesto, e in ogni caso la Carnia e i dintorni di Oslo non sono esattamente la stessa cosa. Man mano che gli eventi si succedono si assiste a uno scollamento progressivo tra vicende filmiche e narrazione letteraria, con l’omissione di moltissimi elementi, anche basilari, e il travisamento di altri. Manca però, sopra ogni cosa, la capacità di caratterizzare la complessa psicologia dei personaggi, che nel romanzo viene dischiusa poco a poco mostrando un mondo ben diverso dall’apparente perfezione che si nota in superficie.
Per dirla con un linguaggio preso a prestito dalla medicina, questo film è un trapianto malriuscito che dà luogo a una inevitabile e fortissima crisi di rigetto.

Un’opera come quella di Karin Fossum avrebbe invece meritato uno studio preliminare e, possibilmente, la realizzazione di una cosidetta fiction televisiva in tre o quattro puntate, come per esempio è stato fatto con “I Cerchi nell’Acqua”**. Il lavoro di Molaioli è invece riduttivo, zoppicante, discontinuo; il film è lento, noioso e a tratti incomprensibile, con un finale incolore e rovinoso.

Mi auguro che prima o poi qualche altro regista sappia restituire il giusto valore a un romanzo di rara bellezza.

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* gli altri due sono Anne Holt e Jo Nesbø

** ne ho parlato qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui

Non cercatemi, soprattutto non nel Nord Africa

Quella che compare nel titolo sarebbe una battuta fatta da Marty Feldman in uno dei suoi film. Questo almeno è quanto sostiene Jo Nesbø nel penultimo paragrafo del suo fortunato romanzo “L’Uomo di Neve” (2007, titolo originale “Snømannen”, traduzione di Giorgio Puleo). Della battuta in questione, però, non sono riuscito a trovare alcuna traccia. Qualcuno ne sa qualcosa in più?

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