Mozzarella di bufala in Lombardia

Mozzarella di bufala in Lombardia? Per quanto possa sembrare strano è già una realtà. In provincia di Pavia, nel Comune di Santa Cristina e Bissone (ma siamo più vicini a Inverno), esiste un posto chiamato Molino delle Bufale* che ha fatto di questa idea una vera e propria missione. E i risultati sono più che buoni. La mozzarella e gli altri prodotti (la varietà è sorprendentemente ampia) sono assolutamente da provare. Il confronto con le mozzarelle di bufala campana è inevitabile; e in onestà va detto che non siamo ancora a quei livelli, ma la distanza non è poi così grande.

Unico difetto (che ho segnalato alla proprietaria del picciolo spaccio) è l’enorme striscione nei pressi della SP 412; la scritta a caratteri cubitali sullo sfondo di una bandiera italiana messa in orizzontale e a colori invertiti (e un po’ sbiaditi) è una gran stonatura: molto meglio sostituire il tricolore con la gloriosa (e molto più bella) rosa camuna.

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* si trova presso la Cascina Nerone

Molino San Giuseppe, Soncino

La mia recensione su TripAdvisor.

Titolo: Vita brevis, Cantarelli longus
Punteggio: 5/5

Siamo stati al Molino San Giuseppe la prima domenica di Aprile 2016. Tornando a Milano da un fine settimana a Valeggio Sul Mincio abbiamo pensato di fermarci a metà strada per una rilassante veduta del castello di Soncino e sopratutto per un pranzo che potesse chiudere nella giusta maniera il nostro breve soggiorno di inizio primavera.

Mia moglie, lituana, ha scelto questo locale dopo un’attenta lettura delle varie strutture presenti in loco. Entrambi siamo stati magneticamente attirati dall’idea di provare il “famoso” Cantarelli. E così abbiamo fatto.

Pur non avendo prenotato siamo stati fatti accomodare all’istante e poco dopo ci è stato servito del pane, ottimo sia per gusto che per presentazione. L’accoglienza è stata esemplare e la persona che ci ha assistito (una delle proprietarie, come ho compreso successivamente) è stata estremamente gentile e disponibile, specie nei confronti della nostra figlioletta di quattro anni che si trova nella classica fase “sono timida i primi cinque secondi e poi comincio a fare domande a raffica, specie a chi non conosco”.

Anche per esigenze di tempo, la nostra scelta è caduta sul menù fisso che, oltre il Cantarelli, comprendeva un primo (ovviamente a testa) e due calici di vino. Il tutto a 50 euro (complessivi, non a persona). Ne abbiamo aggiunti altri sette per un dolce al pistacchio davvero squisito.

Che dire? Il Cantarelli si è rivelato magnifico, dai salumi al baccalà. Una scelta ricercata, con sperimentazioni fortunatamente ardite, ma riuscitissime. Le quantità sono assolutamente giuste (voglio poter uscire da un ristorante senza sentirmi appesantito e assonnato, né voglio immaginare che nel 2016, qui nella nostra benestante Europa, ci sia del cibo inutilmente sprecato). Da notare che, non appena servito in tavola, ogni elemento del tagliere ci è stato descritto con pazienza ed entusiasmo.

Si notano la passione, l’impegno, la competenza, la ricerca di ingredienti e prodotti eccellenti e mai banali. Ma, ancor prima, si vedono (per chi sa vedere, si capisce) la capacità di pianificazione e di visione, perché è evidente che un’offerta culinaria di questo tipo e livello non può essere frutto del caso o dell’improvvisazione, ma di un progetto attentamente ragionato.
Tra l’altro il nostro tavolo si trovava in posizione separata rispetto alle sale principali e molto vicino all’ingresso della cucina. All’apertura della porta ci è stato possibile carpire qualche elemento di quel che avveniva “dietro le quinte”. E quello che abbiamo compreso è che in cucina c’era affiatamento, lavoro di squadra, professionalità, precisione e consapevolezza di quel che doveva essere fatto, come e in che tempi. Istruttivo e interessante, perché non è qualcosa che capita tutti i giorni.

La presentazione dei piatti. Molto curata e utilizzata non per mascherare pecche relative a ingredienti e preparazione, ma per esaltare le portate. Il bel vestito che fa risaltare il giusto fisico, se mi è concesso il paragone.

Il prezzo. Mi hanno molto sorpreso le recensioni che lamentavano prezzi troppo elevati. Occupandomi di analisi matematiche e statistiche so per certo che non è così, e ne spiego il motivo. Il consumatore finale è sensibile solo al livello assoluto di prezzo, e – per contro – ha scarsissime capacità di ragionare in termini relativi (ergo, è facilissimo fregarlo). Alle casse dei supermercati troviamo prodotti (non a caso classificati “di impulso”) che costano pochi euro (e per questo li compriamo), ma – ecco il dato nascosto – caratterizzati da margini elevatissimi; due euro per un pacchetto di caramelle che probabilmente costa pochi centesimi. In altri termini, quando i prezzi assoluti sono relativamente bassi – torniamo al mondo della ristorazione – i locali hanno la possibilità di realizzare margini molto elevati; una combinazione di eventi “maleficamente perfetta”: il proprietario offre una qualità modesta, che ha costi bassi, ma che genera margini alti e non scontenta il cliente. Quando invece le scelte puntano su qualità e prodotti di livello i costi di base sono intrinsecamente più elevati; ne segue che il ristoratore ha meno possibilità di incidere sul valore finale, semplicemente perché non può permettersi di formare un prezzo assoluto troppo alto; in caso contrario il cliente ne sarebbe scontento e si genererebbe il rischio (fondato) di innescare un passaparola negativo, specie sul medio e lungo periodo.

In conclusione, non appena possibile torneremo al Molino San Giuseppe per provare il menù completo. E sicuramente porteremo con noi qualche amico.

Lo Stappo, Valeggio Sul Mincio

La mia recensione su TripAdvisor.

Titolo: Da provare almeno una volta nella vita
Punteggio: 4/5

Sono tornato in questo locale a distanza di cinque anni. Mia moglie e io abbiamo optato per un antipasto a base di mozzarella di bufala e per un risotto al vino rosso. Antipasto nella media, sebbene servito in quantità troppo scarsa in relazione al prezzo; risotto ottimo.
Il servizio è buono, ma andrebbe perfezionato in alcuni aspetti; in particolare ho riscontrato un inutile eccesso di zelo e di gentilezza che trasmettono l’idea di un clima artefatto e non genuino.
La precedente gestione era senza dubbio migliore, tuttavia stiamo parlando di un locale di buon livello e assolutamente da consigliare, sia per il cibo che per l’incantevole posizione sull’acqua, di fatto unica.
Oltre al vino si possono degustare alcune ottime birre artigianali del territorio.

Trattoria dei Colli, Olfino di Monzambano

5La mia recensione pubblicata su TripAdvisor.

Titolo: Gradevole
Punteggio: 3/5

Ho pranzato in questo locale all’inizio di Aprile 2016. Antipasto e primo sia per me che per mia moglie. La scelta di una sola portata non mi consente di formulare un giudizio completo e significativo. In ogni caso abbiamo mangiato in modo discreto, per quanto nulla che si lasci davvero ricordare. La cameriera in servizio ha mostrato una notevole competenza in fatto di birre, suggerendomi un prodotto artigianale del territorio che mi ha piacevolmente sorpreso per ricercatezza e qualità.

Agriturismo La Quercia, Valeggio Sul Mincio

La mia recensione pubblicata su TripAdvisor.

Titolo: Agriturismo ottimo, ristorazione da migliorare
Punteggio: 3/5

Mia moglie, nostra figlia e io abbiamo soggiornato in questa struttura all’inizio di Aprile 2016. Il nostro giudizio è complessivamente positivo, ma ritengo doveroso, e sopratutto corretto, operare una distinzione tra l’agriturismo vero e proprio (inteso come pernottamento) e il ristorante.

Innanzitutto la mia valutazione è di 3,5 e non di 3, ma – come noto – TripAdvisor obbliga a dare voti pieni.

L’appartamento che ci è stato assegnato è quanto di meglio ci si possa aspettare. Ben al di là delle nostre attese e arredato con gusto, materiali, accessori, rifiniture e dettagli davvero notevoli. Impossibile non complimentarsi con i proprietari per queste scelte, che evidentemente e saggiamente sono improntate a un’ottica (intelligente e lungimirante) di qualità.
Allo stesso tempo non è pensabile, oggi, non disporre di un servizio di wifi all’altezza della situazione. Spero che si possa provvedere quanto prima perché questi sono elementi che possono condizionare negativamente i giudizi degli ospiti, specie stranieri.

Non soddisfacente , invece, il mio giudizio sulla ristorazione. Non abbiamo mangiato male, sia ben chiaro, ma non abbiamo trovato elementi degni di essere ricordati. A mio parere è necessario investire su un ampliamento non tanto del numero delle portate quanto della loro varietà. Più fantasia per quanto riguarda gli antipasti, più spazio ai primi a base di riso e più secondi di tipo diverso.

Suggerisco di appoggiarsi anche a qualche produttore di birra della zona in modo da completare l’offerta delle bevande.

Infine una nota sul servizio: l’idea è quella che, al di là delle buone intenzioni, ci sia un po’ troppa improvvisazione e mancanza di programmazione.

In definitiva questo agriturismo ha tutte le potenzialità per puntare all’eccellenza e l’obbiettivo ha il vantaggio di poter essere conseguito con sforzi davvero minimi.

Se non ci ritorno è perché nel frattempo sono morto

La mia recensione su TripAdvisor della Cascina Guastalla di Noviglio.

Bordona Farm

A Valera Fratta, in quell’area di Lombardia che è punto di incontro delle province di Lodi, Milano e Pavia, c’è un’azienda agricola che non posso non segnalare. Si tratta della Bordona Farm o, come era nota ai tempi della mia infanzia, Cascina Bordona.
Qui si producono principalmente carne bovina e riso. In particolare l’azienda (che punta moltissimo sugli aspetti etici) si caratterizza per l’alto livello di attenzione dedicata alla cura degli animali, lasciati sempre liberi di pascolare all’aperto.
Lo spaccio, avviato da quasi tre anni, è pulitissimo, ben curato, moderno e accogliente; cosa non trascurabile, è possibile il pagamento con carta di credito.
Le raccomandazioni sanitarie internazionali suggeriscono – saggiamente – di ridurre il consumo di carni rosse e di evitare prodotti lavorati ed eccessivamente trasformati. Se si vuole mangiare carne rossa, dunque, meglio consumare di meno e puntare sulla qualità. Se poi siete amanti dei risotti, come me, alla Bordona Farm troverete un riso Carnaroli di qualità eccellente.
Per chi ha bimbi piccoli è anche l’occasione per portarli a respirare un po’ di aria fresca e farli familiarizzare con vacche e vitellini (in questo caso di razza bovina Limousine).
Da segnalare, infine, che la Bordona Farm è affiliata a Cortilia.

La salatissima Antica Osteria Bargiggia di Ponte Carate (San Genesio e Uniti)

Siamo stati all’Osteria Bargiggia domenica 20 Settembre 2015 di ritorno da una visita alla vicina Oasi di Sant’Alessio.

Ci siamo accomodati fuori (quattro adulti e due bambini) e abbiamo ordinato un antipasto di salumi con gnocco fritto, un antipasto di funghi porcini, due risotti con funghi, tagliolini dell’osteria, una tagliata, un’anatra e un polpo.
Vino della casa (una discreta Barbera da un litro) e acqua naturale.
Cameriere molto gentile, ma servizio un po’ lento. Pagamento con carta di credito e bagni pulitissimi.

A parte l’anatra che si sono scordati di portarci e due mosche, una per piatto, ben mantecate nei risotti (ma può capitare in giornate afose) abbiamo mangiato bene.

Questa trattoria ha però due problemi che invito il titolare a prendere in seria considerazione. Da un lato la scelta di alcuni salumi eccessivamente grassi, in particolare il prosciutto. Dall’altro, sopratutto, un uso smodatissimo del sale. Gnocco fritto (davvero buono e consistente), risotti e tagliolini avevano tutti un contenuto di sale non più accettabile ai giorni nostri e totalmente al di là di ogni raccomandazione medica.
Invito inoltre il titolare, se vuole tenere delle birre (e io dico che è il caso), a cimentarsi con un’offerta di prodotti locali di qualità medio alta (magari servendosi presso alcuni microbirrifici della zona) e, di conseguenza, a eliminare la Moretti chiara da 66 cl.

Mia moglie (lituana) e la nostra amica (anche lei lituana) pensano che questo posto non sia da consigliare (ha pesato la questione delle mosche, la dimenticanza dell’anatra e il fatto che qui da noi non si usa marinare la carne), io invece mi sento di sostenere il contrario. L’Osteria Bargiggia è un luogo piacevole che ha solo bisogno di imboccare una strada più consapevole. Le potenzialità io ce le vedo tutte. Ma bisogna innanzitutto dimezzare (e forse più) il contenuto di sale. La varietà dei piatti, da alcuni criticata, è secondo me persino troppo ampia. In posti come questi ci si aspetta giovialità e poche cose ma fatte in modo divino. E oggi anche attenzione a qualità delle bevande (vedi birra e vino), aspetti salutistici e marketing (impensabile non avere un sito internet).

Per quanto riguarda i prezzi direi che qui si va sul sicuro.

La Cascina Giustina

Nei giorni scorsi, in occasione di un breve giro a Zibido San Giacomo, siamo capitati presso la Cascina Giustina, oggi sede dell’azienda agricola Tessera. La struttura, di dimensioni molto contenute, è stata edificata secondo la tipica architettura rurale della bassa milanese e risale al diciottesimo secolo. Nel 2010 un sapiente restauro ha riportato questi luoghi alle condizioni originali, donando al piccolo complesso notevole grazia e pregio.
Tra i prodotti acquistabili nella piccola macelleria (carni, salumi, riso*, confetture**, formaggi**) abbiamo provato un assaggio di hamburger e salsiccia che ci hanno lasciato abbastanza soddisfatti.

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* produzione propria

** prodotti provenienti da altre aziende agricole della zona

Alla Cascina Selva di Ozzero

Lo scorso fine settimana cercavamo un agriturismo nella bassa milanese per un pranzo all’aria aperta in compagnia di alcuni amici lituopadani. Indisponibili per esaurimento posti i nostri luoghi di riferimento (la Cascina Sant’Ambrogio di Rosate e la Cascina Caremma di Besate), abbiamo optato per la Cascina Selva di Ozzero, che tuttavia si è rivelata non all’altezza delle nostre aspettative.

La struttura è un complesso agricolo di discrete dimensioni riadattato e riconvertito per puntare più sulla quantità che sulla qualità. In questa stagione all’area coperta si affianca una zona all’aperto che può ospitare diverse decine di persone in più. Prezzi bassi, cibo non cattivo ma di certo non esaltante e bevande (birre, vini) di bassa qualità. L’ambiente è indirizzato agli amanti delle grigliate e alle famiglie con bambini, ma sono gli stessi divertimenti per bambini a essere limitati: rispetto ad altre cascine del territorio ci sono infatti pochi animali e pochi giochi, inoltre le aree adibite ai più piccoli sono particolarmente polverose.

Personale gentile e servizio rapido. Ci si può andare una volta, ma non si muore dalla voglia di tornarci.

La Trattoria Podazzera di Vigevano

Su suggerimento del mio ex capo ieri siamo stati a pranzo alla Trattoria Podazzera di Vigevano. Il posto ci è piaciuto e la cucina anche, ma non al punto tale da volerci ritornare. Le recensioni presenti in Rete sono prevalentemente positive, tuttavia a mio giudizio i piatti proposti sembrano creare un’aspettativa di eccellenza che non riesce a trovare riscontro nella realtà dei fatti. Tra gli elementi negativi segnalo porzioni un po’ troppo ristrette per gli antipasti a base di salumi e per i dolci (ma entrambi sono comunque molto buoni). Tra i punti a favore, oltre all’ambiente, c’è sicuramente la cordialità del personale di servizio. Non vi sono elementi per sconsigliare questa trattoria, noi però ci aspettavamo quel quid che non c’è stato.

Osteria Antico Oleificio di Abbiategrasso

Una trattoria di cui mi aveva parlato l’amico Alessandro, da lui scoperta per caso (come sempre accade per le cose migliori) durante un giro in bicicletta lungo il naviglio. Ed è proprio con lui, con sua moglie Cristina e la piccola Lavinia che ci siamo stati oggi. Un luogo quasi perfetto, dove per perfezione si intenderebbero porzioni per un 15% più abbondanti e per un 15% meno costose. Ma se volete fare un figurone con qualcuno a cui tenete particolarmente (sempre che questo qualcuno non sia Paris Hilton) allora questo è il luogo giusto. Antipasti, risotto, filetto di manzo e dolci di produzione propria sono superlativi. Discreta la selezione dei vini, con birre di un certo interesse. Per il momento non vediamo l’ora di tornarci, cosa che accadrà molto presto. Nel frattempo, per ulteriori informazioni, vi rimando al sito ufficiale www.osteriaoleificio.it.

Nota: i locali sono sufficientemente ampi per accogliere più di un passeggino per tavolo; il bagno per disabili è inoltre attrezzato con un comodissimo fasciatoio. A volte la periferia di Abbiategrasso somiglia molto al cuore della Norvegia.

La maialuna

Oggi, dopo oltre un anno, siamo tornati alla Cascina Luna di Marudo (vedi recensione), e questa volta abbiamo portato anche la bambina (in realtà c’era anche la volta scorsa, ma era dentro la pancia della mamma). Dopo la cena abbiamo voluto provare il pranzo, che è stato decisamente all’altezza. Interessante l’idea dei menù fissi a 10, 15 e 20 euro. Abbiamo optato per quest’ultimo: antipasti, assaggio di primi, assaggio di secondi, dolce, caffè, acqua e vino (più un paio di liquorini offerti della casa). Non posso non segnalare la pancetta (davvero squisita), un ottimo salame nostrano, il risotto al barolo, lo spezzatino (tenerissimo), il pollo alla diavola e il tiramisù (e questa è solo la metà delle porzioni che ci hanno servito).

Sul posto abbiamo appreso di una simpatica iniziativa chiamata “la maialuna”*: cene del venerdì con menù a 15 euro a base di antipasti e grigliata di carne di maiale con patate fritte (nel prezzo sono compresi pane, acqua, vino e coperto). Bello anche il gioco di parole all’origine del nome!

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* in Milanese “maialona” (che si pronuncia “maialuna”) indica esattamente quello che state immaginando 🙂

Oasi di Sant’Alessio

Avevo promesso a mia moglie che prima o poi ci saremmo tornati e ieri così è stato. Nonostante i suoi otto mesi di vita la visita è piaciuta molto anche a nostra figlia, che tuttavia nel finale si è comprensibilmente addormentata. Per chi abita tra Milano e Pavia si tratta di un’esperienza imperdibile (sempre che si sia degli amanti di fauna e flora).
Per tutti i dettagli e gli approfondimenti rimando al sito ufficiale.
Una piccola annotazione: Giugno e Settembre sono periodi di visita perfetti; il clima è ottimo e – sopratutto – non c’è il fastidio del sovraffollamento turistico estivo.

Il parco botanico di Villa Raimondi a Vertemate con Minoprio

Ci siamo stati lo scorso 25 Aprile con l’amica Gerda, dopo che un paio di settimane prima, in una giornata piovosissima, vi avevamo fatto visita per la prima volta in occasione di un incontro organizzato dalla comunità dei Lituani residenti a Milano e in Lombardia.
Per chi volesse saperne di più rimando al sito ufficiale della Fondazione Minoprio. Inutile dire che ci ritorneremo.

Ad Agazzano, sulle colline piacentine

Avere una bambina piccola implica spostamenti limitati, così – per la gita pasquale – ieri abbiamo optato per Agazzano, piccolo comune in splendida posizione collinare, a poco meno di 95 km dal centro di Milano. Abitando qualche chilometro a sud della capitale abbiamo deciso, come facciamo spesso, di evitare le autostrade; non solo è una soluzione più economica, ma sopratutto permette di godere meglio del paesaggio, e – in questo senso – il tratto finale da Borgonovo Val Tidone ad Agazzano è davvero notevole.

Il nostro consiglio? Parcheggiate l’auto poco prima di Piazza Europa (la piazza centrale) e percorrete a piedi i pochi metri sino al Castello; di questo meritano una citazione la Rocca Anguissola Scotti e la Villa Anguissola Scotti (le strutture sono visitabili internamente a pagamento e a orari prefissati; segnaliamo, a titolo puramente informativo, che alcuni turisti incontrati ieri pomeriggio proprio al termine di una visita ci hanno riferito che il castello è più interessante dall’esterno).

Per qualche info in più si veda il sito istituzionale del Comune.

Valeggio sul Mincio e Borghetto

Bergamo Alta? Verona? Venezia? Luoghi senza dubbio splendidi, dove tuttavia è possibile andare in qualunque momento e senza il bisogno di accompagnatori particolarmente qualificati. Volevamo invece che l’amica Rūta, venuta a trovarci per la prima volta, vedesse qualcosa al di fuori dei circuiti turistici principali, e che puoi visitare solo se qualcuno in primo luogo li conosce e soprattutto ti ci porta. È così che, oltre all’Ossario di Custoza, il nostro giro di sabato ha previsto di far tappa a Valeggio sul Mincio e alla incantevole, minuscola frazione di Borghetto.

Tornare da queste parti è sempre un piacere, e ancora oggi mi diverte osservare lo stupore sul volto degli amici quando, terminata la curva, la strada immette senza preavviso sul rettilineo del Ponte Visconteo, dispiegando in lontananza il profilo inconfondibile del Castello Scaligero con le sue torri frastagliate e irregolari. Ma se fermi la macchina a metà del ponte e poi guardi di sotto, al materializzarsi di Borghetto lo stupore sale di livello mutando in meraviglia.

Luoghi come questi vanno vissuti con la giusta lentezza. Passeggiate, fate qualche fotografia, soprattutto rilassatevi e respirate a pieni polmoni. Un pranzo o una cena alla scoperta della cucina locale sono vivamente consigliati. Noi ci siamo fermati alla trattoria Il Cavallino a Valeggio sul Mincio, dove naturalmente abbiamo mangiato benissimo.

Ne abbiamo approfittato anche per una breve esplorazione dei dintorni, più casuale che pianificata, e – seguendo i consigli degli abitanti del posto – ci siamo fermati a comprare dell’ottimo vino bianco (per la precisione un Garda Chardonnay Meridiano) presso l’Azienda Agricola Ricchi, a Monzambano (già provincia di Mantova).

Tra le curiosità: sulla strada del ritorno ci ha colpito il cartello di Cavriana che, oltre al nome del comune, riportava la scritta “Paese della Torta di San Biagio e della Capra d’Oro” (io ci ho messo qualche maiuscola in più). Di lì ero passato altre volte ma non ricordavo nulla di simile; la prossima volta che saremo da quelle parti indagheremo a fondo. L’altra curiosità, di minor conto, l’ho invece scoperta tornando a casa: verificando se in Rete fosse presente qualche informazione particolare su Valeggio ho scoperto che proprio lì è nata la cantante Ivana Spagna (tuttavia lontanissima dai miei gusti musicali).

L’Ossario di Custoza

L’Ossario di Custoza – me lo si lasci dire – è un luogo unico al mondo. Sebbene nella zona (siamo nel basso veronese, vicino al confine con la provincia di Mantova) siano presenti altre raccolte di ossa umane, quella di Custoza è senza dubbio la più imponente e scenografica. In passato avevo già fatto un primo tentativo di portarci la Indrė, tuttavia in quell’occasione avevamo trovato la struttura chiusa per momentanei lavori di restauro; questa volta, invece, ho avuto la possibilità di mostrarla a mia moglie e anche all’amica Rūta, in visita da noi per alcuni giorni.

L’ossario ospita i resti dei soldati che da ambo le parti si sono fronteggiati nelle battaglie di indipendenza del 1848 e 1866. A volere la struttura è stato soprattutto Gaetano Pivatelli, parroco di Custoza (che – ricordiamolo – ancora oggi non è entità amministrativa autonoma, ma frazione di Sommacampagna), mosso da sentimenti di pietà e dall’esigenza di raccogliere in modo più decoroso i resti di quelle giovani vite spezzate. Dopo vari tentativi solo abbozzati, l’8Agosto 1875 è stato costituito un comitato promotore presieduto dal senatore Giulio Camuzzoni. Il coordinamento dei lavori ha portato alla solenne inaugurazione del 24 Giugno 1879 (presente il Re d’Italia Umberto I).

L’ossario è una costruzione di Francesco Podestà realizzata su progetto dell’architetto veronese Giacomo Franco. Al di là del monumento a pianta ottagonale, del basamento in marmo bianco, delll’obelisco di 38 metri di altezza, delle colonnine (queste ultime realizzate dallo scultore veronese Pergassi), della loggia, del piccolo museo e della capelletta interna (riccamente decorata), il vero punto di forza è costituito dalla cripta circolare sotterranea che ospita un’imponente collezione di teschi e ossa (in particolare femori). Dei 1894 teschi noterete che molti sono forati, segno inequivocabile di morte violenta in battaglia. Un teschio non rivela se il soldato stesse dalla nostra parte o se fosse austriaco o ungherese; e, in definitiva, il senso ultimo di questo luogo è proprio questo: dare una rappresentazione molto reale dell’assurdità delle guerre. Il concetto di assurdità qui si può letteralmente toccare con mano, nel senso che i teschi si possono prendere… in mano (ma voi non fatelo!). Nella parte centrale della cripta sono ospitate anche tre urne: quella del tenente dei granatieri Stefano Messaggi, quella del capitano dei bersaglieri Carlo Alberi e quella del capitano dei granatieri Luigi Giordanelli.

Rispetto alla prima visita (2003 – c’ero stato con la mia fidanzata estone dell’epoca) ho trovato alcune scritte sui muri che non mi sono affatto piaciute, e forse sarebbe il caso che un luogo di tale importanza e bellezza venisse tutelato e protetto in modo adeguato.

Il Giardino Botanico André Heller di Gardone Riviera

Gardone Riviera è nota ai più per la presenza del cosiddetto Vittoriale degli Italiani. Io, che invece sono padano e non italiano, e che evidentemente non ritengo il troppo celebrato Gabriele D’Annunzio tra i miei modelli di riferimento, consiglio ai turisti che dovessero trovarsi in questa bella cittadina bresciana affacciata sul Lago di Garda di visitare un luogo di enorme interesse e suggestione. Si tratta del Giardino Botanico André Heller. I 9 euro del biglietto di ingresso non lo rendono esattamente a buon mercato, ma la bellezza di questo posto vale per intero una visita. Andateci e scommetto che non ne resterete delusi.

Garda Country House (La Casa Di Isabella) di Lonato Sul Garda. Le nostre opinioni

Abbiamo scelto di passare un weekend in questo posto selezionando la destinazione tra quelle contenute nel catalogo Smartbox. La formula “due notti fuoriporta”, di cui abbiamo usufruito venerdì 15 e sabato 16 Luglio 2011, ci è stata regalata dai miei colleghi di lavoro per il nostro recente matrimonio. Vista la grande delusione dello scorso fine settimana (pacchetto Wonderbox presso la Tenuta San Martino di Altavilla Monferrato – Alessandria; vedi qui per un resoconto dettagliato della nostra pessima esperienza), questa volta – prima di metterci in viaggio – ci siamo documentati per bene scandagliando la Rete alla ricerca delle opinioni di precedenti ospiti, anche stranieri.

La sintesi (per chi non volesse leggere tutto) è che ci siamo trovati bene. Il nostro soggiorno alla Garda Country House (La Casa Di Isabella) è stato senza dubbio positivo, con qualche ombra che riporterò nel seguito e che spero possa essere considerata come input di miglioramento futuro.

L’accoglienza. Al nostro arrivo siamo stati ricevuti dalla signora Veronica – la direttrice – che ci ha accolto in modo cordiale, fornendoci utili informazioni e consigli su quali luoghi visitare e su quali ristoranti frequentare; i suggerimenti si sono rivelati ottimi, permettendoci – ad esempio – di pranzare e cenare in luoghi non turistici, professionali, caratterizzati da un adeguato rapporto qualità/prezzo e soprattutto da cibo genuino e gustoso.

Come arrivare. L’ultimo tratto che conduce alla struttura si trova su una strada sterrata. Contrariamente ad alcuni altri ospiti, riteniamo che la cosa sia da intendersi in modo assolutamente positivo: non solo è indice che la destinazione finale sarà immersa nella tranquillità e nel silenzio (cosa non da poco), ma in qualche modo vi dà la garanzia che chi gestisce una struttura in posizione isolata e “off the beaten path” non potrà fare a meno di puntare su una qualità elevata che non deluda i clienti. Va segnalato che si può giungere a destinazione seguendo due strade sterrate diverse; quella più lunga è anche quella più dissestata, dunque conviene optare per l’altra. Attenzione: il navigatore (come è successo nel nostro caso) potrebbe non essere in grado di individuare il percorso corretto: vale dunque la pena fare un check su Google Maps e stampare una mappa degli sterrati.

L’ubicazione. La struttura è posizionata in zona collinare a pochi minuti/chilometri dal Lago Di Garda, in particolare da Desenzano, condizioni che ne fanno un punto di partenza ottimale per alcune escursioni da compiere in giornata. Da qui si può procedere agevolmente all’esplorazione delle sponde occidentale e orientale del lago, ma sono facilmente raggiungibili anche le valli bresciane e quella splendida area al confine tra le province di Verona e Mantova che possiamo centrare idealmente nell’abitato di Veleggio Sul Mincio. Noi abbiamo scelto la sponda bresciana del lago fino a Gargnano e – traffico a parte – ne siamo rimasti altamente soddisfatti.

La struttura. Si tratta di una graziosa casa di campagna con dodici camere, un terrazzo con veduta sul lago (suggestiva la vista della penisola di Sirmione), un ampio giardino con ulivi e una piscina.

La camera. L’arredamento è semplice, curato ed essenziale, in linea con una filosofia rurale che abbiamo particolarmente apprezzato. Buona la pulizia (abbiamo notato uno strato di polvere sia sulla spalliera del letto che sulle lampade, ma riteniamo si sia trattato di una svista); il bagno ha un lavello ampio e lo stesso dicasi per la doccia. Se ci è concesso, un paio di suggerimenti: la TV al plasma è a nostro avviso inutile (sarebbe invece molto meglio dotare l’intera struttura di una connessione internet gratuita); in secondo luogo non guasterebbe far sì che la doccia disponga di un piccolo cestello o ripiano per riporre shampoo e sapone (ce ne sono di semplicissimi e molto economici). Un po’ sfortunata la posizione della nostra camera, adiacente alla reception; durante le ore diurne c’era un po’ di disturbo dovuto alle telefonate e alle conversazioni della direttrice e dei suoi figli; nessun disturbo in orari serali e notturni. Avendo prenotato solo sei giorni prima, in alta stagione, abbiamo ritenuto il disagio comprensibile e sopportabile. In generale l’isolamento delle pareti sembra limitato (e penso sia difficile intervenire a livello strutturale); occorre dunque anche una certa dose di fortuna con i vicini; nel nostro caso è andato tutto bene.

La piscina. Bella, ampia e pulita (abbiamo assistito noi stessi alle operazioni di pulizia da parte di personale specializzato). Sono a disposizione moltissime sdraio e persino una cesta di asciugamani. La temperatura è di 28° C, per noi abituati al Mar Baltico un po’ troppo alta, ma comprendiamo che la gente di qui è piuttosto freddolosa.

La colazione. Purtroppo il vero punto debole della country house. Il tema è prima di tutto logistico: c’è molta disorganizzazione e si fa fatica a capire dove prendere/trovare cosa (lo si legge chiaramente negli occhi e nelle espressioni del viso degli ospiti al loro primo giorno). I punti di forza sono rappresentati dal pane e dalle uova, ma tutto il resto lascia a desiderare (ad esempio un elemento essenziale come il burro non è in vista e abbiamo dovuto chiederlo entrambe le mattine, non esistono le classiche caraffe con i succhi di frutta, non esiste un vassoio con pomodori e cetrioli freschi e – seppur citati – non c’era traccia di salumi e formaggi). Visto che questo è un elemento di lamentela riportato da molti, crediamo che la proprietà e la direzione dovrebbero intervenire in tal senso; tra l’altro la soluzione è semplicissima e lo spazio non manca: tutto quel che chiedono gli ospiti è un unico tavolo con qualche yogurt, un piatto di salumi e formaggi (meglio se locali), un po’ di verdure fresche di stagione, succo d’arancia (o di mela, ananas, pomodoro). Siamo tra l’altro in una zona della Padania a fortissima vocazione turistica tedesca; basterebbe dunque tener conto delle loro esigenze per soddisfare quelle di quasi tutto il continente.

Un punto molto interessante, che qui riporto in conclusione, è che, per come è organizzata, la country house favorisce in modo naturale l’incontro tra i diversi ospiti, cosa che a nostro avviso rappresenta un’esperienza molto bella.

Consigliamo il posto senza indugi e ci auguriamo che chi è a capo della struttura voglia accogliere almeno in parte le nostre idee.

Al Lago di Varese. Una Lombardia di serie B?

La mia prima volta sul Lago di Varese è stata nell’estate del 2003. Di quel breve giro ho conservato ricordi un po’ dimessi e fotografie di un angolo di Lombardia che non riesco a non classificare come di serie B. Domenica scorsa ho deciso di farvi ritorno, ma purtroppo le impressioni sono rimaste le medesime. Partendo da Azzate (la sosta più  interessante) ho intrapreso un’esplorazione circolare in senso antiorario visitando gli abitati di Schiranna, Calcinate Del Pesce, Gavirate, Bardello, Biandronno, Cazzago Brabbia e Bodio Lomnago. Alla fine non ho trovato ragioni per parlarne in termini positivi. Un vero peccato.

La Tenuta San Martino di Altavilla Monferrato. Le nostre opinioni (negative)

La Tenuta San Martino di Altavilla Monferrato (Alessandria) è stata la destinazione prescelta tra quelle offerte dal catalogo del pacchetto Wonderbox, ricevuto come regalo per il nostro recente matrimonio da un gruppo di amiche di mia madre. La formula, denominata “gustosa evasione”, prevedeva una notte con prima colazione e una cena tipica. Ci siamo stati questo venerdì (8 Luglio 2011).

Abbiamo scelto in base alle caratteristiche della struttura e alla descrizione dei suoi servizi, e abbiamo controllato il sito internet. Tutto lasciava pensare a un luogo da favola, ma le cose sono andate in modo diverso. Colpa mia che, chissà perché e chissà da cosa ipnotizzato, questa volta ho omesso di controllare le recensioni e le opinioni in Rete. Errore imperdonabile: se avessi perso soltanto cinque minuti in più alla ricerca di qualche parere altrui ci saremmo certamente risparmiati una simile delusione.

Se il buongiorno si vede dal mattino… Una buona accoglienza, si sa, è fondamentale, qui invece ne abbiamo ricevuta una pessima. Alla reception abbiamo trovato una ragazza bionda (tinta), svogliata e per nulla sorridente, che – dopo aver gestito in modo imbarazzante le lamentele di una precedente ospite – ci ha accompagnato in camera senza quasi proferire parola e non fornendo alcuna delle indicazioni utili che è invece logico attendersi, specie in una struttura così vasta e dispersiva: per esempio dove si sarebbero svolte la cena e la colazione e a che ora, o dove avremmo pututo trovare i lettini per la piscina. La mattina successiva c’era una ragazza diversa, dai capelli neri e dall’aspetto tutt’altro che piemontese; invariato invece l’atteggiamento di freddezza e scortesia. A dire la verità qualche sospetto avrei dovuto nutrirlo subito: ricordo che durante la prenotazione telefonica la mia interlocutrice aveva insistito sul concetto di… non si può fare il check-in prima delle 14:00 e le camere devono essere lasciate non oltre le 10:00… come dire… non esattamente un messaggio di benvenuto (tra l’altro, sia il check-in che il check-out hanno orari decisamente anomali rispetto a qualunque hotel, bed & breakfast o agriturismo).

La nostra camera. Molto ampia e riccamente arredata, quasi una mini suite. Nonostante ciò si avverte un che di negativo (la Indrė lo ha detto subito: “questo posto non ha una buona aura”). Un attimo di riflessione e comprendi che cosa stona: è il contasto tra l’eccesso di alcuni elementi inutili (vasi, tavolini, divanetti, tappeti, quadri, riviste, minibar, TV satellitare) e la scarsità di altri ben più importanti (sapone insufficiente, mancanza di bicchieri per alloggiare dentifricio e spazzolini da denti, mancanza di almeno metà delle lampadine, assenza di una connessione wi-fi). Una disarmonia di fondo che contrasta in modo evidente con la semplicità e la sobrietà che ci si aspetterebbe da un ambiente rurale e contadino come quello di un agriturismo immerso tra le verdi colline del Monferrato. Almeno era tutto pulito. O così sembrava… perché quando la mattina successiva sono andato alla ricerca di un orecchino sotto il letto ho visto le cose da una prospettiva ben diversa.

La piscina. Non sono un amante del genere (alla Indrė invece è piaciuta, anche se non del tutto pulita); credo che le piscine mal si accompagnino alla particolare atmosfera degli agriturismi; e poi attirano come mosche Milanesi e Varesini spandimerda tutti intenti alla loro imprescindibile tintarella (lo dico da Milanese DOC).

La cena. Per prima cosa è stato necessario trovare la sala giusta: ce ne sono talmente tante che è inevitabile sbagliare, ed è comunque fastidioso e imbarazzante dover chiedere continuamente a chi passa (ecco perché – a posteriori – il giudizio sull’accoglienza è ancor più negativo). Trovata la sala, questa si presenta piuttosto buia e mal arredata, soprattutto per la presenza – del tutto fuori luogo – di sedie e tavoli addobbati a mo’ di matrimonio che certo non si adattano al resto degli elementi. In quanto alle portate vere e proprie, queste sono risultate scarse e poco interessanti, molto lontane dagli standard qualitativi di questa regione (e parlo di “standard” non di “eccellenza”). Acqua e vino si pagano a parte, ma non all’atto del check-out, come logico, bensì direttamente al bar del ristorante (dove ci è stato detto che bancomat e carte di credito erano momentaneamente fuori servizio). Pessimo il servizio di sala, con personale freddo e impreparato che dà l’idea di forte improvvisazione (alla Indrė è stato addirittura portato via il secondo mentre aveva ancora le patate nel piatto e le posate appoggiate esternamente sui bordi; insomma, qui non si conosce nemmeno l’ABC). Agli occhi della Indrė i camerieri apparivano come vampiri, e in effetti a volte c’è stata la sensazione di trovarsi dentro uno di quei vecchi film – tipo Dèmoni di Dario Argento – dove da un momento all’atro gli umani si trasformano in mostri (questa descrizione può apparire poco seria, ma la si consideri valida solo ai fini di rendere una sensazione di stranezza e disagio).

La colazione. Se pensavate di aver già toccando il fondo con la cena vi sbagliavate: il vero picco negativo arriva con la colazione. Stessa sala (che di giorno appare ancor più fuori contesto), stessi camerieri tristi, ma livello qualitativo inferiore. Quello che abbiamo trovato noi è stato un tavolo self-service con un vassoio di prosciutti e formaggi (per la precisione, un tipo di prosciutto cotto e un tipo di formaggio) che credo nessuno si sia azzardato ad assaggiare, un paio di succhi molto annacquati e per il resto unicamente prodotti confezionati. Proprio il tipo di roba fresca che ci si aspetta di trovare in un agriturismo, no?

Girovagando per la struttura abbiamo notato una zona molto ampia dove si celebrava un matrimonio, con numerose sale e una seconda piscina; nella parte retrostante è ospitato un piccolo zoo con daini, pony, capre e altri animali. Insopportabili le zanzare, anche in pieno giorno.

In conclusione, il nostro soggiorno presso la Tenuta San Martino si è rivelato essere una delle peggiori esperienze di sempre. Di questo luogo balza all’occhio (e al cuore) il suo essere totalmente privo della benché minima connessione con il territorio circostante. Nel modo in cui è  strutturata, arredata e gestita, questa tenuta non ha nulla a che fare con il Monferrato, con il Piemonte e – più in generale – con lo stile, la cultura e le tradizioni padane. Un luogo alieno, gelido, privo di radici e di passione.

Il ponte di barche di Bereguardo

È uno dei quei luoghi che almeno una volta nella vita merita di essere visto. Ci siamo stati domenica scorsa; a me è piaciuto molto, alla Indrė un po’ meno. Di certo il caldo tropicale e le zanzare, numerossissime anche di giorno, non hanno giovato.

Alla Cascina Luna di Marudo

Qulache anno fa i proprietari della Cascina Luna di Marudo (nel lodigiano) hanno optato per una soluzione intelligente: trasformare una parte del complesso agricolo in agriturismo e avviare un servizio di ristorazione.

Se in futuro su questo blog difficilmente trovere opinioni sul pernotto in agriturismo (Marudo è a soli 17 km dal mio comune di residenza) ci sono invece tutte le condizioni per parlare della trattoria interna che, complice un’uscita con l’amico Alessandro, abbiamo sperimentato ieri sera per cena.

La prima cosa che si nota sono gli ampi spazi della sala di ristorazione, un unico corpo a pianta rettangolare che si caratterizza per un soffitto a travatura in legno particolarmente alto; i tavoli sono di dimensioni generose con la giusta distanza tra gli stessi; qui non proverete quelle fastidiose sensazioni di schiacciamento tipiche di quasi tutti i locali cittadini, dove l’unica regola sembra quella di massimizzare lo sfruttamento delle sale. Gli arredi e le decorazioni sono semplici e sobrie, come è giusto che sia; e lo stesso vale per posate e stoviglie.

Il menù del giorno è improntato ai piatti tipici della zona, con prodotti e ingredienti rigorosamente biologici e di propria produzione. L’unico sforzo consiste nella scelta dei vini (una bottiglia di acqua natutale e una di acqua gassata vi attenderanno già in tavola), poi tutto quello che compare sulla lavagnetta all’ingresso vi verrà servito.

Ecco un esempio di portate (le nostre di ieri sera).

Antipasti: bruschette, tagliere di salumi (con prosciutto crudo, coppa e salame, tutti ottimi), gnocchi fritti e raspadüra con noci

Primi: risotto allo zafferano con pasta di salame e crespelle al prosciutto cotto e besciamella

Secondi: roast-beef (con insalata mista di accompagnamento) e arrosto di vitello con patate al forno

Dessert: macedonia con gelato o torta di frutta

Le porzioni sono abbondanti e il cibo gustoso e genuino (peccato per la Indrė che, data la gravidanza in corso, ha dovuto necessariamente limitare le sue scelte). I prezzi sono giusti; nel nostro caso, includendo una buona bottiglia di rosso, un litro di cocacola e una grappa, abbiamo speso 30 euro a testa. Per quelli che, come noi, non amano girare con troppe banconote nel portafoglio, nessun problema: le carte di credito sono ben accette. La musica di sottofondo è mantenuta al giusto volume e non ostacola la conversazione. Il personale, nella sua semplicità, è accogliente e cordiale.

In conclusione mi sento di consigliarvi questo posto senza indugi (meglio chiamare prima per prenotare). La Cascina Luna è facilmente raggiungibile; da Milano uscite verso sud lungo Via Ripamonti oppure prendere l’uscita Val Tidone della tangenziale ovest, quindi seguite le indicazioni SS 412; la statale corre lungo gli abitati di Opera, Locate Di Triulzi, Landriano, Torrevecchia Pia, Vigonzone e Valera Fratta; superata quest’ultima procedete per circa un chilometro: la Cascina Luna , con l’inconfondibile profilo dei due silos, sarà visibile sulla sinistra.

Metti una domenica al Parco Natura Viva di Bussolengo. Ma anche no

Due domeniche fa siamo stati in visita al Parco Natura Viva di Bussolengo. Di fatto è stata una domenica passata in coda: 30 minuti all’uscita di Sommacampagna (e solo perché già prima di arrivare a Brescia i cartelli autostradali segnalavano lunghi incolonnamenti a Peschiera), 70 minuti per entrare in auto nel parco e 10 minuti per acquistare i biglietti all’ingresso. Inutile dire che, una volta dentro, il flusso di visitatori era tale da rendere poco fruibile e godibile anche il parco più bello del mondo. Non è tuttavia il caso di questa struttura veronese da cui ci saremmo aspettati molto di più. Da segnalare che non è prevista la possibilità di acquistare separatamente i biglietti per le due diverse sezioni del parco, quella da percorrere a piedi e il safari; tenendo conto che il biglietto costa 19 euro si tratta di una limitazione non da poco. Dimenticavo una cosa: 10 minuti di coda anche per andare in bagno.

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