Ne prūdas, bet kūdra

Ieri, mentre ero dal lituocugino Laurynas, a un certo punto si è cominciato a parlare del laghetto artificiale dietro casa loro (o davanti, a seconda di dove e come si guardi). Ho raccontato la storia di quanto, qualche anno fa, riferendomi al laghetto artificiale della lituosuocera, non sono riuscito a far capire alla nostra che stavo parlando proprio di quello: io lo chiamavo mažas ežeras (piccolo lago), ma niente, lei non capiva; poi l’ho portata lì fisicamente, le ho indicato lo specchio d’acqua e lei: šitas nėra ežeras, šitas yra prūdas! E li ho compreso, forse per la prima volta in modo così chiaro, quanto i Lituani sono privi di flessibilità e di sforzo di immaginazione.
Ma torniamo a noi. Al termine della storiella, con una certa aria di soddisfazione e compiacimento, ho detto ai tre (c’erano anche i lituozii): eh, ma ora lo so che non devo chiamarlo ežeras ma prūdas. E loro: šitas nėra prūdas, šitas yra kūdra!

Microsecondi di sconforto. Poi mi sono ripreso.

La differenza? Se è piccolo piccolo lo chiami prūdas, se è solo piccolo lo chiami kūdra, oltre al fatto che devono essere entrambi artificiali. Quindi, sia il prūdas che il kūdra sono un caso particolare di tvenkinys, che è appunto il termine con cui si designa un bacino artificiale (anche se normalmente tvenkinys indica un bacino di grosse dimensioni).

L’amica Piove

Questa sera, qui a Palanga, abbiamo incontrato e cenato fuori con l’amica Lija di Barlassina (ma originaria di Panevėžys). Curiosità: Lija in Lituano è un nome femminile, ma è anche un verbo alla terza persona singolare e plurale dell’indicativo presente: significa “piove” o “piovono”.

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* in Lituano non esiste differenza tra la terza persona singolare e plurale, qualunque siano il modo e il tempo del verbo

Plovas, il pastone

L’altro giorno mia suocera, come ogni anno, ha preparato il plovas.
WTF is plovas, direte voi! Il plovas è un piatto costituito da tre ingredienti: riso pilaf (il riso vero qui se lo sognano), carote, carne. Il plovas di mia suocera è un qualcosa di cui ho sempre pensato si potesse fare a meno, e sono particolarmente grato a mia moglie per il fatto di non averlo mai voluto replicare.

Fin qui la consuetudine. Questa notte, però, ho voluto andare a fondo per capirne un po’ di più. Così ho scoperto che “plovas” non è altro che la forma lituana di “pilaf”. Ma su questo tornerò qualche riga più sotto, perché credo che la cosa abbia il suo interesse linguistico. Cominciamo invece col dire che il plovas non è un vero e proprio piatto lituano: piuttosto è una pietanza di origine asiatica, per la precisione dell’Asia centro-meridionale. Questa cosa del mettere tutto insieme, d’altra parte, denota una cultura culinaria piuttosto rudimentale, dove la sussistenza prevale di gran lunga sugli aspetti legati al gusto e al piacere. Il che, senza tirarla troppo per le lunghe, si sposa perfettamente con le scarse pretese e la quasi inesistente raffinatezza del Lituano medio, ovvero il 99% della popolazione (la stima è per difetto). Se non ci credete potete dare un’occhiata a queste immagini. Invitanti, vero? Naturalmente mia suocera ha personalizzato il tutto con la sua immancabile dose di burro. E nonostante ciò il suo piatto finisce per ingozzare anche le oche.

Veniamo ora agli aspetti linguistici. Se, come me, avete nelle orecchie il suono della lingua lituana “plovas” non può che essere la più logica traduzione di “pilaf”. In Lituano ogni nome viene piegato alle regole della grammatica; qui ogni nome straniero viene addomesticato. Facciamo un esempio; mica penserete di arrivare qui in Lituania e di leggere su un qualunque quotidiano notizie di un certo Donald (John) Trump? Le notizie ci sono, ovviamente, ma il tizio in questione (incidentalmente l’uomo più potente del pianeta) è chiamato Donaldas (Džonas) Trampas. E guardate che non sto affatto scherzando: se non mi credete fate una banalissima ricerca su internet. Il vostro stesso nome di battesimo – prendetene atto con pazienza e rassegnazione – verrà cambiato; non solo: verrà sopratutto declinato (secondo uno dei sette casi* che sono rimasti in piedi oggi).
Tutto ciò per dire che nessun termine lituano, d’origine o di importazione, potrebbe mai finire per “f”. La soluzione più logica è dargli una terminazione in “-a” o “-ė”, se lo si considera femminile, o in “-as”, “-is”, “-ys”, “-ias”, se lo si considera maschile. Tralasciando le immancabili eccezioni, quelle appena descritte sono le terminazioni dei nomi rispettivamente della seconda e della prima declinazione**. Alla fine, un nome straniero finisce quasi sempre per prendere una delle desinenze riportate sopra. Nel caso di pilaf la cosa più naturale è optare per “pilafas”, che tuttavia – per via di quella “f” – continua a non suonare sufficientemente lituano. Si sa che la sostituzione naturale della consonante “f” è proprio il suono “v”. E così avremmo “pilavas”. A questo punto va detto che un’altra delle caratteristiche del Lituano (rispetto a lingue come Toscano, Inglese, ecc.) è quella di ritrovare una “o” laddove ci aspetterebbe una “a”. Gli esempi sono numerosissimi, a partire da “fortepijonas” (pianoforte) e “valerijonas” (valeriana)***. Dunque, per le orecchie di un Lituano “pilovas” suona molto meglio di “pilavas”. Infine, in modo altrettanto naturale, il passaggio da “pilovas” a “plovas” è alquanto breve.

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* in passato ce n’era persino qualcuno in più, come del resto oggi ve ne sono molti di più in Estone e Finlandese (ma non solo)

** per la gioia di chi deve imparare la lingua, le altre tre declinazioni accorpano una sparuta minoranza di vocaboli, anche se tra essi ve ne sono alcuni di utilizzo molto frequente

*** una delle cose che adoro della Lituania è che in farmacia si possono trovare praticamente ovunque le pastiglie di valeriana, ottimo rimedio naturale per prendere sonno; esistono anche fermenti, sempre naturali e da noi introvabili, che in pochi minuti risolvono quelle situazioni molto spiacevoli di peso sullo stomaco e blocco della digestione

Sorella della medicina

Questo breve post nasce dopo la pubblicazione su Pensieri eretici di questo articolo. Una volta letto quanto scritto dall’amico Mauro ho chiesto a mia moglie quali fossero le traduzioni lituane di “infermiera” e “infermiere”. Per “infermiera” nessun problema: si dice “medicinos sesuo”, ovvero “sorella della medicina”, dove “sorella” ha un’evidente origine religiosa. La versione maschile, invece, è di fatto inesistente. Gli infermieri maschi sono figure talmente rare da queste parti che per poterle descrive è necessario ricorrere a un termine di introduzione molto recente: “slaugytojas”, cioè “colui che presta le proprie cure”. E da qui, per simmetria, è poi derivata la versione femminile “slaugytoja”, che oggi – per quanto ancora rara – può essere impiegata in sostituzione di “medicinos sesuo”.

Kryžiukai-nuliukai

Ieri, per la festa del papà, mia figlia mi ha regalato un gioco del tris fatto da lei. La scacchiera è un quadrato di cartone giallo scuro, le linee sono state realizzate con quattro stringhe di filo rosso scuro e le pedine sono dei cuoricini anch’essi di cartone (cinque blu – il mio colore preferito – e cinque rossi).

Abbiamo fatto tre partite e poi le ho spiegato come si chiama il gioco in Inglese. Questa mattina, invece, mi sono chiesto quale fosse il nome lituano. Ho così scoperto che il tris lituano è detto kryžiukai-nuliukai, cioè, letteralmente, crocette-e-cerchietti o crocette-e-zeretti*

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* kryžiukas è l’abbreviazione di kryžius (croce) e nuliukas è l’abbreviazione di nulis (zero)

Pavydas

Falso amico tra Lituano e Toscano. Pavydas non significa “pavida” (aggettivo femminile), ma “invidia” (sostantivo maschile). Ricordare che in Lituano tutto ciò che termina in “-as” è maschile.

Turtina turtinga

Turtingas/turtinga è uno degli aggettivi più simpatici della lingua lituana; significa ricco/a, ma il suo suono mi rimanda alla versione milanese di torta*. Questa parola mi piace così tanto che ultimamente ne ho derivato uno degli infiniti soprannomi con cui sono solito chiamare mia figlia; in questo caso “turtina turtinga”; che ovviamente non vuol dire nulla (o, se si accetta la doppia lingua Milanese-Lituano, significa tortina ricca).

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* torta, pronunciato turta

Bliūdas

Ieri mia suocera mi ha insegnato la parola “bliūdas”*. A seconda delle situazioni può significare ciotola, scodella, insalatiera, zuppiera o anche catino. Fondamentale, no? Tra l’altro non è nemmeno un termine lituano puro, ma un adattamento dal Russo.

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* la “i” non si pronuncia, serve solo a palatizzare la “l”; la “ū” è una “u” lunga che coincide con la nostra u

Mammina mammina, la nonna mi ha un pochino uccisa!

Qualche giorno fa, poco prima che rientrassimo a Milano, mia figlia deve aver fatto qualche dispetto a mia suocera, e così quest’ultima le ha dato uno schiaffetto sulla mano. Mia figlia è corsa dalla mamma esclamando “mammina mammina, la nonna mi ha un pochino uccisa!”. La frase originale, in Lituano, è stata la seguente: mamyte mamyte, močiutė mane truputį užmušė! L’aspetto comico, presente in entrambe le lingue, nasce dalla confusione tra il verbo mušti (picchiare) e il verbo užmušti (uccidere).

Ot šūdukai! Oh merdine!

La nuova interiezione di mia figlia.

La scherma in Lituano

fioretto – rapyra
sciabola – kardas
spada – špaga

Secondo breve post ispiratomi dalle olimpiadi dopo quello sugli stili del nuoto di qualche giorno fa. C’è anche chi, come l’amica virtuale Emanuela Cardetta, ha preparato un vero e proprio glossario in quattro lingue, a cui vi rimando.

Gli stili di nuoto in Lituano

crawl – (plaukimas*) krauliu
dorso – (plaukimas*) nugara
rana – (plaukimas*) krūtine**
delfino – (plaukimas*) peteliške

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* nuoto

** letteralmente: nuoto “sul petto”

Da 1 a 1.000 in Samogiziano

Tra parentesi le forme corrispondneti in Lituano.

1 vėins (vienas)
2 do (du)
3 trīs (trys)
4 ketorė (keturi)
5 pėnkė (penki)
6 šešė (šeši)
7 septīnė (septyni)
8 aštounė (aštuoni)
9 devīnė (devyni)

10 dešim (dešimt)
11 vėinioulėka (vienuolika)
12 dvīlėka (dvylika)
13 trīlėka (trylika)
14 ketorioulėka (keturiolika)
15 pėnkiuolėka (penkiolika)
16 šešiuolėka (šešiolika)
17 septīnioulėka (septyniolika)
18 aštouniuolėka (aštuoniolika)
19 devīniuolėka (devyniolika)

20 dvėdešim (dvidešimt)
21 dvėdešim vėins (dvidešimt vienas)
22 dvėdešim do (dvidešimt du)
23 dvėdešim trīs (dvidešimt trys)

30 trėsdešim (trisdešimt)
40 ketoresdešim (keturiasdešimt)
50 pėnkesdešim (penkiasdešimt)
60 šešdešim (šešiasdešimt)
70 septīndešim (septyniasdešimt)
80 aštoundešim (aštuoniasdešimt)
90 devīndešim (devyniasdešimt)

100 šėmts (šimtas)
200 do šėmto (du šimtai)
300 trīs šėmtā (trys šimtai)

1.000 tūkstontis (tūkstantis)

Anche se i nomi dei numeri non sono l’esempio migliore, si intravede qui una caratteristica del Samogiziano: l’inversione della “ie” lituana in “ei/ėi”, come in vėins/vienas e in vėinioulėka/vienuolika.

Stecchire due conigli con un solo colpo

“Vienu šūviu nušauti du zuikius” è l’equivalente lituano del nostro “prendere due piccioni con una fava”. La traduzione è un po’ libera perché l’espressione letterale sarebbe “uccidere, sparando, due conigli con un solo colpo”. In lingua lituana moltissimi verbi hanno un forma base da cui si dipartono varie derivazioni a seconda della particella usata come prefisso. E così il verbo sparare è “šauti”, che in questa variante-nocciolo non dice nulla sulle conseguenza che originano dall’aver sparato; l’aggiunta del prefisso “nu” dà tuttavia un’informazione in più, specificando che lo sparo ha causato la morte del soggetto.

Acqua, fuochino, fuoco… in Lituano

Avete presente il classico gioco acqua-fuochino-fuoco che si fa con i bambini quando vogliamo far indovinare loro dove abbiamo nascosto qualcosa? Ebbene esiste anche in Lituano, con una versione che è praticamente identica a quella della lingua inglese. Si parte in forma statica con un “karšta” (caldo) o “šalta” (freddo), a seconda di quanto il bambino si trovi vicino all’oggetto, e poi – non appena questi si muove (qui subentra la fase dinamica) – lo si indirizza nella direzione giusta con “karščiau” (più caldo) e “šalčiau” (più freddo). E quando l’oggetto viene trovato? C’è chi non dice nulla e chi grida “ugnis” (fuoco).

Pieno centro

In Lituano questa locuzione esiste, è perfettamente strutturata e significa “del centro del latte” (genitivo).

Sano come un rapanello (nero)

L’equivalente lituano dell’espressione “sano come un pesce” è “sveikas kaip ridikas”, cioè “sano come un rapanello nero”. Il rapanello nero (raphanus sativus niger), qui da noi scarsamente diffuso e quasi sconosciuto, è anche chiamato ramolaccio nero o rafano nero.

I Lituani sono gente di poche parole

1. Toscano:
Mi scusi, non ho capito bene quello che stava dicendo. Sarebbe così cortese da ripetere per favore?

1. Lituano:
Ką?

2. Toscano:
Mi scusi se l’ho urtata in quel modo, mi sento terribilmente imbarazzato/a!

2. Lituano:
Oi!

3. Toscano:
Oh, sei tu! Che bello vederti!

3. Lituano:
Ką, tu?

4. Toscano:
E allora come te la passi? E con la tua famiglia tutto bene?

4. Lituano:
Nu, ką?

5. Toscano:
Mi scusi, potrei disturbarla un secondo?

5. Lituano:
Ei!

Ringrazio l’amica Gerda per la versione originale in Inglese.

Lietuvių? Man paukščių kalba!

La traduzione corretta della frase che fa da titolo a questo post è la seguente: “il Lituano? Per me è Arabo!”. La traduzione letterale, però, è completamente diversa: “il Lituano? Per me è la lingua degli uccelli”.
Proprio così, espressioni come “per me è Arabo” o “per me è Ostrogoto”, utilizzate per indicare che non si capisce nulla di una certa cosa, sono molto diverse da Paese a Paese. Di solito quel che cambia è la lingua eletta a modello di incomprensibilità: al posto del nostro Arabo altri usano il Greco, il Cinese, il Giapponese, …; ma si tratta pur sempre di linguaggi umani. In Lituania, invece, si va oltre e la lingua ostica per eccellenza è quella degli uccelli. Il motivo di tutto ciò non è del tutto chiaro; la mia ipotesi è che in qualche modo c’entri la mitologia, come si può leggere qui.

Špagatas

“Špagatas” fa pensare agli spaghetti, ma significa “spago”; la “s” finale viene interpretata come un plurale, ma si tratta di un singolare maschile. Il termine è entrato in Lituano per il tramite del tedesco “spagat”. È noto che “spaghetti” non è che il diminutivo di “spago” (voce peraltro di origine incerta), ma il corrispondente lituano della tipica pasta è “spagečiai” (pronuncia: spaghècæi).

Dalla “a” straniera alla “o” lituana

Il Lituano ha mostrato nel tempo una certa tendenza a mutare la “a” tonica in “o” nei termini provenienti da altre lingue. Ecco alcuni esempi: il polacco “kasza” (pappa, porridge, semolino) che è diventato “košė” (pronuncia: kòše), il polacco “tarakan” (scarafaggio) che è diventato “tarakonas” (pronuncia: tarakònas), il polacco “papier” che è diventato “popierius” (pronuncia: pòpierius, con le due “i” appena accennate e che quasi non si avvertono), il toscano/tedesco/polacco fortepiano/fortepiano/fortepian che è diventato “fortepijonas” (pronuncia: fortepjònas).

Tenoras, baritonas

Due esempi di toscanismi presenti in Lituano che però hanno un’accentazione diversa rispetto alla forma di origine: tènoras e baritònas (al posto di tenòras e barìtonas). La ragione è dovuta al fatto che l’ingresso di questi termini non è avvenuto per via diretta, ma tramite la mediazione di (almeno) un’altra lingua; certamente il Polacco nel caso di tenoras e probabilmente il Russo nel caso di baritonas.

Il granitas lituano non è la granita siciliana

“Granitas” è un chiaro esempio di falso amico tra Lituano e Toscano ed è anche un toscanismo. Significa “granito” e non “granita”; quest’ultima bevanda è ancora sconosciuta in Lituania e dunque al momento non esiste un termine equivalente.

Esistono parole indeclinabili in Lituano?

Sì, ma sono rarissime e si tratta di termini importati da altre lingue. L’esempio più tipico è probabilmente il toscanismo “moto” (motto).

Šviežias suris, Itališkas suris, picų suris, mozzarella, mozarela, mocarela

Sino a circa vent’anni fa si è erroneamente ritenuto che la lingua lituana non avesse necessità di ricorrere al forestierismo “mozzarella”; come conseguenza si è tentato di elaborare una serie di espressioni equivalenti, a volte anche un po’ contorte, come per esempio “šviežias suris” (formaggio fresco), “Itališkas suris” (formaggio italiano) e “picų suris” (formaggio da/per pizza).
Oggi nessuno potrebbe più fare a meno di “mocarela”.

L’introduzione in Lituano della voce “mocarela” ha anche una storia curiosa. Questo termine, infatti, inizialmente è entrato nella lingua per via scritta; di fronte a “mozzarella” i Lituani hanno dunque creato l’adattamento “mozarela”*, ma non conoscendo la fonetica originale pronunciavano “mosarela”, con la “s” di rosa (il cui suono in Lituano corrisponde alla consonante “z”). Con la successiva e prorompente diffusione dell’originale toscano si è compresa anche la pronuncia corretta, e da lì la nascita di “mocarela”, oggi imprescindibile.

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* in Lituano non esistono doppie, se non in alcune parole composte dove vengono comunque pronunciate separate, oppure in alcuni termini tecnici musicali importati dal Toscano (es. “allegretto”)

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