Maldininkas

Oggi mia figlia ha fatto il suo primo incontro ravvicinato con una bellissima mantide religiosa. E così ho scoperto che in Lituano mantide religiosa si dice maldininkas (che è un nome maschile).

Šiemet

Avverbio lituano che significa “quest’anno”. Curioso come suona alle nostre orecchie, vero?

Comprare un gatto nel sacco

Da noi si dice “comprare qualcosa a scatola chiusa”. L’equivalente lituano è “pirkti katę maiše”, cioè comprare un gatto nel sacco (senza poterlo vedere).

Faktas…

Faktas, jog medūzos išgyveno šimtus milijonų metų be smegenų sutekia vilties daugeliui žmonių.

Il fatto che le meduse siano sopravissute centinaia di milioni di anni senza un cervello dà speranza a molte persone.

Tarka women

Tarka, la grattugia per patate che ogni donna lituana ha nella propria casa. Ma, mi spiegava la mia insegnate di Lituano poco fa, tarka women è il modo con cui ci si può riferire a quelle donne che, in poche parole, spaccano le palle ai loro coniugi dalla mattina alla sera. Non è un’espressione fantastica?!

Vendesi vocali

Sapete quelle lingue slave o balcaniche dove non si capisce bene che fine abbiano fatto le vocali? Ve lo dico io dove sono finite: sono finite tutte nella lingua lituana. Uno dei motivi che mi causa problemi di pronuncia è infatti l’elevatissimo numero di vocali. E se ci mettiamo dentro anche semivocali/semiconsonanti la cosa si complica ulteriormente.
Un esempio? L’aggettivo “nuovi” (maschile, plurale) si dice “naujieji”.

A che domanda risponde?

Quando sbaglio il caso di una declinazione la Diana (come la Tatj in passato) mi dice: devi pensare a che domanda risponde. Ed è proprio qui il problema. Se devo tradurre “sul tavolo” per me la domanda è “su che cosa?”; invece per loro è “su di cosa?”. Stanti così le cose è ovvio che a me viene l’accusativo e loro ci mettono il genitivo. Dunque, non basta sapersi porre la domanda (quello è facile), devi sopratutto capire come farla.

Al di là dell’esempio sopra, che in realtà non ho mai sbagliato, devo dire che se fino a oggi pensavo che il Lituano fosse difficile, dopo la seconda lezione con la Diana (oggetto: come declinare i numeri) lo trovo di gran lunga più difficile di quel che pensavo e immaginavo.

Na gerai tada

Per circa quindici anni ho creduto fosse normale l’espressione “nu gerai tada”. Ieri ho scoperto (grazie alla Diana) che è solo una versione colloquiale (di derivazione russa, e assolutamente da non usare in forma scritta) di “na gerai tada”. Una vocale, e cambia tutto.

Cosa significa? Qualcosa del tipo “dunque, bene, allora”.
Quando si usa? Quando due persone si stanno per accomiatare e non sanno come far capire che è il momento di salutarsi.

Tutte le persone che conosco, qualunque sia la loro città lituana di provenienza, dicono “nu gerai tada”.
La cosa che mi lascia l’amaro in bocca è che, da straniero, non sono in grado di capire qual è la gravità dell’errore.

Šiandien yra du tūkstančiai dvidešimti rugpjūčio trylikta diena

Con riferimento al post precedente: se devo esprimere una data nella forma “oggi è…” allora va tutto in nominativo tranne il mese che va in genitivo/partitivo.
Quindi, oggi è il 13 Agosto 2020 si dice šiandien (oggi) yra (è) du (due) tūkstančiai (mila) dvidešimti (venti) rugpjūčio (di Agosto) trylikta (tredicesimo) diena (giorno). Che in effetti è un pelino più semplice.

Aš gimiau du tūkstančiai tryliktais (metais) sausio septynioliktą (dieną)

Oggi, presso la biblioteca pubblica di Švenčionys, ho fatto la mia prima lezione di Lituano con la Diana. Tema affrontato (e credo sarà il più difficile di tutti): esprimere le date. Quindi, per fare un esempio, ho imparato a dire: sono nato il 17 Gennaio 2013.
La prima cosa da osservare è che in Lituano le date si esprimono secondo lo schema anno, mese, giorno. Pertanto la forma “quasi” corretta è: sono nato il 2013 Gennaio 17. Ho scritto “quasi” perché non si dice 17, ma 17-esimo (sottinteso giorno). Dunque, per dirla bene, la frase corretta è: sono nato nel(l’anno) 2013 del mese di Gennaio il diciassettesimo giorno. Tutto finito? Il bello viene ora.

Per l’anno non si usa il caso locativo, come potrebbe sembrare logico, ma lo strumentale (tipico di molte espressioni di tempo). Inoltre, quando si costruisce un numero, è solo l’ultima parte che prende il caso che serve (qui, lo strumentale), mentre la parte restante si traduce secondo il caso principale. Se devo dire 2013 è solo 13 che prende la terminazione dello strumentale, mentre 2000 prende il nominativo (ma non è detto che sia sempre il nominativo, dipende dalla situazione). Quindi, abbiamo appurato che l’anno si traduce con un misto di nominativo (per farla semplice) e strumentale. La parola sottintesa qui è metais (caso strumentale di metai*).

Per il mese si usa sempre il genitivo e la parola mese non è mai né sottintesa né esplicitata.

Infine, per il giorno si usa il numero ordinale all’accusativo.

Capito la semplicità della lingua? Per dire una data uso quattro casi diversi, e c’è veramente da impazzire, tanto che il Lituano è difficile per gli stessi Lituani (che non a caso fanno una marea di errori).

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* è un termine solo al plurale, come succede non di rado in Lituano

Vasara, vasaris

A volte viene da chiedersi: i Lituani sono burloni, sono idioti, sono ironici (no, questo proprio no), sono fuori di testa o si prendono per i fondelli da soli? Credo che in Europa il Lituano sia una delle pochissime lingue in cui i nomi dei mesi non sono riconducibili a nulla di noto.
A me ha sempre colpito il nome usato per indicare il mese di Febbraio: vasaris. Che viene da vasara, cioè estate. Perché, secondo i nostri buontemponi baltici, a Febbraio le giornate cominciano ad allungarsi e quindi uno si appresta a pensare all’estate. Facciamo prima a dire che il nome di Febbraio lo avete inventato proprio male, eh!

Ne prūdas, bet kūdra

Ieri, mentre ero dal lituocugino Laurynas, a un certo punto si è cominciato a parlare del laghetto artificiale dietro casa loro (o davanti, a seconda di dove e come si guardi). Ho raccontato la storia di quanto, qualche anno fa, riferendomi al laghetto artificiale della lituosuocera, non sono riuscito a far capire alla nostra che stavo parlando proprio di quello: io lo chiamavo mažas ežeras (piccolo lago), ma niente, lei non capiva; poi l’ho portata lì fisicamente, le ho indicato lo specchio d’acqua e lei: šitas nėra ežeras, šitas yra prūdas! E li ho compreso, forse per la prima volta in modo così chiaro, quanto i Lituani sono privi di flessibilità e di sforzo di immaginazione.
Ma torniamo a noi. Al termine della storiella, con una certa aria di soddisfazione e compiacimento, ho detto ai tre (c’erano anche i lituozii): eh, ma ora lo so che non devo chiamarlo ežeras ma prūdas. E loro: šitas nėra prūdas, šitas yra kūdra!

Microsecondi di sconforto. Poi mi sono ripreso.

La differenza? Se è piccolo piccolo lo chiami prūdas, se è solo piccolo lo chiami kūdra, oltre al fatto che devono essere entrambi artificiali. Quindi, sia il prūdas che il kūdra sono un caso particolare di tvenkinys, che è appunto il termine con cui si designa un bacino artificiale (anche se normalmente tvenkinys indica un bacino di grosse dimensioni).

L’amica Piove

Questa sera, qui a Palanga, abbiamo incontrato e cenato fuori con l’amica Lija di Barlassina (ma originaria di Panevėžys). Curiosità: Lija in Lituano è un nome femminile, ma è anche un verbo alla terza persona singolare e plurale dell’indicativo presente: significa “piove” o “piovono”.

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* in Lituano non esiste differenza tra la terza persona singolare e plurale, qualunque siano il modo e il tempo del verbo

Plovas, il pastone

L’altro giorno mia suocera, come ogni anno, ha preparato il plovas.
WTF is plovas, direte voi! Il plovas è un piatto costituito da tre ingredienti: riso pilaf (il riso vero qui se lo sognano), carote, carne. Il plovas di mia suocera è un qualcosa di cui ho sempre pensato si potesse fare a meno, e sono particolarmente grato a mia moglie per il fatto di non averlo mai voluto replicare.

Fin qui la consuetudine. Questa notte, però, ho voluto andare a fondo per capirne un po’ di più. Così ho scoperto che “plovas” non è altro che la forma lituana di “pilaf”. Ma su questo tornerò qualche riga più sotto, perché credo che la cosa abbia il suo interesse linguistico. Cominciamo invece col dire che il plovas non è un vero e proprio piatto lituano: piuttosto è una pietanza di origine asiatica, per la precisione dell’Asia centro-meridionale. Questa cosa del mettere tutto insieme, d’altra parte, denota una cultura culinaria piuttosto rudimentale, dove la sussistenza prevale di gran lunga sugli aspetti legati al gusto e al piacere. Il che, senza tirarla troppo per le lunghe, si sposa perfettamente con le scarse pretese e la quasi inesistente raffinatezza del Lituano medio, ovvero il 99% della popolazione (la stima è per difetto). Se non ci credete potete dare un’occhiata a queste immagini. Invitanti, vero? Naturalmente mia suocera ha personalizzato il tutto con la sua immancabile dose di burro. E nonostante ciò il suo piatto finisce per ingozzare anche le oche.

Veniamo ora agli aspetti linguistici. Se, come me, avete nelle orecchie il suono della lingua lituana “plovas” non può che essere la più logica traduzione di “pilaf”. In Lituano ogni nome viene piegato alle regole della grammatica; qui ogni nome straniero viene addomesticato. Facciamo un esempio; mica penserete di arrivare qui in Lituania e di leggere su un qualunque quotidiano notizie di un certo Donald (John) Trump? Le notizie ci sono, ovviamente, ma il tizio in questione (incidentalmente l’uomo più potente del pianeta) è chiamato Donaldas (Džonas) Trampas. E guardate che non sto affatto scherzando: se non mi credete fate una banalissima ricerca su internet. Il vostro stesso nome di battesimo – prendetene atto con pazienza e rassegnazione – verrà cambiato; non solo: verrà sopratutto declinato (secondo uno dei sette casi* che sono rimasti in piedi oggi).
Tutto ciò per dire che nessun termine lituano, d’origine o di importazione, potrebbe mai finire per “f”. La soluzione più logica è dargli una terminazione in “-a” o “-ė”, se lo si considera femminile, o in “-as”, “-is”, “-ys”, “-ias”, se lo si considera maschile. Tralasciando le immancabili eccezioni, quelle appena descritte sono le terminazioni dei nomi rispettivamente della seconda e della prima declinazione**. Alla fine, un nome straniero finisce quasi sempre per prendere una delle desinenze riportate sopra. Nel caso di pilaf la cosa più naturale è optare per “pilafas”, che tuttavia – per via di quella “f” – continua a non suonare sufficientemente lituano. Si sa che la sostituzione naturale della consonante “f” è proprio il suono “v”. E così avremmo “pilavas”. A questo punto va detto che un’altra delle caratteristiche del Lituano (rispetto a lingue come Toscano, Inglese, ecc.) è quella di ritrovare una “o” laddove ci aspetterebbe una “a”. Gli esempi sono numerosissimi, a partire da “fortepijonas” (pianoforte) e “valerijonas” (valeriana)***. Dunque, per le orecchie di un Lituano “pilovas” suona molto meglio di “pilavas”. Infine, in modo altrettanto naturale, il passaggio da “pilovas” a “plovas” è alquanto breve.

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* in passato ce n’era persino qualcuno in più, come del resto oggi ve ne sono molti di più in Estone e Finlandese (ma non solo)

** per la gioia di chi deve imparare la lingua, le altre tre declinazioni accorpano una sparuta minoranza di vocaboli, anche se tra essi ve ne sono alcuni di utilizzo molto frequente

*** una delle cose che adoro della Lituania è che in farmacia si possono trovare praticamente ovunque le pastiglie di valeriana, ottimo rimedio naturale per prendere sonno; esistono anche fermenti, sempre naturali e da noi introvabili, che in pochi minuti risolvono quelle situazioni molto spiacevoli di peso sullo stomaco e blocco della digestione

Sorella della medicina

Questo breve post nasce dopo la pubblicazione su Pensieri eretici di questo articolo. Una volta letto quanto scritto dall’amico Mauro ho chiesto a mia moglie quali fossero le traduzioni lituane di “infermiera” e “infermiere”. Per “infermiera” nessun problema: si dice “medicinos sesuo”, ovvero “sorella della medicina”, dove “sorella” ha un’evidente origine religiosa. La versione maschile, invece, è di fatto inesistente. Gli infermieri maschi sono figure talmente rare da queste parti che per poterle descrive è necessario ricorrere a un termine di introduzione molto recente: “slaugytojas”, cioè “colui che presta le proprie cure”. E da qui, per simmetria, è poi derivata la versione femminile “slaugytoja”, che oggi – per quanto ancora rara – può essere impiegata in sostituzione di “medicinos sesuo”.

Kryžiukai-nuliukai

Ieri, per la festa del papà, mia figlia mi ha regalato un gioco del tris fatto da lei. La scacchiera è un quadrato di cartone giallo scuro, le linee sono state realizzate con quattro stringhe di filo rosso scuro e le pedine sono dei cuoricini anch’essi di cartone (cinque blu – il mio colore preferito – e cinque rossi).

Abbiamo fatto tre partite e poi le ho spiegato come si chiama il gioco in Inglese. Questa mattina, invece, mi sono chiesto quale fosse il nome lituano. Ho così scoperto che il tris lituano è detto kryžiukai-nuliukai, cioè, letteralmente, crocette-e-cerchietti o crocette-e-zeretti*

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* kryžiukas è l’abbreviazione di kryžius (croce) e nuliukas è l’abbreviazione di nulis (zero)

Pavydas

Falso amico tra Lituano e Toscano. Pavydas non significa “pavida” (aggettivo femminile), ma “invidia” (sostantivo maschile). Ricordare che in Lituano tutto ciò che termina in “-as” è maschile.

Turtina turtinga

Turtingas/turtinga è uno degli aggettivi più simpatici della lingua lituana; significa ricco/a, ma il suo suono mi rimanda alla versione milanese di torta*. Questa parola mi piace così tanto che ultimamente ne ho derivato uno degli infiniti soprannomi con cui sono solito chiamare mia figlia; in questo caso “turtina turtinga”; che ovviamente non vuol dire nulla (o, se si accetta la doppia lingua Milanese-Lituano, significa tortina ricca).

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* torta, pronunciato turta

Bliūdas

Ieri mia suocera mi ha insegnato la parola “bliūdas”*. A seconda delle situazioni può significare ciotola, scodella, insalatiera, zuppiera o anche catino. Fondamentale, no? Tra l’altro non è nemmeno un termine lituano puro, ma un adattamento dal Russo.

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* la “i” non si pronuncia, serve solo a palatizzare la “l”; la “ū” è una “u” lunga che coincide con la nostra u

Mammina mammina, la nonna mi ha un pochino uccisa!

Qualche giorno fa, poco prima che rientrassimo a Milano, mia figlia deve aver fatto qualche dispetto a mia suocera, e così quest’ultima le ha dato uno schiaffetto sulla mano. Mia figlia è corsa dalla mamma esclamando “mammina mammina, la nonna mi ha un pochino uccisa!”. La frase originale, in Lituano, è stata la seguente: mamyte mamyte, močiutė mane truputį užmušė! L’aspetto comico, presente in entrambe le lingue, nasce dalla confusione tra il verbo mušti (picchiare) e il verbo užmušti (uccidere).

Ot šūdukai! Oh merdine!

La nuova interiezione di mia figlia.

La scherma in Lituano

fioretto – rapyra
sciabola – kardas
spada – špaga

Secondo breve post ispiratomi dalle olimpiadi dopo quello sugli stili del nuoto di qualche giorno fa. C’è anche chi, come l’amica virtuale Emanuela Cardetta, ha preparato un vero e proprio glossario in quattro lingue, a cui vi rimando.

Gli stili di nuoto in Lituano

crawl – (plaukimas*) krauliu
dorso – (plaukimas*) nugara
rana – (plaukimas*) krūtine**
delfino – (plaukimas*) peteliške

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* nuoto

** letteralmente: nuoto “sul petto”

Da 1 a 1.000 in Samogiziano

Tra parentesi le forme corrispondneti in Lituano.

1 vėins (vienas)
2 do (du)
3 trīs (trys)
4 ketorė (keturi)
5 pėnkė (penki)
6 šešė (šeši)
7 septīnė (septyni)
8 aštounė (aštuoni)
9 devīnė (devyni)

10 dešim (dešimt)
11 vėinioulėka (vienuolika)
12 dvīlėka (dvylika)
13 trīlėka (trylika)
14 ketorioulėka (keturiolika)
15 pėnkiuolėka (penkiolika)
16 šešiuolėka (šešiolika)
17 septīnioulėka (septyniolika)
18 aštouniuolėka (aštuoniolika)
19 devīniuolėka (devyniolika)

20 dvėdešim (dvidešimt)
21 dvėdešim vėins (dvidešimt vienas)
22 dvėdešim do (dvidešimt du)
23 dvėdešim trīs (dvidešimt trys)

30 trėsdešim (trisdešimt)
40 ketoresdešim (keturiasdešimt)
50 pėnkesdešim (penkiasdešimt)
60 šešdešim (šešiasdešimt)
70 septīndešim (septyniasdešimt)
80 aštoundešim (aštuoniasdešimt)
90 devīndešim (devyniasdešimt)

100 šėmts (šimtas)
200 do šėmto (du šimtai)
300 trīs šėmtā (trys šimtai)

1.000 tūkstontis (tūkstantis)

Anche se i nomi dei numeri non sono l’esempio migliore, si intravede qui una caratteristica del Samogiziano: l’inversione della “ie” lituana in “ei/ėi”, come in vėins/vienas e in vėinioulėka/vienuolika.

Stecchire due conigli con un solo colpo

“Vienu šūviu nušauti du zuikius” è l’equivalente lituano del nostro “prendere due piccioni con una fava”. La traduzione è un po’ libera perché l’espressione letterale sarebbe “uccidere, sparando, due conigli con un solo colpo”. In lingua lituana moltissimi verbi hanno un forma base da cui si dipartono varie derivazioni a seconda della particella usata come prefisso. E così il verbo sparare è “šauti”, che in questa variante-nocciolo non dice nulla sulle conseguenza che originano dall’aver sparato; l’aggiunta del prefisso “nu” dà tuttavia un’informazione in più, specificando che lo sparo ha causato la morte del soggetto.

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