Maestro (Geir Tangen)

Ho terminato ieri la lettura di “Maestro”, esordio letterario dello scrittore norvegese Geir Tangen. Qui da noi il libro è uscito con il titolo “Requiem” ed è stato tradotto dalla brava e simpatica Margherita Podestà Heir*.

Per essere un’opera di debutto la qualità è piuttosto alta, tuttavia – almeno a mio avviso – parlare di capolavoro è eccessivo; anche le recensioni sin qui lette in internet mi è parso abbiano sovrastimato la reale qualità di questo giallo.
Ci sono certamente alcune ingenuità (come è normale per un’opera prima), e alcuni passaggi risultano un po’ troppo prevedibili.
La caratterizzazione dei personaggi, inoltre, avrebbe meritato una maggiore attenzione, ma in questo caso è possibile che l’autore abbia volutamente deciso di distribuire la cura di questo aspetto tra il primo volume e i due successivi (“Maestro” è il primo capitolo di una trilogia**).
Altro aspetto negativo è il tentativo poco riuscito di descrivere il disturbo da attacchi di panico (di cui soffre uno dei due personaggi principali, il giornalista Viljar Ravn Gudmundsson): chi (come me) di attacchi di panico soffre realmente troverà che la rappresentazione data dallo scrittore è piuttosto debole e imprecisa.

Geir Tangen ha invece preferito lavorare di fino su alcuni elementi strutturali che tuttavia non sono facili da cogliere. “Maestro” è costruito in base a molte simmetrie e in alcuni casi si può parlare di un gioco di specchi; un esempio è il parallelismo tra il disordine mentale di Viljar Ravn Gudmundsson e il disordine reale della sua abitazione. Gli altri (che permeano tutto il testo) non li svelerò, per non togliervi il piacere di scoprirli da soli. Di fatto siamo in presenza di un lavoro molto più geometrico di quanto possa apparire; anzi, la bravura dell’autore sta proprio nel fatto che questa sovrastruttura si mantiene in secondo piano, senza mai disturbare o appesantire la lettura.

Tra gli elementi che ho maggiormente apprezzato ci sono un forte senso di equilibrio, l’assenza di effetti speciali a la Jo Nesbø e l’aver evitato un eccesso di scene cruente che invece (e purtroppo) caratterizzano moltissimi gialli scandinavi.
Quello che tuttavia mi ha colpito di più è il fatto che “Maestro” si presta in maniera incredibilmente naturale a una trasposizione cinematografica. Ieri sera – nel giorno della festa nazionale norvegese – l’ho scritto*** via mail direttamente a Tangen che, nel giro di un’ora, mi ha risposto con grande umiltà e simpatia.

Infine ho trovato degno di nota il fatto di aver voluto ambientare la trama in una piccola cittadina del sud-ovest, la stessa Haugesund dove l’autore vive e lavora. Ogni tanto uscire da Oslo (tra l’altro bruttina) fa bene.

Curiosità: in un breve passaggio viene citato il gruppo black/viking metal Einherjer, originario proprio di Haugesund. Citati anche Metallica e Johnny Cash.

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* residente a Oslo da molti anni, dove ha fondato la scuola di lingue CiaO Italia

** il secondo lavoro si intitola “Hjerteknuser” e sarà tradotto dapprima in Inglese (“Heartbreaker”) e via via in molte altre lingue

*** “…If this book is not going to become a film in the near future it just means that we live in an upside down world!…”

I valori del sangue di un ciclista professionista russo

“Sarebbe stato come credere che un ciclista professionista russo avesse i valori del sangue in regola”. Passaggio contenuto nelle pagine finali di “Requiem” (2016, titolo originale “Maestro”, traduzione di Margherita Podestà Heir), romanzo d’esordio (e primo di un’annunciata trilogia) dello scrittore norvegese Geir Tangen.

Arno Saar: La seconda indagine del commissario Marko Kurismaa

Interessante, su alcuni siti è già possibile preordinare il seguito de “Il Treno per Tallinn” di Arno Saar. La cosa curiosa è che alcuni di questi siti svelano il vero nome dell’autore. Se volete saperne di più vi rimando ai miei due post dello scorso anno:

Aga kes on Arno Saar?
Autointervista. Come ho scoperto chi è Arno Saar

Come il Black Album dei Metallica suonato con un flauto di Pan

“Peccato che la vista fosse deprimente quanto ascoltare The Black Album dei Metallica suonato con un flauto di Pan”. Questo passaggio – a mio avviso superlativo – è contenuto nelle pagine iniziali di “Requiem” (2016, titolo originale “Maestro”, traduzione di Margherita Podestà Heir), romanzo d’esordio (e primo di un’annunciata trilogia) dello scrittore norvegese Geir Tangen.

A proposito… quel “The” davanti a “Black Album” fa pensare che, molto probabilmente, la traduttrice del testo non deve aver mai ascoltato un album dei Metallica in vita sua.

Le canzoni per bambini di Alice Tegnér

Ho scoperto Alice Tegnér grazie a una citazione contenuta nel romanzo di Håkan Nesser “Confessioni di una Squartatrice” (2012, titolo originale “Styckerskan från Lilla Burma”, traduzione di Carmen Giorgetti Cima). Nonostante la Tegnér abbia fatto parte di un’epoca ormai lontana (1864 – 1943) molti dei suoi brani sono stati rieseguiti da artisti svedesi vissuti dopo la sua morte e ancora oggi si possono ascoltare su YouTube (per esempio qui).

Sture Ragnar Bergwall, detto Thomas Quick

La lettura del romanzo “Confessioni di una Squartatrice” di Håkan Nesser (2012, titolo originale “Styckerskan från Lilla Burma”, traduzione di Carmen Giorgetti Cima) mi ha dato modo di conoscere il caso di Thomas Quick, la più colossale svista del sistema giudiziario svedese dell’ultimo secolo. Il link che ho riportato è un buon punto di partenza per approfondire le vicende di un serial killer – Sture Ragnar Bergwall, appunto – che non è mai stato tale.

L’uomo che odiava i martedì

“L’uomo che Odiava i Martedì” (2010, titolo originale “De ensamma”, traduzione di Barbara Fagnoni) è il quarto e penultimo romanzo di Håkan Nesser con l’ispettore Gunnar Barbarotti protagonista.
Rispetto ai lavori precedenti i toni si fanno più cupi e l’analisi interiore – già predominante in uno scrittore come Nesser – guadagna ulteriore spazio. Il romanzo è riuscitissimo e allo stesso tempo inquietante.

Viene confermato anche il modo caratteristico con cui lo scrittore dà vita alle sue opere; il quadro iniziale sembra non portare da nessuna parte e la soluzione del caso resta fuori portata per almeno i primi quattro quinti della narrazione; poi interviene quell’elemento in più, taciuto all’inizio, che modifica la prospettiva e dà una svolta improvvisa alle indagini sino al completo chiarimento dell’enigma. Il tutto senza mai scadere nell’eccesso, anzi, in Nesser gli eccessi non vengono nemmeno sfiorati. Quello che inquieta nei romanzi dello scrittore svedese non è mai l’estremo, ma ciò che si nasconde o potrebbe nascondersi dietro la normalità di ciascuno di noi. Per questo ne siamo così toccati.

Nota: il titolo originale significa “i solitari”.

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