La Neve sotto la Neve

La scorsa estate la pubblicazione de “Il Treno per Tallinn” di Arno Saar aveva suscitato un notevole interesse. Dopo pochi giorni ne parlavano quasi tutti i siti e i blog specializzati in recensioni di gialli, thriller, noir, ecc.
La stessa cosa, invece, non si può dire per il seguito (“La Neve sotto la Neve”). Con l’aggravante che Arno Saar ora ha un nome, tra l’altro di prestigio: Alessandro Perissinotto.
Della seconda indagine del commissario Marko Kurismaa, per il momento, sembra non parlare nessuno.

Nell’ultimo anno hanno provato in molti a dare un’identità al misterioso scrittore dallo pseudonimo estone, ma i tentativi sono stati vani. Chi segue questo blog sa bene come sono andate le cose e conosce questo post. Se i giornalisti fossero meno superficiali e un filo meno supponenti di quello che in realtà sono, da quelle righe il nome di Perissinotto lo avrebbero estratto subito.

Tuttavia, dopo qualche mese, anche l’interesse per Arno Saar è andato scemando. Lo scorso Luglio il quotidiano La Stampa annuncia un incontro pubblico in quel di Torino con la presenza contemporanea di Alessandro Perissinotto e Arno Saar (ne ho parlato qui), ma dell’esito di quella serata non v’è traccia. E il 29 Agosto 2017 Perissinotto rilascia questa intervistaIl Fatto Quotidiano in cui rivela di essere Arno Saar (con una punta polemica di cui ho riferito in questo breve post). Intervista che, però, stranamente nessun altro riprende.

Peccato, perché “La Neve sotto la Neve” è un lavoro nettamente superiore al suo acclamato esordio; è più omogeneo, più equilibrato, scritto molto meglio e con grande attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Tutte cose in cui l’autore – quando si prende i tempi giusti (senza inseguire le tecniche di scrittura di Simenon) – riesce benissimo.
Manca anche quell’eccesso di citazioni colte che – a mio giudizio – avevano costituito una stonatura ne “Il Treno per Tallinn”.
E se la prima indagine di Kurismaa aveva avuto il merito di far conoscere al grande pubblico la tragedia dell’affondamento del traghetto Estonia, qui Perissinotto ci parla con coraggio del campo di concentramento di Klooga.
“La Neve sotto la Neve” è anche una specie di piccola miniera d’oro per gli appassionati, come me, di musica estone. Perissinotto ha seminato un po’ ovunque riferimenti espliciti (e in parte velati) a diversi autori estoni, sopratutto in ambito jazz.

Fin qui le luci; ci sono però anche alcune ombre. Prime fra tutte la scarsa solidità della trama e la sua ordinarietà. Viste le abilità dello scrittore, in vista del terzo episodio, Perissinotto dovrebbe puntare sopratutto sulla ricerca di una storia forte (non nel senso di cruenta, ma di valida) e originale.
Poi dopo due romanzi ambientati entrambi in inverno ed entrambi con sviluppi sulla direttrice Tallinn-Narva è il caso di guardare altrove, climaticamente e geograficamente.
Anche qualche sentimentalismo in meno non guasterebbe, altrimenti si ha l’impressione di trovarsi di fronte più a un prodotto per casalinghe che a un giallo vero e proprio.
Infine, mancano alcuni degli elementi portanti di un vero giallo; qui possiamo essere più indulgenti perché Perissinotto – nonostante lo sterminato amore per Simenon – ha dimostrato di essere più a suo agio con altri generi. Quello che infatti servirebbe è una minore linearità nel racconto degli avvenimenti e, per contro, maggiore tensione. Il lettore di gialli ha bisogno di essere depistato, stupito (meglio senza iperbolici eccessi a la Jo Nesbø), coinvolto. Il lettore deve sentirsi partecipe, identificarsi con il buono o con il cattivo, non essere spettatore. Su questi fronti ci sono sicuramente margini di miglioramento. E a proposito di buoni e cattivi, mi pare di poter dire che – sin qui – Perissinotto si sia dimostrato più abile con la descrizione dei primi.

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Klooga koonduslaager

Ho da poco iniziato la lettura de “La Neve sotto la Neve” di Alessandro Perissinotto – Arno Saar. Oltre a essere scritto molto meglio dell’esordio “Il Treno per Tallinn”, questo libro ha il merito di menzionare in più di un’occasione il campo di concentramento di Klooga, di cui alle nostre latitudini ben pochi sanno. E allora chi volesse approfondire può cominciare da queste pagine in Toscano e Inglese che Wikipedia dedica all’argomento.

Did you spot Rūta Šepetys?

Dopo aver letto “L’Angelo di Neve”, romanzo d’esordio del giallista islandese Ragnar Jónasson, e dopo aver scritto questo breve post, ho inviato una mail* alla traduttrice Roberta Scarabelli.
Nella sua simpatica risposta, tra le altre cose, mi consigliava i lavori della scrittrice statunitense di origini lituane Rūta Šepetys, di cui ha curato la traduzione in lingua toscana. Il tutto è nato dal fatto che, nella parte introduttiva della mia mail, facevo menzione di trovarmi in Lituania.
Ora, la prima volta che ho controllato il sito della Scarabelli ero così concentrato sulla ricerca del libro di Jónasson che le tre traduzioni dei romanzi della Šepetys mi sono passate davanti agli occhi senza che nemmeno me ne accorgessi, e probabilmente sarebbe accaduto lo stesso anche se vi fossero state le versioni tradotte delle biografie dei Led Zeppelin o di Silvia Saint.
È ciò che si chiama attenzione selettiva. Su questo tema sono stati condotti numerosi studi e poco meno di una ventina d’anni fa due ricercatori – Daniel J Simons e Christopher Chabris – hanno elaborato un test divenuto celeberrimo. Chi se lo fosse perso lo può sperimentare qui (vi consiglio caldamente di provarlo).

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* nel sito della Scarabelli di questa traduzione non vi è traccia, e da qui l’idea è nata l’idea di scrivere una mail; nella risposta la traduttrice mi ha fatto sapere che era solo un problema di mancato aggiornamento della sua pagina web

Perissinotto: sono io Arno Saar; in Padania è impossibile tenere un segreto

In questa intervista a Camilla Tagliabue (giornalista de Il Fatto QuotidianoAlessandro Perissinotto ha svelato (ma lo aveva già fatto prima) di essere il (non più) misterioso Arno Saar. Ha anche aggiunto che lo avrebbe fatto perché “in Italia è impossibile tenere un segreto”.

Errore. In Italia, vedi il caso Elena Ferrante, i segreti si riescono a mantenere benissimo. Caso mai il problema è qui in Padania, dove Perissinotto vive. In effetti qualcosa deve essere andato storto, visto che già a fine Giugno 2016, quando ho iniziato la mia indagine (qui e qui) per scoprire chi si nascondesse dietro lo pseudonimo estone dello scrittore piemontese, un sito internet (www.unilibro.it) aveva messo online (anche se solo per qualche ora) la curiosa associazione Arno Saar – Alessandro Perissinotto.

Detta così (“in Italia è impossibile tenere un segreto”) sembra che sia colpa degli altri. Invece penso che la colpa questa volta sia di Perissinotto, che forse avrebbe dovuto tutelare meglio il suo anonimato. E si noti che, come promesso allo stesso Perissinotto, io l’associazione esplicita tra lui e Saar non l’ho mai fatta. Né ho trovato in giro giornalisti sufficientemente svegli da dedurla dal mio post, dove – dietro le righe – era tutto molto chiaro.

La Neve sotto la Neve. Alessandro Perissinotto sotto Arno Saar

Per buona parte della scorsa estate, da svariati luoghi della Lituania, mi sono occupato del “caso” Arno Saar, lo pseudonimo estone scelto dall’autore del romanzo giallo “Il Treno per Tallinn”.

Da quell’esperienza sono nati due post: “Aga kes on Arno Saar?” (in cui, passo dopo passo e in rigorosa sequenza cronologica, ho raccontato gli eventi che mi hanno permesso di giungere alla soluzione dell’enigma) e “Autointervista. Come ho scoperto chi è Arno Saar“.
In quest’ultimo davo anche conto della scelta di non svelare in modo esplicito il nome dello scrittore.

Lo scorso 15 Maggio 2017 in questo breve post spiegavo invece come alcuni siti, tramite i quali era possibile pre-ordinare il seguito de “Il Treno per Tallinn”, rivelavano il vero nome dell’autore.

L’ultimo tassello è stato un articolo pubblicato da La Stampa il 5 Luglio 2017 in cui si annunciava (per martedì 11 Luglio, ore 20:30, Corso Francia 192, Torino) quanto segue: “…Nell’ambito del festival Evergreeen Alessandro Perissinotto e Arno Saar presentano le inchieste del commissario Kurismaa della polizia di Tallinn…”.

E poi ci sono siti come questo che, nel presentare il secondo episodio della serie incentrata sul commissario Marko Kurismaa, scrivono espressamente: “Alessandro Perissinotto, dopo essersi nascosto dietro il misterioso Arno Saar per raccontare la prima indagine del commissario Kurismaa, in questo secondo volume della sua serie estone esce allo scoperto, accompagnandoci, con scrittura elegante e avvolgente, nell’intrico di un giallo ad alta tensione, ma anche nella complessa psicologia di un commissario brillante e ruvido, dall’animo gentile ma pieno di spigoli…”.

Il nuovo “La Neve sotto la Neve”, che dovrebbe uscire il 31 Agosto 2017, ha 252 pagine. Spero che ciò si di buon auspicio, perché “Il Treno per Tallinn”, che di pagine ne aveva poco meno di 170, con il suo tentativo poco riuscito di ispirarsi alla tecnica di scrittura di Simenon, mi aveva lasciato con molto amaro in bocca. Mi auguro dunque che il nuovo lavoro sia più ragionato, meno frettoloso e di maggior spessore. In ogni caso sono sopratutto in attesa del terzo episodio, visto che lo stesso Perissinotto nel Settembre dello scorso anno mi ha rivelato che sarà ambientato non lontano da dove gli avevo suggerito di ambientarlo.

Quasi blu

Il caso ha voluto che, dopo la lettura de “L’Angelo di Neve” di Ragnar Jónasson (di cui ho parlato nel post precedente), mi sia imbattuto in “Almost Blue” (1997) di Carlo Lucarelli. E questo è anche il primo romanzo di Lucarelli che leggo.

Per certi versi si tratta di due lavori antitetici. Jónasson crea una trama molto classica, totalmente realistica, ma scrive con una lentezza e una linearità quasi esasperanti; per contro le vicende di “Almost Blue” sono quasi surreali, tuttavia accompagnate da uno stile narrativo veloce e moderno.

Pare che questo modo di scrivere – asciutto, secco, nervoso, a tratti sincopato – sia tipico di Lucarelli e – se è così – col senno di poi mi fanno sorridere coloro che, lo scorsa estate, dietro l’allora misterioso Arno Saar de “Il Treno per Tallinn” (qui e qui) avevano visto la mano dello scrittore di Parma.

Almost Blue” è un lavoro del 1997 e in vent’anni immagino che di recensioni ne siano state scritte a centinaia, anzi, a migliaia visto che lo scrittore è tradotto in varie lingue. Quindi lungi da me inserirmi in questo solco. Volutamente, poi, le recensioni non le ho nemmeno lette. Posso però dire che nel complesso questo libro non mi è piaciuto.

Se leggi un libro di fantascienza certe cose te le aspetti, ma le vicende di “Almost Blue” sono ambientate nel mondo reale di una città come Bologna, e allora l’aderenza alla realtà (e alle leggi della fisica) ci deve essere. Invece abbiamo un protagonista (un assassino seriale detto l’Iguana) che dopo ogni omicidio si “reincarna” nell’ultima vittima e con essa si porta dietro le di lui o le di lei impronte digitali. Sì, ma come? Suggestivo certo, ma o lo spieghi o questa cosa non sta in piedi.

La trama, inoltre, pur essendo piuttosto semplice, finisce non di rado per avvilupparsi su sé stessa creando una sgradita sensazione di confusione. E poi, sempre a proposito di trama, c’è il fatto che il perimetro delle vicende è davvero troppo stretto: pochi personaggi, scarsamente caratterizzati (specie dal punto di vista psicologico) che operano in un contesto chiuso, quasi si trovassero in una scatola tagliata fuori dalla realtà del mondo esterno.

Lucarelli, invece, ha lavorato molto e bene sul personaggio di Simone, il ragazzo cieco che aiuterà la poliziotta Grazia a risolvere l’indagine. Lo scrittore ci fa “vedere” il mondo dalla prospettiva di chi vedere non può attraverso un uso sinestetico di suoni, odori e colori.

Gli amanti della musica avranno poi colto i numerosi riferimenti contenuti nel libro. Sia quelli diretti (Chet Baker, Nine Inch Nails, AC/DC, ma anche altri appena accennati come Miles Davis, Coleman Hawkins, Ron Carter), sia quelli nascosti: l’iguana e la nudità rimandano a Iggy Pop. Io però non avrei mai mischiato il calore di Hell’s Bells degli AC/DC alla freddezza dei Nine Inch Nails.
Per restare in ambito, leggendo questo romanzo ho pensato allo stile di scrittura di Lucarelli (che ho descritto sopra come asciutto, secco, nervoso, a tratti sincopato) come a certo techno-trash di fine anni ’80; gruppi come Watchtower, Control Denied, Hades, Deathrow, Tourniquet, Xentrix, Anacrusis, Sadus, Mekong Delta e ovviamente i Death di Chuck Schuldiner. Tutto molto bello, sì, ma dopo un po’ ti stanchi di tutto quel prevalere della ritmica sulla melodia e alla fine metti su un pezzo dei Metallica, dei Queen, dei Led Zeppelin, dei Pink Floyd…

Infine ho trovato molto deludente il finale, perché ti dà quell’idea di conclusione frettolosa che un buon libro non dovrebbe mai sollevare.

Insomma questo “Almost Blue” mi è sembrato un po’ troppo disomogeneo e disorganico, come un dolce a più strati, alcuni dei quali ottimi e altri pessimi. Solo che il dolce uno non lo mangia a strati, ma tutto insieme. E tutto insieme “Almost Blue” non mi è piaciuto.

Snjóblinda

Il mio primo giallo islandese, terminato di leggere nei giorni scorsi, è stato “L’Angelo di Neve” di Ragnar Jónasson (2010, titolo originale Snjóblinda, traduzione di Roberta Scarabelli). Descritto da molti come un capolavoro mi è invece sembrato un esordio piuttosto debole. Un lavoro che si ispira ai vecchi classici del genere, con una trama anche interessante, ma sviluppato con estrema lentezza e scarso entusiasmo.

Il significato del titolo originale potete leggerlo qui.

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