C’ho il funnel vuoto

Nel mondo delle aziende di telefonia (e non solo) esiste un certo lasso di tempo* tra l’istante in cui una pratica (un contratto) viene caricata a sistema e l’istante in cui il prodotto/servizio diviene attivo per il cliente finale.
È abbastanza comune riferirsi alle pratiche già caricate ma non ancora evase come al contenuto del “tubo”.

La parola tubo ci fa venire in mente una conduttura cilindrica cava a sezione costante, che in questo caso specifico non è però l’esempio più adatto; questo perché non tutte le pratiche in ingresso riescono poi a uscire dal cosidetto tubo; problemi di errata documentazione, problemi tecnici, verifiche del credito negative, ecc. fanno sì che tra l’ingresso e l’uscita vi sia una certa “caduta” fisiologica**.

Di fatto il tubo in questione è più simile a un imbuto. Imbuto è però un vocabolo poco attraente, tanto che non lo utilizza praticamente nessuno. In tempi recenti, tuttavia, c’è chi ha pensato bene di ripescarlo previa una riverniciatina d’Inglese. Ed ecco che si comincia a sentir parlare di “funnel”. Che a mio avviso, però, è altrettanto brutto.

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* può essere di minuti, ore, giorni, settimane e dipende dal tipo di prodotto/servizio, dalla complessità del contratto, dallo stato di saturazione dei sistemi informatici aziendali o da una combinazione delle tre casistiche precedenti

** cui potrebbe aggiungersi una quota non fisiologica nel caso, ad esempio, di un malfunzionamento dei sistemi informativi aziendali o di errore umano

Etimologia di bullo

Dopo aver letto il post Chi parla dal bully pulpit? (pubblicato oggi su Terminologia etc.) mi è venuta la curiosità di indagare l’origine etimologica del termine “bullo”.
Consultando la versione online del vocabolario Treccani mi hanno però colpito due cose: l’esistenza della variante settentrionale “bulo” (mai udita in vita mia) e il fatto che l’etimologia di “bullo” è considerata incerta.
Se invece ci si riferisce all’OED la situazione cambia: qui la voce relativa a “bully”; come potete notare in questo caso la descrizione è molto precisa, dettagliata ed esauriente.
E scommetto che la spiegazione ha sorpreso tanto voi quanto me.

L’oca dalle uova d’oro

L’espressione “gallina dalle uova d’oro” è tra le locuzioni idiomatiche più note e diffuse (i politici, giusto per fare un esempio, vi fanno ricorso di continuo). Un concetto quasi identico (anche se il suo utilizzo è meno capillare) esiste anche nei Paesi di lingua inglese. Qui però non si parla di galline, ma di oche; inoltre il riferimento alle uova è di fatto sottinteso: l’equivalente d’oltremanica si riduce infatti al binomio “golden goose”.

Overheated heart head over heels

Il titolo di questo post è estratto dal testo di “Head Over Heels”*, brano contenuto nell’album Balls To The Wall che il gruppo metal tedesco Accept ha pubblicato nel 1983.
Un paio di anni più tardi, mentre frequentavamo la prima liceo, l’amico Gabriele e io ci divertivamo a cantarla prima delle lezioni o durante l’intervallo.
L’esercizio di pronuncia di quelle quattro “h” quasi consecutive è stato uno di quei momenti che ricordo ancora volentieri. Se il mio Inglese ha raggiunto livelli accettabili è anche per via di quel brano.

Nel caso vogliate cimentarvi anche voi ecco il ritornello:

Spurting in the dark head over heels
Overheated heart head over heels
Treating it so hard the spurting feels
Everyday, every night

E quando avrete imparato a far propria la seconda strofa accertatevi che state pronunciando “head over heels” e non “head over hills”, come a molti verrebbe naturale fare.

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* potete ascoltarlo qui

Recall non significa richiamare al telefono

Negli ultimi giorni ho lavorato a un progetto per l’ottimizzazione di una database contenente diversi tipi di informazioni, tra cui – in particolare – gli esiti delle chiamate verso liste specifiche di clienti.
L’azienda che mi ha commissionato il lavoro ha un gruppo interno di persone incaricate di chiamare i clienti per presentare loro offerte di prodotti e servizi legati al mondo della telefonia oppure per dare supporto e consulenza nella risoluzione di problemi.
Una volta contattato il cliente l’operatore ha il compito di tracciare l’esito della chiamata nel modo più accurato possibile. Ed è qui che mi sono accorto della presenza (tra l’altro molto massiccia) della voce “recall”. Nelle intenzioni degli operatori telefonici e del titolare dell’azienda quel “recall” indicherebbe l’azione di richiamare il cliente. Peccato che in Inglese, quello vero, il verbo recall significa ricordare/ricordarsi oppure ritirare dal mercato un prodotto difettoso. Se vogliamo richiamare una persona al telefono dobbiamo utilizzare il verbo “call back”.
Ho fatto presente la distinzione, ma alla fine hanno deciso di continuare a usare “recall”. Come si dice dalle mie parti: ñük e tarlük!*

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* duri [di comprendonio] e stupidi

Boost, pronunciato bost

Ultimamente mi è capitato di sentir pronunciare “boost” come “bost” anziché “buːst/bust”*. Ciò che mi ha sorpreso è che in tutti i casi (una mezza dozzina) si è trattato di (1) miei clienti, (2) dell’area di Como/Varese, (3) intorno ai trent’anni, e (4) con istruzione medio-alta (scuola superiore, laurea in economia).

Mi domando se sia solo un caso o se c’è dietro un fenomeno che mi sfugge. Qualcuno ha avuto esperienze analoghe?

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* rispettivamente British e American English

Vindication, falso amico

“Despite so many false statements and lies, total and complete vindication… and WOW, Comey is a leaker!” è il tweet di cui ho parlato nel post precedente.
Questa volta concentrerò la mia attenzione sul termine “vindication”, che – contrariamente a quanto si potrebbe pensare – non significa vendetta. Siamo dunque in presenza di un caso di falso amico.

Un primo significato di vindication è quello di “assoluzione/proscioglimento” (es. the charges are false, and we are sure we will be vindicated in court) ed è anche quello utilizzato da Trump nel suo tweet. Alcuni giornalisti hanno tradotto quel “complete vindication” con “completa discolpa”*, non riuscendo a rendere il vero senso delle parole del presidente USA.
Nel concetto di vindication, infatti, sono presenti tre elementi importanti: (a) il rovesciamento di una certa posizione (es. da colpevolezza a innocenza), (b) il fatto che questo rovesciamento è ottenuto contro il parere di altri o della pubblica opinione, (c) una certa soddisfazione nel veder riconosciute le proprie ragioni.

Ma vindication può significare anche “giustificazione” (es. poverty was a vindication for his thievery) o “prova a sostegno di una certa tesi” (es. several tests have shown a full vindication of Einstein’s theory).

Meno frequentemente si può interpretare vindication nel senso di “the act of defending, maintaining, or insisting on the recognition of one’s rights”. In questo caso “rivendicazione” è la traduzione più appropriata.

Infine esistono anche i significati di “vendetta” e “liberazione”, che sono tuttavia rari e sopratutto desueti.

Come si può vedere, vindication non solo è un caso (probabilmente poco noto) di falso amico, ma per via della sua complessità di significati richiede anche una certa attenzione in fase di traduzione. Spesso una perifrasi può rivelarsi più utile di una traduzione diretta.

Le definizioni e gli esempi di questo post sono stati tratti da diversi dizionari e successivamente riadattati.

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* conseguenza, a mio avviso, di una consultazione troppo frettolosa del sito WordReference.com.

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