(Gli/le) manca una vite

Questo post nasce da qui, l’ultimo di una serie di gustosi articoli (per ora sono 16) dedicati da Mauro Venier ai “misteri” della lingua tedesca.
È interessante notare come il concetto, più o meno scherzoso, di perdita o mancanza di sanità mentale – che in Toscano viene reso con l’espressione “non avere tutte le rotelle (a posto)” – si ritrovi in altre lingue sempre con un qualche tipo di costrutto idiomatico.
Se, come appunto ci rivela Mauro, il Tedesco adotta una forma assai curiosa come “non avere tutte le tazze nella credenza” l’Inglese fa riferimento alle biglie (“to lose one’s marbles” o “not to have all one’s marbles”), mentre con il Lituano si torna all’analogia meccanica, che qui si esprime con l’idea dell’essere privi di una vite (trūksta vieno varžtelio).

Aggiornamento del 29 Marzo 2019:
Il concetto di rotelle che mancano è utilizzato anche in lingua rumena.

Aggiornamento del 30 Marzo 2019:
Pare che in Spagnolo non esista alcuna espressione idiomatica degna di nota. Così almeno mi ha confermato la moglie malagueña del mio amico Alessandro, con cui ci siamo visti a pranzo oggi in quel di Borgo Ticino, Pavia.

Aggiornamento del 31 Marzo 2019:
La forma estone (di cui ringrazio l’amica Liisa di Tartu) è praticamente identica all’inglese “to have a screw loose” solo al plurale: “tal kruvid logisevad” significa infatti “avere le viti allentate”. A questo punto sembrerebbe potersi ipotizzare l’esistenza di un substrato comune che va al di là della diversa natura di lingue europee con origini diversissime tra loro.

Pagament

Questa è una delle espressioni più usate in Milanese e che a me è sempre piaciuta; “pagament” è una specie di intercalare equivalente a “tra l’altro”, “oltretutto”, “per giunta”.

Il nesso tra alfabeto lituano e ceco

Tra Lituano e Ceco esiste una relazione che pochi conoscono: le tre consonanti č, š, ž non sono originarie dell’alfabeto lituano, ma sono state importate dal Ceco dal padre della patria Jonas Basanavičius.

Ποεσια πολακκα

Liczba Pi (Wisława Szymborska)

Podziwu godna liczba Pi
trzy koma jeden cztery jeden.
Wszystkie jej dalsze cyfry też są początkowe
pięć dziewięć dwa, ponieważ nigdy się nie kończy.
Nie pozwala się objąć sześć pięć trzy pięć spojrzeniem,
osiem dziewięć obliczeniem,
siedem dziewięć wyobraźnią,
a nawet trzy dwa trzy osiem żartem, czyli porównaniem
cztery sześć do czegokolwiek
dwa sześć cztery trzy na świecie.
Najdłuższy ziemski wąż po kilkunastu metrach się urywa.
Podobnie, choć trochę później, czynią węże bajeczne.
Korowód cyfr składających się na liczbę Pi
nie zatrzymuje się na brzegu kartki,
potrafi ciągnąć się po stole, przez powietrze,
przez mur, liść, gniazdo ptasie, chmury, prosto w niebo,
przez całą nieba wzdętość i bezdenność.
O, jak krótki, wprost mysi, jest warkocz komety!
Jak wątły promień gwiazdy, że zakrzywia się w lada przestrzeni!
A tu dwa trzy piętnaście trzysta dziewiętnaście
mój numer telefonu twój numer koszuli
rok tysiąc dziewięćset siedemdziesiąty trzeci szóste piętro
ilość mieszkańców sześćdziesiąt pięć groszy
obwód w biodrach dwa palce szarada i szyfr,
w którym słowiczku mój a leć, a piej
oraz uprasza się zachować spokój,
a także ziemia i niebo przeminą,
ale nie liczba Pi, co to to nie,
ona wciąż swoje niezłe jeszcze pięć,
nie byle jakie osiem,
nie ostatnie siedem,
przynaglając, ach przynaglając gnuśną wieczność
do trwania.

Number Pi

The admirable number pi:
three point one four one.
All the following digits are also initial,
five nine two because it never ends.
It can’t be comprehended six five three five at a glance,
eight nine by calculation,
seven nine or imagination,
not even three two three eight by wit, that is, by comparison
four six to anything else
two six four three in the world.
The longest snake on earth calls it quits at about forty feet.
Likewise, snakes of myth and legend, though they may hold out a bit longer.
The pageant of digits comprising the number pi
doesn’t stop at the page’s edge.
It goes on across the table, through the air,
over a wall, a leaf, a bird’s nest, clouds, straight into the sky,
through all the bottomless, bloated heavens.
Oh how brief – a mouse tail, a pigtail – is the tail of a comet!
How feeble the star’s ray, bent by bumping up against space!
While here we have two three fifteen three hundred nineteen
my phone number your shirt size the year
nineteen hundred and seventy-three the sixth floor
the number of inhabitants sixty-five cents
hip measurement two fingers a charade, a code,
in which we find hail to thee, blithe spirit, bird thou never wert
alongside ladies and gentlemen, no cause for alarm,
as well as heaven and earth shall pass away,
but not the number pi, oh no, nothing doing,
it keeps right on with its rather remarkable five,
its uncommonly fine eight,
its far from final seven,
nudging, always nudging a sluggish eternity
to continue.

Voi come eliminereste le coniugazioni dei verbi?

Ci lamentiamo tanto (e giustamente) delle lingue che hanno ancora oggi le declinazioni dei nomi, ma qualcuno (per esempio uno Scozzese) potrebbe fare altrettanto nei confronti delle coniugazioni verbali della nostra lingua.
Se, con l’esclusione del verbo essere e del verbo avere, volessimo eliminare le coniugazioni voi come fareste? Prendiamo mangiare, bere, dormire. Sono curioso di sentire i vostri suggerimenti.
Bisogna pervenire allo schema seguente (per comodità riferiamoci solo al presente indicativo) in cui le forme dei tre verbi sopra devono restare invariate per tutte le persone singolari e plurali (ho indicato queste forme con x, y, z):

io x, y, z
tu x, y, z
lei/lui x, y, z
noi x, y, z
voi x, y, z
loro x, y, z

Per esempio, per quanto riguarda il verbo mangiare, si potrebbe dire:

io mangia
tu mangia
lei/lui mangia
noi mangia
voi mangia
loro mangia

Oppure (usando “gg” per indicare la “g” dolce”):

io mangg
tu mangg
lei/lui mangg
noi mangg
voi mangg
loro mangg

Trasformazioni che in lingue come l’Inglese hanno richiesto secoli suonano di certo profondamente innaturali se calate nel Toscano di oggi nel giro di qualche secondo. Ma nulla ci vieta di fare l’esercizio.

Avvertenza: o partecipate o non partecipate, ma non state a scrivermi che la cosa non ha senso. Cose che un tempo sembravano insensate oggi sono parte delle nostre consuetudini quotidiane.

Nominativo o accusativo?

Stavo riflettendo sul fatto che quando si tratta di introdurre in lingua inglese dei termini specialistici di origine latina si tende a preferire il nominativo all’accusativo. Quest’ultimo è invece il caso di riferimento per la versione toscana degli stessi termini. Almeno questo è quanto mi sento di sostenere per molti vocaboli che finiscono in “x”.
Qui di seguito elenco quelli che mi sono venuti in mente durante la scrittura di questo post. Di sicuro ne esistono altri.

anthrax
apex
appendix
carapax
cervix
cicatrix
crux
hallux
index
matrix
pax
radix
thorax
vertex
vortex

Pavydas

Falso amico tra Lituano e Toscano. Pavydas non significa “pavida” (aggettivo femminile), ma “invidia” (sostantivo maschile). Ricordare che in Lituano tutto ciò che termina in “-as” è maschile.

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