Notte a Kėdainiai

Come vi avevo raccontato in questo post di circa un mese e mezzo fa quest’anno abbiamo deciso di suddividere il viaggio Švenčionys-Palanga in due parti, ritagliandoci una sosta intermedia di alleggerimento a Radviliškis. Una soluzione simile è stata adottata anche per il viaggio di ritorno; in questo caso abbiamo scelto come destinazione la cittadina di Kėdainiai, una cinquantina di km a nord di Kaunas.

La prima volta che ho sentito parlare di Kėdainiai è stato circa quattro anni fa. Mi trovavo su un volo WizzAir per Vilnius e accanto a me c’era un tizio toscano dislocato nel varesotto – tal Jacopo Bianchi* – la cui moglie era appunto originaria di Kėdainiai. Non che in quella circostanza si sia parlato della città, ma una volta atterrato mi è venuta la curiosità di approfondire l’argomento e, dopo aver visto alcune foto, ho compreso che prima o poi avrei dovuto visitarla. Così questa è stata l’occasione propizia.

Kėdainiai è una città antica, dalla storia alquanto travagliata. Anche dal punto di vista architettonico risente – tra l’altro splendidamente – delle varie dominazioni qui succedutesi; in particolare ha avuto un ruolo determinante la nobile e potente famiglia dei Radziwiłł. Anzi, proprio ai principi Radziwiłł è dedicata la Skrynia**, un bellissimo monumento in bronzo realizzato dallo scultore Algirdas Bosas tra il 2005 e 2006, e oggi divenuto uno dei simboli della cittadina.

Nel suo centro storico Kėdainiai si presenta diversissima da qualunque altro luogo della Lituania. Sembra piuttosto di trovarsi da qualche parte tra Germania, Polonia del nord, Paesi Bassi e Svezia del sud. Le viuzze del centro sono animate, con molti ristoranti, caffè, pasticcerie e locali caratteristici. La gente è particolarmente cordiale, molto di più rispetto alla media dei borghi lituani di periferia. A un certo punto siamo stati fermati per strada da una coppia che si è ricordata di averci visti a Palanga qualche giorno prima; una cosa del genere è praticamente impensabile in Lituania.

Dove dormire e dove mangiare. Come detto i ristoranti sono numerosi, ma quello dell’albergo Grėjaus Namas*** è senza dubbio degno di nota (vi basterà vedere qualche foto tratta dal sito ufficiale). Anche in questo caso, come già per Radviliškis, aspettatevi prezzi molto più bassi di quelli praticati a Vilnius e Kaunas. La stessa Grėjaus Namas è invece nella media (se non leggermente sotto) dal punto di vista della qualità delle stanze.

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* l’ultima volta che ci siamo sentiti si era trasferito con la famiglia in Danimarca

** traducibile con scrigno, arca, cassettone

*** la Casa di Dorian (Gray)

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Il cucchiaio da portata

Su mia suocera e la sua leggendaria incapacità di usare le posate da portata devo aver parlato non poco in questi anni; eppure pochi giorni fa è riuscita a stupirmi ancora (in negativo, si capisce).
Verso la fine della scorsa settimana, prima di rientrare a Milano, abbiamo fatto un pranzo un po’ più ricco del solito, a base di aringa. Tra i contorni c’erano anche le patate bollite.
Ora immaginatevi la scena. Tavola con al centro un’insalatiera piena di patate tra le quali, in perfetta evidenza, è adagiato il relativo cucchiaio da portata. Immancabilmente mia suocera lo ignora e allunga la sua forchetta sbausciata apprestandosi a infilzare uno dei tuberi. Poi, all’improvviso, quello che nessuno si aspetta. Quando i rebbi della forchetta giungono a meno di un centimetro dalla patata prescelta mia suocera si arresta in un impensabile autofreeze, emette un piccolo grugnito di sorpresa, ritrae l’attrezzo, lo posa a bordo piatto (in modo ovviamente errato, cioè con le punte all’insù) e carica la patata sul cucchiaio da portata. Neanche il tempo di gioire e gridare (mutamente, dentro di me) al miracolo che la triste realtà è tornata ad affacciarsi con altrettanta cruda sorpresa. Mia suocera ha sì utilizzato il cucchiaio da portata, ma anziché adoperare lo stesso per riporre la pietanza nel suo piatto si è aiutata con la sopra menzionata forchetta sbausciata (in pratica con la forchetta svuotava e – non contenta – puliva il cucchiaio). E mica una volta sola, ma di continuo. Alla fine ogni speranza è andata persa. Lo sbausciamento ha solo cambiato forma.

Ultima notte a Vilnius, in hotel

Chi non mi conoscesse non troverebbe assolutamente nulla di strano nel titolo di questo post; chi invece legge il blog con una certa regolarità si starà probabilmente domandando: ma se a Vilnius hanno una casa perché mai sono andati in hotel?
In effetti quando siamo in città ci appoggiamo al nostro appartamento di Šeškinė*. Tecnicamente è di mia suocera, che infatti ci vive da metà Ottobre a metà Aprile (quando cioè non è nella casa di campagna), ma di fatto è perennemente occupato dal lituocognato, che di andarsene non ci pensa proprio**. Il lituocognato ha progressivamente aggredito tutti gli spazi vitali. Innanzitutto si è comprato un gatto*** (tre o quattro anni fa), poi è stata la volta della presa di possesso della sala, che è anche la camera da letto di mia suocera; qui lo scorso anno ha installato la sua batteria di processori con cui fare data mining finalizzato al guadagno in criptovalute (che come era ampiamente prevedibile e previsto rende sempre meno); le ventole di raffreddamento e il ventilatore aggiuntivo a piantana fanno una tale baccano che è assolutamente impossibile dormire. Come se non bastasse si è invitato a casa un amico e – da ultimo – ha reso l’aria irrespirabile grazie alla coltivazione di un paio di piantine di marijuana****. A ciò si aggiunga una casa senza cibo e sporca e infine – tutt’altro che secondario – una temperatura superiore ai 30°C.
Abbiamo resistito in queste condizioni una notte (con mia moglie costretta a dormire a casa di un’amica per mancanza di spazio); la seconda ci siamo spostati al diciannovesimo piano del Radisson Blu Hotel Lietuva. E per una volta non mi è spiaciuto spendere quel che ho speso (160***** euro per una camera tripla, che praticamente era un mini-appartamento, ovviamente con aria condizionata, vasca da bagno, box doccia tre volte più grande di quello che ho a Milano, ferro da stiro, TV satellitare con schermo gigante, ma sopratutto una vista spettacolare della città vecchia).

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* quartiere residenziale a nord del centro

** vivere ancora in casa a 38 anni, in Lituania, è come, da noi, vivere ancora in casa a 50 anni

*** io odio i gatti

**** non è ancora ben chiaro cosa intenda farci; l’unica cosa che sappiamo è che non la utilizzerà per fini ludici; conoscendo il personaggio deve essersi convinto che faccia bene per chissà quale infinità di cose

***** 159 euro + 1 euro di tassa di soggiorno (anche in Lituania esistono queste idiozie creative per spillare soldi ai turisti)

La sodyba Saulėtekis di Ignalina

Chi volesse mangiare a Ignalina ha solo due opzioni: lo Žuvėdra e il Romnesa, con il secondo indubbiamente superiore al primo. In dieci anni lo abbiamo chiesto a destra e a manca, a dozzine di persone diverse (persino all’ufficio turistico!), ma le risposte si sono sempre e unicamente indirizzate sui due nomi ricordati sopra.
In realtà da poco tempo esiste una terza possibilità: la sodyba Saulėtekis. Esiste da un paio d’anni e si fa pubblicità da uno. Noi l’abbiamo provata oggi. Risultato? Non si mangia male, ma nemmeno bene. La conduzione è eccessivamente familiare, i piatti pochi e poco elaborati, le porzioni insufficienti. Il personale (mamma cuoca e figlia cameriera) si è rivelato molto simpatico, ma è chiaro che questo non può bastare.
Mi auguro grossi cambiamenti a breve, o a Ignalina gli unici due posti dove poter consumare un pasto decente resteranno sempre e solo lo Žuvėdra e il Romnesa.

I mangiacavallo

Oggi l’amico Daniele, con moglie e figlia, sono venuti a trovarci dalle nostre parti. Abbiamo pranzato allo Žuvėdra di Ignalina, fatto una passeggiata sul ponticello che connette le due sponde del Lago Paplovinis e poi siamo andati sulla collina di Kačėniškė (Kačėniškės piliakalnis) per goderci la vista del Lago Mergežeris (Mergežerio ežeras).
Giornata molto piacevole durante la quale ho appreso (e fatto mio) un nuovo termine: mangiacavallo; il modo davvero centrato con cui la moglie di Daniele chiama i tafani (quest’anno più numerosi e fastidiosi del solito).

Gražina di Daukšiai

Se cercate un villaggio di nome Daukšiai su una mappa della Lituania ne troverete diversi*; uno nella municipalità di Marijampolė, uno in quella di Skuodas, uno in quella di Kėdainiai, uno in quella di Joniškis e uno – quello che qui interessa a noi – dalla parti di Švenčionys, a un paio di km dalla nostra casa di campagna.

A Daukšiai vive Leona; fino a due anni fa aveva una vacca da latte, così, circa due o tre volte la settimana, andavamo da lei a comprare il latte fresco appena munto**. A un certo punto davanti alla casa di Leona è sorta quasi dal nulla una nuova abitazione; segni evidenti di tecnologia e modernità, e struttura in legno su due piani molto più ampia ed elegante delle catapecchie di cui si compone il villaggio (non questo in particolare, ma più o meno tutti). Ogni volta mia moglie e io sostavamo lì davanti; un paio di minuti al massimo durante i quali, da dentro la nostra auto, ammiravamo quella casetta da favola. La cosa è andata avanti così per un bel po’: diciamo circa tre anni.

Oggi ci siamo fatti coraggio e siamo andati in loco a parlare direttamente con i proprietari. L’idea era quella di capire quali fossero i passi necessari da compiere qualora anche noi volessimo costruire casa da queste parti (se e dove serve presentare un progetto ufficiale, quale tipo di architetto è il caso di contattare, come fare per reperire i costruttori, a quali aziende di impiantistica rivolgersi, come risolvere il problema della depurazione dell’acqua, ecc.). Così abbiamo parcheggiato nel giardino di Leona e ci siamo presentati in quello di fronte.

Ci si è fatta incontro una donna vestita in modo molto semplice, ma dal portamento cittadino e dai modi raffinati e gentili. Il sorriso di mia moglie ha immediatamente contribuito a rompere il ghiaccio, tanto che nel giro di una ventina di secondi Gražina – questo il suo nome*** – si è offerta di mostraci gli interni di casa sua (compresa sauna, sala impianti, taverna e laghetto artificiale nella parte retrostante). Casa che, vista dal di dentro, è risultata di una bellezza ben al di là della nostra immaginazione.
Al termine del nostro giro abbiamo fatto le presentazioni e la cosa ha fatto ridere sia noi che lei quando ci siamo resi conto che in realtà quella sarebbe stata l’operazione da compiere all’inizio. Gražina e mia moglie si sono scambiati i numeri di telefono e ci siamo lasciati ringraziando più volte per la gentilezza e la disponibilità.

Poi, quello che non ti aspetti. Nel pomeriggio Gražina ci ha telefonato tre volte. La prima per dirci che aveva parlato con il marito (attualmente in Lettonia) e che – compresa l’assoluta buona fede con cui eravamo capitati lì – aveva deciso, al ritorno di lui, di invitarci per un tè o un caffè. Le altre due per dirci che volevano assolutamente aiutarci a metter su casa e che avevano un po’ di nominativi da darci (architetto, e altri tipi di figure professionali di cui si sono avvalsi).
A quanto pare siamo anche stati i primi sconosciuti a cui Gražina ha permesso di entrare in casa sua.

Sia lei che il marito sono di Vilnius e, una volta andati in pensione, hanno deciso di trasferirsi a Daukšiai per tutto l’anno. Probabile che l’aver incontrato persone “normali” come noi (a differenza della media di bifolchi alcolizzati che vive da queste parti) ha fatto sorgere in loro di desiderio di comunicare e aprirsi. E la cosa è senza dubbio reciproca.

Ecco, queste sono le sorprese che a volte capitano anche qui in Lituania. E, come sempre, le cose inattese sono sempre le più belle.

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* non escludo che oltre i cinque qui citati ve ne siano altri

** qui in campagna è possibile farlo in molti villaggi, ma nella maggior parte dei casi l’igiene lascia abbondanentemente a desiderare (meglio dunque servirsi presso i supermercati della cittadina più vicina, come i Maxima di Švenčionys e Ignalina)

*** nome femminile lituano creato dal poeta polacco Adam Mickiewicz per il personaggio principale del suo poema Grażyna. Il nome deriva dall’aggettivo lituano graži che significa bella/graziosa (evidentissima l’origine latina del vocabolo)

Marco Zoppi ir Rolanda Sabaliauskaitė

Una quindicina di giorni fa, complice una giornata di pioggia in quel di Palanga, ho visto per caso in TV un frammento d’intervista a Rolanda Sabaliauskaitė. Ho così scoperto che la ragazza in questione è l’assistente (e nella vita anche compagna) di Marco Zoppi, artista delle “bolle” di fama internazionale di cui non avevo mai sentito parlare prima (che mica si può essere sempre aggiornati su tutto).

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