Schifoburro

Dicesi schifoburro quel panetto di burro, parzialmente utilizzato, che porta con sé – sotto forma di elementi diversamente pigmentati e annessi corpuscoli estranei – i rimaneggiamenti di precedenti operazioni di cucina. Un classico della lituosuocera.

17:20

Risposta alla domanda: a che ora hanno pranzato lituosuocera e lituocognato oggi?

La terza lituominchiata dell’estate 2020

Non c’è due senza tre, come si suol dire. Dopo il discorso CoViD (di cui ho parlato nel post precedente), dicevo al lituocognato che sarebbe buona cosa disfarsi del tetto in amianto della casa di sua madre* e che valeva la pena capire se fossero ancora disponibili (come era negli anni passati) dei contributi statali alla sostituzione**.
E qui la lituominchiata è doppia. La prima parte è la seguente: if you eat asbestos it is dangerous, but if it stays there on the roof nothing happens; il che è profondamente errato: se mangi l’amianto non ti succede nulla, se invece ne respiri le fibre hai un’elevata probabilità di sviluppare un tumore o certi tipi specifici di malattia (la relazione tra fibre di amianto nei polmoni e malattia non è di correlazione, ma di causa ed effetto, per i pochi sprovveduti che ancora non lo sanno). Ed ecco la seconda parte: it’s just marketing what you must or must non change; qui invece andiamo sul classico: risposta in tipicissimo stile complottista.

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* i tetti in amianto sono una percentuale elevatissima delle case di campagna, almeno da queste parti

** cosa che qualche giorno fa ho chiesto anche a Marijus e da cui attendo risposta

La seconda lituominchiata dell’estate 2020

La prima ve l’avevo raccontata qui.
Ecco la seconda. Ieri è arrivato il lituocognato e a un certo punto, dopo cena, in giardino, il discorso è finito sulla situazione CoViD. Dopo qualche minuto mi dice la seguente cosa: il viceministro della sanità è un mio amico; non è un segreto per nessuno, ma dalla scorsa estate è uscito un documento che – con molti mesi di anticipo – spiegava come comportarsi in caso di pandemia.
Cioè, mica vorrete che mi metta a fare un commento, vero?

Karina e Diana si conoscono

Dal momento che ci siamo incontrati al ristorante Beržuvis mi ha sorpreso vedere che Diana e Karina (la nostra cameriera abituale) si conoscessero. Vero che Švenčionys è un posto piccolo (ufficialmente poco più di 4.000 abitanti*), ma le due sembrano essere tra loro diversissime.
Da un lato Diana: abbigliamento sobrio, niente trucco (e se c’è non si vede), con un viso acqua e sapone, e senza dubbio di cultura elevata. Dall’altro Karina: probabilmente una mezza dozzina d’anni più giovane, capelli tinti di un nero corvino molto intenso, ciglia finte eccessivamente lunghe, trucco pesantissimo (specie sugli occhi) e un abbigliamento a mio parere un pelino troppo osé per il luogo e per l’ora; per darvi un’idea della cosa: la gonna corta fa ben vedere, sotto le calze nere sexy trasparenti, i due grossi tatuaggi floreali sul retro delle cosce, alla maniera (per me orribile) della nuova ondata di attrici porno “inchiostrate” (su tutte, quelle provenienti dalla Spagna e da certe aree dell’Europa centro-orientale).
Il fatto che una (Diana) fosse sorridente e l’altra (Karina) molto seria, invece, non deve trarre in inganno. Da queste parti chi serve ai tavoli deve mantenere verso il cliente assoluto distacco e riserbo, al punto che è molto difficile strappare un sorriso ed entrare in confidenza (Vilnius fa chiaramente eccezione)**.
Alla fine ho scoperto che le due frequentano la stessa palestra e talvolta Karina (che Diana ha definito una tipa tosta) aiuta la prima a fare gli esercizi più complicati.

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* sicuramente non meno del triplo nel periodo estivo

** questo è anche uno dei motivi per i quali questo atteggiamento (che, come detto, nasce da esigenze puramente professionali) è quasi sempre male interpretato dal turista straniero, che poi finisce per elargire alle ragazze mance molto scarne

L’educazione lituana

Vi racconto la cena di ieri sera, quella a base di carpa erbivora.
Verso le 19:30, quando stavo pensando di preparare una pasta e ancora non sapevo dell’arrivo del lituocognato, mia suocera ha cominciato a impegnare il piano cottura. Una padella con il pesce in frittura, un pentolino per le immancabili patate, e un’altra padella per la preparazione del sughetto di accompagnamento al pesce: pezzettoni irregolari di cipolla e cilindretti altrettanto irregolari di erba cipollina in frittura in una pozza di qualcosa che non saprei dire se fosse burro o un qualche tipo di oliaccio di semi*.
Nel frattempo ho apparecchiato la tavola, ovviamente per quattro.
Una volta finita la preparazione di quanto sopra, il lituocognato e la lituosuocera se ne sono andati belli e beati in sala e – incuranti di noi – hanno cominciato a cenare, mentre io ho finalmente potuto metter su la pasta.
Un quarto d’ora più tardi anche mia figlia e io ci siamo ricongiunti ai due. E lì, a turno, i nostri hanno di nuovo tentato di convincermi ad assaggiare quella specie di subpesce.
Breve dialogo con il lituocognato (che si è comunque dimostrato generalmente gentile con me, e più loquace del solito):

lituocognato: why you don’t wanna taste it?
Nautilus: because I already tasted it last year and I didn’t like it
lituocognato: why you didn’t like it?
Nautilus: because I don’t like that kind of taste

Ora, l’educazione, ma ancor prima la logica, dovrebbero indurre a non chiedere mai (ripeto: mai!) a qualcuno perché non gli piaccia qualcosa. Come fai a rispondere a una domanda idiota del genere? Non puoi che fare un giro di parole per dire la stessa cosa: se una cosa non ti piace, non ti piace e basta. Che senso ha dare una spiegazione? Se non ti piace il pistacchio è perché è una questione di gusti. E si sa che de gustibus non disputandum est (ma figuriamoci se questi capiscono il detto latino).
La cena è poi andata avanti con il solito corollario di orrori che vi ho già raccontato infinite volte. Ma a un certo punto mia figlia mi ha detto: puoi dire a lui [il lituocognato] di mangiare bene e di non parlare con la bocca aperta? Se infatti un Lituano dà spettacolo quando mangia con le posate figuratevi la situazione quando mangia con le mani.

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* qui c’è ancora la credenza che non si debba usare l’olio d’oliva per cucinare; fate voi qual è il grado di arretratezza

Crepa!

Curioso che quest’anno alla lituosuocera sembra creparsi e rompersi un sacco di roba di vetro. Prima le è esploso il vasone in cui stava marinando i cetrioli, poi ha rotto un bicchiere, infine, questa mattina, le si è crepata la teiera. Segnali divini?

Il doppiaggio empatico

Dell’infimo livello del doppiaggio lituano vi ho già parlato in altre occasioni*, tanto che – da sempre – ritengo auspicabile ascoltare i programmi in lingua originale con i sottotitoli in Lituano**. Nel pomeriggio di ieri, però, mentre la lituosuocera guardava la sua solita telenovela turca (una produzione talmente di serie B che nemmeno potrebbe essere distribuita in Europa occidentale), ho assistito a un’ulteriore caduta verso il basso. La scena era la seguente: un padre morente in un letto, attorniato dai figli che lo piangevano disperatamente. A turno tutti gridavano “papà, papà, papà, …” con le urla strazianti e l’espressività sguaiata tipica di una sceneggiata napoletana; ebbene, nel doppiaggio, quel “papà, papà, papà, …” diventava un qualcosa di anonimo, sobrio, piatto, mai sopra le righe. Il fatto è che in questo tipo di produzioni si sentono entrambe le lingue: l’originale è a volume più basso, ma perfettamente udibile. E, come potete immaginare, il contrasto che ne è derivato ha reso il risultato finale disarmante e pacchiano.

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* se il motore di ricerca interno di WordPress funzionasse un po’ meglio vi metterei i link

** settimana scorsa lo stesso lituozio Miglius riconosceva che la superiorità degli Estoni nel parlare Inglese è dovuta anche al fatto che i loro programmi sono appunto sottotitolati; non so se sia ancora così, ma di certo lo era quasi una ventina d’anni fa, durante la mia cosidetta vita estone precedente (ricordo una sera a Haapsalu quando mi sono goduto in originale il bellissimo The Usual Suspects di Bryan Singer, con un bravissimo Kevin Spacey)

02:30

Questa notte sono riuscito a prendere sonno solo alle 2:30. Quella svegliona della lituosuocera, infatti, ha scordato di chiudere la finestra (che non si vedeva aperta in quanto coperta da una tendina colorata) e così, per quasi tre ore, ho ingaggiato una battaglia furiosa con: farfalline chiare, farfalline scure, ragni, zanzare di dimensioni standard, zanzare giganti, mosche, altri insetti volanti non meglio identificati.

Baltasis amūras

La lituosuocera, che da circa tre giorni è particolarmente incazzosa (dunque più insopportabile del solito), verso la serata di oggi ha cominciato a dare strani segnali di mutazione. A un certo punto ha detto che avremmo mangiato del pesce, e si è sùbito beccata un no secco sia da parte mia che di mia figlia*. A mia figlia il pesce non piace, a me invece il pesce piace, ma non quello che cucina lei e sopratutto non nel modo neanderthaliano in cui lo cucina. C’è stato un momento in cui io e il gatto ci siamo guardati ripetutamente e il felino sembrava dirmi: Nautilus, va che sono qui per pura curiosità, non penserai mica che io voglia mangiare quella schifezza che frigge in pentola? Vista la quantità di pesce ho intuito che da lì a poco sarebbe arrivato il lituocognato. E così è stato. Lituocognato senza fidanzata figa e senza finti figli, questa volta. Però, come sempre, l’arrivo del figliolo adorato ha trasformato la lituosuocera da incazzosa a squirtante.
OK, ma alla fine, di che pesce stiamo parlando? Stiamo parlando di Baltasis amūras (Ctenopharyngodon idella), anche noto come carpa onnivora (in realtà erbivora).
Ecco due passaggi significativi (in particolare il secondo) tratti da Wikipedia:

Questo pesce si nutre di alghe e altre piante infestanti acquatiche per cui viene spesso usato per combattere le crescite algali incontrollate conseguenti all’eutrofizzazione negli ambienti d’acqua dolce.

Le carni non sono particolarmente apprezzate perché liscose, simili a quelle del cavedano.

Cioè, per riassumere, un pesce che una persona normale non si sognerebbe mai di comprare, né tanto meno di spacciare per una squisitezza. E in Lituania il pesce buono vi assicuro che non manca (quello che manca, salvo rari casi, è la capacità di prepararlo con gusto e raffinatezza).

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* in realtà si è beccata più di un no perché la nostra, con l’inarrivabile invadenza che la contraddistingue, ha ovviamente tentato di proporci il suo capolavoro gourmet più volte

Breve giro a Sariai

Oggi, dopo pranzo, su consiglio di Diana, mia figlia e io abbiamo fatto un breve giro a Sariai, lungo la strada 102 Vilnius–Švenčionys–Zarasai*. Si tratta di un villaggio popolato da circa 200 anime (quindi relativamente grande per la zona) che si divide tra orrori del passato sovietico (per fortuna pochi) e molti tentativi di abbellimento da parte di chi vi vive o possiede in zona una seconda casa. Nei pressi dell’ufficio postale c’è un piccolo parco con simpatiche sculture in pietra e in legno (molto belli i tronchi a forma di drago). Sariai è in realtà famosa sopratutto per l’omonimo lago, che oggi non abbiamo avuto tempo di esplorare (anche per via di un caldo davvero insopportabile); sarà dunque il caso di ritornarci presto con tanto di costume da bagno.

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* procedendo da Švenčionys in direzione Vilnius, Sariai si trova dopo una decina di km sulla destra

Diana

Ogni tanto, anche in posti fuori dal mondo come questo, possono capitare delle cose belle. La scorsa settimana ero stato all’ufficio turistico di Švenčionys, animato in realtà da ben poche speranze. Qualche anno prima, infatti, mi ero affacciato quasi per caso negli stessi locali e la donna bionda di mezza età (con tanto di capelli cotonati in stile sovietico che la facevano sembrare più vecchia di almeno vent’anni) era andata nel panico sùbito dopo aver sentito il mio “hello”* (l’ha salvata un paio di secondi più tardi mia moglie con il suo intervento nell’idioma locale). Ma questa volta è stato tutto diverso. Ad accogliermi ho trovato una ragazza dall’Inglese quasi impeccabile; sempre bionda, ma dai capelli lisci e dal taglio quasi moderno, vagamente somigliante al mai troppo compianto Randy Rhoads. Jolanta. Tre le cose che le ho chiesto. Se nella zona ci fosse qualcosa di nuovo da vedere (ma non c’era nulla di nuovo, anzi, io stesso sapevo e avevo visto più cose di lei, nonostante lei fosse nata e vivesse lì da sempre). Se poteva indicarmi il nome di un buon parrucchiere per mia figlia** (e qui è stata davvero gentile, non solo a trovarmi il parrucchiere giusto, ma anche a fissarmi un appuntamento, visto che in tempi di CoViD è necessario prenotare con settimane d’anticipo). Se conosceva qualcuno che potesse darmi delle lezioni di Lituano. Alla terza domanda ha risposto come segue: “be’, una persona la conosco: ci sarebbe mia sorella Diana; insegna Inglese in una scuola di Švenčionys, lavora all’ambasciata statunitense di Vilnius, parla Inglese e Tedesco, e in questo periodo è in vacanza; le chiedo se è disponibile; se torni qui domani ti faccio sapere”. Così sono tornato il giorno successivo, quando Jolanta è stata felice, anzi, felicissima di annunciarmi che la sorella aveva accettato e che mi lasciava i suoi riferimenti di contatto. Così oggi ci siamo incontrati.
41 anni (ma ne dimostra dieci di meno), lunghi capelli neri, bel fisico e grande simpatia. Diana però non sarà una seconda Tatj (chi segue le lituovicende del blog sa esattamente a chi mi riferisco): le lezioni con Diana saranno molto più orientate alla conversazione e molto meno focalizzate sulla grammatica e sulla lingua scritta. Cominciamo lunedì (in realtà qualcosa abbiamo già fatto oggi). Se lo riterrò opportuno vi terrò informati.

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* in questa zona della Lituania a molti è stato insegnato il Tedesco (oltre, in passato, alla scontata imposizione del Russo) per ragioni che non ho ancora avuto l’occasione di approfondire; ciò non toglie che in un ufficio turistico di qualunque città d’Europa (specie se stiamo parlando di città equivalenti a un capoluogo di provincia) non è ammissibile che il personale non sappia parlare un minimo d’Inglese

** nelle giornate fredde d’estate, che qui sono parecchio frequenti (più a Luglio che ad Agosto), il bagno semi-esterno della catapecchia di mia suocera è talmente pieno di spifferi da rendere sconsigliabile le normali attività di igiene personale, in particolare doccia e lavaggio dei capelli

Foto moscate

Il numero di insetti che popolano le campagne lituane è incredibilmente elevato (e difficile da immaginare se non siete mai stati da queste parti). Non a caso non è affatto raro scattare foto che, se successivamente osservate al computer, mostrano macchie per l’appunto corrispondenti a insetti di varia natura (prevalentemente mosche).
Per darvi l’idea della situazione, a volte càpita di uscire di casa e di trovarsi circondati da una dozzina di insetti; insetti che ti seguono ovunque tu vada. Insomma, una situazione simile alla celebre nuvoletta fantozziana.

Parduotuvė

Oggi ho ampliato la mia collezione di foto di vecchi negozi sovietici abbandonati. Entrambi sorgono lungo la strada 4401 che collega Švenčionys a Mielagėnai. Il primo scatto è relativo al villaggio di Stanislavavas (nel comune distrettuale di Švenčionys); il secondo è stato fatto poco prima di Kančioginas (e qui siamo già nel distretto di Ignalina).

Arrivano dalla Bielorussa

Non so se prima non me ne ero mai accorto o se si tratta di una novità relativamente recente. Il mese scorso, mentre andavamo in auto verso Palanga, mia moglie mi parlava di un tipo di fiori che non dovevo assolutamente toccare perché scatenano una reazione allergica molto forte, in grado – in taluni casi – di portare fino alla morte. Poi mi ha detto: arrivano dalla Bielorussia.
L’altro ieri la lituosuocera mi parlavo di un tipo di micromosche che mordono e fanno molto più male delle mosche normali, moschini a cui – povero piccino – il lituocognato è allergico. E anche lei mi ha detto: arrivano dalla Bielorussia.
Forse è perché da queste parti il confine è solo a una decina di km di distanza. Però ho il sospetto che sia la solita lituoesagerazione.

Ne prūdas, bet kūdra

Ieri, mentre ero dal lituocugino Laurynas, a un certo punto si è cominciato a parlare del laghetto artificiale dietro casa loro (o davanti, a seconda di dove e come si guardi). Ho raccontato la storia di quanto, qualche anno fa, riferendomi al laghetto artificiale della lituosuocera, non sono riuscito a far capire alla nostra che stavo parlando proprio di quello: io lo chiamavo mažas ežeras (piccolo lago), ma niente, lei non capiva; poi l’ho portata lì fisicamente, le ho indicato lo specchio d’acqua e lei: šitas nėra ežeras, šitas yra prūdas! E li ho compreso, forse per la prima volta in modo così chiaro, quanto i Lituani sono privi di flessibilità e di sforzo di immaginazione.
Ma torniamo a noi. Al termine della storiella, con una certa aria di soddisfazione e compiacimento, ho detto ai tre (c’erano anche i lituozii): eh, ma ora lo so che non devo chiamarlo ežeras ma prūdas. E loro: šitas nėra prūdas, šitas yra kūdra!

Microsecondi di sconforto. Poi mi sono ripreso.

La differenza? Se è piccolo piccolo lo chiami prūdas, se è solo piccolo lo chiami kūdra, oltre al fatto che devono essere entrambi artificiali. Quindi, sia il prūdas che il kūdra sono un caso particolare di tvenkinys, che è appunto il termine con cui si designa un bacino artificiale (anche se normalmente tvenkinys indica un bacino di grosse dimensioni).

Ma quanto è simpatico PDL?

Su mia iniziativa, stasera sono stato a bere una birra dal lituocugino Laurynas (detto PDL*). In passato era già capitato di scambiarsi due chiacchiere in un paio di occasioni, ma nulla di più. Stasera, invece, abbiamo parlato ininterrottamente per un’ora abbondante** e… devo dire che il cugino Laurynas è simpaticissimo. E poi, con mia enorme soddisfazione, ho scoperto che, a quanto pare, non sono l’unico a far fatica a sopportare la lituosuocera.

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* palla di lardo

** in Inglese

Galima? Negalima

Ristorante Beržuvis di Švenčionys, ore 14:00 di oggi. Per non far mangiare a mia figlia sempre la solita lituopizza (che sta a una vera pizza come una bambola gonfiabile sta a una vera donna), faccio un tentativo di ordinare qualcosa di personalizzato.
Così, all’arrivo della cameriera, provo a chiedere in Lituano se si può avere qualcosa fuori menù: “galima…?” (si può…?). Al solo sentire una richiesta extra rispetto al consueto la ragazza entra in automatico in panic mode. Poi si riprende e mi chiede: “che tipo di cosa extra?”. Le rispondo: “una bistecchina di petto di pollo come quella che c’è nella mia Ceasar’s salad, con in più dei pomodori e dei cetrioli”. Ci pensa un po’, ripete in modo interrogativo esattamente le tre cose che le avevo chiesto un secondo prima e poi chiude con un prevedibilissimo “negalima”, non è possibile.
Ora, supponiamo di essere in un qualunque altro Paese occidentale al mondo, quale ristorante e quale cuoco non sarebbe in grado di assemblare un piatto a partire da tre ingredienti normalissimi che fanno già parte del menù? Per di più se si tratta di accontentare una bambina.
Niente, è la solita totale assenza di flessibilità, che tra l’altro è anche antieconomica. Facesse così un ristorante da noi scoppierebbe un finimondo.
Il Beržuvis però non è nuovo a queste cose. Un paio d’anni fa mia moglie si è vista rifiutare una birra piccola solo perché… non c’era il tasto delle birre piccole sul registratore di cassa (e ve l’avevo anche raccontato). Ed è ancora così: ho provato a chiedere una birra piccola la scorsa settimana e la risposta è stata il solito “negalima”.

Merlinas

In Lituania (come in Lettonia ed Estonia) ci sono posti talmente brutti* che diventano irresistibilmente belli da visitare e fotografare. Oggi siamo stati a Merlinas.

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* brutti non perché ci sia un bruttezza intrinseca lituana, ma per gli orrori architettonici lasciati da decenni di comunismo sovietico

Le fondamenta, secondo il cugino Miglius

L’altro giorno raccontavo al “cugino” Miglius che prossimamente costruiremo casa da queste parti*. Mi ha detto: la cosa importante è che fai le fondamenta**. Oh certo, questa è la prima cosa che farò – gli ho risposto – se non altro per evitare che si inclini come la casa di tua zia. Ma no, mica per quello – mi ha fatto eco lui – è che se non hai le fondamenta non hai un posto dove stivare le patate d’inverno.
Eh già, non è mica un problema di stabilità, l’importante è avere un luogo dove conservare le patate.
Ovunque oggi le patate sono un elemento di contorno. In Lituania no, in Lituania le patate sono l’altro nome di Dio.

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* per ora abbiamo fatto il cambio di destinazione d’uso di una parte della proprietà terriera della lituosuocera, proprietà che prossimamente verrà ceduta in donazione a mia moglie, e su cui, appunto, costruiremo la nostra casetta nel giro di tre anni (auspicabilmente)

** il 99% delle case di campagna, qui, è senza fondamenta; le case (chiamiamole così, ma in realtà sono delle baracche di legno o – quando va meglio – di orribili mattoni bianchi sovietici) poggiano su un semplice lastrone di cemento che però potrebbe anche inclinarsi a causa di un cedimento del terreno. Capita raramente, ma casualmente è capitato con la casa di mia suocera – dove mi trovo in questo momento – che è scivolata in pendenza lungo un lato

Lituorobottini

Tutto come previsto. La scorsa settimana le autorità lituane hanno annunciato che da oggi sarebbero tornate obbligatorie le mascherine nei luoghi chiusi (negozi, supermercati, mezzi pubblici, …). E così è stato.

Ora, se i Napoletani irritano perché sistematicamente incapaci di rispettare una regola che sia una, i Lituani irritano in maniera altrettanto insopportabile per il loro modo di attenersi roboticamente a qualunque cosa venga comunicato da una qualsivoglia autorità. Non è difficile osservare che, in entrambi i casi, viene meno la capacità di esercitare un minimo di ragionamento critico e autonomo.

Se oggi è sabato e le autorità governative mi dicono che da sabato prossimo dovremo tutti indossare le mascherine io mi aspetto che già oggi qualcuno comincerà a portarle in via cautelativa, che domani ci sarà qualcuno in più a esibirle, e via di questo passo in progressione crescente fino al prossimo weekend, quando a indossarle saranno quasi tutti (ma non assolutamente tutti, perché c’è sempre l’eccezione che conferma la regola). Qui no. Fino a ieri non le indossava nessuno, e oggi tutti. Automi, protoumani che deambulano come manichini azionati da un congegno meccanico.

Mia figlia e io oggi eravamo a pranzo al ristorante Beržuvis di Švenčionys. Dalla finestra accanto al nostro tavolo si vedevano le persone sulla strada sottostante. C’era un sacco di gente che, prima di entrare nel piccolo supermercato situato proprio sotto il ristorante, indossava la mascherina, poi usciva, se la toglieva (non se la metteva sotto il mento, la rimuoveva proprio tenendola in mano), attraversava la strada e, prima di entrare in uno dei negozi di fronte (un fioraio, un parrucchiere, un gommista e un locale di abiti usati) se la rimetteva. Uno spettacolo comico o, se volete, ridicolo.

Un po’ come quando i Lituani percorrono una strada secondaria interrotta da un passaggio a livello incustodito (dove passa un treno una volta all’anno se va bene); vedono il segnale di stop e quelli si fermano; si fermano, sostando per qualche interminabile secondo, anche laddove c’è perfetta visibilità a destra e a sinistra. Gli è stato insegnato di fare così, e loro fanno così, senza mai accendere il cervello.

Inferno baltico

ellē (Lettone)
helvede (Danese)
helvete (Svedese)
helvetti (Finlandese)
hölle (Tedesco)
pekla (Samogiziano)
piekło (Polacco)
põrgu (Estone)
pragaras (Lituano)

Lo Japoniškas Sodas di Kretinga si amplia

C’eravamo stati per la prima volta nell’Agosto del 2016 (ne avevo parlato qui), ma quest’anno – per via della fissa che mia figlia ha maturato per il Giappone (a causa del cartone animato Doraemon) – ci siamo dovuti tornare. Ed è stato un piacere constatare che i giardini si sono di molto ampliati (un ulteriore ampliamento è ancora in corso).
Come già suggerito in passato, se vi trovate a Palanga o a Klaipėda, o nelle vicinanze, una visita è caldamente consigliata.

Kalnapilis 0.0

Nel corso della mia vita mi è capitato di provare una mezza dozzina di birre analcoliche, tutte pessime. Nei giorni scorsi, invece, ho avuto modo di assaggiare per caso la Kalnapilis 0.0; e questa si avvicina molto a una birra tradizionale.

Moda mare Palanga, estate 2020

Come sapete, quasi ogni anno non manco di informarvi sulle novità estive che vedo andar di moda da queste parti.
Quest’anno sono diffusissime le extension per treccine afro (di colore prevalentemente blu) portate dalle bambine tra i 4 e i 12 anni, mentre non sono pochi gli uomini che esibiscono un tatuaggio, spesso anche ben fatto, su un intero braccio.

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