Sun & Sea (Marina). Storia di un Leone d’Oro

Questo è il video dell’istallazione del Padiglione della Lituania alla Biennale di Venezia 2019. Qui l’articolo del New York Times che parla del premio vinto.
Qui il sito di Lina Lapelytė. Qui la pagina Wikipedia (per ora solo in Lituano) di Vaiva Grainytė. Qui la pagina Wikipedia (in Lituano) di Rugilė Barzdžiukaitė.

Lituani ghiaccettini

Una cosa che fa molto ridere i Lituani è il fatto che in Estone “Lituano” si dice “Leedukas”, parola che, come quasi tutte quelle che terminano in -as, è di probabilissima derivazione baltica, quindi lituana o lettone. Ora, in Lituano “Leedukas” è quasi identico a “ledukas”, diminutivo di “ledas” (ghiaccio). Quindi, per ricapitolare, è come se gli Estoni chiamassero i Lituani “piccoli pezzi di ghiaccio” o ghiaccettini.

(Gli/le) manca una vite

Questo post nasce da qui, l’ultimo di una serie di gustosi articoli (per ora sono 16) dedicati da Mauro Venier ai “misteri” della lingua tedesca.
È interessante notare come il concetto, più o meno scherzoso, di perdita o mancanza di sanità mentale – che in Toscano viene reso con l’espressione “non avere tutte le rotelle (a posto)” – si ritrovi in altre lingue sempre con un qualche tipo di costrutto idiomatico.
Se, come appunto ci rivela Mauro, il Tedesco adotta una forma assai curiosa come “non avere tutte le tazze nella credenza” l’Inglese fa riferimento alle biglie (“to lose one’s marbles” o “not to have all one’s marbles”), mentre con il Lituano si torna all’analogia meccanica, che qui si esprime con l’idea dell’essere privi di una vite (trūksta vieno varžtelio).

Aggiornamento del 29 Marzo 2019:
Il concetto di rotelle che mancano è utilizzato anche in lingua rumena.

Aggiornamento del 30 Marzo 2019:
Pare che in Spagnolo non esista alcuna espressione idiomatica degna di nota. Così almeno mi ha confermato la moglie malagueña del mio amico Alessandro, con cui ci siamo visti a pranzo oggi in quel di Borgo Ticino, Pavia.

Aggiornamento del 31 Marzo 2019:
La forma estone (di cui ringrazio l’amica Liisa di Tartu) è praticamente identica all’inglese “to have a screw loose” solo al plurale: “tal kruvid logisevad” significa infatti “avere le viti allentate”. A questo punto sembrerebbe potersi ipotizzare l’esistenza di un substrato comune che va al di là della diversa natura di lingue europee con origini diversissime tra loro.

Kryžiukai-nuliukai

Ieri, per la festa del papà, mia figlia mi ha regalato un gioco del tris fatto da lei. La scacchiera è un quadrato di cartone giallo scuro, le linee sono state realizzate con quattro stringhe di filo rosso scuro e le pedine sono dei cuoricini anch’essi di cartone (cinque blu – il mio colore preferito – e cinque rossi).

Abbiamo fatto tre partite e poi le ho spiegato come si chiama il gioco in Inglese. Questa mattina, invece, mi sono chiesto quale fosse il nome lituano. Ho così scoperto che il tris lituano è detto kryžiukai-nuliukai, cioè, letteralmente, crocette-e-cerchietti o crocette-e-zeretti*

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* kryžiukas è l’abbreviazione di kryžius (croce) e nuliukas è l’abbreviazione di nulis (zero)

Il nesso tra alfabeto lituano e ceco

Tra Lituano e Ceco esiste una relazione che pochi conoscono: le tre consonanti č, š, ž non sono originarie dell’alfabeto lituano, ma sono state importate dal Ceco dal padre della patria Jonas Basanavičius.

Il Paese delle tre indipendenze

Per quanto poco noto, in Lituania si tengono ogni anno tre celebrazioni di indipendenza: quella del 6 Luglio 1253 (che di fatto sancisce la nascita del primo vero Stato lituano, un’epoca che i Lituani di oggi tendono quasi a mitizzare), quella del 16 Febbraio 1918 (la ricorrenza considerata più importante, in quanto segna la liberazione dall’oppressione zarista e la creazione dello Stato moderno con il primo governo democraticamente eletto) e quella dell’11 Marzo 1990 (di cui tutti sappiamo).
In termini simbolici il 16 Febbraio è un ponte che collega idealmente il 6 Luglio 1253 all’11 Marzo 1990.
Nonostante tutti i tentativi di annientarla la Lituania esiste ancora, anzi, è oggi più viva e vitale che mai.

Ci sarà la Lituania ma non i Lituani

Frase attribuita a Michail Suslov, responsabile per la Lituania del comitato centrale del partito comunista durante l’epoca di Brežnev. Ecco un altro grande amicone del popolo lituano.

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