Malcontati

Nelle multinazionali, e in questo caso parlo di quelle delle telecomunicazioni, capita che alcune parole o locuzioni diventino improvvisamente virali.
Così, nel giro di tre o quattro settimane, ti ritrovi con centinaia di persone che usano tutte (o meglio sfoggiano) la medesima espressione.
Credono di essere una spanna sopra o avanti agli altri, ma l’effetto finale è ridicolo, anzi, patetico.

In questi vent’anni ne ho viste tante; c’è stata l’epoca del “vuoto per pieno”, quella della “carta da formaggio”, quella del “quick and dirty” (sì, perché il fenomeno tocca anche l’Inglese), e tante altre ancora.
Da una decina di giorni la nuova moda è il ricorso all’aggettivo “malcontati/e”.

Ao, ma ‘ndo sta ‘sto Turkmenistàn?

Messaggio girato in questi giorni via internet: il Turkmenistan mette il divieto di accesso agli Italiani. Ma come glielo spieghiamo a quelli del Turkmenistan che noi non sappiamo manco dove stanno collocati geograficamente?

Eccolo qui il tipico Italiano medio: ignorante, e felice di gridarlo ai quattro venti.

Data documento non può essere successiva alla data odierna (Dati della fattura)

Sono qui che sto cercando di inserire le mie fatture datate 1 Marzo nel sito dell’agenzia delle entrate, ma non posso procedere perché il messaggio che vedete nel titolo mi blocca. È mezzanotte e trentacinque minuti, dunque è il 1 Marzo 2020; come diavolo fa il sistema a pensare che sia ancora il 29 Febbraio?

Il citofono

Due i tipi umani che, tra i molti altri, non sopporto: quelli che quando ti suonano il citofono tengono il dito premuto per cinque secondi e quelli che, da dentro casa, impiegano lo stesso tempo con il dito sul tasto di apertura quando a suonare il citofono da fuori (per non più di un secondo) sei tu.

Pronto, Maria?

Mia madre si chiama Maria. Ogni tanto, quando sono da lei, se suona il telefono e in quel momento è impegnata o se si trova dall’altra parte della casa, rispondo io. Ecco, io non ho mai sopportato quelli che – sentente una voce chiaramente maschile – continuano comunque a dire “pronto, Maria?”. Possibile che in loro – giovani o anziani che siano – non scatti un minimo di riprogrammazione (anche piuttosto semplice) di fronte a un evento inatteso?

Chiarissimo

Quando in un dibattito televisivo un ospite sta parlando e il conduttore gli toglie la parola dicendo “chiarissimo”. Che, se lo dice, di solito significa che il discorso interrotto era tutto fuorché chiaro.

In pigiama sulle scale e in ascensore

Ecco, quelli che girano per i vari piani di un palazzo in pigiama io non li sopporto. Te li trovi sulle scale e in ascensore a orari improbabili, tipo la mattina del sabato, l’intera giornata di domenica e a partire dal tardo pomeriggio di un qualunque giorno lavorativo.

L’altra sera, verso le 19:20, tornavo a casa con mia figlia. Di solito andiamo sù a piedi, ma avevamo un po’ di borse (spesa, cartella, acqua, vino) così abbiamo chiamato l’ascensore. Quando si sono aperte le porte abbiamo trovato dentro il tizio del primo piano con la nipotina che abita al secondo, sotto di noi. Erano entrambi in pigiama e avevano già cenato. Così svegli che si erano persino dimenticati di premere il bottone, e noi li abbiamo tirati giù fino al piano terra. I bambini, si sa, non hanno freni inibitori, così mia figlia ha sùbito chiesto (in loro presenza): papà, ma cosa ci fa la Sofia in ascensore in pigiama a quest’ora?

Lì è proprio tutta la famiglia così: nonni, genitori e nipote sono costantemente in pigiama. Tra l’altro pigiami orribili.

Ma poi, qual è il senso di prendere l’ascensore per andare dal primo al secondo piano?

Sono con delle persone

Non ho mai sopportato quelli che tu li chiami al telefono e loro ti rispondono con un generico “sono con delle persone”. Certo che sei con delle persone, piciu banana, e con chi dovresti essere? Con degli animali? Con dei soprammobili?

Cappaeuro

Dopo una buona dozzina d’anni potete anche finirla di dire cappaeuro. Non se ne può più.

Buon Anno, però adesso basta, eh!

Non ne posso più di chi ancora dice o mi dice Buon Anno! Siamo all’11 Gennaio!

No, stai parlando con un ologramma

Risposta da dare a quelli che ti incontrano appena sei rientrato dalle vacanze e ti dicono: sei tornato?

Estoingauni

Con l’avanzare dell’età c’è chi diventa più tollerante e chi meno. Io appartengo decisamente alla seconda categoria. Tra le cose che non sopporto, specie dopo quasi un mese qui ad Albenga, c’è l’incredibile lentezza degli Ingauni, esibita in particolare nei negozi di alimentari e nei supermercati. È una flemma che si riscontra da entrambe le parti: quella della cassiera e quella dell’acquirente.
C’è persino chi dice che siano un po’ tutti i Liguri di mare a essere così, ma qui non ho elementi diretti per sbilanciarmi, dunque preferisco non espormi.

Sul tetto d’Europa

Quando qualcuno vince una competizione sportiva a carattere continentale e il giornalista di turno titola o scrive “sul tetto d’Europa” a me girano piuttosto vorticosamente. Un po’ di fantasia, perbacco, sono decenni che si usa quest’espressione!

Il re di questo, la regina di quello…

La stampa italo-padana di matematica non si occupa praticamente mai. Ieri lo ha fatto, mostrando il suo consueto provincialismo, in occasione dell’attribuzione ad Alessio Figalli della Medaglia Fields 2018. E come lo ha fatto? Appioppando al nostro una delle espressioni più idiote e insopportabili che io conosca: re della matematica.

Ira di X

Va di moda presso i giornalisti padanioti e italioti l’espressione “ira di X” per descrivere il risentimento (magari anche appena accennato) di un qualche esponente governativo nei confronti di un suo compagno di partito o di coalizione. E allora ecco che leggiamo “ira di Salvini”, “ira di Di Maio”, “ira di tizio”, “ira di caio”. Ma questa gente conosce il significato delle parole che usa? L’ira è un concetto ben definito, che credevo (almeno intuitivamente) fosse noto più o meno a tutti.
Di seguito la definizione riportata dal vocabolario Treccani:

Sentimento per lo più improvviso e violento, che, provocato dal comportamento di persone o da fatti, circostanze, avvenimenti, tende a sfogarsi con parole concitate, talvolta con offese, con atti di rabbia e di risentimento, con una punizione eccessiva o con la vendetta, contro chi, volontariamente o involontariamente, lo ha provocato.

Chi è più ricco deve pagare meno tasse

Quella riportata nel titolo è più o meno la frase detta da Salvini ieri; frase da cui è nata la solita inutile polemica politica e giornalistica. Fuori da qualunque contesto ci sono due modi di intendere il concetto espresso da Salvini: che i ricchi devono pagare meno tasse di quante ne pagano oggi e che i ricchi devono pagare meno tasse dei poveri. Dentro un qualunque contesto di sanità mentale solo la prima interpretazione è possibile. Nonostante ciò,  buona parte della sinistra e una certa parte della stampa hanno scelto – in modo evidentemente strumentale – la seconda. E pensano che noi siamo tutti scemi e ci beviamo una simile idiozia.

Elimina fino al 99,9% dei batteri

La frase riportata nel titolo si trova sulle etichette di molti prodotti igienizzanti ed è spesso ripresa dalle relative pubblicità.
Tuttavia, al di là dell’effetto “specchietto per le allodole”, un’informazione di questo tipo è scientificamente poco rilevante.
Se i batteri eliminati sono innocui o facilmente aggredibili dal nostro stesso organismo si capisce subito che il miracoloso potere sterilizzante, cui etichette e pubblicità ci inducono a pensare, si sgonfia in un attimo. Diciamo che il prodotto pulisce, ma nulla più; di certo non sterilizza. Anzi, c’è addirittura il rischio, molto concreto, che un eccesso isterico di pulizia favorisca lo sviluppo di allergie.
E il restante 0,01% 0,1% di batteri? Probabile che i “pochi” batteri che il prodotto non riesce a eliminare siano proprio quelli più pericolosi.
Ergo, ciò che veramente sarebbe utile sapere è su quali ceppi il prodotto agisce e sopratutto su quali non ha effetto.

Azienda follower nel proprio settore

Il 99,99% degli annunci di lavoro dovrebbe, più appropriatamente, ospitare al proprio interno la frase che leggete nel titolo. E invece quasi ovunque si trova scritto “azienda leader nel proprio settore”. Che la cosa non stia in piedi dal punto di vista di una banale proporzione lo capiamo tutti, vero?

Con forza

Mi hanno sempre fatto ridere (e sopratutto compassione) quelli che – durante un’intervista, un comizio o simili – parlano con tono calmo e pacato ma dicono cose del tipo: affermo/ribadisco/sostengo/… con forza che…
Ora, non è che il tuo modo di esprimerti diventa improvvisamente vigoroso se aggiungi la locuzione “con forza”. Se vuoi davvero dire qualcosa con forza fallo con il corpo e con la voce, mettici impeto; e possibilmente ometti di usare quelle due paroline. Che chi fa le cose veramente con vigore, mica c’è bisogno che te lo specifichi: si capisci e basta.

Gli eurocentratori

Tra le cose che meno sopporto ci sono quelli che ti inviano i file di Excel o Power Point con i formati numerici allineati al centro, che poi quando si tratta di euro (o di qualunque altra valuta) dà ancora più fastidioso.

Recruiting & actraction

La multinazionale delle telecomunicazioni presso cui ho lavorato per dodici anni ieri ha rilasciato un documento ufficiale relativo a un progetto chiamato recruiting & actraction. Così scrivo via WhatsApp a una delle persone legate all’ideona.
Di seguito lo scambio di messaggi: Lo asciugo un po’, ma il contenuto è invariato.

io: carino il gioco di parole, davvero molto fine
lei: eh?
io: actraction
lei: embé? [la tizia è di Roma]
io: il gioco di parole
lei: ma che gioco di parole?
io: actraction = action + traction oppure action + attraction
lei: ma guarda non c’è nessun gioco di parole

Cioè, questi che ti infilano termini inglesi dappertutto, che ti dicono “mi printeresti il documento?”, “ma ‘sta tabella che m’hai mandato non è sortata!”, “nel pomeriggio dobbiamo discutere di compensation”, “il mese prossimo si entra in calibration”, ecc. ecc. poi non sanno nemmeno scrivere attraction?

Three thumbs up

Stamattina scrivo una cosa di lavoro via WhatsApp a un tizio e questi mi risponde con tre bei pollicioni all’insù. Io odio i pollicioni, li odio terribilmente, sopratutto per ragioni estetiche. Capisco che digitare un solo simbolo permetta di risparmiare spazio rispetto a una O e una K, ma se è così che senso ha metterne tre di pollici?

Non è tanto il freddo, è il vento

Versione invernale del più diffuso tormentone estivo “non è tanto il caldo, è l’umidità”.

Perché bilocale se di locali ne ha tre?

Una delle cose che non ho mai capito – o meglio, capito sì, ma accettato no – è il modo in cui le agenzie immobiliari classificano un appartamento. Per alcuni anni ho vissuto in quello che tecnicamente viene definito bilocale, ma i locali veri erano tre: oltre al soggiorno-cucina e alla sala-camera, infatti, c’era anche un bagno, e – se vogliamo – persino un minuscolo antibagno. 40 metri quadrati.

Oggi viviamo in un quadrilocale, ma i locali sono otto: oltre alle tre camere e alla sala ci sono due bagni, una lavanderia e una cucina.

Io gli annunci li farei in maniera diversa. Scriverei appartamento di x locali e poi ne darei semplicemente l’elenco.
Alla mia mente matematica suona molto meglio così.

Temperature roventi, giornalista ignorante

Nel corso dell’edizione delle 08:00 del TG5 di oggi, 24 Giugno 2017, minuto 6:14, la giornalista Francesca Cenci si è prodotta nell’espressione “temperature roventi”. È l’ennesimo esempio che testimonia quanto sia scarsa, in questo Paese, la diffusione della cultura scientifica.

La temperatura è ovviamente una caratteristica di un corpo e, come tale, può essere alta o bassa, ma non rovente. A essere roventi, o gelidi, sono invece i corpi.

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