Recruiting & actraction

La multinazionale delle telecomunicazioni presso cui ho lavorato per dodici anni ieri ha rilasciato un documento ufficiale relativo a un progetto chiamato recruiting & actraction. Così scrivo via WhatsApp a una delle persone legate all’ideona.
Di seguito lo scambio di messaggi: Lo asciugo un po’, ma il contenuto è invariato.

io: carino il gioco di parole, davvero molto fine
lei: eh?
io: actraction
lei: embé? [la tizia è di Roma]
io: il gioco di parole
lei: ma che gioco di parole?
io: actraction = action + traction oppure action + attraction
lei: ma guarda non c’è nessun gioco di parole

Cioè, questi che ti infilano termini inglesi dappertutto, che ti dicono “mi printeresti il documento?”, “ma ‘sta tabella che m’hai mandato non è sortata!”, “nel pomeriggio dobbiamo discutere di compensation”, “il mese prossimo si entra in calibration”, ecc. ecc. poi non sanno nemmeno scrivere attraction?

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Three thumbs up

Stamattina scrivo una cosa di lavoro via WhatsApp a un tizio e questi mi risponde con tre bei pollicioni all’insù. Io odio i pollicioni, li odio terribilmente, sopratutto per ragioni estetiche. Capisco che digitare un solo simbolo permetta di risparmiare spazio rispetto a una O e una K, ma se è così che senso ha metterne tre di pollici?

Non è tanto il freddo, è il vento

Versione invernale del più diffuso tormentone estivo “non è tanto il caldo, è l’umidità”.

Perché bilocale se di locali ne ha tre?

Una delle cose che non ho mai capito – o meglio, capito sì, ma accettato no – è il modo in cui le agenzie immobiliari classificano un appartamento. Per alcuni anni ho vissuto in quello che tecnicamente viene definito bilocale, ma i locali veri erano tre: oltre al soggiorno-cucina e alla sala-camera, infatti, c’era anche un bagno, e – se vogliamo – persino un minuscolo antibagno. 40 metri quadrati.

Oggi viviamo in un quadrilocale, ma i locali sono otto: oltre alle tre camere e alla sala ci sono due bagni, una lavanderia e una cucina.

Io gli annunci li farei in maniera diversa. Scriverei appartamento di x locali e poi ne darei semplicemente l’elenco.
Alla mia mente matematica suona molto meglio così.

Temperature roventi, giornalista ignorante

Nel corso dell’edizione delle 08:00 del TG5 di oggi, 24 Giugno 2017, minuto 6:14, la giornalista Francesca Cenci si è prodotta nell’espressione “temperature roventi”. È l’ennesimo esempio che testimonia quanto sia scarsa, in questo Paese, la diffusione della cultura scientifica.

La temperatura è ovviamente una caratteristica di un corpo e, come tale, può essere alta o bassa, ma non rovente. A essere roventi, o gelidi, sono invece i corpi.

Carissimo…

Non reggo più quelli che ti conoscono appena e quando ti incontrano (o quando ci si sente al telefono) fanno partire quell’insopportabile “carissimo…”, quasi sempre pronunciato in modo radioso. Matematico che stanno per rifilarti una fregatura. Recentemente a chi si rivolge a me in quel modo ho preso l’abitudine di replicare con un ben più ironico “santità, dimmi pure”.

Questo mese forcasto a 52.000 euro

Non avevo fatto in tempo a riferire del verbo appuntamentare quand’ecco che ho dovuto fare i conti, ieri via telefono, con qualcosa di peggio: il verbo forcastare. Curioso il fatto che la stessa persona che ho sentito dire forcastare pronunci il sostantivo corrispondente (forecast) con la “e”.

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