Ci risiamo con la correlazione

Poteva questa pandemia essere l’occasione per dare un minimo di istruzione scientifica, e ancor prima logica, alla gente comune? Poteva. Ma così non è stato. Né, purtroppo, si intravedono segnali di svolta.
La gente comune è quella che poco o nulla capisce di certe questioni (e fin qui nulla di male), ma che inevitabilmente passa una quantità spropositata di ore sulle rete sociali a dire la propria anziché impiegare almeno un 5% di quel tempo per documentarsi e studiare.

Ho sentito dire che un conto è la correlazione un conto la causalità. Giustissimo; ne ho scritto anch’io tante volte. Quindi non si deve cercare l’assenza di correlazione, ma l’assenza di causalità. Sbagliato.
La causalità implica la correlazione, ma non vale il viceversa (implicazione semplice, appunto, non coimplicazione).
Quindi, se trovo correlazione tra due eventi non sono sicuro che ci sia anche causalità, pertanto devo indagare più a fondo. Ma se non trovo correlazione so che non ci sarà nemmeno causalità (è il concetto di “condizione necessaria” che insegnano in prima superiore; forse oggi persino prima).
Attenzione, però: i mezzi di informazione, specie quelli mainstream, continuano a considerare correlazione e causalità due sinonimi. In questo caso, dunque, alcune delle cose che dicono sono corrette senza nemmeno che sappiano perché sono corrette.

Suggerimento: andate a studiarvi la relazione tra correlazione e causalità; alcuni degli esempi che troverete sono anche molto divertenti; e proprio perché sono divertenti (tipo: andare a letto vestiti causa il mal di testa; l’ho citato più volte su questo blog) vi resteranno impressi per il resto dei vostri anni. Ché qui stiamo parlando di cose alla portata di tutti, mica di costruire una centrale nucleare o di programmare lo sbarco su Titano.

55 anni

Poteva questa pandemia essere l’occasione per dare un minimo di istruzione scientifica, e ancor prima logica, alla gente comune? Poteva. Ma così non è stato. Né, purtroppo, si intravedono segnali di svolta.
La gente comune è quella che poco o nulla capisce di certe questioni (e fin qui nulla di male), ma che inevitabilmente passa una quantità spropositata di ore sulle rete sociali a dire la propria anziché impiegare almeno un 5% di quel tempo per documentarsi e studiare.

Nel mondo scientifico vale il principio secondo cui si parla di ciò che si conosce e di cui si ha evidenza. Mia nonna paterna mi ha letteralmente salvato la vita (capendo che avevo una meningite in corso, quando i medici non avevano capito nulla), ma con lei non ho mai legato. Una delle cose che non ho mai sopportato di mia nonna è quando mi diceva che non le piaceva una certa cosa senza mai averla provata prima, e senza volerla assaggiare dopo. Per esempio si era messa in testa che non le piaceva il pesce. Che non aveva mai assaggiato in vita sua.
Dunque, non è che il vaccino AstraZeneca non è (era) sicuro per chi ha un’età maggiore di 55 anni, è che – molto più banalmente – non è stata condotta alcuna sperimentazione su quella fascia di popolazione (così come i vaccini non sono stati testati sugli adolescenti).
Se non hai evidenze sul funzionamento di un vaccino in quella fascia di popolazione non puoi dire cosa succede a chi lo assume; puoi al massimo fare delle ipotesi. Ancor meno puoi dire che non è sicuro. Non puoi dire nulla. E quindi stai zitto. Trasformare l’assenza di informazioni in informazioni negative non è razionale, anzi, in questo cointesto pandemico, è addirittura fortemente negativo.
I mezzi di informazione avrebbero potuto fare moltissimo per far passare questo concetto, e invece – colpevolmente – non hanno fatto nulla.

Senza speranza?

Poteva questa pandemia essere l’occasione per dare un minimo di istruzione scientifica, e ancor prima logica, alla gente comune? Poteva. Ma così non è stato. Né, purtroppo, si intravedono segnali di svolta.
La gente comune è quella che poco o nulla capisce di certe questioni (e fin qui nulla di male), ma che inevitabilmente passa una quantità spropositata di ore sulle rete sociali a dire la propria anziché impiegare almeno un 5% di quel tempo per documentarsi e studiare.

E così senti la gente parlare della riduzione della speranza di vita portata dal CoViD-19. Che è vero, ovviamente, ma bisognerebbe prima di tutto sapere che cos’è questa speranza di vita.
Io sono sposato con Silvia, ma ho una relazione anche con Laura, Cindy e Tiffany. Tu invece sei a casa da solo sul tuo divano a guardare Pornhub e a lavorare di… fantasia. In media abbiamo due relazioni a testa. In media appunto. Perché io faccio sesso con quattro donne e tu con nessuna. L’uomo medio è un uomo che non esiste.
Analogamengte si potrebbe fare un discorso simile per la speranza di vita. Che è utile per certe finalità di confronto orizzontale di popolazioni diverse nello stesso anno o di confronto verticale della stessa popolazione in anni diversi, ma non è quello che la gente crede che sia.

E quindi? E quindi di speranza di vita o non ne parlate o, se ne volete parlare, prima studiate. Non siamo nell’epoca in cui ero piccolo io in cui per studiare dovevi andare in biblioteca: oggi basta aprire Wikipedia (meglio nella versione in Inglese, visto che quella in Toscano è quasi sempre una traduzione dell’originale) e leggere. A furia di leggere qualcosa si capisce. E più si legge meno vi verrà voglia di parlare a vanvera.

CoViD-19 cough cellphone detection

Ci sono anche buone notizie, ed è giusto darle.

Forse avete sentito parlare di interferoni ultimamente?

Curioso che i media mainstream hanno parlato (e male) del caso dei cani che fiutano i positivi al coronavirus all’aeroporto di Helsinki, ma hanno trascurato questa notizia di gran lunga più importante. Forse i giornalisti non l’hanno capita?

Una cannuccia tra due montagne

Immaginiamo la Terra tra qualche milione di anni, con una distribuzione terre-mari non molto dissimile da quella attuale. Laddove oggi ci sono le Alpi c’è la montagna più alta del mondo (h metri sul livello del mare) e da qualche parte lungo l’equatore c’è una montagna di 2.000 metri più bassa (h – 2.000 metri sul livello del mare). La cima della seconda montagna (punto B), tuttavia, per via del rigonfiamento della Terra all’equatore, è più distante dal centro del pianeta di quanto non lo sia la cima della prima montagna (punto A). Ora, supponente di collegare idealmente le due cime con una cannuccia, cosa succede?

1. verso un litro di acqua in A e questa scorre verso B

2. verso un litro di acqua in B e questa scorre verso A

3. c’è perfetto equilibrio e l’acqua non scorre

Questa cosa di avere 959 cellule, di cui 302 sono neuroni…

Ecco, anziché chiamare qualcuno “capra” potremmo chiamarlo “C. elegans“; ma a me questo vermetto sta simpatico.

Quella roba del virus che resta ore/giorni sulle superfici

Tanto vale leggere lo studio originale: eccolo qui.

Coronavirus: pensiamo piuttosto agli antivirali

Hopes rise over experimental drug’s effectiveness against coronavirus.

Coronavirus: lasciamo stare il vaccino

“Lasciamo stare il vaccino” significa che in questo momento è inutile pensare al vaccino in termini di soluzione a breve. Molto meglio focalizzarsi, da un lato, sulla necessità di sviluppare una cura (gli antivirali) e, dall’altro, un test che si possa comprare in farmacia (o anche su Amazon) per fare – seriamente – autodiagnosi. Ciascuna di queste tre soluzioni, che ovviamente devono viaggiare in parallelo, necessita di un massiccio supporto statale, in particolare da noi. Io azienda farò ricerca per vaccini, antivirali e test solo se ne ho una convenienza economica. Quindi, se il virus mi sparisce per magia a Giugno e ho comunque già investito un sacco di denari, voglio sentire che lo Stato mi dica: OK, non devi preoccuparti perché quanto hai tirato fuori fin qui te lo copro io.

Però, se vogliamo parlare di vaccini cominciamo da questo articolo.

La mappa europea dei contagi da coronavirus

Mappa

Cresce il numero dei morti. Ma va?

Da quando siamo in emergenza coronavirus cinese la frase “cresce il numero dei morti” è una delle più usate dai giornalisti nostrani.
Sia ben chiaro che il concetto opposto (“cala il numero di morti”) non ha alcun senso (espressione che, nota la proverbiale intelligenza dei nostri scribacchini, non significa affatto che non potrà mai essere pronunciata).
Il numero di morti è infatti una grandezza cumulata e – come tale – essa può solo crescere o al più restare stabile. Ad esempio il numero di morti per influenza è sempre crescente, mentre il numero di morti per vaiolo si è fermato con la scomparsa (eradicazione) della malattia*.
Quello che invece può calare è il numero di morti per unità di tempo (giorno, settimana, mese, anno, …). Se così è allora la crescita continua a esserci, ma va rallentando (e qui, come già detto sopra, potrebbe accadere che essa si fermi o rallenti fino a un livello trascurabile).

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* non è chiaro se attualmente vi siano scorte di vaiolo conservate a scopo di ricerca, ma è probabile (per non dire certo) che ve ne siano (in USA e Russia); è comunque stato dimostrato che, anche in assenza di scorte, il virus può essere ricreato dagli scienziati; in caso qualcosa vada storto potrebbe dunque accadere che il numero di morti per vaiolo torni a crescere in futuro (per esempio in caso di incidente presso le sedi di stoccaggio o – peggio – in caso di utilizzo ai fini di una guerra biologica)

Possibile, probabile, certo

Quando un potere enorme, come quello della magistratura, agisce sulla base di un’ignoranza enorme allora si possono avere sentenze aberranti come questa. Capita, cioè, che sia la magistratura e non la scienza a stabilire l’esistenza di un rapporto di causa-effetto tra uso o abuso dei cellulari e tumore. E solo la magistratura potrebbe farlo* perché per la comunità scientifica questo rapporto non è dimostrato. Va da sé che finché non è dimostrato esso è solo possibile, ma non è né probabile né certo.

Per alcuni questa invasione di campo dei magistrati potrebbe apparire ridicola, ma la cosa – al contrario – è terribilmente seria. Perché le sentenze non sono scritte nell’aria: le sentenze producono conseguenze gravi per chi le subisce e benefici non dovuti per la parte che ne trae vantaggio (in questo caso la parte lesa è l’INAIL, che dovrà corrispondere a un ex dipendente Telecom Italia una rendita vitalizia da malattia professionale).

Eppure per produrre una sentenza corretta sarebbe bastato conoscere il significato di aggettivi come possibile, probabile e certo.

Possibile è un evento che può verificarsi, cioè per il quale non esiste una dimostrazione di impossibilità. Da un punto di vista strettamente tecnico un evento è possibile indipendentemente dal grado di probabilità che gli è associato. Ma nel gergo comune, anche scientifico, un evento possibile è un evento con bassa probabilità di accadimento o per il quale non esistono prove sufficienti a determinare tale probabilità.
Se compro un biglietto della lotteria nazionale il fatto che io vinca è un evento possibile (il fatto che tirando due dadi standard mi esca una somma dei due esiti pari a 13 è invece un evento impossibile); che l’uso del cellulare possa causare il cancro è un evento possibile, ma per il quale non ho evidenze sufficienti per stabilirne il grado di probabilità.

In senso tecnico un evento è probabile quando è possibile associarvi un grado di probabilità di accadimento (indipendentemente dal fatto che tale probabilità sia alta o bassa). Nel linguaggio comune, anche scientifico, un evento probabile è tale se ha un’elevata probabilità di accadimento.
Il fatto che, dopo aver comprato il biglietto della lotteria nazionale, io non vinca è un evento probabile. Il dimetilsolfato è una sostanza indicata come probabile cancerogeno umano.

Infine un evento è certo quando la sua probabilità di accadimento è 1.
Se compro tutti i biglietti della lotteria di quartiere è certo che io vinca. L’amianto è una sostanza riconosciuta come cancerogeno umano senza ombra di dubbio.

Si noti che molte delle agenzie che si occupano di stilare liste di probabili cancerogeni umani e di cancerogeni umani certi (come la IARC) evitano di diffondere ai non addetti ai lavori liste di cancerogeni umani che sono solo possibili.

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* gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio, dall’alto del loro delirio di onnipotenza, sono arrivati a sostenere che basta usare il cellulare trenta minuti al giorno per otto anni per essere a rischio

Alluminio e birra

Cosa accomuna tra loro l’alluminio e la birra?

 

Alluminio e argilla

Le argille sono costituite da alluminosilicati idrati. Questa particolarità ha fatto sì che in tre lingue europee l’alluminio sia chiamato in modo totalmente diverso dalle altre lingue del continente. Di che lingue si tratta?

Ho preso eco-capra

Gli alunni di un liceo scientifico, convinti della necessità – anche nel loro piccolo – di dover fare qualcosa per le problematiche ambientali, chiedono ai loro prof che venga dedicata un’ora di lezione alla settimana alla discussione di questi argomenti. Di volta in volta propongono di sacrificare a turno l’ora di una delle altre materie. Per contro i prof propongono ai ragazzi il seguente test (definito come “preliminare e semplicissimo, per non dire banale”):

Luca va da Milano a Pavia usando il mezzo di trasporto A, Lucia segue lo stesso tragitto usando il mezzo di trasporto B.
Il mezzo A emette in atmosfera 90 g di CO2 per km, il mezzo B emette in atmosfera 125 g di CO2 per km. Chi tra Luca e Lucia ha inquinato di più?

Tutti i ragazzi rispondono che a inquinare di più è stata Lucia.

I prof fanno scrivere sul diario di ciascun alunno la nota “sono una eco-capra”, che dovrà essere fatta firmare dai genitori; in aggiunta istituiscono un’ora di lezione settimanale dedicata ai temi ambientali, ma non in sostituzione, bensì in aggiunta al normale programma scolastico.

Qualcuno si sente di fare qualche commento?

Leonardo come la lituosuocera?

Nell’ultima settimana la notizia ha ricevuto una diffusione piuttosto ampia: il professor Marco Catani del dipartimento di psichiatria, psicologia e neuroscienze del King’s College di Londra ha ipotizzato che Leonardo da Vinci soffrisse di ADHD.
Resta il fatto che quando accosto la figura di Leonardo a quella di mia suocera c’è qualcosa che stona leggerissimamente.

Simona

Qual è la mia professione se nella rubrica del mio cellulare il nome della mia amante, Simona, è codificato come 14-42-11?

L’unica cosa veramente virale è l’ignoranza di certi umani

La storia la conosciamo (quasi) tutti, tanto che non è nemmeno il caso che vi riporti dei link di approfondimento: il materiale disponibile su internet è talmente ampio da permettere a tutti di leggere per interi mesi; pertanto mi limiterò qui a una sintesi davvero essenziale.

Il nesso di causalità tra vaccini e autismo è una bufala, probabilmente la più vasta e la più nota di tutti i tempi. Essa trae origine dalla pubblicazione su Lancet, nel 1998, di uno pseudo-studio dell’ex medico britannico Andrew Wakefield.
Grazie all’indagine avviata nel 2004 da Brian Deer, giornalista d’inchiesta (con le contro-palle) del Sunday Times, alla fine la verità è venuta a galla. Come ovvio che fosse.
E tra il 2004 e il 2010 ecco le conseguenze: studio ritirato e medico radiato. Ma, c’è un ma. Come ben sapete, ancora oggi c’è chi cita il lavoro di Wakefield e persiste nel sostenere che i vaccini causano l’autismo.
Ci si domanda: come è possibile che a inizio 2019, quando tutto è perfettamente chiaro, c’è ancora chi (e sono tanti) sostiene tesi dimostrate false? La gente di cui parlo è in mezzo a noi, è intorno a noi. Non vengono da Marte: sono i genitori di alcuni compagni d’asilo e di scuola dei nostri figli; li incontriamo tutti i giorni.
Ecco, quello che voglio dire in questo post è che non c’è nulla di cui sorprendersi. Chi si stupisce non conosce l’ignoranza e la stupidità umana, due qualità che si propagano in modo virale.

Perché non mi sorprendo? Perché se un lasso di tempo come quello tra il 2018 e il 2010 (e siamo anche di manica larga a non ampliarlo) non è stato sufficiente a far evaporare la bufala dei vaccini che causano l’autismo c’è un caso, probabilmente meno noto, ancora più eclatante: quello dell’Uomo di Piltdown. Bufala architettata nel 1912, smascherata definitivamente nel 1953, eppure ancora oggi sostenuta dai creazionisti. Non ci credete? Leggetevi tutta la storia qui.

-23° 27′

L’asse terrestre è inclinato di 23° 27′ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica. Cosa succederebbe in una città come Berlino, a parità di altre condizioni, se l’inclinazione fosse di -23° 27′?

Nominativo o accusativo?

Stavo riflettendo sul fatto che quando si tratta di introdurre in lingua inglese dei termini specialistici di origine latina si tende a preferire il nominativo all’accusativo. Quest’ultimo è invece il caso di riferimento per la versione toscana degli stessi termini. Almeno questo è quanto mi sento di sostenere per molti vocaboli che finiscono in “x”.
Qui di seguito elenco quelli che mi sono venuti in mente durante la scrittura di questo post. Di sicuro ne esistono altri.

anthrax
apex
appendix
carapax
cervix
cicatrix
crux
hallux
index
matrix
pax
radix
thorax
vertex
vortex

Sotto il Summasjärvi

Questa recente scoperta dovuta a un progetto congiunto tra Finlandia ed Estonia mi ha fatto venire voglia di tornare in Finlandia, Paese che una ventina d’anni fa ho avuto modo di girare in lungo e in largo.
Ma cosa succede sotto il Summasjärvi (o Lago Summanen)? Date un’occhiata qui.

C’è abbastanza materiale per scriverci un film o un libro dagli sviluppi horror-fantascientifici.

La mia farmacia è differente

La farmacia del mio paese ogni tanto mi manda degli SMS informativi. Vi riporto quello che ho ricevuto alle 9:32 di questa mattina: «l’omeopatia può aiutarvi a prevenire e combattere sindromi influenzali e simil-influenzali, virosi in genere (otiti, rino-faringiti, herpes). Fate prevenzione!».

Che poi il testo non era mica scritto così, l’ho sistemato io per decenza e nel rispetto di chi mi legge. Il messaggio originale era tutto in maiuscolo, con gli apostrofi al posto degli accenti, senza i giusti spazi tra le parole, con una punteggiatura traballante.

Ho scritto loro una mail in cui ho chiesto la cancellazione del servizio, specificando inoltre che – dipendesse da me – una farmacia che fa cose di questo genere verrebbe chiusa.

Non c’è “correlazione” tra vaccini e autismo

Ieri, mentre controllavo le notizie sul sito dell’ANSA, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo sull’assenza di “correlazione” tra vaccini e autismo. Volendone sapere di più sono finito qui. Eh già, proprio Repubblica, o meglio, quella fogna di Repubblica.
Può anche darsi che i più trovino il titolo di quel pezzo del tutto corretto e normale; d’altra parte nella cosidetta Italia il livello di conoscenze scientifiche è talmente basso che ormai non ci si stupisce più di nulla.

Leggiamo bene.
Titolo. Cassazione: “Non c’è correlazione tra vaccini e autismo, no al risarcimento”.
Sottotitolo. La decisione sul caso di un bambino il cui genitore chiedeva un risarcimento. Il ministro Lorenzin: dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia.

Ora, il fatto che tra vaccini e autismo via sia una correlazione è del tutto irrilevante. Quello che non esiste non è la correlazione, ma il nesso di causa ed effetto. E usare i due concetti come se fossero sinonimi è un errore grave. La correlazione, infatti, non implica necessariamente causalità, mentre la causalità implica correlazione, sempre.
Dunque ci può essere correlazione ma non causalità. Gli esempi per spiegare questo concetto sono numerosi e alcuni persino divertenti. Quello che ho usato più volte su questo blog è il seguente (non è mio, ma non ne ricordo l’autore). Esiste una correlazione tra l’addormentarsi vestiti e il risvegliarsi con il mal di testa, ma l’addormentarsi vestiti non causa il risveglio con il mal di testa. Sia l’addormentarsi vestiti che il risvegliarsi con il mal di testa, infatti, dipendono dal fatto che la sera prima vi siete ubriacati.

Passiamo adesso al secondo elemento: “dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia”. Sembra cioè che la decisione della Cassazione confermi e irrobustisca le tesi della scienza. Puro nonsenso. Quel che pensa la Cassazione è – anche in questo caso – del tutto irrilevante. La Cassazione potrebbe anche stabilire che tra vaccini e autismo vi è un nesso di causalità, ma si tratterebbe comunque di una falsità scientifica.

A proposito del giornalista che ha scritto l’articolo: ma perché nel titolo si usano le virgolette e nel sottotitolo no?

17 pessime abitudini per il cuore

La lista che segue è stata stilata dal dottor José Pablo Werba, responsabile dell’Unità Prevenzione Aterosclerosi del Monzino di Milano. Oltre quelle “classiche” note a tutti (fumo, alimentazione ricca di grassi e povera di frutta e verdura, consumo eccessivo di carni rosse, di sale e di bevande alcoliche, sedentarietà) ve ne sono altre di cui si sente parlare molto poco.

Fumare (o vivere con un fumatore)
Fare poca attività fisica e poco movimento
Fare esercizio fisico intenso senza essere in forma
Ignorare il russamento
Non prestare attenzione alla salute della bocca
Non tenere sotto controllo stress, aggressività e depressione
Isolarsi dagli altri
Bere troppi alcolici
Consumare sale in eccesso
Esagerare con la carne rossa
Non consumare abbastanza frutta e verdura
Mangiare in eccesso
Consumare cibi ipercalorici
Credere che i problemi di cuore “non colpiranno me”
Non considerare i pericoli perché sono “silenziosi”
Assumere irregolarmente o sospendere le medicine
Ignorare i sintomi fisici

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