Simona

Qual è la mia professione se nella rubrica del mio cellulare il nome della mia amante, Simona, è codificato come 14-42-11?

L’unica cosa veramente virale è l’ignoranza di certi umani

La storia la conosciamo (quasi) tutti, tanto che non è nemmeno il caso che vi riporti dei link di approfondimento: il materiale disponibile su internet è talmente ampio da permettere a tutti di leggere per interi mesi; pertanto mi limiterò qui a una sintesi davvero essenziale.

Il nesso di causalità tra vaccini e autismo è una bufala, probabilmente la più vasta e la più nota di tutti i tempi. Essa trae origine dalla pubblicazione su Lancet, nel 1998, di uno pseudo-studio dell’ex medico britannico Andrew Wakefield.
Grazie all’indagine avviata nel 2004 da Brian Deer, giornalista d’inchiesta (con le contro-palle) del Sunday Times, alla fine la verità è venuta a galla. Come ovvio che fosse.
E tra il 2004 e il 2010 ecco le conseguenze: studio ritirato e medico radiato. Ma, c’è un ma. Come ben sapete, ancora oggi c’è chi cita il lavoro di Wakefield e persiste nel sostenere che i vaccini causano l’autismo.
Ci si domanda: come è possibile che a inizio 2019, quando tutto è perfettamente chiaro, c’è ancora chi (e sono tanti) sostiene tesi dimostrate false? La gente di cui parlo è in mezzo a noi, è intorno a noi. Non vengono da Marte: sono i genitori di alcuni compagni d’asilo e di scuola dei nostri figli; li incontriamo tutti i giorni.
Ecco, quello che voglio dire in questo post è che non c’è nulla di cui sorprendersi. Chi si stupisce non conosce l’ignoranza e la stupidità umana, due qualità che si propagano in modo virale.

Perché non mi sorprendo? Perché se un lasso di tempo come quello tra il 2018 e il 2010 (e siamo anche di manica larga a non ampliarlo) non è stato sufficiente a far evaporare la bufala dei vaccini che causano l’autismo c’è un caso, probabilmente meno noto, ancora più eclatante: quello dell’Uomo di Piltdown. Bufala architettata nel 1912, smascherata definitivamente nel 1953, eppure ancora oggi sostenuta dai creazionisti. Non ci credete? Leggetevi tutta la storia qui.

-23° 27′

L’asse terrestre è inclinato di 23° 27′ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica. Cosa succederebbe in una città come Berlino, a parità di altre condizioni, se l’inclinazione fosse di -23° 27′?

Nominativo o accusativo?

Stavo riflettendo sul fatto che quando si tratta di introdurre in lingua inglese dei termini specialistici di origine latina si tende a preferire il nominativo all’accusativo. Quest’ultimo è invece il caso di riferimento per la versione toscana degli stessi termini. Almeno questo è quanto mi sento di sostenere per molti vocaboli che finiscono in “x”.
Qui di seguito elenco quelli che mi sono venuti in mente durante la scrittura di questo post. Di sicuro ne esistono altri.

anthrax
apex
appendix
carapax
cervix
cicatrix
crux
hallux
index
matrix
pax
radix
thorax
vertex
vortex

Sotto il Summasjärvi

Questa recente scoperta dovuta a un progetto congiunto tra Finlandia ed Estonia mi ha fatto venire voglia di tornare in Finlandia, Paese che una ventina d’anni fa ho avuto modo di girare in lungo e in largo.
Ma cosa succede sotto il Summasjärvi (o Lago Summanen)? Date un’occhiata qui.

C’è abbastanza materiale per scriverci un film o un libro dagli sviluppi horror-fantascientifici.

La mia farmacia è differente

La farmacia del mio paese ogni tanto mi manda degli SMS informativi. Vi riporto quello che ho ricevuto alle 9:32 di questa mattina: «l’omeopatia può aiutarvi a prevenire e combattere sindromi influenzali e simil-influenzali, virosi in genere (otiti, rino-faringiti, herpes). Fate prevenzione!».

Che poi il testo non era mica scritto così, l’ho sistemato io per decenza e nel rispetto di chi mi legge. Il messaggio originale era tutto in maiuscolo, con gli apostrofi al posto degli accenti, senza i giusti spazi tra le parole, con una punteggiatura traballante.

Ho scritto loro una mail in cui ho chiesto la cancellazione del servizio, specificando inoltre che – dipendesse da me – una farmacia che fa cose di questo genere verrebbe chiusa.

Non c’è “correlazione” tra vaccini e autismo

Ieri, mentre controllavo le notizie sul sito dell’ANSA, mi sono imbattuto nell’ennesimo articolo sull’assenza di “correlazione” tra vaccini e autismo. Volendone sapere di più sono finito qui. Eh già, proprio Repubblica, o meglio, quella fogna di Repubblica.
Può anche darsi che i più trovino il titolo di quel pezzo del tutto corretto e normale; d’altra parte nella cosidetta Italia il livello di conoscenze scientifiche è talmente basso che ormai non ci si stupisce più di nulla.

Leggiamo bene.
Titolo. Cassazione: “Non c’è correlazione tra vaccini e autismo, no al risarcimento”.
Sottotitolo. La decisione sul caso di un bambino il cui genitore chiedeva un risarcimento. Il ministro Lorenzin: dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia.

Ora, il fatto che tra vaccini e autismo via sia una correlazione è del tutto irrilevante. Quello che non esiste non è la correlazione, ma il nesso di causa ed effetto. E usare i due concetti come se fossero sinonimi è un errore grave. La correlazione, infatti, non implica necessariamente causalità, mentre la causalità implica correlazione, sempre.
Dunque ci può essere correlazione ma non causalità. Gli esempi per spiegare questo concetto sono numerosi e alcuni persino divertenti. Quello che ho usato più volte su questo blog è il seguente (non è mio, ma non ne ricordo l’autore). Esiste una correlazione tra l’addormentarsi vestiti e il risvegliarsi con il mal di testa, ma l’addormentarsi vestiti non causa il risveglio con il mal di testa. Sia l’addormentarsi vestiti che il risvegliarsi con il mal di testa, infatti, dipendono dal fatto che la sera prima vi siete ubriacati.

Passiamo adesso al secondo elemento: “dopo la conferma della scienza adesso anche il riconoscimento della giustizia”. Sembra cioè che la decisione della Cassazione confermi e irrobustisca le tesi della scienza. Puro nonsenso. Quel che pensa la Cassazione è – anche in questo caso – del tutto irrilevante. La Cassazione potrebbe anche stabilire che tra vaccini e autismo vi è un nesso di causalità, ma si tratterebbe comunque di una falsità scientifica.

A proposito del giornalista che ha scritto l’articolo: ma perché nel titolo si usano le virgolette e nel sottotitolo no?

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