La cacchina sulla lattina

Chi di voi segue le mie lituo-avventure forse ricorderà che quest’estate avevo fatto notare a quel complottista ipersalutista del lituocognato che bere direttamente da una lattina non era la cosa più igienica del mondo. In quell’occasione lui se n’era bellamente fregato e la lituosuocera si era ben guardata dal contraddire il di lei figliolo. Bene, l’altro giorno mi ha detto: avevi ragione; ho preso delle lattine e ci ho trovato sopra delle cacchine di topo. Ma va?! Genia!

Ci vorrebbe un tranciapollici

Se c’è una cosa che non sopporto sono i pollici all’insù mandati via WhatsApp.
Sì OK, possiamo chiamarlo anche trinciapollici se vi piace di più.

To u zoo

Nel rispondere ai miei auguri di Natale l’amica Dijana di Zagabria ha inavvertitamente scritto un “to u zoo” che trovo fantastico!

Premetto: io non credo che Salvini sia fascista

Ultimamente sta aumentando il numero di chi (giornalisti, opinionisti, vignettisti, comici, …) – ospite in TV – tende a fare la precisazione riportata nel titolo. Ecco, magari costoro credono anche di dire una cosa intelligente, ma è comunque una precisazione inutile, un po’ come dire “io non credo che l’acqua sia asciutta”. Ci sono oggi i fascisti? Ci sono oggi i razzisti? Sì, qualcuno c’è, evidentemente. Ma pochi, gente non solo fuori dal mondo, dalla storia e dall’evidenza scientifica: sopratutto gente con seri problemi psichiatrici.

Papà, cosa significa Maria Vacca?

Domanda che mi ha posto mia figlia ieri sera. All’inizio sono rimasto molto sorpreso, così – con tono severo – le ho chiesto: dove hai sentito questa cosa? E lei: niente, guarda, l’ho letto sul mio libro di enigmistica musicale.
In effetti l’autrice si chiama proprio così.

Angela Mazzanti, solo a me…?

Ne ho presa una a caso, giusto perché questa è finita sulla copertina di un disco che mi sta capitando di ascoltare proprio in questo momento. A parte il fatto che a me così non piace nemmeno adesso, però se me la trovo qui mica dico no per farci un “giro”, specie se la volto in modo da non doverla nemmeno guardare in faccia.

Ma.

Ma è solo a me che capita di pensare: OK, oggi sei così, ma quando avrai sessant’anni (sempre che ci arrivi) che effetto faranno quegli stessi tatuaggi?

Una domenica all’acquario di Napoli

Ieri mattina ho portato mia figlia all’acquario di Genova a vedere i suoi amati lamantini. Nel corso degli ultimi venticinque anni credo che questa fosse la quarta o la quinta volta che visitavo l’acquario. Ma rispetto alle volte precedenti non è cambiato praticamente nulla: vi è comunque un numero spropositatamente alto di visitatori napoletani, tanto che è difficile comprendere come mai siano così tanti. All’ingresso c’era addirittura un tizio che parlava al telefono con quello che doveva essere un suo parente in procinto di giungere alla stazione ferroviaria di Piazza Principe; il tono era talmente basso che il contenuto della conversazione dev’essere stato udito anche a Savona; diceva il tizio vicino a noi (traduco): ué, attento quando scendi dal treno che in stazione ci stanno i borseggiatori africani, coglione.

A questo punto tanto vale chiamarlo acquario di Napoli – sede distaccata di Genova.

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