Non ha prezzo

Sfottere i bambini XP del palazzo e del vicinato dopo la sconfitta della Juve di mercoledì sera. Perché i bambini XP (con l’eccezione di quelli napoletani e di molti pugliesi), anche se sono nati qui a Milano, tifano comunque Juve. Una specie di legge matematica. Ricordando che invece a Torino c’è una sola squadra, e non ha le maglie a strisce.

Ma l’effetto antropico sul clima è molto piccolo rispetto a quello dovuto alla natura

E poi ci sono quelli che “ma l’effetto antropico sul clima è molto piccolo rispetto a quello dovuto alla natura”. Diamo per scontato che sia così, e probabilmente lo è almeno in parte. Il fatto che l’effetto dovuto all’uomo è piccolo non permette di fare alcuna conclusione. E il motivo è semplice: dipende dallo stato in cui si trova il sistema. Una goccia è nulla rispetto all’acqua contenuta nel vaso, ma lo stato del vaso (vuoto, pieno a metà o colmo) fa la differenza. Il clima è un sistema complesso, certamente non lineare, e delle leggi che lo governano sappiamo ancora pochissimo. L’effetto antropico può essere piccolo se confrontato a quello naturale, ma se questo effetto è sufficiente ad alterare lo stato preesistente allora possiamo avere una situazione persino catastrofica.

Per quelli che faticano a comprendere. Non sto dicendo che siamo in uno stato subcritico e che l’effetto climatico di tipo antropico è la goccia che può far traboccare il vaso. Sto dicendo che non abbiamo elementi per escluderlo. Quindi usare la scala limitata degli effetti climatici di tipo antropico come condizione sufficiente per negare i cambiamenti climatici è un errore di metodo. Grave.

Siamo ancora qui a confondere tempo atmosferico e clima

In questi giorni ho visto diversi articoli, tweet e post che ironizzavano sulla presunta inesistenza dei cambiamenti climatici (sottinteso: di natura antropica). Nulla di nuovo, in realtà. Anzi, è piuttosto un classico di questi ultimi anni: basta un periodo di tempo leggermente prolungato, in una zona geografica circoscritta, con temperature inferiori alla media e, tac, scattano pubblicazioni più o meno amatoriali di questo tipo.

La mia posizione la conoscete. Di clima sappiamo ancora poco, e sopratutto sappiamo di non saperne ancora abbastanza, per non dire poco o nulla. Ergo, molto meglio studiare, approfondire e fare ricerca.

Quello che possiamo dire con certezza è che prendere dati di temperatura limitati nello spazio e nel tempo, e fare su questi qualunque estrapolazione/deduzione/previsione/…, è profondamente errato dal punto di vista metodologico. In pratica, non ha alcun senso.

Però mi consola l’aver trovato, proprio quest’anno, la giusta definizione di clima già sul libro di geografia di mia figlia (che fa la quarta elementare): “il clima è lo stato medio del tempo atmosferico misurato nell’arco di almeno 30 anni”. Speriamo che le nuove generazioni siano meno capre di quelle attuali.

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Metodi relativamente antichi per bypassare l’odierna censura russa. Qui le istruzioni.

Sempre più donne non si depilano

Nella puntata di ieri sera (30 Marzo 2022) la trasmissione Le Iene ha mandato in onda questo curioso e bizzarro servizio. A quanto pare sono sempre di più le donne che si lasciano crescere i peli su gambe e ascelle. La colpa? Una crisi psichiatrica generalizzata? Ma no, il solito patriarcato, ovviamente!

Due considerazioni.

Primo. Perché mai limitarsi alla depilazione? Evitate di truccarvi, mettervi unghie e ciglia finte, gioielli, andare dal parrucchiere almeno una volta la settimana, usare cremine, olietti e balsamini. Restate naturali. Basta che non vi lamentiate delle conseguenze, però.

Secondo. Le conseguenze, appunto. Ecco quello che accadrà (e non ci vuole un genio della lampada o del portalampada per fare questa previsione): un numero crescente di maschi padani, italiani, siciliani e sardi accelererà quello che è già in corso da tempo, ovvero la scelta di una partner rumena, moldava, polacca, russa, ucraina, (ma anche baltica, slovena, ceca, ungherese, slovacca, …). Vantaggi? Donne che tengono alla propria femminilità, non hanno sensi di colpa religiosi connessi alla loro vita sessuale, hanno un profondo e bellissimo senso della famiglia, sono generalmente ottime madri e sanno fare un sacco di lavori semplici ma importanti che le femmine locali considerano inutili o roba da nonne e bisnonne.

Ah, a proposito, nessuno vi rimpiangerà, quindi procedete pure a gambe levate e a passi veloci verso la vostra nuova dimensione di femmine yeti.

Migrazione ucraina, migrazione russa

Estonia e Finlandia hanno già cominciato a interrogarsi sulle possibili conseguenze derivanti dalle migrazioni di Ucraini e Russi verso l’Unione Europea. Tra le due migrazioni, tuttavia, vi sono non poche differenze.

La migrazione ucraina, di proporzioni colossali, è in corso dai giorni immediatamente successivi all’inizio della guerra, ovvero da poco più di un mese. Nonostante i numeri elevatissimi, si tratta di un fenomeno provvisorio: alla fine delle ostilità quasi tutti i soggetti coinvolti, per loro stessa ammissione, rientreranno in patria.

La migrazione russa, invece, ha caratteristiche differenti. Per ora ha numeri modesti (poche decine di migliaia di individui, diretti prevalentemente in Finlandia e Serbia, e a seguire in Estonia e negli altri due Stati baltici), ma si ipotizza un cospicuo aumento dei flussi nella seconda parte dell’anno, quando il peso delle sanzioni occidentali si prevede farà sentire il grosso dei suoi effetti avversi. I Russi in fuga, dunque, non sono orientati a rientrare in patria nel breve termine, a meno di profondi e improbabili (almeno in tempi brevi) sconvolgimenti della politica del loro Paese (destituzione/assassinio di Putin e liberazione/elezione di Navalny). Si tratta, cioè, di una migrazione con caratteristiche permanenti. L’effetto negativo è che il tessuto sociale russo è destinato a perdere proprio quelle figure di valore (più qualificate e occidentalizzate) che sarebbero più utili in patria per favorire e velocizzare un cambio di regime. E la prima conseguenza inevitabile è che il cambio di regime sarà ritardato.

Quali sono gli accordi presi tra il governo Conte e Vladimir Putin nella primavera del 2020?

Se lo chiede Linkiesta in questo articolo di ieri.

Una deportazione mascherata? Come i Russi gestiscono i corridoi umanitari

Una deportazione mascherata? Come i Russi gestiscono i corridoi umanitari.

Io migro in Lega

Giorgia Meloni

Amante svilito

Matteo Salvini

Dati giornalieri o settimanali?

Dunque, ricapitoliamo. Oggi i dati della pandemia vengono forniti con frequenza giornaliera. Si tratta di dati parzialmente non corretti (ad esempio, i tamponi positivi del giorno x non indicano i nuovi contagiati del giorno x, ma solo una parte, per quanto maggioritaria) e sopratutto privi del giusto livello di disaggregazione (non conosciamo la ripartizione tra asintomatici, paucisintomatici e sintomatici). Dal momento che abbiamo numeri molto alti qualcuno si è fatto avanti e ha proposto di fornire gli stessi in modo diverso. Due le ideone.

Il primo colpo di genio è quello di chi ha provato a spingere per passare da una frequenza giornaliera a una settimanale. Cosa che sposta solo la scala temporale, ma non migliora la qualità dei dati.

Il secondo colpo di genio è quello di chi vorrebbe escludere dal computo i contagiati asintomatici. Cosa priva di logica perché nasconde una parte dell’informazione.

Quello che serve, invece, è avere più dati e dati più corretti. Chi li presenta, poi, e penso all’informazione mainstream, farebbe bene ad astenersi da ogni commento.

La precondizione

Il dibattito politico in corso da qualche tempo su Berlusconi presidente della repubblica italiana mi sembra roba da dementi. Tutto ciò che viene detto a proposito dell’opportunità o non opportunità della sua candidatura non tiene conto di due elementi imprescindibili: età e stato di salute. Berlusconi ha 85 anni e non appare affatto in condizioni brillanti. Candidarlo, col rischio elevato che non arrivi a fine mandato causa morte o ricovero, mi pare cosa del tutto priva di senso. Il resto viene dopo.

La COP26 spiegata con un paragone

In un condominio di circa 200 unità abitative i condòmini si riuniscono in assemblea per discutere del tema dello spreco d’acqua per l’irrigazione. L’uso eccessivo per innaffiare il giardino, infatti, sta creando problemi all’approvvigionamento idrico delle famiglie anche per funzioni ben più importanti, tra cui bere, cucinare, lavarsi, riscaldarsi.
Da un lato spiccano una cinquantina di famiglie, responsabili del consumo di non oltre il 7%/8% del totale, che spingono per l’adozione di comportamenti molto più virtuosi degli attuali. All’estremo opposto due famiglie, responsabili del consumo di circa il 50% del totale, fanno spallucce e non si presentano nemmeno alla riunione condominiale.
Fuori dalla sala un manipolo di giovani blablaizza contro i primi e fa finta di non vedere i secondi.

L’affossamento del DDL Zan visto da una prospettiva un po’ più allargata

Non è mia abitudine parlare di politica su questo blog e non lo farò nemmeno questa volta. Sapete bene che sono un indipendentista, che non sono schierato e che – ormai da diversi anni* – non ho nemmeno più una rappresentanza partitica.
La vicenda della cosidetta tagliola che ha decapitato il DDL Zan, dunque, è solo un pretesto per affrontare un argomento più ampio e più serio.

Lasciatemi fare un’introduzione che in apparenza non c’entra nulla con quanto in oggetto. Circa quindici anni fa, in occasione dei colloqui tenuti per scegliere i miei collaboratori (nel ruolo che oggi si definirebbe di business intelligence junior analyst), ho deciso di aggiungere una prova in più ai test che ero solito fare. Nello specifico proponevo un esercizio, molto semplice, che induceva volutamente il candidato a compiere un errore**. Lo scopo non era quello di valutare l’errore o la sua gravità, ma la reazione allo stesso, e – in ultima battuta – di discriminare tra chi tentava di giustificarsi (o addirittura di arrampicarsi sugli specchi) e chi invece ammetteva immediatamente lo sbaglio.
Questo perché sbagliare fa parte della vita, ma quello che fa la differenza è come si reagisce di fronte a un errore. Ammettere uno sbaglio, specie se pubblicamente, non è certamente facile, ma è – volenti o nolenti – condizione necessaria (sebbene non sufficiente) per automigliorarsi, oltre che per dare un’immagine positiva di sé stessi. Ammettere da sùbito l’errore innesca un circolo virtuoso – che col tempo diventa un automatismo – che ci porta a migliorare e a sbagliare molto meno in futuro.
Se dunque devo scegliermi un collaboratore voglio che, a parità di altre condizioni, possieda anche questa caratteristica.
Il primo passo di fronte a uno sbaglio è ammettere di aver sbagliato. Ciò crea la giusta consapevolezza necessaria a innescare quel processo di automiglioramento che è fondamentale in tutti i campi della vita (lavoro, scuola, relazioni sociali, … e anche politica).

Questo atteggiamento è esattamente ciò che “non” abbiamo visto nella vicenda della debacle al senato che ha portato all’affossamento (e dico per fortuna!) dello strampalato DDL Zan.
L’errore di strategia è stato lampante. Ridicolo, invece, il tentativo in stile sovietico di dare la colpa ad altri.
Si noti, e questo è l’elemento centrale di questo post, che non si è trattato di un caso isolato. Questo è un tipico modus operandi della sinistra. Non è il solo. E tra l’altro si somma ad altre caratteristiche profondamente negative di quell’area politica, a partire da quello che possiamo definire il loro complesso di (ovviamente ingiustificata) superiorità morale, superiorità che – come se non bastasse – li autorizza a trattare gli avversari politici con quella caratteristica spocchia che ben conosciamo.
E in tutto ciò, per entrare solo un attimo negli aspetti di politica spiccia, chi ne è uscito peggio è stato Enrico Letta, uomo che da qualche mese a questa parte sembra andare incontro a una trasformazione (o involuzione) da cui emerge ogni volta un peggio che sino a poco tempo fa non mi aspettavo nemmeno lontanamente. Sopratutto nell’impietoso confronto con l’opportunista Renzi, da cui il primo è però uscito pesantemente bastonato.

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* da quando, quasi dieci anni fa, quell’idiota di Salvini ha gettato la maschera e rinunciato alle sacrosante istanze secessioniste

** fornivo al candidato una tabella in Excel sui livelli di produzione mensile della forza vendita di un’ipotetica azienda. Immaginate i nomi dei venditori sulle righe, i mesi di un anno solare sulle colonne e i pezzi venduti nelle celle. Chiedevo al candidato di calcolare alcune funzioni statistiche banali; chiedevo di aggiungere a destra una colonna con la somma del venduto per singolo venditore e una successiva colonna con la media mese. Per quest’ultima davo la seguente indicazione: “non utilizzare la funzione media, ma costruisci la media a partire dalla somma”; quello che capitava è che il candidato facesse la somma e dividesse per 12. E qui nasceva l’errore. Alcuni venditori, infatti, avevano dati di vendita su tutti i mesi; altri avevano degli zeri in alcuni mesi, altri ancora non avevano celle popolate nei primi o negli ultimi mesi; si trattava di quelli che, rispettivamente, erano entrati in azienda dopo uno o due mesi rispetto all’inizio dell’anno e di quelli che avevano l’asciato l’azienda uno o due mesi prima della fine dell’anno. Trattare gli zeri e le celle vuote allo stesso modo genera ovviamente un errore: mentre gli zeri fanno media (il venditore era in organico all’azienda, ma quel mese non ha prodotto nulla), le celle vuote no (il venditore non era parte dell’organico dell’azienda); questo è esattamente ciò che fa la funzione media di Excel, ma è ciò che non facevano i candidati.

Due numerelli, due

Prendo spunto da questo articolo de Il Post del 10 Settembre 2021 (Deridere le morti per CoViD-19 dei no vax non salva vite. Oltre a essere inumano, non è la strategia vincente se l’obiettivo è convincere gli indecisi a vaccinarsi, per il bene di tutti) per una semplice considerazione circa la comunicazione sull’efficacia dei vaccini.

Si afferma: “Anche se i due schieramenti vengono spesso rappresentati come nettamente definiti, i margini sono molto più sfumati con una rilevante porzione della popolazione che non esclude di vaccinarsi, ma che fatica a ottenere informazioni affidabili e autorevoli per compiere una scelta informata”. E ancora: “[…] anche a causa della caratterizzazione che ne fanno i media, la maggior parte della popolazione tende a vedere le persone che decidono di non vaccinarsi come un blocco monolitico altamente ideologizzato, che non potrà mai cambiare idea. In realtà gli individui decidono di non vaccinarsi per mille ragioni diverse e ogni morte di un non vaccinato è una storia a sé, con le complessità e le sfaccettature tipiche della vita di ogni essere umano”.

Mi piacerebbe sapere quali sono queste mille ragioni diverse. Mi piacerebbe vedere uno studio in cui si elencano queste mille ragioni e di fianco il relativo peso percentuale. Altrimenti è solo parlare per parlare.

Sulla carenza, imprecisione e ambiguità di informazione sui vaccini sono invece d’accordo. Tanto più oggi, con dati alla mano piuttosto robusti. L’opportunità di ricorrere o meno alla vaccinazione, ancor prima di qualunque raccomandazione o legislazione, dovrebbe tradursi in quello che realmente è: una scelta primariamente e profondamente egoistica (è questo uno di quei casi in cui la somma degli egoismi individuali si traduce nel benessere collettivo) che si estrinseca nel confronto tra due semplicissimi numeri: la probabilità di morire per CoViD-19 e quella di morire a causa dei vaccini. Il tutto suddiviso per fasce d’età. Questa è l’unica tabella che andrebbe pubblicata e ripubblicata ogni giorno. Almeno nella mia fascia, quella tra 50 e 59 anni, il primo numero è di diversi ordini di grandezza superiore al secondo, quindi – se si vuole ragionare in modo razionale – il dubbio non si pone nemmeno. Tutto il resto è inutile contorno. Comunque la si voglia vedere, alla fine prevarranno le leggi di Darwin, che avranno dato una sforbiciata a no vax e dubbiosi, nonostante tutto protetti dal gran numero di vaccinati intorno a loro.

E alla fine si torna sempre allo stesso punto. Perché manca la capacità di ridurre tutto a quel semplice confronto numerico che ho menzionato sopra? Perché quello che realmente manca è una cultura scientifica di fondo. Si passa la propria esistenza a denigrare o sottovalutare la scienza e poi ci si aspetta che questa produca farmaci efficaci al 100%. Non ci siamo proprio.

A pensar peggio

Fateci caso: la citazione attribuita ad Andreotti ne guadagna in precisione quando si sostituisce “male” con “peggio”.

La niguleta

Quando ero piccolo (5/6 anni) i miei nonni di tanto in tanto versavano una goccia di vino rosso nel mio bicchiere d’acqua; si formava una specie di nuvola che dava una colorazione rossastra al liquido, e io ero contento perché mi sembrava di poter fare quello che facevano i grandi. Quella procedura aveva preso il nome de “la nuvoletta”; così mi capitava di ritrovarmi a chiedere: nonno, dai, mi fai la nuvoletta?

Anni dopo mi è capitato di vedere un mio zio raffreddare la minestra versandole dentro un bicchiere di vino rosso.

In ogni caso, mai e poi mai il vino veniva allungato con qualcosa per diminuirne la gradazione; al contrario era il vino che, a volte, veniva usato per allungare qualcos’altro.

Qualcuno in questi giorni deve essersi sorpreso per l’ultima “geniale” trovata di Bruxelles: quella di allungare il vino con l’acqua in modo da abbassarne la gradazione alcolica e preservare la salute di noi Europei. Io non mi sono sorpreso affatto, invece: se metti degli idioti in qualche commissione è molto probabile che ne escano idee idiote.

Volete preservare la nostra salute? Bene. Vi do due suggerimenti. Il primo è quello di investire in campagne di informazione ed educazione al bere buono, sano e moderato; qui sappiate in anticipo che ci sono dei tempi non brevi, come del resto per tutte le iniziative di questo genere. Il secondo è quello di investire in ricerca in modo da sviluppare delle sostante (penso a pastiglie di integratori, come quelle utilizzate per abbassare i livelli di colesterolo*) che, nel momento in cui è presente nel sangue un certo tasso alcolico, inducano la persona a non sentire il bisogno di bere oltre; naturalmente parlo di integratori da assumere su base volontaria.

Per il momento allungare il vino con l’acqua porterà a un unico risultato: far bere più vino, ma di qualità inferiore; un po’ come quando ci regoliamo sapendo che, se beviamo x bicchieri di vino al pasto, allora possiamo bere – in alternativa e in media – 2x bicchieri di birra e 0,25x bicchieri di whisky.

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* io, ad esempio, uso il Sincrolipid, che – a differenza dei tanto pubblicizzati yogurtuni – funziona per davvero e bene

Volersi bene

Ho deciso di cominciare la giornata in modo diverso, così – mentre tutti ancora dormivano – stamattina, come prima cosa, mi sono fatto gli auguri da solo. Però non mi sono ancora ringraziato.

Mia madre immunizzata con la seconda dose

Vale quanto avevo riferito qui. Questa volta l’impressione che la struttura stia operando a regime minimo per mancanza di vaccini è stata ancora più forte di tre settimane fa.

Mia madre vaccinata con la prima dose

Mia madre è stata vaccinata ieri con la prima dose del vaccino Pfizer presso l’Humanitas di Rozzano (il richiamo tra 21 giorni esatti). Organizzazione della struttura ospedaliera impeccabile. Siamo partiti da casa alle 9:00 e alle 10:15 eravamo già di ritorno. 15 minuti per andare, 15 per tornare, 15 di attesa post vaccino. Quindi in 30 minuti è stato possibile andare a piedi dal parcheggio alla struttura vaccinale, fare la registrazione, compilare il questionario con l’anamnesi, fare il colloquio con il medico, fare il vaccino, ricevere la documentazione relativa al richiamo e tornare al parcheggio. L’impressione è che la struttura stia operando a regime minimo, con potenzialità enormi. La percezione che manchino i vaccini, e che questo sia la principale causa della situazione attuale di estremo ritardo, è stata particolarmente forte.

Avessimo un presidente di regione serio ci sarebbero le condizioni per dichiarare unilateralmente la secessione da cosidetta Italia e UE. I fatti ci stanno insegnando che quello che conta oggi non è la globalizzazione, ma l’autosufficienza. Così, ve lo dico in anticipo, perché il tema del contendere del prossimo futuro è proprio questo: l’autosufficienza. Alla faccia dei corvi che avevano predetto il tracollo economico del Regno Unito dopo la Brexit.

E il primo che si azzarda a dire che sono antieuropeo lo faccio mordere dalla lituosuocera.

Urla e nereggia il mar

Vediamo quanto ci vuole per vedere il primo idiota che, credendosi genio illuminato, proporrà questo aggiustamento.

Boulder

Come mai la strage di Boulder ha ricevuto così poca attenzione ora che è presidente Biden? Ché uno si fa delle domande, no?

Era CoViD-19

Lo scorso sabato (l’altro ieri) mia moglie ha fatto il test sierologico per la ricerca degli anticorpi al virus SARS-CoV-2. E il test ha certificato che, dopo 14 mesi (era il 18/25 Gennaio 2020), mia moglie ha ancora qualche anticorpo.

Stiamo parlando di oltre un mese prima della scoperta del paziente 1. Così, giusto per darvi una conferma – in questo caso basata su esperienza familiare – di come sono andate davvero le cose.

C’era una volta la tara

Ricordate il concetto di tara che ci hanno insegnato alle elementari? Si parte dal peso lordo, si toglie la tara (ad esempio il peso del piatto della bilancia) e si arriva al peso netto, l’unico che realmente interessa. Bene, questo concetto, assieme a molte altre cose di buonsenso, deve essere stato abolito in quest’epoca di cosidetta emergenza sanitaria.

Ogni giorno ci riferiscono di “nuovi” positivi, ma da quei numeri non tolgono i casi di positività precedenti. Se parlo di nuovi positivi è come se stessi parlando di peso netto, invece loro ci danno il peso lordo, spacciandocelo per netto. Pratica che ha un nome ben preciso: truffa.
Prendiamo il famoso (recente) tweet di Ibrahimović; tutti si sono concentrati sulla seconda parte (“Covid had the courage to challenge me. Bad idea”) perché ben si adatta alla sbruffoneria del personaggio. E sulla prima parte (“I tested negative to Covid yesterday and positive today”), invece, nemmeno una riga. E invece la parte importante è proprio quella.
Ibrahimović ci sta dicendo che i giocatori di serie A fanno tamponi continuamente, probabilmente per davvero ogni giorno o quasi. E a maggior ragione quando risultano positivi. La ragione è semplice: una società sportiva di alto livello ha tutto l’interesse a sapere il prima possibile quando potrà nuovamente disporre dei suoi giocatori. Cosa che vale ovviamente nel calcio, ma anche in altri sport. Nei giorni successivi all’individuazione della positività siamo stati informati che “Ibrahimović è ancora positivo”. Bene, se è ancora positivo, dunque, non me lo dovete contare tra i nuovi positivi, perché non ha senso; è privo di logica.
Quanti sono i nuovi positivi che nuovi non sono? Ecco, mi piacerebbe conoscere questi numeri. La sensazione è che la percentuale non sia affatto trascurabile. Come mi piacerebbe sapere quanti sono, in percentuale, gli asintomatici. Mia moglie, per esempio, non si capacità del perché questo dato non venga mai comunicato. In Lituania queste informazioni vengono rese pubbliche ogni giorno.

Ecco, hanno abolito il concetto di tara, ma a molti di loro sono rimaste le tare mentali.

Dildoteca

C’è chi va in discoteca e c’è chi va in dildoteca.

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