Il keylogger? Lo hanno inventato i Sovietici

Durante il periodo sovietico, almeno a partire dagli anni 60 del XX secolo, si ritiene che un buon numero di macchine da scrivere fosse sotto il controllo del governo. Per “controllo” non si intende solo il fatto che venissero sottoposti al vaglio tutti i documenti scritti, ma anche la presenza – all’interno delle stesse macchine da scrivere – di dispositivi miniaturizzati atti a carpire tutto o quasi ciò che veniva digitato sulla tastiera.
Il caso più noto è l’attività di spionaggio ai danni dei diplomatici USA di stanza a Mosca e a Leningrado che è proseguita per circa un decennio.
Questo articolo descrive molto bene (anche con tanto di illustrazioni) come i Sovietici erano riusciti a controllare le allora modernissime IBM Selectric.

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La secessione mascherata

Su questo blog la politica non è di casa, ma i temi dell’indipendenza – per quanto ne scriva raramente – sì.

Giusto ieri quegli ignorantoni del PD, quelli che hanno un partito che pare l’acronimo di una bestemmia, quelli che – non ancora consapevoli delle ultime e ormai numerose sconfitte elettorali – continuano allegramente a pontificare su tutto e su tutti, si sono stracciati le vesti ammonendo che la richiesta di autonomia avanzata al governo centrale da parte di alcune regioni (tra cui – per prima – l’Emilia Romagna governata dal loro Stefano Bonaccini) potrebbe essere una secessione mascherata.
Ora, bestie che non siete altro, dov’è mai questo rischio di secessione? Magari ci fosse – finalmente – una bella secessione! Secessione nella cosidetta Italia? La cosidetta Italia del “mettiti la maglietta della salute”, del “prima di fare il bagno devi aspettare due ore”, di quelli che di fronte a una qualunque telecamera non possono fare a meno di agitare la manina e dire “ciao mamma”? Se questa cosidetta Italia, metti caso, domani decidesse di concedere la secessione al Sudtirolo riuscirebbe comunque a fare una “secessione all’italiana”; ne verrebbe fuori un Sudtirolo che è contemporaneamente padano e asutriaco; insomma, una barzelletta. Qui invece non solo parliamo di autonomia e non di indipendenza, ma parliamo sopratutto della solita autonomia all’italiana, cioè all’acqua di rose omeopatizzata. E allora dov’è la secessione mascherata?

E poi parliamoci chiaro: mentre l’autonomia la chiedi e al limite lo Stato centrale te la concede, il vero indipendentista sa perfettamente che l’indipendenza non si chiede, si prende; lo Stato centrale o si rassegna oppure interviene soffocando le istanze di libertà nel sangue. Un po’ come il Regno Unito che, senza troppe chiacchiere, ha deciso – giusto o sbagliato che sia – di lasciare l’Unione Europea, quella che – tu guarda la sbadataggine – ha scritto i trattatati internazionali “dimenticandosi” di normale la possibilità di uscita.

La sinistra italiana invece di fare il solito teatrino idiota farebbe meglio a guardare come si comporta un vero partito di sinistra. Come in Catalogna, per esempio, dove l’indipendenza (non l’autonomia) è rivendicata con maggior forza proprio a sinistra.

Ah, il primo che pensa o scrive che io sono di destra lo lego a un letto e – come in un vecchio film di Franco e Cicco – gli cospargo i piedi di sale e glieli faccio leccare da un branco di capre.

Ehnnò, alle 9:00 qui arRoma è un po’ prestino

Questa mattina ho chiamato un’azienda di Roma. Ho controllato gli orari sul sito e alle 9:00, orario di apertura (che a me sembrava già tardi), mi sono sentito dire dalla centralinista: ehnnò, alle 9:00 qui arRoma è un po’ prestino, deve chiamà a e 10:00.

Il mondo secondo Sergej

Ieri abbiamo festeggiato il compleanno di mia figlia assieme a una sua compagna di classe. La bimba ha entrambi i genitori russi, così ne ho approfittato per fare conoscenza con il padre, Sergej (la madre, taciturna e ancora poco pratica con la lingua toscana, la conoscevo già). Niente, i Russi sono Russi, non c’è modo di cambiarli. La loro capacità di distorcere la realtà è talmente radicata che dopo un po’ smetti di argomentare e te ne vai, lasciandoli lì a sproloquiare da soli.

Bene. Secondo Sergej la prima indipendenza dei Paesi baltici non è durata dal 1918 al 1940, ma solo dal 1918 al 1919. Sempre secondo lui la sua città natale (Kazan) sarebbe la terza più popolosa della Federazione Russa, quando invece è la sesta (prima ci sono Nižnij Novgorod al quinto posto, Ekaterinburg al quarto e Novosibirsk al terzo). Inoltre Mosca avrebbe venti milioni di abitanti (sono una dozzina, per quanto pur sempre un’enormità). Le sanzioni al Paese? Positive: stanno facendo decollare l’economia. Per tutto il tempo della nostra conversazione, poi, ha chiamato Lettonia la Lituania e Latvia la Lettonia (sull’Estonia non poteva sbagliare).

Dopo un po’ me ne sono andato e mi sono messo a parlare con una tizia di Boston, mamma di un’altra compagna di mia figlia, e poi con un’Argentina.

Quando è troppo è troppo.

Zucchero al velo

Capita che ci ho messo quasi 49 anni per rendermi conto che sulle etichette della Paneangeli lo zucchero a velo è chiamato zucchero “al” velo.

Fottutissimi ladri

Ieri mia moglie riceve una busta dall’agenzia delle entrate; sbianca e – comprensibilmente – scivola quasi all’istante in DPM (deep panic mode). Apre, e invece scopre con incredulo sollievo che le devono restituire 153 euro per un non meglio precisato eccesso di versamenti. Però gliene daranno 148 perché quella comunicazione costa 5 euro.
Giustamente mi dice: ma come, mi dicono che mi devono restituire dei soldi e per dirmelo mi fanno pagare? e poi addirittura 5 euro! una cosa del genere in Lituania non è nemmeno pensabile!

Children mode on

Quando sono in macchina con mia figlia, ad esempio ogni giorno da lunedì a venerdì durante i circa 15 km del tragitto scuola-casa (quello casa-scuola lo fa mia moglie la mattina) mi capita spessissimo di dover fare delle telefonate in viva voce. E ogni volta, puntualmente, mi tocca preallertare la persona che sta dall’altra parte con la raccomandazione “children mode on” e l’invito a usare un linguaggio consono alla situazione.
Non ho mai capito perché quasi nessuno sia più in grado di gestire una conversazione (di lavoro o di qualunque altro tipo) senza usare come intercalari parolacce e bestemmie.

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