Premetto: io non credo che Salvini sia fascista

Ultimamente sta aumentando il numero di chi (giornalisti, opinionisti, vignettisti, comici, …) – ospite in TV – tende a fare la precisazione riportata nel titolo. Ecco, magari costoro credono anche di dire una cosa intelligente, ma è comunque una precisazione inutile, un po’ come dire “io non credo che l’acqua sia asciutta”. Ci sono oggi i fascisti? Ci sono oggi i razzisti? Sì, qualcuno c’è, evidentemente. Ma pochi, gente non solo fuori dal mondo, dalla storia e dall’evidenza scientifica: sopratutto gente con seri problemi psichiatrici.

Papà, cosa significa Maria Vacca?

Domanda che mi ha posto mia figlia ieri sera. All’inizio sono rimasto molto sorpreso, così – con tono severo – le ho chiesto: dove hai sentito questa cosa? E lei: niente, guarda, l’ho letto sul mio libro di enigmistica musicale.
In effetti l’autrice si chiama proprio così.

Angela Mazzanti, solo a me…?

Ne ho presa una a caso, giusto perché questa è finita sulla copertina di un disco che mi sta capitando di ascoltare proprio in questo momento. A parte il fatto che a me così non piace nemmeno adesso, però se me la trovo qui mica dico no per farci un “giro”, specie se la volto in modo da non doverla nemmeno guardare in faccia.

Ma.

Ma è solo a me che capita di pensare: OK, oggi sei così, ma quando avrai sessant’anni (sempre che ci arrivi) che effetto faranno quegli stessi tatuaggi?

Una domenica all’acquario di Napoli

Ieri mattina ho portato mia figlia all’acquario di Genova a vedere i suoi amati lamantini. Nel corso degli ultimi venticinque anni credo che questa fosse la quarta o la quinta volta che visitavo l’acquario. Ma rispetto alle volte precedenti non è cambiato praticamente nulla: vi è comunque un numero spropositatamente alto di visitatori napoletani, tanto che è difficile comprendere come mai siano così tanti. All’ingresso c’era addirittura un tizio che parlava al telefono con quello che doveva essere un suo parente in procinto di giungere alla stazione ferroviaria di Piazza Principe; il tono era talmente basso che il contenuto della conversazione dev’essere stato udito anche a Savona; diceva il tizio vicino a noi (traduco): ué, attento quando scendi dal treno che in stazione ci stanno i borseggiatori africani, coglione.

A questo punto tanto vale chiamarlo acquario di Napoli – sede distaccata di Genova.

Ricordatevene quando toccherà a voi

I fatti li avete letti di sicuro: domenica 15 Settembre 2019 è successo questo.

Il commentatore Luciano Passirani, al termine del suo discorso di lode nei confronti del giocatore interista Romelu Lukaku, si lascia sfuggire una battuta davvero poco felice, di cui si scusa sùbito e anche in seguito. Il conduttore Alfio Musmarra interviene bloccando immediatamente Passirani in modo a mio avviso corretto. E la cosa sembra finire lì.

Si noti che Passirani è persona di 80 anni, dunque involontariamente ancorata a un mondo molto diverso da quello che conosciamo noi, per esempio di chi, come me, ha 30 anni di meno. La sua battuta, infatti, è proprio questo: un lapsus freudiano che riflette quel tipo di mondo; battuta indubbiamente infelice, ma senza intenti razzisti (non a caso è inserita nel contesto di un lungo elogio al giocatore di Anversa, e contestualizzare è sempre importante).

Poi arriva Fabio Ravezzani, il direttore generale del Gruppo Mediapason, che fa un’analisi corretta, ma commette – a mio parere – due grossi errori: il primo è quello di non nominare mai Luciano Passirani, definendolo “questa persona”, cosa che suona come un’inutile umiliazione (anche se probabilmente è stato mosso da un intento puramente protettivo); il secondo è quello di estrometterlo per sempre dalla trasmissione, il che, francamente, è un provvedimento sproporzionato.

Da qui è partita l’orda dei puri, che sui social network (ad esempio su Twitter) hanno appoggiato la decisione di Ravezzani suggerendo a Passirani, con l’eleganza che solitamente li distingue, dove infilarsi quelle dieci banane.

Costoro si ricordino bene di questo episodio perché verrà il giorno in cui potrebbe toccare anche a loro. Forse ben prima di quanto pensino. In questa folle corsa alla ricerca del più puro dei puri emergerà qualcuno che potrà fargliela pagare per cose che oggi nemmeno immaginano. Può darsi che un tweet innocente in cui parleranno di qualcuno che “fuma come un Turco” potrà portare alla chiusura di quell’account. Quando ero piccolo io un bambino figlio di neri veniva chiamato negretto, e nessuno aveva intenti offensivi o razzisti. Gli operatori ecologici si chiamavano spazzini, i non udenti sordi, i non vedenti ciechi, un sindaco donna sindaco ecc. Oggi è cambiato tutto. C’è chi di fronte alle nostre parole pretende di farsi interprete “unico e giusto” delle nostre intenzioni, e ci giudica, e decide se dobbiamo essere messi tra i buoni o i cattivi. Pensateci bene quando, come sempre, tirate fuori la parola fascismo a sproposito.

Non è Samara: è Cugina It

Questa sera il TG5 delle 20:00 ha mandato in onda un servizio sul cosidetto “Samara Challenge”, di cui avrete quasi certamente sentito parlare. Mia figlia ne è rimasta un po’ impressionata, ma poco prima della nanna mia moglie ha risolto tutto dalla distanza in modo brillante, così da tranquillizzarla: la ragazza con i lunghi capelli neri che le coprono il viso? Ma no, è solo Cugina It!

Sì, ma, però, Salvini ha portato la Lega dal 4% al 34%

In questi giorni di crisi governativa la figura di Salvini ha perso parte del lucente appeal di cui godeva fino a un paio di settimane fa. D’altra parte l’inciucio tra M5S e PD è unicamente colpa sua.
L’errore, per fortuna ammesso dallo stesso Salvini con ritardo non estremo (ma pur sempre con ritardo), è stata l’incapacità di prevedere le mosse di Renzi.
Salvini paga così una evidente inesperienza di movimento in quella che il buon Bossi di un tempo amava definire la “palude romana” (a proposito, Bossi ben difficilmente sarebbe caduto in una trappola del genere).

Di fronte alle difficoltà di colui che tra poche ora sarà l’ex ministro dell’interno qualcuno ci tiene a rimarcare che, se non fosse stato per Salvini, a quest’ora la Lega veleggerebbe ancora intorno al 4%. Ecco, è giusto il caso di ricordare che questa cosa che Salvini avrebbe portato la Lega dal 4% al 34% (e – stando ai sondaggi pre-crisi – a sfiorare il 39%) è una colossale panzana.
Salvini non ha portato la Lega al 34%; Salvini ha ereditato la guida di un partito indipendentista* a connotazione territoriale – che per varie ragioni** si trovava in pessime acque – e lo ha progressivamente trasformato in un partito sovranista a connotazione nazionale. Cioè è passato da una Lega A a una Lega B, laddove la Lega B è la negazione ideologica e programmatica della Lega A. Ed questa seconda Lega B che ha portato al 34%. E grazie al cavolo!
Come dire che fino a ieri (fino a quando c’era mamma Bossi) Salvini non si occupava dell’alimentazione dei figli, ma era un distratto osservatore. Mamma Bossi era riuscita con fatica ad abituare i figli a mangiare frutta, verdura e a bere acqua e spremute; poi un giorno la mamma impazzisce, viene allontanata dalla famiglia perché non più adatta a ricoprire il ruolo, e il compito di alimentare i figli passa al padre. E cosa ti fa il padre? Per un po’ prova a inserirsi nel solco salutista della madre, ma poi decide di sostituire frutta, verdura, acqua e spremute con patatine fritte, pizza, würstel, ketchup, maionese, fanta e cocacola; e – tu guarda – i figli si mettono improvvisamente a mangiare di gusto! Facile così, vero?

Ora, chi mi conosce sa che per un indipendentista come me il giudizio su Salvini è mostruosamente negativo, ma riconosco nel suo operato almeno un elemento di positività: quello di aver provato a gestire con fermezza il problema degli sbarchi dei migranti, trovandosi spesso contro una parte consistente del suo governo e parte della stessa magistratura. E di lui, ma non solo di lui, ammiro la capacità di saper resistere a uno stress non indifferente.

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* per quelli come me troppo blandamente indipendentista

** presa di potere del cosidetto “cerchio magico” dopo la malattia di Bossi e scelte totalmente errate dello stesso Bossi (in particolare due: la candidatura del figlio in politica e la perdita di controllo della trasparenza nella gestione economica del partito)

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