Bidet in taxi

Mi è venuta in mente una cosa. A inizio Luglio, quando siamo andati all’aeroporto di Orio per venire qui in Lituania abbiamo preso un taxi visto che il volo era molto presto di mattina. Il tassista era un tizio della mia età che condivideva la licenza con un altro tizio un lustro più vecchio. Dei due, il tassista che ci ha portato all’aeroporto faceva sempre il turno di giorno e a un certo punto gli ho detto: be’, immagino che al tuo collega della notte capiti un po’ di tutto. La risposta è stata che sui taxi se ne vedono di cotte e di crude anche di giorno. Per esempio pare che non sia così insolito caricare normalissime signore che, credendo di non essere viste, ne approfittando per farsi il bidet con le salviettine umidificate.

Che all’epoca non era ancora mia moglie

Mi è capitato parecchie volte di dire e scrivere una frase del tipo “che all’epoca non era ancora mia moglie”; un riferimento a un periodo in cui mia moglie e io eravamo solo fidanzati. Tecnicamente, però, c’è una seconda possibilità: indicare il fatto che all’epoca la mia attuale moglie era la moglie di un altro.
E se da noi questa seconda casistica non è quella principale ci sono Paesi dove invece potrebbe esserlo; come per esempio in Lettonia, che molte fonti citano come lo Stato UE con il più alto tasso di divorzi e di ri-matrimoni (OK, questa parola l’ho inventata sul momento, ma avete capito).

In quarant’anni la tecnologia ha cambiato tutto tranne…

Mio padre faceva il radiotecnico, riparava radio e TV, e ancora oggi ricordo i nostri primi televisori di inizio anni ’70: apparecchi ingombranti, pieni di valvole (io avevo il privilegio di vederle), ovviamente in bianco e nero, e – ça va sans dire – senza telecomando. E come quello ho mille altri ricordi di un’epoca ormai lontanissima.
La tecnologia ha davvero cambiato tutto in un tempo relativamente breve, anzi, brevissimo. Però oggi, nel 2017, esattamente come quarant’anni fa (che è più o meno quando ho fatto il mio primo volo in aereo), una cosa è rimasta immutata: ogni volta che un pilota comunica qualcosa ai passeggeri si continua a non capire una mazza.

Diadainconsupertrafra

Mi ha abbastanza sorpreso il fatto che scrivendo in Google “diadainconsupertrafra” (proprio tutto attaccato) saltano fuori 7.320 risultati.

Det syvende barn

“Il Settimo Bambino” del giornalista danese Erik Valeur (2001, titolo originale “Det syvende barn”, traduzione di Eva Kampmann) è il primo romanzo giallo scandinavo che non sono riuscito a portare fino al termine. Delle 800 pagine di cui si compone ne ho lette, con enorme sforzo, solo 160. Poi mi sono arreso alla noia. E pensare che nel 2012 con questo lavoro Erik Valeur ha addirittura vinto il premio letterario Glasnyckeln, lo stesso che in in precedenza ha consacrato autori come Henning MankellPeter HøegKarin Fossum e Jo Nesbø.

Cercasi paleolaureati

Ogni tanto sarebbe bello vedere annunci di lavoro di questo tipo.

Voglio fare un giro in betaplano

Che fine hanno fatto gli alfaplani, i betaplani, i gammaplani, i lambdaplani, i tetaplani, gli omegaplani, ecc.? Sembra che l’unica loro traccia sia confinata all’interno della mia fantasia matematica.

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