Dati giornalieri o settimanali?

Dunque, ricapitoliamo. Oggi i dati della pandemia vengono forniti con frequenza giornaliera. Si tratta di dati parzialmente non corretti (ad esempio, i tamponi positivi del giorno x non indicano i nuovi contagiati del giorno x, ma solo una parte, per quanto maggioritaria) e sopratutto privi del giusto livello di disaggregazione (non conosciamo la ripartizione tra asintomatici, paucisintomatici e sintomatici). Dal momento che abbiamo numeri molto alti qualcuno si è fatto avanti e ha proposto di fornire gli stessi in modo diverso. Due le ideone.

Il primo colpo di genio è quello di chi ha provato a spingere per passare da una frequenza giornaliera a una settimanale. Cosa che sposta solo la scala temporale, ma non migliora la qualità dei dati.

Il secondo colpo di genio è quello di chi vorrebbe escludere dal computo i contagiati asintomatici. Cosa priva di logica perché nasconde una parte dell’informazione.

Quello che serve, invece, è avere più dati e dati più corretti. Chi li presenta, poi, e penso all’informazione mainstream, farebbe bene ad astenersi da ogni commento.

La precondizione

Il dibattito politico in corso da qualche tempo su Berlusconi presidente della repubblica italiana mi sembra roba da dementi. Tutto ciò che viene detto a proposito dell’opportunità o non opportunità della sua candidatura non tiene conto di due elementi imprescindibili: età e stato di salute. Berlusconi ha 85 anni e non appare affatto in condizioni brillanti. Candidarlo, col rischio elevato che non arrivi a fine mandato causa morte o ricovero, mi pare cosa del tutto priva di senso. Il resto viene dopo.

La COP26 spiegata con un paragone

In un condominio di circa 200 unità abitative i condòmini si riuniscono in assemblea per discutere del tema dello spreco d’acqua per l’irrigazione. L’uso eccessivo per innaffiare il giardino, infatti, sta creando problemi all’approvvigionamento idrico delle famiglie anche per funzioni ben più importanti, tra cui bere, cucinare, lavarsi, riscaldarsi.
Da un lato spiccano una cinquantina di famiglie, responsabili del consumo di non oltre il 7%/8% del totale, che spingono per l’adozione di comportamenti molto più virtuosi degli attuali. All’estremo opposto due famiglie, responsabili del consumo di circa il 50% del totale, fanno spallucce e non si presentano nemmeno alla riunione condominiale.
Fuori dalla sala un manipolo di giovani blablaizza contro i primi e fa finta di non vedere i secondi.

L’affossamento del DDL Zan visto da una prospettiva un po’ più allargata

Non è mia abitudine parlare di politica su questo blog e non lo farò nemmeno questa volta. Sapete bene che sono un indipendentista, che non sono schierato e che – ormai da diversi anni* – non ho nemmeno più una rappresentanza partitica.
La vicenda della cosidetta tagliola che ha decapitato il DDL Zan, dunque, è solo un pretesto per affrontare un argomento più ampio e più serio.

Lasciatemi fare un’introduzione che in apparenza non c’entra nulla con quanto in oggetto. Circa quindici anni fa, in occasione dei colloqui tenuti per scegliere i miei collaboratori (nel ruolo che oggi si definirebbe di business intelligence junior analyst), ho deciso di aggiungere una prova in più ai test che ero solito fare. Nello specifico proponevo un esercizio, molto semplice, che induceva volutamente il candidato a compiere un errore**. Lo scopo non era quello di valutare l’errore o la sua gravità, ma la reazione allo stesso, e – in ultima battuta – di discriminare tra chi tentava di giustificarsi (o addirittura di arrampicarsi sugli specchi) e chi invece ammetteva immediatamente lo sbaglio.
Questo perché sbagliare fa parte della vita, ma quello che fa la differenza è come si reagisce di fronte a un errore. Ammettere uno sbaglio, specie se pubblicamente, non è certamente facile, ma è – volenti o nolenti – condizione necessaria (sebbene non sufficiente) per automigliorarsi, oltre che per dare un’immagine positiva di sé stessi. Ammettere da sùbito l’errore innesca un circolo virtuoso – che col tempo diventa un automatismo – che ci porta a migliorare e a sbagliare molto meno in futuro.
Se dunque devo scegliermi un collaboratore voglio che, a parità di altre condizioni, possieda anche questa caratteristica.
Il primo passo di fronte a uno sbaglio è ammettere di aver sbagliato. Ciò crea la giusta consapevolezza necessaria a innescare quel processo di automiglioramento che è fondamentale in tutti i campi della vita (lavoro, scuola, relazioni sociali, … e anche politica).

Questo atteggiamento è esattamente ciò che “non” abbiamo visto nella vicenda della debacle al senato che ha portato all’affossamento (e dico per fortuna!) dello strampalato DDL Zan.
L’errore di strategia è stato lampante. Ridicolo, invece, il tentativo in stile sovietico di dare la colpa ad altri.
Si noti, e questo è l’elemento centrale di questo post, che non si è trattato di un caso isolato. Questo è un tipico modus operandi della sinistra. Non è il solo. E tra l’altro si somma ad altre caratteristiche profondamente negative di quell’area politica, a partire da quello che possiamo definire il loro complesso di (ovviamente ingiustificata) superiorità morale, superiorità che – come se non bastasse – li autorizza a trattare gli avversari politici con quella caratteristica spocchia che ben conosciamo.
E in tutto ciò, per entrare solo un attimo negli aspetti di politica spiccia, chi ne è uscito peggio è stato Enrico Letta, uomo che da qualche mese a questa parte sembra andare incontro a una trasformazione (o involuzione) da cui emerge ogni volta un peggio che sino a poco tempo fa non mi aspettavo nemmeno lontanamente. Sopratutto nell’impietoso confronto con l’opportunista Renzi, da cui il primo è però uscito pesantemente bastonato.

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* da quando, quasi dieci anni fa, quell’idiota di Salvini ha gettato la maschera e rinunciato alle sacrosante istanze secessioniste

** fornivo al candidato una tabella in Excel sui livelli di produzione mensile della forza vendita di un’ipotetica azienda. Immaginate i nomi dei venditori sulle righe, i mesi di un anno solare sulle colonne e i pezzi venduti nelle celle. Chiedevo al candidato di calcolare alcune funzioni statistiche banali; chiedevo di aggiungere a destra una colonna con la somma del venduto per singolo venditore e una successiva colonna con la media mese. Per quest’ultima davo la seguente indicazione: “non utilizzare la funzione media, ma costruisci la media a partire dalla somma”; quello che capitava è che il candidato facesse la somma e dividesse per 12. E qui nasceva l’errore. Alcuni venditori, infatti, avevano dati di vendita su tutti i mesi; altri avevano degli zeri in alcuni mesi, altri ancora non avevano celle popolate nei primi o negli ultimi mesi; si trattava di quelli che, rispettivamente, erano entrati in azienda dopo uno o due mesi rispetto all’inizio dell’anno e di quelli che avevano l’asciato l’azienda uno o due mesi prima della fine dell’anno. Trattare gli zeri e le celle vuote allo stesso modo genera ovviamente un errore: mentre gli zeri fanno media (il venditore era in organico all’azienda, ma quel mese non ha prodotto nulla), le celle vuote no (il venditore non era parte dell’organico dell’azienda); questo è esattamente ciò che fa la funzione media di Excel, ma è ciò che non facevano i candidati.

Due numerelli, due

Prendo spunto da questo articolo de Il Post del 10 Settembre 2021 (Deridere le morti per CoViD-19 dei no vax non salva vite. Oltre a essere inumano, non è la strategia vincente se l’obiettivo è convincere gli indecisi a vaccinarsi, per il bene di tutti) per una semplice considerazione circa la comunicazione sull’efficacia dei vaccini.

Si afferma: “Anche se i due schieramenti vengono spesso rappresentati come nettamente definiti, i margini sono molto più sfumati con una rilevante porzione della popolazione che non esclude di vaccinarsi, ma che fatica a ottenere informazioni affidabili e autorevoli per compiere una scelta informata”. E ancora: “[…] anche a causa della caratterizzazione che ne fanno i media, la maggior parte della popolazione tende a vedere le persone che decidono di non vaccinarsi come un blocco monolitico altamente ideologizzato, che non potrà mai cambiare idea. In realtà gli individui decidono di non vaccinarsi per mille ragioni diverse e ogni morte di un non vaccinato è una storia a sé, con le complessità e le sfaccettature tipiche della vita di ogni essere umano”.

Mi piacerebbe sapere quali sono queste mille ragioni diverse. Mi piacerebbe vedere uno studio in cui si elencano queste mille ragioni e di fianco il relativo peso percentuale. Altrimenti è solo parlare per parlare.

Sulla carenza, imprecisione e ambiguità di informazione sui vaccini sono invece d’accordo. Tanto più oggi, con dati alla mano piuttosto robusti. L’opportunità di ricorrere o meno alla vaccinazione, ancor prima di qualunque raccomandazione o legislazione, dovrebbe tradursi in quello che realmente è: una scelta primariamente e profondamente egoistica (è questo uno di quei casi in cui la somma degli egoismi individuali si traduce nel benessere collettivo) che si estrinseca nel confronto tra due semplicissimi numeri: la probabilità di morire per CoViD-19 e quella di morire a causa dei vaccini. Il tutto suddiviso per fasce d’età. Questa è l’unica tabella che andrebbe pubblicata e ripubblicata ogni giorno. Almeno nella mia fascia, quella tra 50 e 59 anni, il primo numero è di diversi ordini di grandezza superiore al secondo, quindi – se si vuole ragionare in modo razionale – il dubbio non si pone nemmeno. Tutto il resto è inutile contorno. Comunque la si voglia vedere, alla fine prevarranno le leggi di Darwin, che avranno dato una sforbiciata a no vax e dubbiosi, nonostante tutto protetti dal gran numero di vaccinati intorno a loro.

E alla fine si torna sempre allo stesso punto. Perché manca la capacità di ridurre tutto a quel semplice confronto numerico che ho menzionato sopra? Perché quello che realmente manca è una cultura scientifica di fondo. Si passa la propria esistenza a denigrare o sottovalutare la scienza e poi ci si aspetta che questa produca farmaci efficaci al 100%. Non ci siamo proprio.

A pensar peggio

Fateci caso: la citazione attribuita ad Andreotti ne guadagna in precisione quando si sostituisce “male” con “peggio”.

La niguleta

Quando ero piccolo (5/6 anni) i miei nonni di tanto in tanto versavano una goccia di vino rosso nel mio bicchiere d’acqua; si formava una specie di nuvola che dava una colorazione rossastra al liquido, e io ero contento perché mi sembrava di poter fare quello che facevano i grandi. Quella procedura aveva preso il nome de “la nuvoletta”; così mi capitava di ritrovarmi a chiedere: nonno, dai, mi fai la nuvoletta?

Anni dopo mi è capitato di vedere un mio zio raffreddare la minestra versandole dentro un bicchiere di vino rosso.

In ogni caso, mai e poi mai il vino veniva allungato con qualcosa per diminuirne la gradazione; al contrario era il vino che, a volte, veniva usato per allungare qualcos’altro.

Qualcuno in questi giorni deve essersi sorpreso per l’ultima “geniale” trovata di Bruxelles: quella di allungare il vino con l’acqua in modo da abbassarne la gradazione alcolica e preservare la salute di noi Europei. Io non mi sono sorpreso affatto, invece: se metti degli idioti in qualche commissione è molto probabile che ne escano idee idiote.

Volete preservare la nostra salute? Bene. Vi do due suggerimenti. Il primo è quello di investire in campagne di informazione ed educazione al bere buono, sano e moderato; qui sappiate in anticipo che ci sono dei tempi non brevi, come del resto per tutte le iniziative di questo genere. Il secondo è quello di investire in ricerca in modo da sviluppare delle sostante (penso a pastiglie di integratori, come quelle utilizzate per abbassare i livelli di colesterolo*) che, nel momento in cui è presente nel sangue un certo tasso alcolico, inducano la persona a non sentire il bisogno di bere oltre; naturalmente parlo di integratori da assumere su base volontaria.

Per il momento allungare il vino con l’acqua porterà a un unico risultato: far bere più vino, ma di qualità inferiore; un po’ come quando ci regoliamo sapendo che, se beviamo x bicchieri di vino al pasto, allora possiamo bere – in alternativa e in media – 2x bicchieri di birra e 0,25x bicchieri di whisky.

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* io, ad esempio, uso il Sincrolipid, che – a differenza dei tanto pubblicizzati yogurtuni – funziona per davvero e bene

Volersi bene

Ho deciso di cominciare la giornata in modo diverso, così – mentre tutti ancora dormivano – stamattina, come prima cosa, mi sono fatto gli auguri da solo. Però non mi sono ancora ringraziato.

Mia madre immunizzata con la seconda dose

Vale quanto avevo riferito qui. Questa volta l’impressione che la struttura stia operando a regime minimo per mancanza di vaccini è stata ancora più forte di tre settimane fa.

Mia madre vaccinata con la prima dose

Mia madre è stata vaccinata ieri con la prima dose del vaccino Pfizer presso l’Humanitas di Rozzano (il richiamo tra 21 giorni esatti). Organizzazione della struttura ospedaliera impeccabile. Siamo partiti da casa alle 9:00 e alle 10:15 eravamo già di ritorno. 15 minuti per andare, 15 per tornare, 15 di attesa post vaccino. Quindi in 30 minuti è stato possibile andare a piedi dal parcheggio alla struttura vaccinale, fare la registrazione, compilare il questionario con l’anamnesi, fare il colloquio con il medico, fare il vaccino, ricevere la documentazione relativa al richiamo e tornare al parcheggio. L’impressione è che la struttura stia operando a regime minimo, con potenzialità enormi. La percezione che manchino i vaccini, e che questo sia la principale causa della situazione attuale di estremo ritardo, è stata particolarmente forte.

Avessimo un presidente di regione serio ci sarebbero le condizioni per dichiarare unilateralmente la secessione da cosidetta Italia e UE. I fatti ci stanno insegnando che quello che conta oggi non è la globalizzazione, ma l’autosufficienza. Così, ve lo dico in anticipo, perché il tema del contendere del prossimo futuro è proprio questo: l’autosufficienza. Alla faccia dei corvi che avevano predetto il tracollo economico del Regno Unito dopo la Brexit.

E il primo che si azzarda a dire che sono antieuropeo lo faccio mordere dalla lituosuocera.

Urla e nereggia il mar

Vediamo quanto ci vuole per vedere il primo idiota che, credendosi genio illuminato, proporrà questo aggiustamento.

Boulder

Come mai la strage di Boulder ha ricevuto così poca attenzione ora che è presidente Biden? Ché uno si fa delle domande, no?

Era CoViD-19

Lo scorso sabato (l’altro ieri) mia moglie ha fatto il test sierologico per la ricerca degli anticorpi al virus SARS-CoV-2. E il test ha certificato che, dopo 14 mesi (era il 18/25 Gennaio 2020), mia moglie ha ancora qualche anticorpo.

Stiamo parlando di oltre un mese prima della scoperta del paziente 1. Così, giusto per darvi una conferma – in questo caso basata su esperienza familiare – di come sono andate davvero le cose.

C’era una volta la tara

Ricordate il concetto di tara che ci hanno insegnato alle elementari? Si parte dal peso lordo, si toglie la tara (ad esempio il peso del piatto della bilancia) e si arriva al peso netto, l’unico che realmente interessa. Bene, questo concetto, assieme a molte altre cose di buonsenso, deve essere stato abolito in quest’epoca di cosidetta emergenza sanitaria.

Ogni giorno ci riferiscono di “nuovi” positivi, ma da quei numeri non tolgono i casi di positività precedenti. Se parlo di nuovi positivi è come se stessi parlando di peso netto, invece loro ci danno il peso lordo, spacciandocelo per netto. Pratica che ha un nome ben preciso: truffa.
Prendiamo il famoso (recente) tweet di Ibrahimović; tutti si sono concentrati sulla seconda parte (“Covid had the courage to challenge me. Bad idea”) perché ben si adatta alla sbruffoneria del personaggio. E sulla prima parte (“I tested negative to Covid yesterday and positive today”), invece, nemmeno una riga. E invece la parte importante è proprio quella.
Ibrahimović ci sta dicendo che i giocatori di serie A fanno tamponi continuamente, probabilmente per davvero ogni giorno o quasi. E a maggior ragione quando risultano positivi. La ragione è semplice: una società sportiva di alto livello ha tutto l’interesse a sapere il prima possibile quando potrà nuovamente disporre dei suoi giocatori. Cosa che vale ovviamente nel calcio, ma anche in altri sport. Nei giorni successivi all’individuazione della positività siamo stati informati che “Ibrahimović è ancora positivo”. Bene, se è ancora positivo, dunque, non me lo dovete contare tra i nuovi positivi, perché non ha senso; è privo di logica.
Quanti sono i nuovi positivi che nuovi non sono? Ecco, mi piacerebbe conoscere questi numeri. La sensazione è che la percentuale non sia affatto trascurabile. Come mi piacerebbe sapere quanti sono, in percentuale, gli asintomatici. Mia moglie, per esempio, non si capacità del perché questo dato non venga mai comunicato. In Lituania queste informazioni vengono rese pubbliche ogni giorno.

Ecco, hanno abolito il concetto di tara, ma a molti di loro sono rimaste le tare mentali.

Dildoteca

C’è chi va in discoteca e c’è chi va in dildoteca.

Professione: razzista

Lavoro all’Acquario di Genova.

Maramao Tse-tung perché sei morto?

Canzone popolare immaginaria che avrebbe dovuto essere composta nel 1976.

Rgio Ttarella non si discute!

L’intoccabilità (secondo alcuni “senza se e senza ma”) del presidente della vicina repubblica italiana.

Negazionisti

5 Settembre 2020, Roma, cosidetta Italia. 1.000-1.500 persone si riuniscono in piazza senza mascherina e senza rispettare il distanziamento previsto dalla legge. Una manifestazione che si poteva fare? O che non si poteva fare? E se non si poteva fare perché – vista l’esiguità dei partecipanti – è stata autorizzata dalla questura? Davvero le persone oggi scese in piazza credono che il virus non esista?
Non saprei. Se pensiamo che il 2%-5% della popolazione di un qualunque Paese occidentale ha una qualche forma di disturbo psichiatrico ci rendiamo conto che siamo circondati da milioni di umani con idee strampalate e bizzarre. D’altra parte c’è chi crede che la Terra sia piatta, chi crede che sia cava e che noi viviamo all’interno, c’è chi crede alle scie chimiche, al complotto dell’11 Settembre. Chi, come il lituocognato, che il cancro sia un fungo o chi – come la lituosuocera – che un tempo siano esistiti i giganti.

Ma oggi è bastata un’etichetta – quella di negazionisti – per far sì che si bypassasero i contenuti e ogni discussione, e si archiviasse il tutto come un qualcosa a metà tra il fenomeno da baraccone e il comportamento criminale.

A Febbraio di quest’anno, invece, c’è chi come Zingaretti (oggi al governo e pontificatore di verità assolute più del Papa) il virus lo ha negato per davvero, sostenendo la necessità di abbracciare cinesi e fare aperitivi qui a Milano, per poi scoprire – sulla propria pelle – che il virus esiste per davvero e prenderselo non è necessariamente una passeggiata. Ovviamente senza nessun segno di pentimento o ravvedimento.

Veri negazionisti di ieri che danno dei negazionisti ai forse negazionisti di oggi. La cosidetta Italia è oggi il Paese europeo in cui, probabilmente più di ogni altro, hanno trovato quasi compiuta applicazione tutte le tecniche del sistema di disinformazione sovietico (che oggi continua a propagarsi, quasi identico, nella Federazione Russa). Il “quasi” sta nel fatto che manca ancora un piccolo tassello per rendere l’equivalenza perfetta: il tè (ma forse prima o poi sarà un caffè) al polonio.

Ramintola

Per due giorni sono stato al lago con mia figlia di otto anni e la sua amichetta Raminta di dodici. Rispetto all’anno scorso ho scoperto due cose: alla Raminta sono cresciute le tette, e le sono spuntate anche le maniglie dell’amore. Da qui l’idea di chiamarla Ramintola. Sembra barese, invece è un nome creato per assonanza con ravintola, che in Finlandese significa ristorante.

Di ottimo umore

Oggi la lituosuocera è stata di ottimo umore per tutto il giorno. Niente da dire, solo che uno vorrebbe anche sapere il perché!

Quelli di sinistra sono i buoni…

…a nulla.

Pandemic taught me…

…that, to my huge surprise, behind my ears there isn’t room enough to hold a face mask. Am I the only one?

Alter ego, variazioni

alter LeGo
alter nego
alter sego
alter frego
alter piego
alter prego
alter slego

Walter ego
scalter ego

Lupi

Da noi: lupus in fabula.
Altrove: lupus infibulat.

Non lo categorizzo nemmeno come “umorismo” perché c’è ben poco da ridere.

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